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Non è facile raccontare la storia di Santa Croce di Magliano, che qualcuno definisce
la "Stalingrado" del Molise. Perché è una storia unica, diversa dalle altre, capace di far riaffiorare ricordi di altri tempi e di ridestare le coscienze di oggi.
Lotte contadine contro i padroni, quasi cinquantanni di amministrazione
rossa, due parlamentari comunisti (Amiconi e Crapsi), una tradizione politica e culturale impossibile da cancellare. Una
militanza rossa vissuta intensamente, tramandata di padre in figlio, in questa strana
roccaforte di sinistra che non si è mai voluta arrendere al vessillo della balena bianca.
Un percorso storico che diventa negli anni fermento culturale. Fino ai giorni nostri, quando
nel giugno 1999 cade per la prima volta il primato della sinistra in
paese, così come succede, in contemporanea, a Bologna la rossa, che subisce la batosta della vittoria di Giorgio Guazzaloca (An).
Santa Croce come il capoluogo emiliano: una sconfitta che non è solo politica, è una spallata a cinquantanni di storia politica "diversa" in regione.
C'era (c'è ancora) un sindaco comunista, Flaviano Iantomasi, che non ha mai smesso di definirsi con orgoglio "autodidatta". Ci sono le sue memorie.
Raccontano del 1951, anno in cui il Parlamento approva la legge che prevede la riforma agraria in
Puglia, Lucania e Molise, vale a dire l'esproprio del terzo residuo a tutti gli agrari che possiedono oltre 100 ettari di terra per poi ridistribuirlo a braccianti agricoli e contadini nullatenenti e con molti figli. L'esproprio deve essere eseguito dall'Ente di riforma, istituito apposta per gestire la
transizione dei terreni secondo la legge, che tra l'altro riserva ai proprietari terrieri la facoltà di eseguire direttamente tale transizione entro tre anni per non ricadere nel l'esproprio. Tale facoltà viene sfruttata dall'agrario Piccirella, che però non effettua la trasformazione dei terreni entro i tre anni previsti.
E così, nel 1954, si decide di passare alla mobilitazione di piazza, con protagonisti i braccianti e i contadini
santacrocesi, vale a dire la maggioranza della popolazione attiva. La data che segna la storia del paese è l'undici marzo 1954: la Camera del Lavoro, il Partito Comunista, il Partito Socialista e le
Acli, con in testa il parlamentare del Pci Nando Amiconi, radunano la gente di Santa Croce per marciare alla volta della Piana di
Melanico (feudo di Piccirella), alle porte del paese, per dare luogo ad un'occupazione
simbolica dei terreni. La mattina dell'undici marzo 1954 c'è il sole e il cielo è terso. Una colonna di persone lunga due chilometri forma il corteo. Ma il Prefetto di
Campobasso invia la polizia per bloccare la manifestazione. A Colle Passone succede il finimondo: i celerini sorpassano il corteo e si piazzano, armati, alla sua testa. Il commissario Pedace ordina ai suoi di tenersi pronti per caricare la folla.
Amiconi, intanto, cerca di mediare con le autorità, e alcuni manifestanti tornano in paese in motoretta per avvisare il sindaco.
"Mi precipitai con un taxi per conferire con la polizia - ricorda Iantomasi - e per evitare, assieme ad Amiconi, che il tutto finisse in tragedia. Il commissario, infatti, aveva avuto ordine di bloccare la marcia ad ogni costo". E così si torna in paese, dove Amiconi tiene un comizio in piazza. Nel frattempo arrivano a sirene spiegate tre camionette della polizia, che circondano i manifestanti e scatenano il
panico.
"Erano pronti a fare fuoco - assicura Iantomasi - e perciò, assieme ad Amiconi e
all'allora assessore Nicola Crapsi (che fu poi eletto deputato del Pci al Parlamento, nel 1963), decidemmo di sgombrare la piazza, evitando il peggio".
La grande marcia, ad ogni modo, riesce a far espropriare i terreni di Melanico, che vengono distribuiti ad una ventina di coltivatori diretti. Da quel momento Melanico si dota di strade, case coloniche, scuole, ambulatori, e addirittura una chiesa. Questo per ventanni, fino a quando, dalla metà degli
anni 70, inizia l'inesorabile abbandono della frazione contadina, anche a causa della mancata realizzazione dell'impianto di irrigazione contiguo. Oggi Melanico è una frazione semiabbandonata, che però conserva ancora la memoria di quei duri giorni di lotta.
A giugno a Santa Croce ci saranno le amministrative: dopo cinque anni di giunta "ibrida" il paese potrebbe
riconciliarsi col suo passato e con la sua cultura politica. La tornata elettorale del
1999 vede trionfare a sorpresa, per una differenza di soli 42 voti, il Movimento Popolare per la Democrazia e lo
Sviluppo, la lista civica "apartitica" guidata da Giovanni Gianfelice, ex socialista che però non ha mai rinnegato il suo passato.
Per la prima volta nella storia di Santa Croce, il centrosinistra perde, e la giunta
Mascia va a casa. "Un cambiamento epocale nella storia di Santa Croce - dice ancora oggi
Gianfelice - che ha premiato per la prima volta una compagine aperta, senza una particolare connotazione
politica, al servizio dei cittadini e lontana dalle storiche affiliazioni di matrice comunista". Un messaggio, questo, che il sindaco uscente ha provato a portare avanti durante questi cinque anni, ma che pare non aver attecchito tra i
santacrocesi.
Una qualche connotazione politica, a dire il vero, la giunta Gianfelice ce l'ha: tolti un assessore dì Rifondazione e uno del Ppi, ce ne sono tre di An e uno dell'Udc. Tra gli assessori di An c'è Massimo
Florio, papabile candidato sindaco alle prossime elezioni, sempre con la formula della lista civica "apolitica".
Dall'altra parte, invece, c'è Pasquale Marino (Ds) orgoglioso di aver riunito in un'unica lista tutto il centrosinistra, Rifondazione compresa. E Gianfelice? Pare che sia stato messo fuori dai giochi assieme al suo vicesindaco, Flavio
Iammarino (Udc). Molti in paese non riescono ancora a spiegarsi le ragioni della "svolta" del 1999.
"È stato possibile - spiega Francesco Di Falco, candidato consigliere della Margherita con Marino - perché nel 1999
la lista civica ha tratto in inganno molti. Sotto le sue mentite spoglie, infatti, c'era la destra vera, quella di Florio, che sta continuando a tramare sottacqua per presentare ancora oggi una lista 'paravento'. Questo perché -
continua Di Falco - a Santa Croce è difficile presentare una lista dichiaratamente di centrodestra".
La débàcle del '99 forse è derivata anche da alcuni errori della giunta
precedente, tant'è che nella prima sezione elettorale (Santa Croce centro, roccaforte storica della sinistra) ci sono stati
circa 200 non votanti. Un semplice segnale di protesta che si è trasformato, in pratica, nella consegna delle chiavi del municipio a Gianfelice che adesso è stato estromesso dal centrodestra guidato da Massimo Florio.
Eppure il sindaco ex socialista ha saputo rappresentare, nel bene o nel male, il coagulo di alcune forze politiche come AN che non avevano mai attecchito a Santa Croce.
"Per tutta risposta - commenta Di Falco - dopo 5 anni e il terremoto, il centrodestra se ne disfa in modo
autoritaristico, senza nemmeno riconoscergli l'impegno nell'emergenza del cratere e la fatica di portare avanti un coacervo politico così anomalo per la storia cittadina.
AN presume cosi di poter dare una svolta seria e definitiva a destra di Santa Croce, ma non ci sono i presupposti per tale
operazione".
Sono in molti a sostenere che l'emergenza del terremoto è stata gestita in modo responsabile dalla giunta Gianfelice, che è riuscita anche a far erigere a tempo di record un complesso scolastico tra i più attrezzati in regione (anche grazie ai fondi donati dagli Agnelli e da Mediaset, ndr). E c'è da scommettere che questa
emergenza sarà anche il primo punto della campagna elettorale di entrambe le parti.
A questo proposito Di Falco ha spiegato: "Presentare liste civiche dopo il terremoto è penalizzante, perché c'è bisogno, per non essere isolati, di riallacciarsi ad un partito". Ma la questione di cui tutti parlano in paese, ora, è la possibile
ricandidatura di Gianfelice. Già, ma con chi? È lo stesso sindaco a rivolgere un appello, assieme a
Iammarino: "Siamo disponibili a ricandidarci - dice - ma ci vuole un contesto unitario, perché il paese non ha bisogno di divisioni. Non farò un'altra lista per contrastare Florio, ma sono pronto a rimboccarmi ancora le maniche per il bene della popolazione". Un riferimento neanche troppo
velato alla "diaspora" di Florio e An. E infatti pare che Gianfelice possa ricomporre lo strappo con Florio ed alcuni colleghi della giunta uscente.
Al di là di tali considerazioni, sembra che il vento stia per cambiare di nuovo
a Santa Croce. A testimonianza di questa ripresa del rapporto politica/società civile c'è l'esperienza dei
forum organizzati dal centrosinistra e aperti a tutta la cittadinanza, ogni
lunedì, da due mesi a questa parte.
Spiega Pasquale Marino: "Sono più di due anni che lavoriamo per cercare di
rendere le forze che si riconoscono nel centrosinistra più unite fra loro e più
aperte alla gente, e finora registriamo una forte partecipazione della cittadinanza. Ogni lunedì vediamo gente
nuova ai nostri forum".
Forse che a Santa Croce sta tornando la voglia di sinistra? "È un dato di fatto
- risponde Marino - che qui non ci si può proporre apertamente all'elettorato con una lista di destra. È giunto il
momento di avere il coraggio di dire a chiare lettere da che parte si sta. E noi
ci vogliamo connotare come lista politica dì centrosinistra."
C'è qualcun altro, in paese, che vorrebbe un cambio al municipio. Sono quelli del sito web
"santacroceonline.com", querelati da Gianfelice nel 2002 per alcune frasi sgradite apparse
nel forum, libera e vivace stanza di discussione sulla vita santacrocese.
Anche se la querela è stata ritirata, nella pagina incriminata sì legge: "...
vista l'impossibilità di poter far esprimere liberamente le opinioni dei
nostri visitatori, abbiamo deciso di sospendere le sezioni guest-book, chat
e forum almeno sino alle prossime elezioni". di Gianmarco Guazzo
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