Santa Croce di Magliano, martedì 09 marzo 2004

     

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potere << 1/15 marzo << 2004 << home

 

 


IL POTERE LOGORA ANCOR PIU' CHI RISCHIA DI PERDERLO


    Parola ormai consumata nelle pagine di ogni giornale, malessere sottile che tacitamente sconvolge gli animi soprattutto nei momenti in cui matura la sola impressione di doversene privare. Quali le motivazioni che inducono a tanta sofferenza? Non siamo forse nati nella consapevolezza di dover anche poi finire, cedendo anche agli altri la possibilità di operare?
    Tutto è in parte legato alla convinzione di essere divenuti grandi protagonisti indispensabili e forse quasi immortali, ma sono le idee che rimangono ammesso che se ne siano prodotte e non le esteriorità con le quali i modelli attuali ci hanno abituato a convivere.    
    Abbiamo provato qualche volta a scendere dal palco ed a guardarci intorno pensando che esistono anche gli altri al di fuori di noi? Magari rimettendo in discussione il nostro operato o le nostre idee, nella consapevolezza di aver potuto almeno una volta sbagliare?                  
    E' il
potere che ci offusca la mente e ci esalta fino a star male, impedendoci di godere di quella serenità che ormai abbiamo perduto, tutto si fa per tenere il passo con chi ci può superare lasciandoci indietro, preso anch'egli da questa angoscia esistenziale tanto profonda che attanaglia l'anima fino a far dimenticare da dove ci siamo mossi, nella sensazione crescente di voler a tutti i costi arrivare. Ma fermiamoci un attimo a riflettere, non lasciamoci soggiogare da questo malessere che tanti affanni e sofferenze ogni giorno produce mettendo gli uni contro gli altri nelle dispute, nelle guerre, nelle carriere, nella violenza. Sono solo questi ormai i modelli del nostro tempo? Non sappiamo costruirne altri? 
    Una volta, seppure in condizioni di maggiore disagio, era la ricchezza dei contenuti umani a tener salda la vita, e la famiglia, l'istituto più elementare di convivenza, giocava un ruolo importante che lentamente si è venuto ad affievolire quasi annullandosi. Ed allora ci chiediamo il perchè di tanto disvalore? Dobbiamo forse rassegnarci ad un percorso senza ritorno? Quale prezzo ancora per coltivare i beni effimeri di una società che sempre più ci impone forzati ritmi di vita scanditi dal dover a tutti i costi arrivare? 
    Che questo potere si ridimensioni dando spazio al recupero di una cultura attenta a valori diversi più ricchi di contenuti che possano almeno in parte annullare i riscontri negativi di un modello ormai divenuto invivibile.
    Per un momento togliamoci l’abito blu e la cravatta cercando di essere noi stessi.


articolo di Ermenegildo Iantomasi dal quotidiano gratuito "Le Libertà" (07/03/2004)


 

 

 

 



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