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Terremoto - articoli
Articolo pubblicato sul settimanale "Famiglia Cristiana" (n. 46 del 17 novembre 2002)
TERREMOTO
VIAGGIO NEI CENTRI "MINORI" DEL MOLISE E DELLA PUGLIA
"E ORA NON DIMENTICATECI"
Paesi dove la Protezione civile è arrivata dopo sei giorni dal sisma. Altri che sono stati "assegnati" a una Regione diversa. Il dramma di una terra dove vivere era già difficile.
La strada sale da Termoli e poi corre lungo il filo dei crinali. Da una parte la valle del Biferno, dall’altra quella del Fortore. Lo scossone le ha salite e discese, spaccato le case, sventrato le chiese. I guardiani del terremoto sono sette scienziati che giorno e notte misurano la febbre della terra.
Forse conviene cominciarlo da qui questo viaggio dentro i paesi del basso Molise, dove i pennini non si fermano e registrano la magnitudo. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha piazzato i suoi camper irti di antenne su una collina sopra Casacalenda. Li dirige Marco Cattaneo, capo della rete mobile. Ci sono 33 stazioni sparse per il Molise, che trasmettono in telemetria tutti i movimenti delle rocce sotto di noi: «Stiamo qui per capire quello che è accaduto e quello che potrebbe accadere. Ma, per favore, non dite che possiamo prevedere il futuro».
Questa mattina di turno c’è Elisabetta D’Anastasio, borsista dell’Istituto. Passa ore a guardare i rulli dove i pennini a volte s’impennano e la linea nera diventa una sincope, su e giù lungo la carta. Salgono fin quassù i cittadini di Casacalenda a chiedere quando finirà. Ma loro, gli scienziati, non hanno risposte. Possono dire cosa è accaduto: «San Giuliano era costruito sulla roccia, ma appena sotto le argille hanno amplificato la forza del terremoto che è partito da almeno dieci chilometri di profondità», spiega D’Anastasio. Ma cosa si sapeva sul Molise? Cosa si conosceva della sismicità di questa zona?
«Tanto», risponde. «Queste zone erano sismiche e noi lo avevamo scritto». Non è un mistero. Lo dice la mappa del 1998, 12 giugno, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 25 giugno. San Giuliano di Puglia era indicato con indice di rischio molto elevato, tre volte superiore a quello medio nazionale. E allora perché la scuola è stata elevata e ristrutturata senza criteri antisismici all’inizio del ’99? Per ora risposte non ce ne sono. I magistrati di Larino, che conducono l’inchiesta, hanno sequestrato ogni documento, compresa quella mappa del 1998. La chiave è lì, ma anche nella memoria della gente.
Gaetano Di Stefano è un geologo che per anni ha insegnato nelle scuole di Santa Croce di Magliano, un chilometro in linea d’aria da San Giuliano: «Abbiamo i documenti. Ecco: 1456, 5 dicembre, Santa Croce distrutta insieme ai paesi intorno. La cronaca è dei monaci del monastero di Sant’Elena in Pantasia. Potrebbe essere stata del decimo grado della scala Mercalli, magnitudo esplosiva, più forte di quella dello scorso 31 ottobre». Adesso scendiamo lungo il tratturo dei pastori. Passavano di qui per andare verso il mare con il bestiame. Sant’Elena in Pantasia è quasi nascosta dentro la masseria degli
Iantomasi, il padre Adamo, i figli Michele e Floriano. Il professor Di Stefano conosce tutte le pietre di qui e mostra un elenco: «Vede, 1456, e poi avanti, secolo per secolo. Nel Novecento abbiamo avuto 21 terremoti: il primo nel 1903, VII grado. Ma questo territorio mai è stato inserito nell’elenco dei Comuni dichiarati sismici dalla Regione Molise. Perché?». Gaetano Di Stefano sussurra una spiegazione: «È per via della diga».
Già, la diga sul Fortore. Contiene 30 milioni di metri cubi d’acqua. Sarebbe stata da rifare quella diga di terra, la più grande d’Europa, se la zona fosse stata compresa tra quelle ad altissimo rischio sismico? La risposta manca, ma a Carlantino, Comune pugliese sopra la diga, hanno paura. Anzi, il sindaco Vito Guerrera ammette che del lago hanno sempre avuto timore: «Frane, smottamenti e adesso il terremoto». La Puglia è dimenticata dal terremoto, che qui ha colpito 17 Comuni.
Il paese più compromesso è Casalnuovo Monterotaro. Risaliamo il crinale del Fortore, curve strette, i campi pronti per la semina del grano duro, masserie abbandonate e crollate. A Casalnuovo di Monterotaro la Protezione civile è arrivata sei giorni dopo il terremoto e il Governo ha impiegato otto giorni per decretare lo stato di emergenza per i Comuni pugliesi. Il sindaco Armando Palmieri ha minacciato di marciare su Roma. Sono stati gli scout dell’Agesci di Torre Maggiore a montare le prime tende. Il paese è spaccato: 500 persone vivono nelle tende. «Ma lo Stato non sa neppure dove siamo», dice il vicesindaco Amalia Iannantuoni. «La Regione Puglia si è dimenticata di avere questo Comune. Il presidente Fitto non si è fatto vedere. Roma pensava che noi fossimo in Molise. Ci hanno messo 6 giorni per leggere le carte geografiche». Giriamo per il paese, mentre i Vigili del fuoco puntellano le case con i pali di legno. Don Domenico D’Avella, parroco da 40 anni, ha distribuito le statue della chiesa nelle case non lesionate dei parrocchiani. Lui è ospitato dal sindaco. La signora Filomena ha messo sulla strada i vestiti, due sedie e poche stoviglie. Invita a sedersi davanti a un muro che ha crepe da far paura: «Non ho più niente. Volete un bicchiere di vino?». Il giorno della scossa erano tutti al cimitero, altrimenti qui sarebbe stata un’altra strage.
Riprendiamo la strada, oltre il Fortore e poi sulla montagna. Casacalenda, ai bei tempi, contava fino a 9.000 abitanti. «L’emigrazione lo ha spopolato», dice il parroco don Gabriele Tamilia, «e ora la metà delle case è vuota». Il terremoto ha lesionato il centro storico. Nell’antica casa dei Franceschini-Filipponi era ospitata la camiceria cooperativa "Mimosa", 30 dipendenti tutte donne, la produzione fatta per conto di grandi firme della moda. I solai hanno retto per un pelo. Ora i vigili del fuoco, i mariti e i fidanzati delle dipendenti stanno recuperando le macchine da cucire. Si ricomincia in campagna in un capannone ancora in piedi. Provvidenti è sopra Casacalenda. È il più piccolo Comune terremotato, meno di cento abitanti. Sono ospitati in otto tende blu della Protezione civile. E il sindaco Angelo Petrilli teme che il terremoto possa aver decretato per sempre la fine del paese. Eccolo il dramma del basso Molise, dei paesi a pinnacoli appesi alle colline.
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Alberto Bobbio
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