Santa Croce di Magliano, sabato 20 marzo 2004
pagina aggiornata martedì 23 marzo 2004

     

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in Piazza Crapsi il fuoco organizzato dai ragazzi del Progetto Legge 104 con musica e piatti tipici


La lunga notte della tradizionale festa di San Giuseppe. I "marauasce"


Favorito da una serata atmosfericamente apprezzabile, si è ripetuto il rito del fuoco in onore di San Giuseppe. Nei vari quartieri del nostro paese, gruppi di amici e famiglie hanno festeggiato fino a notte inoltrata. Tantissimi i bambini che hanno partecipato agli allestimenti dei falò, segnale importante questo, che evidenzia come la tradizione sia molto sentita anche tra le nuove generazioni. Ecco alcune foto, realizzate in collaborazione con Nicolangelo Licursi, Presidente della Pro-Loco "Quattro Torri" che, insieme al Gruppo "U Cuoscene", ha premiato con una targa ricordo, i vari gruppi iscritti.

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La popolazione di Santa Croce di Magliano ringrazia tutti gli organizzatori dei fuochi, iscritti alla "Pro-Loco Quattro Torri", per aver contribuito a tenere "accesa" una delle nostre più belle tradizioni popolari... Pietro Pucci (c/da Fontana Nuova), Giuseppe e Mariella Mascia (c/da Fontana Nuova), Gennaro Fusco (c/da Fontana Nuova), Giuseppina Quiquero (via Germania), Pasquale Lombardi (via Unione Sovietica), Aldo Di Genova (via Germania), Francesco Giuliano (Piazzale Italia), Giovanni Minotti (via Molise), Donato Florio (via Como), Riccardo Vecere (via Einstein) Flavio Vitulli (via Como), Giovanni Tartaglia (via del campo sportivo), Circolo ARCI "L' Incontro" (via XX Settembre), Scuola di Ballo (Largo del Sole), Donato Barberio (via Deledda), Vincenzo Alfieri (Fosso di Lecco), Valerio Vitale (c/da Caprareccia), Vincenzo Petruccelli (c/da Calistri), Elvira e Luigi Iantomasi (c/da Sterparo del Monaco), Francesco Di Rienzo, di Vincenzo (c/da Sterparo del Monaco), Francesco Di Rienzo, di Filippo (c/da Sterparo del Monaco), Hafro House (c/da Postecchia), Michele Iantomasi (via Casale), Vincenzo De Maioribus (c/da Magliano).


I cosiddetti "Marauasce", i falò accesi nella notte di San Giuseppe, resistono ancora, come una delle manifestazioni della tradizione culturale di Santa Croce di Magliano, che meglio conserva l'antico fascino di una serie di rituali che quasi intatti, hanno sfidato i secoli, ed ancora oggi, con scrupolosa dedizione, l'intera comunità, tiene in vita.
Ma da dove trae origine questa popolare ricorrenza, comune in molti centri del Molise e con peculiari differenze, in località del Nord Europa? Chiunque volesse indagare la genesi dell'atavico rito, ha due ipotesi di interpretazione antropologica: da una parte può attingere informazioni dai riti derivanti dalla liturgia cristiana, dall'altra è indispensabile prestare attenzione ai preziosi chiarimenti sulle antichità sacre del popolo romano. Sebbene non vi sia una rigorosa documentazione storica, si può affermare con una malcelata certezza, che le feste dei fuochi appartengono alle feste calanderiali.
In particolare, esse sono legate al passaggio fondamentale dalla crudezza dell'inverno al risveglio della primavera. Il fuoco si presenta nella sua doppia veste simbolica. Da un lato esso rappresenta la distruzione di tutto ciò che angoscia la comunità - la fame, la malattia, la morte - dall'altra, il fuoco, si presenta come rigeneratore per eccellenza. Come spesso accade, attraverso secoli e percorsi intricati, la nuova religione cristiana, ha "divorato" aspetti della più lontana religiosità arcaica ed ha restituito, in virtù di un rinnovato movimento di sincretismo, mantenendo la stessa tradizione popolare, arricchendola, in taluni casi, di nuovi elementi e considerevoli varianti. 
Difatti, la leggenda vuole che i "Marauasce" derivino da Sant'Antonio Abate. Questi, padre dei monaci e protettore degli animali, adirato con Dio perché non volle concedergli una grazia, scendendo negli inferi prese un tizzone ardente ed incendiò il mare: da lì, pur conservando i tratti evidenti della loro arcaicità, i falò del 19 Marzo, sono ormai saldamente inseriti in un quadro di credenze cristiane.
Ma che centra San Giuseppe? Uno dei tratti costitutivi della festa dei falò, è quello di offrire agli ospiti, del cibo e delle bevande. Questa tradizione riconduce alla Sacra Famiglia, che, con Gesù neonato, vagava per l'Egitto per sfuggire ai sicari di Erode. L'offerta di cibo, ricorda l'ospitalità che in quel frangente, Giuseppe con la sua famiglia, stanchi e senza cibo, ricevé dalle popolazioni nomadi. Di per sé già intricata, la memoria storica del rito antichissimo dei falò che si intreccia con il culto per San Giuseppe, per anni a Santa Croce, si è tinto di giallo. Molti anziani, ricordano infatti, che i "Marauàsce", si accendevano nella notte tra il 12 e 13 Giugno.
Confusione tra Sant'Antonio da Padova e Sant'Antonio Abate? Seppure perdurano gli interrogativi sulla loro genesi, i "Marauàsce", conservano integralmente quell'antico fascino, che spinge, grandi e piccini, a raccogliere sterpi nei giorni precedenti, e a darsi il cambio attorno ai falò, cercando di alimentarlo per tutta la serata, per non farlo morire, e tentare di raggiungere l'alba, con le fiamme che rischiarano ancora le abitazioni.

 

di Salvatore Celeste dal quotidiano "Oggi Nuovo Molise" (19/03/2004)


su SantaCroceOnLine vedi anche... feste popolari


 

 

 

 



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