Santa Croce di Magliano, sabato 13 marzo 2004

     

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ARTICOLO DI PASQUALE LICURSI DALL'ULTIMO NUMERO DE "IL BENE COMUNE"


"IL VOLO DI UNA VITA"


 

Un uomo diventato leggenda.
Per molti un pioniere,
per altri un sognatore.
Il "caso Lindbergh",
il primo pilota a compiere
la traversata dell'oceano Atlantico,
analizzato e raccontato
con spirito critico
e un pizzico di romanticismo

Immaginarsi Lindbergh (Charles Lundbergh) al lume della sua candela nella sua casa americana e nei primi anni del ‘900 che impazzisce dietro l’unica idea della sua vita, il volo. Un volo che collegasse New York con Parigi su un monomotore neanche tanto affidabile e riuscire in quel volo, arrivare a Parigi dopo 33 ore di magia tra le nuvole, di emozione pura, di poesia e scendere in Europa tra gli applausi del mondo. Ma non basta. Tutta la vita l’aviatore l’ha dedicata al volo, dicono le enciclopedie e i testi di aeronautica. Ma non è così.

Se fosse così dopo il primo volo e dopo i tanti riconoscimenti ufficiali, Lindbergh sarebbe tornato nella sua nuova casa, con i figli e la moglie e avrebbe vissuto tranquillo nella dolce campagna del Wisconsin. Non è così.
Ci deve essere per forza un'altra spiegazione, altrimenti cade tutto, davvero. La verità è che la sua vita, tutta intera, lui l'ha dedicata a un'idea, un'idea che non potesse ne dovesse finire in una "semplice" traversata, un'idea senza la quale non poteva vivere, un tarlo inesorabile che entra nel cervello già prima di nascere e ci perseguita fino alla fine, senza perdono. 
Lindbergh, attraverso il volo, parlava a se stesso e nella solitudine tra le stelle trovava la pace impossibile tra gli uomini. Se ci pensi è così. Non c'è scampo. E' difficile anche immaginarselo un uomo così tra le faccende domestiche, tra tubi d'acqua calda e tetti da riparare e frutta da lavare e tutto il resto. Non puoi stargli dietro, non puoi capire cosa si nasconde in quello sguardo che sembra perduto e che invece è l'unico sguardo possibile, l'unica verità neanche tanto nascosta. 

"Lindbergh, attraverso il volo,
parlava a se stesso e nella solitudine
tra le stelle trovava la pace
impossibile tra gli uomini"

A Lindbergh non importava molto di volare, forse proprio un poco; a lui importava più di tutto possedere un desiderio, perché solo se hai un desiderio nella vita ti salvi davvero. Non c'è scampo. Quanti saranno ricordati perché hanno sempre pagato le tasse, non hanno mai tradito la moglie, hanno sempre assolto a compiti con solenne puntualità? Nessuno. Ma quanti, al contrario, saranno odiati, proprio così O D I A T I, per aver vissuto per qualcosa che nulla aveva a che fare con il mondo, questo mondo, ma con l'infinito, con la possibilità di sognare pur se mai realizzata davvero (ed è il davvero che in un contesto così ha un valore pieno, assoluto, quasi mistico). Come fa una donna a sopportare un uomo così? La vedo lì tra le lenzuola bianche e profumate ad accarezzargli il capo, i capelli mai lavati, e guardarlo quasi con vera commozione, con quella passione che solo un folle può trasmettere, solo un folle può trasmetterti. 
Perché solo i folli possiedono la verità vera, il senso di giustizia pieno, la bellezza della poesia che tutto è all'infuori di una logica razionale, terrena e si vive nella piena solitudine, quella vera e quella giusta. La più giusta, la più vera.

A Lindbergh non importava molto di volare,
forse poco; a lui importava più di tutto
possedere un desiderio, perché solo se hai
un desiderio nella vita ti salvi davvero.
Non c'è scampo".

Lindbergh era un folle e bisogna dirlo così, come se dopo anni di ricerca troveresti la donna della tua vita, quella donna. E non sai perché è proprio lei la donna che cercavi, ma sai che l'hai trovata e quando l'hai trovata non è più lei, la dimentichi dopo un po'. Il volo per il Capitano Lindbergh è tutto questo. Un pretesto, il miglior pretesto per allontanarsi, per uscire, per respirare a pieni polmoni e con tutto se stesso. Il V O L O appartiene a pochi, come la santità. Ed è bellissimo perdersi dietro ad un'idea, rincorrerla per tutta la vita, morire per lei, straziarsi, rovinarsi la vita, distruggersi e ricomporsi sempre, è bellissimo quando lo racconti e forse lo è un po' meno quando lo vivi quel momento, se lo vivi. Ma ti piace guardare fotografie di vecchi uomini distrutti da quell'idea e tra gli occhi scoprire piccole cicatrici viola che sono i sentieri dolcissimi che quella idea ha lasciato. Nessuno mai vive per gli altri, è disumano. Si vive solo per se stessi e per il tarlo del desiderio che ci rode piano il cuore. Lindebergh e tanti altri pur essendo benefattori dell'umanità hanno sempre vissuto egoisticamente per se stessi.
E non credete a quanti vi dicono il contrario, sarebbe un falso colossale. Per i più, simili uomini rappresentano quello che loro avrebbero voluto essere ma non sono mai riusciti ad essere davvero. Un po' meschini si rifugiano nei sogni altrui e si distruggono di riflesso ed anche quello è un bel morire. Dentro, intendo, morire dentro. E la storia degli uomini è tutta qui. Sembra strano ma è una storia bellissima. Così...

 


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