Roma
- Due studentesse raccontano la lezione di Macolino alla Sapienza
Nicola Macolino -
completamente a suo agio di fronte ad un pubblico non facile, un
pubblico di "addetti ai lavori", potremmo dire - ha ripercorso
la sua vicenda artistica: giovane eppure già ricca di esperienze e
incentrata su una poetica complessa, affascinante e soprattutto nuova,
anche per gli studenti della Capitale. Attraverso le parole, ma
soprattutto attraverso la proiezione di diapositive e filmati relativi
ai suoi spettacoli creati in sinergia con gli altri componenti del
Centro di ricerca Culturale Abraxas (a partire dal "Macbeth"
fino a " E. V. N. I. "evento violento non identificato")
Macolino si racconta e soprattutto svela quelli che sono i leitmotiv del
suo percorso artistico-professionale.
Da subito incuriosisce l'uditorio proponendo un "teatro di
immagine" inteso alla maniera wagneriana come fusione di
parola, suono, immagine, azione e che inoltre non manca di affrontare
temi legati persino ad un'antica scienza, qual è l'alchimia.
Soprattutto però, Macolino incentra il suo discorso sul vero
protagonista dei suoi spettacoli, che è lo SPAZIO. Lo spazio
inteso in due modi: da una parte come luogo di creazione, di
ispirazione, di messa in scena... "Spesso usato così com' è,
senza togliere nulla, ma solo aggiungendo"; dall'altra come concetto
di "patria", luogo della propria esistenza a cui si sente
indissolubilmente legato. Uno "spazio" quindi quest' ultimo
che è Santa Croce di Magliano, ma è anche l' intero Molise
e ancora tutto il sud Italia.
"Il Molise per me è un' "isola" da capire, far
scoprire e rivalutare" - afferma non a caso Macolino, che dalla
sua "isola" ha assorbito uno degli aspetti forse più
originali, che percorre tutta la sua opera e che ha estremamente
affascinato l' uditorio, il quale ne ha certo colto la singolarità: il
senso del Mistero, del sacro e del profano racchiuso nei riti e nelle
tradizioni religiose e popolari molisane.
"Purtroppo oggi stiamo dimenticando tutto ciò" - dice
Macolino - "eppure anche in questo caso il teatro può rivestire
un importante ruolo, quello di memoria storica".
Ed è a questo punto che alle spalle del regista parte il video di
uno dei riti usuali in Molise ma non solo (filmato sul posto da
Macolino e montato dal semiologo Antonio Picariello): l'uccisione del
maiale. La processione dell'animale, condotto dagli uomini verso la
morte che sarà ancora vita, nutrimento ed energia per l'uomo stesso, e
forse "sbeffeggiato" da un cane che segue e fiuta la scia di
sangue lasciata dalla vittima che si immola, è infatti parte di un più
grande " puzzle", rappresentato da uno spettacolo di Macolino
dal titolo "Solo andata", ispirato alla raccolta di poesie
" La Cifra" del filosofo argentino Borges.
Un video che in un primo momento sconcerta il pubblico di studenti
"metropolitani" , ma che allo stesso tempo ne coglie la
forza in quanto realtà, e soprattutto il coraggio dell'idea e della
realizzazione artistica.
Ormai Macolino e le sue immagini hanno letteralmente conquistato gli
studenti i quali non si esimono dal fare domande a cui il regista
risponde affrontando altri temi, come quello del rapporto col testo
o, più tecnicamente con l' ipotesto, che egli dice di trattare insieme
ai suoi collaboratori del c.r.c. Abraxas, come ipertesto trasformato,
rivissuto, reinterpretato, contaminato ed offerto ad un pubblico che è
parte integrante dello spettacolo, è anch'esso un attore.
Affronta ancora il problema della riproposizione di uno spettacolo di
tal genere, estremamente legato al luogo in cui nasce, in un luogo
altro, "straniero" e soprattutto all'interno della classica
struttura teatrale, la quale, come si sa, prevede un faccia a faccia
passivo tra attore e spettatore, del tutto assente nel teatro da lui
proposto, dove il pubblico di solito non ha a disposizione neppure le
sedie su cui accomodarsi, è costretto a spostarsi tra una scena e
l'altra, a scontrarsi persino con le macchine di scena, con gli attori,
si ritrova disorientato e deve cercare la sua strada… un po' come
nella vita quotidiana.
Infondo però Macolino è più buono della Vita e così, in E.V.N.I., ci
regala un angelo custode -con una sola ala, oltretutto nano e sulla
sedia a rotelle- pronto ad indicarci la via giusta! di [ Maria Di Cicco

Lunedì
18 Aprile 2004, presso il Dipartimento di Storia dell'Arte
dell'Università La Sapienza di Roma, la lezione di "Coreografia
come conoscenza dello spazio" (una delle più interessanti del
dipartimento), non è stata tenuta dal docente titolare della cattedra,
Fabrizio Crisafulli, bensì dal nostro regista e scenografo teatrale Nicola
Macolino.
Crisafulli è un affermato artista che si occupa di teatro "non
teatrale": il suo è "un teatro dei luoghi", prende
vita dall'ascolto dell'essenza del luogo, lasciandosi impregnare delle
sue memorie, penetrandone lo spirito. E' un teatro evocativo e
visionario, in cui non c'è la predominanza del testo scritto e recitato
(la parola è quasi assente), perchè si basa sulla forza
dell'immagine e della luce come elemento strutturatore di testo al pari
di attori, oggetti, ambiente, che interagiscono in equilibrio non
gerarchico.
Macolino è stato allievo di Crisafulli durante i suoi anni di studio
presso l'Accademia di Belle Arti di Urbino ed è interessante vedere
come partendo da un simile sentire e dalla conoscenza degli strumenti e
del linguaggio del maestro, egli abbia elaborato un suo linguaggio
autonomo e di grande efficacia.
E' per questo che ho voluto far rimettere in contatto i due artisti, per
far conoscere l'operato del Nostro ai futuri critici d'arte che si
formano all'Università, mettendolo in condizione di dialogare con il
suo ex "maestro" , il cui lavoro stimiamo tutti in Ateneo.
Il risultato è stato entusiasmante. Macolino ha tenuto una vera e
propria lezione universitaria, spiegando alla classe la sua poetica e il
processo concettuale e tecnico del suo fare teatro, che in Molise ormai
tutti conosciamo e ammiriamo.
Ha proiettato in aula diapositive e video tratti da tutti i suoi
spettacoli, da Macbeth, il suo primo lavoro, a EVNI, la sua ultima
creazione, mostrando non solo immagini di scena, ma anche fotografie in
dettaglio dei costumi e bozzetti delle macchine sceniche.
Il professor Crisafulli era entusiasta del lavoro del suo ex alunno e di
come abbia saputo assorbire e rielaborare i suoi insegnamenti per creare
un proprio personalissimo linguaggio teatrale dall'eccezionale forza
visiva, evocativa e concettuale, in cui testo, luogo, macchine di scena
e attori sono come fatti della stessa carne e creano un mondo in cui lo
spettatore partecipa emotivamente e fisicamente.
Al termine della "lezione", gli studenti hanno sommerso
Macolino di domande, mentre di solito non ne pongono molte,
evidentemente il Nostro li ha interessati e stimolati, stupendoli con
la forza che nessuno immaginerebbe di scovare in Molise, con la sua
capacità di essere contemporaneamente scenografo e costruttore di
macchine sceniche impressionanti, regista e alchimista di visioni.
Egli ha anche scioccato il suo nuovo pubblico di studenti, mostrando
loro un video che proiettò durante lo spettacolo su Borges, del
2003, un filmato sull'uccisione di un maiale, accompaganto da una musica
di Astor Piazzolla, un tango: il tango fra vita e morte, una
dialettica ricorrente nel teatro di Nicola Macolino, un filo sul quale
le sue rappresentazioni sono in bilico e giocano, irriverenti. Sbaglia
davvero chi afferma che il Molise sia privo di interessanti stimoli
culturali! di [
Emanuela De Notariis |