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Mostra
"AGGETTIVAZIONI MADI" a cura di Maurizio Vitiello
Sabato 12 novembre, alle ore 19, sarà inaugurata e resterà aperta
sino a venerdì 2 dicembre 2005, la mostra, curata dal critico
partenopeo Maurizio Vitiello, intitolata "AGGETTIVAZIONI MADI",
con una significativa opera dell'artista molisano Vincenzo
Mascia, negli accoglienti ambienti del
"Museo Mineralogico Campano - Fondazione Discepolo", diretto
da Umberto Celentano (Via San Ciro, 2 80069 Vico Equense - Napoli;
tel./fax 081/801.56.68; www.museomineralogicocampano.it).
L'operatore presenta un acrilico su legno, di cm 100 x 100, realizzato
quest'anno, intitolato "Struttura 37/05", imperniato sulla
poetica "madi".
Interventi, alle ore 19.30, di Umberto Celentano, Bruno Discepolo,
Maresa Galli coordinati da Maurizio Vitiello.
Fine mostra: venerdì 2 dicembre 2005.
Orario: martedì-sabato: 9.30-13.00/16.30-19.00; domenica: 9.30-13.00;
lunedì: chiuso.
Scheda della
mostra "AGGETTIVAZIONI MADI" a cura di Maurizio Vitiello
Non tutti gli artisti di un certo
livello risultano conosciuti al largo pubblico. Oggi, nel mondo
dell'arte, si sovrappongono agli artisti affermati, ed ampiamente
storicizzati, quelli bravi, ma non particolarmente conosciuti, i giovani
emergenti dalle buone basi, intenti alla ricerca estetica e a guadagnare
margini di successo, e le meteore abbaglianti, ovvero gli effimeri.
Insomma, una discreta babele d'istanze e di linguaggi genera una certa
confusione. Il fruitore educato all'arte sa ben districarsi, ma chi non
è solito frequentare i salotti ben informati, nonché le gallerie
accorsate e i musei propositivi, accusa qualche difficoltà.
Vincenzo Mascia è un operatore serio e tranquillo, poco dedito
all'amplificazione della sua attività, indubbiamente di tutto rispetto,
da conoscere senz'altro. Vive e lavora a Santa Croce di Magliano, in
provincia di Campobasso, ed ha preferito il codice "madi", che
ha coinciso con la sua evoluzione artistica. La valida ed interessante
produzione di Vincenzo Mascia è possibile vederla ad ogni
manifestazione "madi".
Il "madi" continua il ventaglio di prerogative
dell'astrattismo, proponendo l'opera cinetica ed il quadro esagonato, e
non raccoglie, perché volutamente elimina, ogni ingerenza dai fenomeni
di espressione, rappresentazione, significazione. Ma le esperienze
"madi", vivificate da varie generazioni di artisti, avvertono
i cambi e le flessibilità del tempo e possiamo considerare accettabili
nuove formulazioni che prospettano un "post madi" e
addirittura un "alter madi". Le nuove aggettivazioni, inedite,
inusuali, inconsuete, attivano una costante metodologia di ricerca per
un collegamento tra arte e architettura, tra arte e design.
Mascia nel 1986 realizza le prime opere inoggettive e nel 1991 determina
le prime strutture ad orizzonte estroflesso. Esaminato il lavoro di
Fontana, assembla componenti tenendo conto che devono vivere uno spazio
reale, e non illusorio, e nega soluzioni prospettiche. Le sue
realizzazioni recenti, pur evidenziando il richiamo al costruttivismo ed
al suprematismo, sono parimenti indotte e rivolte ad indagare livelli
pluridisciplinari. Ogni opera di Mascia tenta, altresì, di recepire ed
afferrare quegli utili coinvolgimenti dell'esperienza conoscitiva
relativa ai processi percettivi. Le forme neoplastiche precisate
rispondono ad essere felici ed assennate sintesi di piani, di colori e
di combinazioni compositive.
La sua provvida e minuziosa ricerca rifiuta dati figurativi e visioni
metafisiche e si concretizza nell'esporre insiemi di rapporti complessi,
resi in forme convincenti e capitali grazie alle particolari qualità e
margini di affidabilità dei materiali usati. Per Vincenzo Mascia il
progetto è la base su cui poter partire per investigare l'iniziale
intuizione della forma e poter, poi, proseguire per intessere e per
sovrapporre trame ed orditi geometrici di elementare essenzialità. La
prima mossa è la scomposizione del quadrato in altre figure geometriche
elementari, da regolare in accostamenti o in sovrapposizioni. Da
confronti e da scontri tra gli elementi variabili della struttura
compositiva si apre un teoria di possibilità estetiche, che tende a
compattare un'unità. Una struttura di Vincenzo Mascia è un appoggio
deciso a forme inseguite e, al contempo, uno smistamento di pungoli
ottici. Un'altra struttura è un'àncora cromoplastica lanciata a
guadagnare lo spazio e a definire un'architettura nell'architettura
divina.
Mascia cerca d'integrare la sagoma con la silhouette, il principio
coloristico con la tinta nuova, il volume pieno con la dimensione aperta
per aggregare le tensioni delle forze contrastanti in un sana e saggia
saldatura che tenga. Far interagire disciplinatamente forze
contrastanti, far valere sagome costruite, motivate di sapienti colori,
sottolineare una virtuale inclinazione a superare varchi e ad
abbracciare campi di spazio, gestire linee orizzontali e verticali,
pieni e vuoti, superfici lucide e opache o concave e convesse è la
complessa somma di azioni e di procedimenti attuata da Vincenzo Mascia
per sviluppare il superamento dei perimetri e per ammettere dialoghi e
contaminazioni.
Sedimentazione di compositi tagli geometrici, sfalsamento dei piani e
possibile integrazione di indirizzi di luce sono i punti fermi e
qualificanti dell'ultima cosciente e matura produzione di Vincenzo
Mascia, che non osa fermarsi per avere ragione delle linee e della
materia.
In conclusione, l'operatore presentando nel significativo spazio del
"Museo Mineralogico Campano - Fondazione Discepolo", di Vico
Equense (NA), diretto con passione e bravura da Umberto Celentano,
l'acrilico su legno, intitolato "Struttura 37/05", cm. 100 x
100, conferma la sua piena adesione alla poetica del linguaggio "madi",
sempre in movimento evolutivo.
a cura di
Maurizio Vitiello |