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Quando
il niente era qualcosa...
La prossima sfida
amministrativa non è una sfida come le altre, ma molto più complessa,
difficile, profonda. Si tratta di ricostruire un territorio nel suo
contenuto più profondo, nelle sue viscere.
Non è che prima del terremoto
eravamo messi proprio bene, ma ora stiamo peggio, molto peggio.
Rimpiangere la vita di un tempo è gia un rendersi conto del niente che
comunque era qualcosa. Ora quel niente è proprio niente senza scampo, nè
colori.
Chi andrà ad amministrare da qui a qualche mese non potrà
aggrapparsi a facili sermoni da piazza, nè dovrà illudere più di tanto
popolazioni che gia erano abbastanza sfiduciate prima, immaginarsi ora.
Sarà difficile, ma non impossibile.
E non sarà più ammissibile
sbagliare. Educare un popolo al bello in senso filosofico vorrà anche
dire cercare di fargli amare la sua terra, concentrarsi sull'esistente e
proseguire. Andare avanti.
Senza modelli, perchè i modelli se in un
determinato posto sono validi, qui potrebbero non esserlo. Valorizzare
quello che gia abbiamo vorrà dire rendere la vita più giusta, più equi
librata.
Ricostruire sarà l'imperativo categorico della nuova amministrazione,
ma ricostruire perchè e per chi? Per tornare nelle nostre case e
riscaldarci al fuoco di focolai ardenti? E poi?
Qui è venuto a mancare il
senso stesso della nostra quotidianità e sembra paradossale imporci un
modello di vita altrui, che non ci appartiene. Noi siamo il Molise e
vogliamo vivere da molisani.
Altri modi non esistono. Ricostruire un
tessuto sociale che ci faceva star bene, mai soli e sempre con aria fresca
nel cuore. Ora siamo sempre più soli, di socializzare non importa più a
nessuno e quindi puntare su appuntamenti che facciano invertire la rotta.
Puntare sulla "cultura" che è l' anello di congiunzione vero di
una comunità. Ridare alla gente la possibilità di parlare, di
incontrarsi, di litigare. E proprio da un contesto simile potrebbe nascere
un nuovo modo di affrontare il presente che poi non sarebbe altro che
tornare al passato.
Vi pare poco?
E' una sfida difficile molto più
difficile che costruire nuove case o nuove strade, che ci avvicinano al
mondo, ma ci allontanano dal nostro mondo, che a molti piace ancora e che
molti vorrebbero ancora amare.
Un mondo unico nel suo genere
che un ritardato sviluppo ha salvato dalla violenza del mondernismo. Per
fortuna.
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