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ARTICOLO DI PASQUALE LICURSI DALL'ULTIMO NUMERO DE "IL BENE COMUNE" "IL VOLO DI UNA VITA"
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Immaginarsi Lindbergh (Charles Lundbergh) al lume della sua candela nella sua casa americana e nei primi anni del ‘900 che impazzisce dietro l’unica idea della sua vita, il volo. Un volo che collegasse New York con Parigi su un monomotore neanche tanto affidabile e riuscire in quel volo, arrivare a Parigi dopo 33 ore di magia tra le nuvole, di emozione pura, di poesia e scendere in Europa tra gli applausi del mondo. Ma non basta. Tutta la vita l’aviatore l’ha dedicata al volo, dicono le enciclopedie e i testi di aeronautica. Ma non è così. Se fosse così dopo il primo volo e dopo i tanti riconoscimenti ufficiali, Lindbergh sarebbe tornato nella sua nuova casa, con i figli e la moglie e avrebbe vissuto tranquillo nella dolce campagna del Wisconsin. Non è così.
A Lindbergh non importava molto di
volare, forse proprio un poco; a lui importava più di tutto possedere un desiderio,
perché solo se hai un desiderio nella vita ti salvi davvero. Non c'è scampo. Quanti saranno ricordati
perché hanno sempre pagato le tasse, non hanno mai tradito la moglie, hanno sempre assolto a compiti con solenne
puntualità? Nessuno. Ma quanti, al contrario, saranno odiati, proprio così O D I A T I, per aver vissuto per qualcosa che nulla
aveva a che fare con il mondo, questo mondo, ma con l'infinito, con la possibilità di sognare pur se mai realizzata davvero
(ed è il davvero che in un contesto così ha un valore pieno, assoluto, quasi mistico). Come fa una donna a sopportare un
uomo così? La vedo lì tra le lenzuola bianche e profumate ad accarezzargli il capo, i capelli mai lavati, e guardarlo quasi
con vera commozione, con quella passione che solo un folle può trasmettere, solo un folle può trasmetterti.
Lindbergh era un folle
e bisogna dirlo così, come se dopo anni di ricerca troveresti la donna della tua
vita, quella donna. E non sai perché è proprio lei la donna che cercavi, ma sai che l'hai trovata e quando l'hai
trovata non è più lei, la dimentichi dopo un po'. Il volo per il Capitano Lindbergh è tutto questo. Un pretesto, il miglior
pretesto per allontanarsi, per uscire, per respirare a pieni polmoni e con tutto se stesso. Il V O L O appartiene a pochi,
come la santità. Ed è bellissimo perdersi dietro ad un'idea, rincorrerla per tutta la
vita, morire per lei, straziarsi, rovinarsi la vita, distruggersi e ricomporsi sempre, è bellissimo quando
lo racconti e forse lo è un po' meno quando lo vivi quel momento, se lo vivi. Ma ti piace guardare fotografie di vecchi
uomini distrutti da quell'idea e tra gli occhi scoprire piccole cicatrici
viola che sono i sentieri dolcissimi che quella idea ha lasciato. Nessuno mai
vive per gli altri, è disumano. Si vive solo per se stessi e per il tarlo del desiderio che ci rode piano il
cuore. Lindebergh e tanti altri pur essendo benefattori dell'umanità hanno sempre
vissuto egoisticamente per se stessi. |
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