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E' difficile ad oggi pensare
alle elezioni del prossimo maggio, che si presentano incerte o quantomeno
nascoste. In politica la strategia è nebulosa e sembra, tecnicamente,
quanto fanno gli allenatori in genere prima di un incontro importante:
nascondendo la formazione.
La nascondono per non dare vantaggi all'avversario, spiazzarlo,
condizionarlo negativamente. Il problema si presenta nel momento in cui
cui anche l'avversario la nasconde. E se tutti si nascondono sono gli
spettatori a non capire più niente. Pare che le liste che dovranno presentarsi
agli elettori nasceranno in sedi sconosciute ai più, in orari serali
complicati e manovre non decifrabili. Proiezioni stesse di situazioni
tattiche complesse.
Come saranno le prossime elezioni? A zona o a uomo? Zona mista o marcatura
ferrea? Sembra, comunque, che nessun Maradona si scorga all'orizzonte.
Perché chi ce l'ha (un
Maradona) non starebbe lì a pensare alla zona e
altri sistemi. Un Maradona va oltre gli schemi, oltre le marcature, oltre
il razionale. Chi possiede Maradona gli dice di far del pallone quello che
vuole, secondo il proprio istinto: secondo il suo genio. E chiude un
occhio su qualche vizio malevolo. E vince la partita.
In questo periodo sono gli angoli del paese all' ombra ad ospitare le più
nascoste strategie e ombre si scorgono fugaci in vicoli nascosti. Ognuno
possiede la formula vincente e improvvisamente Santa Croce di Magliano
diventa importante quanto New York o Londra.
La politica non interessa
nessuno fino a pochi mesi dalle elezioni, gli ultimi tre mesi partoriscono
esperti e politologi in ogni momento della giornata. Statistiche,
proiezioni, discussioni, fanno dei bar del luogo piccoli «Maurizio Costanzo
Show» o, nel peggiore dei casi «Porta a Porta» rudimentali e
divertenti. Ma dove erano finiti tutti questi esperti?
Tutti questi politici che fino a qualche giorno fa si preoccupavano al
massimo di leggere dolci favole ai figli prima di dormire?
Ma c'è in
ballo la ricostruzione, il nuovo assetto del territorio, le nuove scuole e
tutto il resto. Tutti devono dare una mano e garantire il proprio
contributo. Tutti; nessuno escluso.
Per questo saremo chiamati a sacrifici importanti, a mettere da parte gli affetti e
«lavorare» per la collettività. E se poi ti ritrovi un Zambrotta terzino anziché ala
destra e con un numero diverso dal 7, poco importa, dettagli. Quello che
conta è vincere, il potere. Il resto è poca cosa. Poca.
«Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da
questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal
coraggio, dall'altruismo, dalla fantasia...».
Così cantava il principe.
di
Pasquale Licursi ("Oggi Nuovo Molise", 18/01/04)
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