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Quella scuola non doveva aprire
La scuola Francesco Jovine di San Giuliano di Puglia, uno dei pochissimi edifici crollati in tutto il basso Molise colpito dal terremoto, sarebbe dovuto essere 'uno scheletro vuoto e inabitabile'
Quella maledetta scuola non doveva essere aperta il 31 ottobre del 2002 e 27 bambini e una maestra non sarebbero dovuti morire. Semplicemente perché non avrebbero dovuto trovarsi lì. Semplicemente perché la Francesco Jovine di San Giuliano di Puglia, uno dei pochissimi edifici crollati in tutto il basso Molise colpito dal terremoto, sarebbe dovuto essere "uno scheletro vuoto e inabitabile" e così si sarebbe dovuto presentare al "fatale appuntamento".
La Jovine però era aperta. E 27 bambini e una maestra sono morti davvero. Il destino della scuola di San Giuliano di Puglia è racchiuso nelle 127 pagine che il procuratore capo di Larino Nicola Magrone e il pm Andrea Cataldi Tassone hanno inviato al Gip per chiedere misure interdittive per i dodici indagati per il crollo. Tecnici, ingegneri, amministratori.
Provvedimenti che mirano alla sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio per amministratori e dipendenti pubblici e al divieto temporaneo di esercitare attività professionali ed imprenditoriali per progettisti e tecnici.
Per il sindaco Antonio Borrelli, anche lui indagato, è diverso: essendo stato eletto direttamente non potrebbe essere sospeso dall'incarico. La richiesta riguarda quindi l'interdizione da tutte le funzioni legate all'emergenza terremoto, ricostruzione compresa.
In quelle 127 pagine - che i pm fanno precedere da una premessa in cui si precisa che in attesa di perizia (la proroga concessa ai periti scade a fine maggio) le indagini si sono concentrate "sull'iter tecnico-amministrativo della costruzione della scuola e dei successivi alluvionali rimaneggiamenti" - c'é tutta la storia della Jovine: l'anno di costruzione, il '59, i successivi interventi, ogni piccola modifica subita dall'edifico.
E ancora gli interrogatori delle persone coinvolte, le omissioni e gli errori fatti negli anni. Ed è un quadro allarmante: "quarantacinque anni di vicende tecniche ed amministrative, infarcite di progetti, di varianti, di iniziative saltellanti e contraddittorie tutte incentrate, in fin dei conti, su di un manufatto nemmeno di particolare complessità tecnica" scrivono i pm. La Jovine, dicono chiedendo di interdire i responsabili, si trovava in "condizioni strutturali letteralmente stravolte" e caricata di una "soprelevazione sostanzialmente clandestina".
Dal '59 la scuola subì "una serie di interventi, di minore o di maggiore invasività, compiuti, tutti, nella più assoluta ignoranza dei 'precedenti': ciascuno per conto suo, uno sull'altro, fino alla precipitosa e demagogica concessione della cosiddetta agibilità di un immobile sconosciuto nella sua struttura, nelle sue capacità di resistenza, manipolato, trasformato, ampliato, 'sopraelevato' e abbandonato alla sua sorte di oggetto misterioso ed ignoto anche ai tecnici, ai costruttori e agli amministratori del Comune di San Giuliano".
A far scattare una molla negli indagati avrebbe dovuto anche essere l'inserimento nel '98 di San Giuliano di Puglia nella lista dei comuni ad alto rischio sismico.
E invece, niente: "Indipendentemente dall'osservanza delle leggi e delle norme citate nella presente relazione - scrivono Magrone e Cataldi Tassone - tutti i soggetti a qualunque titolo intervenuti nella progettazione, esecuzione, collaudo e controllo dei lavori, nonché gli amministratori che hanno accettato (nella qualità di committente) e autorizzato l'uso delle dette opere, avrebbero dovuto adottare ben altra prudenza e cautela nello svolgimento delle proprie funzioni, anche in considerazione della particolare destinazione d'uso dell'edificio".
Alla luce di tutto ciò, ne emerge un assunto. Che è quello che sta poi alla base della richiesta della procura al Gip. "Il 31 ottobre alunni, maestri e personale non dovevano essere nella scuola di San Giuliano; la scuola non avrebbe dovuto essere aperta. Averla aperta, avervi fatto entrare ragazzi, maestri e personale, costituì una scelta, una decisione, un gesto di inaudito disprezzo della sicurezza e della incolumità dei suoi frequentatori, piccoli e adulti".
Un'accusa netta e precisa, dunque, dove tra l'altro si va delineando la linea che la procura potrebbe tenere nella presumibile richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati: "Data per scontata (con le doverose riserve) l'incidenza del terremoto sul crollo della scuola" c'é un "nesso di causalità tra crollo ed azioni/omissioni degli indagati.
Lo stesso, conclude la Procura, che c'é tra una guida che portasse e lasciasse sul ciglio di un cratere un gruppo di bambini e la morte di quegli stessi bambini "divorati in un colpo"
dall' improvvisa eruzione del vulcano.
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