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"I cento passi" narra la storia di Peppino Impastato, giovane attivista sociale e politico, che fonderà a
Cinisi, Sicilia, una radio locale indipendente dal nome di "Radio Out". Il giovane Impastato attira la pericolosa attenzione del boss mafioso Gaetano
Badalamenti, che abita a solo "cento passi" da casa sua, minando provocatoriamente il clima di rispetto e soggezione che foraggia Cosa Nostra, proprio
attraverso la trasmissione radiofonica che reinventa e ridicolizza i costumi di una terra cieca. L’otto maggio 1978, in
concomitanza con la morte di Moro a Roma, Peppino Impastato viene fatto saltare con una carica di tritolo.
Per non dimenticare. Vita, 'eresia' e morte di Giuseppe Impastato, detto Peppino, nato a
Cinisi, Sicilia, patria del boss Tano Badalamenti. Sessantottino, ribelle, radicalmente antimafioso: lo uccisero col tritolo, proprio il giorno in cui fu scoperto il cadavere di Moro. Poche righe in cronaca, per un delitto dimenticato troppo in fretta. Nella pellicola civile di Marco Tullio
Giordana la vera storia di un ragazzo che, nato a cento passi da casa di don Tano, non ne volle condividere lo stesso destino: con alcuni amici fonda un giornale antimafia, un circolo culturale e "Radio Aut", un'emittente 'corsara' che bersaglia i mafiosi e i loro portaborse. Nel '78 si candida nelle liste di Democrazia Proletaria per le comunali. Ma non va lontano. Viene ucciso due giorni dopo, nella notte tra l'8 e il 9 maggio. I carabinieri parleranno di incidente sul 'lavoro' di un aspirante terrorista o addirittura di suicidio. Anni dopo, un pentito accuserà Tano Badalamenti come mandante dell'omicidio.
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