Santa Croce di Magliano, lunedì 13 giugno 2005
pagina aggiornata lunedì 20 giugno 2005

     

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Evviva Sant'Antonio, nostro Patrono


Santa Croce di Magliano - domenica 12 e lunedì 13 giugno 2005

La tredicina; le lucerne ai balconi; gli spari di fuochi pirotecnici; la benedizione dei carri; i ‘monachelli’ in processione; il canto della carregna; l'offerta delle pagnotte di pane; la questua e l'asta; il saio devoto; i candidi gigli; i pranzi abbondanti; i divertimenti e le passeggiate serali.

Santa Croce di Magliano si ferma per festeggiare il Santo Patrono, Sant'Antonio da Padova.
Protagonisti esemplari della festa sono certamente i bambini che durante la processione vengono vestiti con il tipico saio allacciato intorno alla vita da un cordoncino di cotone con tredici nodi. In mano recano un bellissimo giglio bianco, simile a quello che si può ammirare in qualsiasi effige del Santo.

La devozione per il Santo è grande tanto che nei tredici giorni che precedono la festa la chiesa prefabbricata post-sisma di via dei Carri - dove è possibile adorarlo - è sempre gremita di gente che partecipa alla messa quotidiana. In serata fuochi d'artificio e spettacolo con l'artista Bobby Solo.

 

ECCO ALCUNI MOMENTI DELLA FESTA

 
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Bobby Solo in concerto. Serata davvero speciale
Il cantautore si è esibito in piazza trasmettendo ai presenti tanta serenità

SANTA CROCE DI MAGLIANO - Nella serata del 13 giugno, in occasione delle festività di Sant'Antonio - patrono di Santa Croce di Magliano - si è esibito Bobby Solo, e la gente numerosa e curiosa è rimasta fino alla fine dello spettacolo.
    Il cantante, famoso soprattutto negli anni '70, sembrava, nella sua esibizione, un oggetto smarrito, trovatosi lì per caso, come per incanto. La gente lo guardava, lo ascoltava e pensava che quasi fosse capitato lì per una strana coincidenza.
Non aveva messaggi o proclami da fare, non voleva insegnare nulla a nessuno: semplicemente cantare una gioia che la sua epoca trasmetteva.
Come a dire: se vivo bene con me stesso non ho frustrazioni, ne stress da comunicare. Mi piace cantare e canto!
    Quel ciuffo e quella chitarra erano (e sono) la testimonianza di un'epoca in cui forse davvero si è sfiorata la felicità, la gioia di vivere. Un benessere reale e mai fittizio.
Bobby Solo, "figlio" italiano di Elvis, non lanciava messaggi da decifrare, concetti da comprendere e quant' altro. Semplicemente uno stato d'animo, una pace interiore sincera e vera. La gente, quelli sotto al palco, sembravano un tantino smarriti, increduli, di come un uomo di quell'età potesse ancora trasmettere una felicità di vivere così ingenua e infantile.
    Noi non siamo più felici e quanti lo sono ci sembrano strani, quasi impossibili. Indipendentemente dall'apprezzare o meno quel genere musicale, Bobby Solo ha dimostrato una cosa davvero molto semplice e per questo difficile da comprendere; la felicità è a pochi passi, visibile e basta fare quello che si vuole per vivere a lungo e senza problemi.
    Oggi anche se i problemi non ci sono li andiamo a cercare. Non ci si rende più conto che l'esserci, respirare già è una fortuna e noi, che ci siamo e respiriamo, siamo privilegiati in tutto.
Sembra che più si è infelici, più si è credibili e chi vive semplicemente non ha più diritto di esserci.
    Bobby Solo sembrava un cartone animato, messo lì da chissà quale spirito celeste a ricordarci che siamo così fortunati da non rendercene conto. E lo siamo davvero.
    Si nasca aquile o cacciatori tutti facciamo parte di un tutto e tutti contribuiscono a rendere magico questo momento cui siamo stati scelti tra milioni di possibilità.
    Bobby Solo era felice di cantare, di esserci, di respirare e questo a molti è sembrato un po' strano. Sono i casi della vita.

Pasquale Licursi (dal quotidiano "Oggi Nuovo Molise")

 


foto in collaborazione con Principexa e Donato

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