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La comunità ricorda, in silenzio e raccoglimento. Una veglia, una
fiaccolata. Ancora un ritrovarsi insieme, chiedendosi se sarà mai
possibile tornare alla normalità. Due anni sono passati, ora tutti
hanno un tetto.
Anche negli altri paesi del cratere le emergenze sono
finite da tanto, ma questo non lascia credere - a San Giuliano e negli
altri centri - che la ricostruzione sia una faccenda facile o breve.
Neanche l'inchiesta della Procura di Larino sul crollo della Jovine
(foto a lato) sarà così celere. Ventiquattro mesi dopo si attendono ancora i
risultati della "super-perizia".
31 ottobre 2004. Il
secondo anniversario è oggi, e oggi scade il tempo delle promesse.
"La ricostruzione di San Giuliano entro 24 mesi" annunciarono
gli uffici di Palazzo Chigi con una dichiarazione solenne fatta nello
stesso momento in cui le ventisette bare bianche venivano deposte nelle
tombe.
Un terremoto è un terremoto, con tutte le sofferenze e le complicazioni
che porta con sé. E la storia italiana lascia poco spazio alla
speranza che la ricostruzione possa avvenire in tempi rapidi.
Nessuno, quindi, avrebbe creduto a quella promessa se non fosse stata
pronunciata dal presidente del Consiglio in persona. Oggi la realtà ci
dice che Silvio Berlusconi parlò troppo presto, troppo in fretta.
E adesso che i 24 mesi sono scaduti la delusione è inevitabile.
San Giuliano è ancora una montagna di macerie.
Certo, poteva andare peggio. Il Molise terremotato, almeno, non ha vissuto
il dramma aggiunto dei container. Le casette, gli 'chalet'
promessi all'inizio sono arrivati, risparmiando ai senzatetto
l'umiliazione di una scatola di plastica che rischia di diventare la
casa del resto della vita. E' già successo, poteva succedere anche ai
molisani. Il Governo ha invece scelto una misura inedita e più
rispettosa per fronteggiare l'emergenza abitativa, e questo è un merito
che non si può negare. Due anni dopo, però, la ricostruzione
promessa è ancora una ricostruzione di facciata.
I soldi promessi nella Finanziaria 2003 figurano, nero su bianco, nella
Finanziaria del 2005. La gente vuole tornare a casa, e ha il diritto di
volere una casa il più possibile simile a quella che le scosse sismiche
hanno cancellato per sempre. Per ricordare e per tornare a vivere.
Forse si sarebbe fatto davvero tutto in 24 mesi se al posto di
ricostruire quel paese si fosse messo in piedi - come auspicò Berlusconi
- un quartiere pieno di verde, con la separazione completa dei percorsi
delle automobili da quelli per i pedoni e le biciclette, con nuovi
appartamenti funzionali e innovativi, con un centro commerciale, una
piazza, un grande campo giochi. Forsse.
Ma San Giuliano di Puglia non è Milano due. E non vuole essere
niente se non San Giuliano di Puglia, piccolo paese del Molise di valli
e colline, di frantoi e botteghe polverose, di piazzette di pietra e
case di mattoni. Possibilmente con una scuola che non crolla come un
castello di carte al pruno soffio dì vento.
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