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Le ore più terribili del sisma nel racconto di un testimone oculare, l'assessore alla cultura della
Provincia di Campobasso: il santacrocese Enzo Rosati

"Diario tragico"


pubblicato sul mensile 
IL BENE COMUNE
arte, cultura e civiltà per 
il MOLISE del 
TERZO MILLENNIO

(anno II, n° 11, pag. 30/33)

 

di Enzo Rosati

Mi sveglio alle 7,00 del mattino dopo una notte insonne. Non riesco a spiegarmi il perché. Accendo la TV e apprendo che nella notte c'è stata una scossa di terremoto zona Italia Centrale. Nessun danno. 
La notizia non mi turba più di tanto. Mi viene da pensare che sia da attribuire all'Etna. Ritrovo l'entusiasmo del mattino confortato da un bel sole. Prendo l'auto, passo al bar della piazza come tutte le mattine prima di partire, prendo un caffè e scambio due chiacchiere con i commercianti di via Roma i quali, con ironia e decisione, mi lanciano la frecciatina quotidiana che sveglia più del caffè "fate qualcosa per il nostro paese". La mattina è raggiante. Mi aspetta una giornata particolarmente gradevole. Oggi compio 35 anni ed ho la conferenza stampa dell'AMA per gli spettacoli al Savoia. 

Ore 8,30 arrivo a Campobasso. Organizziamo la sala per la conferenza del pomeriggio, l'idea di Stefano (Sabelli) è di tenerla nel mio "ufficio" ricavato dall'archivio della Provincia. Un allestimento particolare, che secondo lui si presta bene. 

Ore 9,30: incontro diverse persone, ed alle 11,30 esco dal mio ufficio per offrire la colazione agli amici in Provincia. Il tempo di salutare il mio collega Silvio Potente, che di colpo percepiamo un boato ed un forte tremolio dei vetri, qualcuno urla: "il terremoto". Ci precipitiamo verso le scale e in un attimo siamo tutti in strada. Qualche scena di panico. Ci sono già fotografi e telecamere, ma nessuno pensa al peggio. L'entusiasmo di una giornata "normale" scompare dai volti della gente, sopraffatta da un senso di paura diffusa. 
Siamo tutti col telefonino all'orecchio per chiamare casa ed avere notizie. Le linee non funzionano, l'angoscia cresce ma non penso al peggio. Ripenso sempre all'Etna, non considero assolutamente l'eventualità che il sisma possa riguardarci direttamente. Vedo Rosita, una mia amica di S.Croce che preoccupata mi chiede notizie. Il suo telefono non prende; nel frattempo mi chiama Pina, un'altra ragazza di S.Croce che lavora a Campobasso. E' preoccupata perché non riesce a parlare con la madre che è sola. Mi chiede notizie del paese ed io, irresponsabilmente, la tranquillizzo dicendole che da noi è tutto a posto e che non è successo nulla. Rosita nel frattempo parla con la madre. Dalla sua espressione capisco che è successo qualcosa di terribile. Mi comunica che il liceo scientifico si è spaccato in due. Mi prende il panico. Penso che se una struttura in cemento armato come il liceo ha avuto danni la situazione è davvero grave. Penso ai ragazzi là dentro, al mio nipotino di 3 anni che è all'asilo. Divento quasi isterico. Il terrore e l'angoscia salgono alle stelle. Qualcuno mi avvicina cercando di tranquillizzarmi, ma io non sento più nulla; devo partire! 

Partiamo per S.Croce. I telefoni non prendono più, Rosita continua a provare. La radio non dà notizie. Sono le 11,50. Cerco di tranquillizzarmi. Devo stare calmo e sereno. Squilla il telefono. Nicola da S.Croce mi dà brutte notizie. E' caduto il campanile. Forse è crollata la scuola a S.Giuliano e sotto ci sono più di 50 bambini con le maestre, non riesco a trattenere le lacrime. Spero non sia vero. Continuo a pensare al mio nipotino all'asilo, telefono a tutti quelli che conosco, nessuna risposta. 
Quando ero a metà strada mi chiama Anna, la mia ragazza, mi dice che sta bene e che ha sentito i miei: tutti salvi, ma mi conferma della scuola a S.Giuliano e dei bambini. 
Arriviamo a Bonefro, nel frattempo ci hanno già sorpassato diversi mezzi di soccorso, che con le loro sirene hanno ingigantito il nostro sconforto e la nostra paura. 

Ore 12,30 arriviamo a S.Croce. È terribile! Da lontano vediamo la guglia del campanile piegata, ma non crollata del tutto. La tragedia è qui da noi. L'epicentro è qui. Ritrovo un paesaggio quasi apocalittico.
Ciò che avevo lasciato da poche ore, è terribilmente mutato. Arriviamo in paese e vediamo case lesionate. Gente in strada, ma il panico si è già consumato e c'è uno strano silenzio. Vedo un mio vicino di casa che osserva la sua abitazione sfasciata dalla scossa, ma non sembra afflitto. Cerco di mostrargli solidarietà ma lui mi interrompe dicendomi che a S.Giuliano ci sono 50 bambini sotto alla scuola crollata.

Ore 13,00 molta gente di S.Croce è a S.Giuliano per scavare. Nessuno pensa alle proprie cose, bisogna tirare fuori i bambini. S.Giuliano di Puglia è 2 Km da S.Croce. C'è molta familiarità tra la gente di questi paesi, ci sono diversi matrimoni, molte parentele, un sodalizio che risale a molti secoli fa. Il 22 maggio si festeggia S.Elena. La gente dei due paesi si reca in pellegrinaggio nella chiesetta del '400 situata in agro di S.Giuliano in aperta campagna. Ci si rispetta molto. 
Cerco di andare a S.Giuliano ma il traffico è già interdetto. Mi dicono che c'è già troppa gente e bisogna lasciare libera la strada per i mezzi di soccorso. Torno in Comune per capire meglio cosa stia succedendo. Arrivano notizie frammentarie e verso le 14,00 qualcuno diffonde la notizia che i bambini e le maestre sono stati estratti tutti vivi. Chiedo conferma al Sindaco che ne sa quanto me, non ci sono collegamenti, non riusciamo a seguire nessun notiziario. Per più di un'ora abbiamo creduto che fossero tutti salvi, pur non avendo nessuna conferma.
 
Alle 15,00 arrivano notizie dai soccorritori. Ne sono usciti 8 vivi e gli altri sono sotto, dicono che si sentono lamenti e richieste di aiuto. Dalla descrizione del crollo si capisce subito che è difficile che si salvino tutti. Mi chiama mia madre e mi comunica che là sotto c'è anche Luigi, il figlio di mio cugino Modesto, è impossibile descrivere i sentimenti e le sensazioni di quei momenti. Resto in Comune. In attesa di buone notizie. Ci comunicano che alle 17,00 ci sarà una riunione tra i Sindaci dei comuni colpiti, le autorità e il commissario di Protezione Civile.
 
Ore 17,00 Municipio di S.Croce di Magliano. Arrivano i Sindaci, il Commissario di protezione Civile, il Presidente della Provincia . Si avvia una discussione confusionaria che sembra non avere sbocchi. Lo scoramento invade la sala. Dopo vari interventi prende la parola il commissario di Protezione la civile cercando di dare tranquillità. Interrompe la discussione Pasquale Miozza, assessore comunale, mio caro amico, appena tornato da S.Giuliano dove ha scavato fin dalla mattina. E' visibilmente provato ed è impastato di polvere dice che alla scuola bisogna intervenire con più efficacia fino a là quel momento hanno scavato facendo il passamano con i pezzi di cemento ed i risultati non sono confortanti! La riunione riprende ma si avverte un'altra (per fortuna le piccola) scossa, scappano quasi tutti, la riunione termina con l'unico impegno di insediare il Centro Operativo Misto a Larino. 
Restiamo tutti in Municipio ad aspettare notizie. Si parla dell'arrivo di Berlusconi. A nessuno interessa più di tanto, abbiamo la tragedia addosso e tocca direttamente ognuno di noi, perché sono bambini e chiedono disperatamente l'aiuto dei grandi. Fino alle 4,00 del mattino avevano tirato fuori quasi tutti. Anche 24 bambini e una delle maestra morti. 
La stanchezza accumulata in questa giornata interminabile comincia a farsi sentire, ormai nessuno pensa che i 2 bimbi e la maestra che mancano all'appello siano vivi, e tra quelli c'è anche Luigi, figlio di mio cugino. Mi addormento in macchina con questa angoscia.
 
Venerdi 1 novembre. Mi sveglio alle 7,30. Torno in Municipio. Si susseguono incontri e telefonate. Si comincia ad organizzare una squadra di ragazzi volontari, il Municipio diventa l'unico punto di riferimento. C'è un viavai di gente disorientata. Nel frattempo è arrivata la Protezione Civile dell'Emilia Romagna che ha allestito un campo per il ricovero degli anziani. Parto per S.Giuliano. Faccio 2 Km a piedi attraversando uno schieramento di telecamere appostate, ci sono televisioni di tutto il mondo. 
All'arrivo abbraccio Modesto e Nunziatina disperati, ma dignitosamente composti. Modesto ha scavato da subito e per tutta la notte. Ha estratto tutti i bambini sperando di riabbracciare suo figlio. Ha avuto una straordinaria lucidità nel descrivere le inefficienze evidenti di quella scuola. Nunziatina con le lacrime agli occhi mi mostra il quaderno di Luigi. Mi fa vedere ciò che scriveva, quanto era bravo e mi ripete che è assurdo che Luigi non ci sia più. Accanto a lei un signore alto con i capelli bianchi, una divisa da croce rossino ed un accento strano le accarezza le mani. La tiene su e le fa coraggio. Poco dopo chiamano Modesto. Hanno trovato Luigi bisogna andare. Nunziatina mi dice di stare vicino a lui nel momento in cui dovrà fare il riconoscimento. Ci raggiunge quel signore della crocerossa, ha stretto un forte legame con tutti i genitori dei bimbi, sembra quasi un santone. Ci spiega come comportarci, niente scene di panico, ci stringe la mano quasi per ringraziarci. Scoprirò dopo che si tratta del sig. Staffan De Mistura, ambasciatore dell'ONU.

Ore 15,00 torno in Municipio. Continuo a dare una mano per organizzare le mille cose da fare arrivano i Vigili del Fuoco per allestire il la tendopoli al campo sportivo, si uniscono a loro una trentina di ragazzi volontari di S.Croce, ci sono già quasi tutte le strade transennate sembra di stare in guerra. 

16,08 altra terribile scossa. Scene di panico diffuse. Una ragazza sviene per strada. La soccorriamo. Arriva un'ambulanza del 118, niente di grave. Questa seconda scossa provoca il crollo definitivo del campanile. A noi il "campanaro" sembrava un minareto, con la punta a forma di spumino ed era il simbolo indiscusso del paese. Non c'è più. I giorni che seguono trascorrono con questi ritmi, con il costante alternarsi di situazioni di panico con momenti di razionalità, di situazioni di dolore con momenti di tensione. 
La domenica dei funerali l'hanno vista e partecipata tutti .Tutti hanno sofferto per quelle innocenti vittime della negligenza degli adulti. Nel nostro pianto c'era di sicuro un profondo senso di colpa, un senso di fallimento che nessuno dovrebbe mai dimenticare per non continuare a sbagliare. Qualcuno ha parlato di terremoto invisibile, quello che ti provoca ferite indelebili, che ti toglie le certezze, che ti fa sprofondare in un senso di precarietà. Qualcun altro ha ammirato la grande dignità di chi ha perso tutto. Il fatto certo è che da queste parti la vita di ognuno è cambiata.
E' bastato un giorno. Il tempo passa i riflettori cominciano a spegnersi.. La terra continua a tremare, ma la fase di emergenza sembra finita. Si comincia a tornare al quotidiano, ma quale quotidiano? 
Quello fatto di disagio di attività economiche ferme, di scuole chiuse, di case crollate, di genitori e bambini terrorizzati. Questa gente non mollerà, ne sono sicuro. Ma non vorrei che da qualche altra parte qualcuno abbia già mollato, sarebbe delittuoso ed imperdonabile.

 



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