Santa Croce di Magliano, giovedì 15 gennaio 2004

     

    Imposta come pagina iniziale  Aggiungi ai preferiti  Segnala ad un amico  Stampa  Translate in English

articoli p. licursi << 1/15 gennaio << 2004 << home

 

 

Santa Croce di Magliano, il terremoto e le prossime elezioni comunali.


Verso le elezioni comunali. voto, scelta difficile


 

L'anno appena concluso non è stato certamente tra i più fortunati per la comunità santacrocese e una serie di situazioni negative ne hanno caratterizzato gli eventi. Oltre al terremoto, una serie di scomparse di giovani santacrocesi hanno funestato famiglie e amici lasciando tutti sgomenti e preoccupati. 
    Ma la vita prosegue e il suo corso inesorabilmente prosegue il cammino. 
Così tra pochi mesi Santa Croce di Magliano sarà chiamata ad un appuntamento importante, decisivo: le elezioni amministrative che proporranno un nuovo Consiglio Comunale e una nuova Giunta. 
    La priorità politica, e non potrebbe essere altrimenti, saranno rappresenta dalla tanto agognata ricostruzione e chi amministrerà sarà chiamato ad un lavoro duro e importante, faticoso e impegnativo. Per chi non ha scelto la politica come momento qualificante della propria vita, forse è facile dire che un Comune come Santa Croce ha bisogno del lavoro di tutti per risollevarsi e cercare nuova linfa per il suo territorio. Ma noi ci chiediamo: se la priorità è quella di risistemare un territorio lacerato, di garantire, la casa a chi l'ha persa, di riproporre situazioni lavorative che permettano ai tanti artigiani di tornare nelle proprie case e di garantire al sociale nuove possibilità e nuove aperture, perchè non unire le forze e lavorare tutti assieme per un futuro che ha, da ogni parte lo si guardi, lo stesso obiettivo da raggiungere? 
    Gli elementi su cui incontrarsi sono gli stessi e la macro-politica non può essere sviluppata in un piccolo comune che ha pochi obiettivi da raggiungere. Unire le forze di tutte le rappresentanze politiche e lavorare insieme per superare i problemi e tornare a vivere come tutti sperano. 
Si parla di quattro, cinque liste e il frazionamento sarà inevitabile. Una solo lista, che possa contare sull'apporto dei migliori sarebbe la risposta all'emergenza, sarebbe anche la più bella risposta, oltre i conflitti, oltre i partiti, oltre le invidie personali. Sarebbe l'unica risposta razionale e vincente. 
    Ma la politica, molto spesso, non da risposte e crea solo inutili conflitti e inutili diatribe. La politica è un'altra cosa. Ma a noi piace pensare che ci sarà da qualche parte qualcuno che lancerà una proposta simile e pur se resterà solo una proposta sarà stato un bel tentativo di andare oltre la politica per un impegno che pensi soltanto a ridare tranquillità a quanti l'hanno perduta. E sono in tanti.

 

Quando il niente era qualcosa...

La prossima sfida amministrativa non è una sfida come le altre, ma molto più complessa, difficile, profonda. Si tratta di ricostruire un territorio nel suo contenuto più profondo, nelle sue viscere.
     Non è che prima del terremoto eravamo messi proprio bene, ma ora stiamo peggio, molto peggio. Rimpiangere la vita di un tempo è gia un rendersi conto del niente che comunque era qualcosa. Ora quel niente è proprio niente senza scampo, nè colori. 
    Chi andrà ad amministrare da qui a qualche mese non potrà aggrapparsi a facili sermoni da piazza, nè dovrà illudere più di tanto popolazioni che gia erano abbastanza sfiduciate prima, immaginarsi ora. Sarà difficile, ma non impossibile. 
    E non sarà più ammissibile sbagliare. Educare un popolo al bello in senso filosofico vorrà anche dire cercare di fargli amare la sua terra, concentrarsi sull'esistente e proseguire. Andare avanti.
    Senza modelli, perchè i modelli se in un determinato posto sono validi, qui potrebbero non esserlo. Valorizzare quello che gia abbiamo vorrà dire rendere la vita più giusta, più equi librata.
    Ricostruire sarà l'imperativo categorico della nuova amministrazione, ma ricostruire perchè e per chi? Per tornare nelle nostre case e riscaldarci al fuoco di focolai ardenti? E poi? 
    Qui è venuto a mancare il senso stesso della nostra quotidianità e sembra paradossale imporci un modello di vita altrui, che non ci appartiene. Noi siamo il Molise e vogliamo vivere da molisani.
    Altri modi non esistono. Ricostruire un tessuto sociale che ci faceva star bene, mai soli e sempre con aria fresca nel cuore. Ora siamo sempre più soli, di socializzare non importa più a nessuno e quindi puntare su appuntamenti che facciano invertire la rotta. 
    Puntare sulla "cultura" che è l' anello di congiunzione vero di una comunità. Ridare alla gente la possibilità di parlare, di incontrarsi, di litigare. E proprio da un contesto simile potrebbe nascere un nuovo modo di affrontare il presente che poi non sarebbe altro che tornare al passato.
    Vi pare poco?
E' una sfida difficile molto più difficile che costruire nuove case o nuove strade, che ci avvicinano al mondo, ma ci allontanano dal nostro mondo, che a molti piace ancora e che molti vorrebbero ancora amare.
Un mondo unico nel suo genere che un ritardato sviluppo ha salvato dalla violenza del mondernismo. Per fortuna.

 

articoli di Pasquale Licursi dal quotidiano "Oggi Nuovo Molise"


 

 



© Copyright www.santacroceonline.com - Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.   

disclaimer