Santa Croce di Magliano, martedì 23 settembre 2003

     

    Imposta come pagina iniziale  Aggiungi ai preferiti  Segnala ad un amico  Stampa  Translate in English

san giuliano << 16/30 settembre << 2003 << home

 

speciale dopo terremoto

 

 

Sabato 20 settembre San Giuliano di Puglia è stato ancora teatro di un episodio increscioso. La lapide di una bambina deceduta nel crollo della "Iovine" è andata a fuoco per cause ancora da accertare. Intanto il cimitero è sede quotidiana di pellegrinaggio di genitori che arrivano per chiedere miracoli (e soddisfare la loro curiosità morbosa). Succede nel Molise nel 2003. Una regione che stenta ancora a crescere...

 


Lasciate riposare in pace quei poveri bambini


SAN GIULIANO DI PUGLIA «Mi rifiuto categoricamente di pensare che qualcuno possa aver dato fuoco alla tomba della piccola Giovanna. Ora più che mai è necessario concedersi una pausa di riflessione senza trarre conclusioni azzardate». 
A parlare del singolare quanto grave episodio accaduto la scorsa notte nel cimitero di San Giuliano di Puglia è il parroco del paese, Don Ulisse Marinucci. Il religioso, originario di Termoli, ieri si è recato a Colletorto dove, insieme al Vescovo della diocesi bassomolisana Valentinetti, ha pregato a lungo. Il suo messaggio alla comunità di sangiulianesi ancora una volta sconvolta dal dolore e dalle accuse reciproche è stato silenzioso ma diretto. In ritiro spirituale per l'intera giornata, il prete ha preferito affidarsi completamente a Dio invitando i suoi fedeli a lasciarsi andare alla meditazione religiosa piuttosto che dedicarsi a polemiche inutili. 
Con Adriano Ritucci e la moglie (genitori della bambina) Don Ulisse si è soffermato per oltre due ore ieri l'altro consigliando alla coppia di evitare di covare odio o risentimento. Le anziane che alle 6 di ieri l'altro avevano trovato la tomba dell'amatissima Giovanna ricoperta di fuliggine non sembra abbiano lanciato l'allarme immediatamente proprio per la convinzione di trovarsi davanti ad un incidente. Solo più tardi in molti hanno avanzato l'ipotesi di un attentato doloso. 
Adriano Ritucci ieri ha tentato di dare coraggio alla consorte affranta cercando di minimizzare l'accaduto e di attendere i risultati degli esami del Racis di Roma prima di affermare con certezza la dolosità del rogo. Gli esperti della sezione rilievi e di quella biologica grazie all'utilizzo di sofisticati macchinari riusciranno ad effettuare l'analisi chimica delle ceneri ed a capire la tipologia di combustione. Nonostante l'appello di Don Ulisse alla calma, in paese la tensione è palpabile ed è sempre più alta. «Il terremoto è iniziato il 31 ottobre ma è proseguito fino ad oggi dicono alcuni genitori del comitato vittime . Stiamo piangendo ancora e stare insieme in questo posto ci aiuta forse a soffrire di meno per questo non ci trasferiamo altrove». [...]

di Antonella Salvatore dal quotidiano "Il Tempo - Molise" 


Genitori che arrivano da tutta Italia per chiedere miracoli per i propri figli: accade anche questo a San Giuliano di Puglia. A raccontarlo è un inviato del Corriere della sera.

A San Giuliano per chiedere miracoli 

«Chiedono la grazia ai nostri figli morti»

SAN GIULIANO DI PUGLIA (Campobasso) - «Il cimitero di San Giuliano sta diventando un’attrazione. Ci sono gruppi che vengono a cercare il miracolo, si fanno trasportare in carrozzella. Arrivano i curiosi della domenica, che fanno la foto di nascosto. C’è un’attenzione morbosa, ma qui non siamo a Cogne». 
A denunciare il clima che si sta creando attorno ai 27 loculi dei bambini uccisi dal crollo della scuola di San Giuliano è Felicetta De Lisio, intenta a ordinare la tomba della sua piccola Elisa, proprio accanto a quella di Giovanna Ritucci, incendiata, forse accidentalmente, forse da un pazzo, nella notte tra venerdì e sabato. 
«C’è una processione di visitatori - continua la madre - che a volte non rispettano il nostro dolore. Pochi giorni fa ho strappato dalla bacheca il foglio appeso da uno di loro. Una poesia che diceva: "Grazie per essere morti, bambini, avete fatto conoscere il Molise". Ma le pare possibile? E continuano a infilare nelle tombe angeli di plastica, peluche, cappellini, sciarpe, che non sappiamo più dove mettere». 
Altri genitori, la domenica mattina, stanno mettendo in ordine i loculi, 27 cornici che rientrano di 30 centimetri o poco più. Attorno alla foto c’è un piccolo universo di ricordi, il giocattolo preferito, la maglietta da calciatore, la bambola. Si danno da fare, operosi, in silenzio, come a lavare, stirare, riordinare per i loro bambini, come fossero vivi. «Era figlia unica - dice Felicetta -. Altri non ne posso avere perché ho la tiroide alta. Ma non prendo più la medicina, voglio solo raggiungere Elisa». 
Il cimitero di San Giuliano è un monumento al dolore, pietrificato per sempre, ma è anche un rifugio per questi genitori. Alla cancellata hanno appeso un cartello: «I nostri angeli stanno riposando, per cortesia silenzio». A voce bassa discutono sul rogo misterioso che li ha fatti sprofondare nel sospetto: «Nessuna delle tombe, sopra o a fianco di quella bruciata aveva ceri accesi - dice Nunzio, il marito di Felicetta -. Soltanto il loculo della figlia di Ritucci, che è il presidente del Comitato vittime, è stato colpito, ma lui dice di non aver mai acceso candele. Però, in altre tombe, qualche piccolo incendio, subito spento, già c’era stato». 
Scoprire la verità sarà difficile. La perizia del Racis, la scientifica dei carabinieri, potrà solo dire se è stato usato liquido combustibile. Ma in caso di dolo, sarebbe bastato un accendino. Incidente, follia o intimidazione, il rogo della tomba colpisce una comunità che la tragedia è riuscita a lacerare. La ricostruzione continua. Dopo quella di San Giuliano, oggi a Colletorto e Ururi verranno inaugurate altre due scuole, costruite coi fondi raccolti da Tg5 e Corriere della Sera . Ma la ferita è aperta. 
Domenica mattina, nella San Giuliano provvisoria, tutti se ne stanno nelle case di legno. Soltanto un uomo dalla grossa barba, Vincenzo Marinaro, padre di una bambina uscita viva dal crollo della scuola, ma che porta le conseguenze dello schiacciamento, cerca compagnia, seduto, da solo, davanti allo spaccio chiuso. «Si nascondono dietro le imposte - osserva -. Prima litigavano sull’assegnazione della casa di legno, adesso su dove costruire quella in muratura, che ancora non si sa dove e quando. La notte ci penso sempre, non siamo riusciti a proteggere i nostri figli. Facevo lo scultore, angeli e madonne di marmo, ora non posso, ho venduto il laboratorio. Non riesco a mantenere la fede, in questa tragedia».

(Dal Corriere della sera del 22 settembre 2003)


 

 



© Copyright www.santacroceonline.com - Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.   

disclaimer