Santa Croce di Magliano, mercoledì 02 novembre 2005

     

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tre anni fa il sisma << 1/15 novembre << 2005 << home

 

 

31/10/2002 - 31/10/2005: TRE ANNI FA IL SISMA


Il giorno del ricordo, delle lacrime e del dolore a San Giuliano di Puglia dove quelle ferite mai rimarginate nella gente sono tornate a far male più che mai.


Partecipa alla messa anche Guido Bertolaso
San Giuliano, uniti nella preghiera nel giorno di Ognissanti

SAN GIULIANO DI PUGLIA. Le luci della memoria hanno illuminato lunedì sera i luoghi del dramma. Una scia luminosa di fiaccole ardenti ha sostato davanti la scuola crollata, al piazzale del palazzetto dello sport, al piccolo cimitero.
Tutti hanno ricordato quale orrore gli ha condotti in quel luogo. Per non dimenticare. I genitori insieme ai parenti, alla comunità di San Giuliano e tanta altra gente si sono riuniti in preghiera e hanno ripercorso con una fiaccolata tutti i luoghi simbolo del dolore. Poco distante, nella chiesa del villaggio provvisorio, la lunga veglia, iniziata in mattinata prima dei ventotto rintocchi, e conclusasi nel giorno di Ognissanti con la celebrazione eucaristica celebrata dal vescovo Tommaso Valentinetti.
Dove c’è qualcuno che soffre Dio c’è sempre. Anzi c’è ancora di più. E proprio nel male, nel dolore, nella sofferenza, è lì che ci chiede di continuare ad amare. Nella figura dei Santi il vescovo ha tracciato il monito per il futuro.
“La santità deve esserci nella quotidianità, ogni giorno dobbiamo rispecchiarci nell’immagine dei Santi - ha spiegato il vescovo - queste comunità devono ritrovarsi e costruire un cammino di Fede e di unione”. Nei banchi della chiesa prefabbricata anche il capo del dipartimento di Protezione Civile Bertolaso, il governatore Michele Iorio, il prefetto Guido Nardone e il sindaco di San Giuliano di Puglia Luigi Barbieri. Da loro dipende il futuro delle comunità segnate dal terremoto. Senza retorica. Nei segni della memoria il monito per la rinascita. Nel terzo anniversario. (Quotidiano del Molise)


Spartizioni, rancori e sfregi: San Giuliano tre anni dopo La ricostruzione del post terremoto procede a rilento. Colpa della burocrazia, di promesse non mantenute, ma anche di liti fra i residenti. Un paese lacerato, dove c’è chi s’è arricchito e chi decide di andar via.

di Monica Vignale (da Primonumero.it)

Qualcuno piange la disperazione di un bambino che oggi avrebbe nove anni, qualcuno serra le labbra in una smorfia amara e si barrica nel prefabbricato di legno. Qualcuno ricorda che «abbiamo perso tutto, figli e case» e allarga le braccia come i vinti. Qualcuno con i soldi delle donazioni ha comprato un’auto nuova o un hi-fi ultima generazione. Qualcuno con quei soldi è andato in vacanza ed è tornato più snervato di prima. Qualcuno ha triplicato le fatture dell’azienda edile grazie ai lavori del villaggio provvisorio. Tutti maledicono il terremoto, ma qualcuno vive di terremoto. E va bene così. Qualcuno invece medita di lasciarsi alle spalle il fantasma impazzito che è questo fazzoletto di terra che nemmeno esisteva sulle cartine geografiche e che oggi, 31 ottobre, ha gli occhi dell’Italia puntati addosso e non sa se riuscirà a sostituire – nella veglia che inizia alle 10 per concludersi domattina - la commozione all’odio, le lacrime al rancore.

San Giuliano di Puglia, 31 ottobre 2005. Scocca il terzo anniversario della tragedia che si è portata via in un colpo solo una generazione di bambini, morti sotto le macerie di una scuola elementare che si è sbriciolata come un dolce di zucchero caramellato il giorno di Halloween. Una scossa dell’ottavo grado che ha buttato giù l’edificio alle 11 e 32 del mattino, e che ha percosso la terra come una frusta di ferro filato. Tre anni dopo qualcosa è cambiato. I cinque miliardi della solidarietà internazionale senza vincoli se li sono spartiti. Il Piano di Ricostruzione è stato approvato (due volte: prima dall’ex Amministrazione, poi da quella attuale, rivisto e corretto) e i lavori sono partiti sia per alcuni edifici pubblici che per gruppi di abitazioni private. L’ex sindaco Antonio Borrelli sarà processato insieme con altre cinque persone per “omicidio colposo plurimo” e “disastro colposo”. L’udienza preliminare si è chiusa fra gli evviva per il rinvio a giudizio e le dichiarazioni del Comitato Vittime: «La giustizia? Finalmente ci cominciamo a credere».

Le reazioni ‘a caldo’ la dicono lunga sul rancore che comanda in questo villaggio giocattolo, dove abitano 270 famiglie (altre 35 si sono trasferite coi contributi dell’autonoma sistemazione in paesi vicini, mentre altre ottanta sono rientrare nelle case lievemente danneggiate del paese) che vivono e s’incontrano senza quasi parlarsi. Si sputa veleno, ci si scanna a vicenda per indennizzi più o meno cospicui. Succede che il figlioletto di sei anni di Antonio Borrelli e Carmela Ferrante (hanno perso pure la loro primogenita sotto le macerie) venga avvicinato da un genitore e insultato come il peggiore dei criminali. Succede ancora che quel bambino veda i fiori davanti la tomba della sorella recisi di netto da mani cariche d’odio. Succede che il Consorzio edile che si è costituito all’indomani del sisma diventa il ricettacolo di lacerazioni e litigi fratricidi, con la conseguenza di spaccarsi e mettere le piccole imprese l’una contro l’altra.

Ecco qui San Giuliano di Puglia tre anni dopo: un paese che non esiste. Residenti nemici che chiedono di non andare a vivere accanto all’ex vicino di casa, che litigano per avere un metro quadrato in più o in meno nel futuro appartamento.

Ed è anche per questo che, mentre i cantieri degli edifici pubblici vanno avanti a ritmi spediti su in paese, mentre i lavori di ristrutturazione della chiesa e di palazzo Marchesale (futura sede degli uffici municipali) danno risultati visibili di giorno in giorno, i comparti privati procedono a fatica, nell’astio e nelle ripicche generali. L’ente attuatore è unico per tutti, e si chiama ingegner Claudio Rinaldi, ex Provveditore alle Opere Pubbliche nominato da Silvio Berlusconi come organismo super partes preposto a seguire le fasi della ricostruzione. Una ricostruzione iniziata in estate – dopo ritardi incomprensibili – e che, secondo il sindaco Barbieri, terminerà in due anni. «Se non mancheranno i fondi» precisa, ricordando di aver chiesto una nuova quota per San Giuliano (che ha 80 milioni di euro, 51 dei quali previsti in Finanziaria, ed è la prima volta che una Finanziaria decide di assegnare soldi a un paese specifico) e addebitando il ritardo alla precedente Amministrazione, «che ha redatto un Piano con ottanta delocalizzazioni, troppe. Noi le abbiamo portate a dodici, sul presupposto di voler ricostruire San Giuliano il più possibile dov’era prima».

Gli abitanti però non sembrano molto interessati alla ricostruzione del paese. Non è un caso se gli operai delle ditte che hanno vinto gli appalti vengono tutti da fuori. «Il nostro criterio di assunzione è privilegiare i residenti – spiega Massimiliano Di Pietro Paolo, giovane direttore del cantiere della chiesa – E sono sincero, lo facciamo anche perché così abbattiamo i costi. Eppure di San Giuliano non c’è nessuno». Perché? «Chi lo sa… Qua litigano e basta, si mettono i bastoni fra le ruote».

Eppure il sindaco Luigi Barbieri, giovane, sorridente e impeccabile nel suo ufficio giù all’insediamento abitativo temporaneo, sostiene che «la gente aspetta con fiducia la ricostruzione». E i conflitti? E le lacerazioni di cui parla anche il parroco, don Ulisse? «Sì, questo c’è – ammette il sindaco – ma dopo il rinvio a giudizio dell’ex sindaco e di altre cinque persone è tornata un po’ di fiducia. La verità sembra a tutti più vicina». Quale verità? «Sapere perché è crollata la scuola». Il Comune di San Giuliano si è costituito parte civile contro gli ex amministratori pubblici indagati. Per «ragioni di immagine», perché «siamo stati danneggiati come ente». Insomma, l’attuale sindaco contro l’ex sindaco: una contraddizione anche questa nel paese degli angeli, dove si parla della scossa fatale come «una scossetta» nonostante le centinaia di case abbattute perché gravemente danneggiate. Vengono i brividi qui a San Giuliano di Puglia, disperato e abbandonato e folle di rancore e pervaso da un clima da caccia alle streghe.

Solo Guido Bertolaso, il capo della Protezione Civile, segue ancora di persona la ricostruzione e la vita spezzata, e qualche volta ancora tenta di frenare l’addossarsi reciproco di colpe che ha distrutto quel poco rimasto in piedi. Gli altri si tengono alla larga. Berlusconi non è più tornato. Le Autorità Locali cercano di non avere troppo a che fare con questa gente. Né il Prefetto né il Presidente della Regione hanno ancora organizzato la cerimonia di consegna delle medaglie d’oro ai bambini morti. Carlo Azeglio Ciampi ha attribuito i 27 riconoscimenti agli scolari che hanno perso la vita nel crollo della Jovine. Le medaglie, che qualcuno vocifera siano state ‘pretese’ con una forzatura della motivazione istituzionale, sono ancora in un qualche cassetto.


«Cari angeli di San Giuliano di Puglia...»

«Cari angeli di San Giuliano di Puglia...» Nel 3° anniversario del crollo della scuola e nell'ambito del «Progetto Memoria», scolari pugliesi hanno scritto poesie e lettere dedicate alle giovani vittime del sisma
Disegni, poesie, lettere - un centinaio di elaborati in tutto - realizzati da alunni delle scuole elementari pugliesi ed indirizzati ai loro coetanei morti nel crollo della Scuola «Francesco Jovine» di San Giuliano di puglia il 31 ottobre 2002, saranno consegnati nelle mani dei genitori dell’associazione «Vittime della Scuola» dal promotore del «Progetto Memoria», Vito Cavalluzzi.
Il «Progetto Memoria», nato nel settembre 2003 e sostenuto dalle presidenze delle Regioni Puglia e Molise si propone, fra l’altro, una solidarietà istituzionale fra le due Regioni affinchè sorgano accordi e sinergie che possano consolidare un rapporto di amicizia interregionale già esistente. Il tema di fondo è il crollo della scuola «Jovine» con le sue conseguenze. Lo sviluppo del Progetto è articolato nel tempo, senza un luogo o una data precisa.
«Di anno in anno - afferma il suo ideatore - secondo necessità ed opportunità nel periodo che precede il 31 ottobre viene individuato un tema e sviluppato. Come riferimento di principio, oltre a temi della solidarietà, esiste un’attenzione particolare alla sicurezza nelle scuole ed ai disagi dei minori». In questi tre anni, il «Progetto Memoria» ha condotto, tra l’altro, alla scoperta di una lapide commemorativa in una scuola di Bari e al conferimento di una medaglia d’oro al merito civile alla maestra morta con i suoi alunni.


SAN GIULIANO DI Puglia. Nel «Giorno della Memoria» il pensiero di alcuni sangiulianesi e dei Maestri del Lavoro del Molise va anche a quel minatore del paese, Francesco Cicora morto durante l'espletamento del suo dovere a Marcinelle il cui corpo non è mai stato trovato. In molti nel centro terremotato molisano ieri hanno voluto dedicare un pensiero a quell'immigrato morto nel crollo delle miniera le cui gesta sono tuttora vive nella comunità dove lui aveva vissuto per gran parte della sua vita. «Da San Giuliano di Puglia a Marcinelle», il libro di Giuseppe Ruffo scritto per la popolazione del luogo ripercorre quegli anni della grande tragedia con una sorta di parallelismo al dramma della «Jovine» dove sono morti i 27 bambini e la maestra Carmela Ciniglio. E sempre ieri la gente del posto ha voluto ricordare le altre due vittime del terremoto, Luisa Cosentino di 65 anni e Anna Antonia Peluso, morte durante il sisma del 31 ottobre 2002 di cui il paese non si è dimenticato. Le polemiche non sono mancate nemmeno ieri, nel giorno dedicato ai piccoli «Angeli». Il Capo della Protezione civile Bertolaso ha difeso il ruolo e la presenza dello Stato; non ha potuto non parlare dei ritardi nella ricostruzione dei centri del «Cratere» rispetto a quel «modello Molise» che ritiene ancora un esempio per l'Italia pur se affidato alla gestione locale. (Il Tempo Molise)


Una scuola per la pace in Galilea dedicata ai bambini di San Giuliano

Il 14 novembre 2004, quasi ad un anno di distanza, l’Associazione San Giuliano di Puglia 31.10.2002 ONLUS insieme al sig. Antonio Parodi e i dipendenti di Area Solidarietà Alitalia, hanno intrapreso il progetto della costruzione di una scuola per la pace, a Tarshiha in Galilea, dedicata ai 27 bambini e alla maestra che il 31.10.2002 persero la loro vita durante il crollo della scuola “F. Jovine”.

Il sig. Parodi elaborò un cd contenente delle poesie in dialetto napoletano, tra cui una dedicata ai bambini “LL’angiuli e’ San Giuliàno” e un'altra alla maestra “Dimme ‘ a verità”, altre poesie rappresentano il nostro modo di apprezzare e il valore e il significato della vita, le nostre aspettative ecc. L’Associazione ha dato il suo patrocinio morale a questo progetto, intitolato e annunciato sul nostro sito web “Chèllo ca téngo a into (quello che ho dentro)” e oggi insieme al sig. Parodi, Area Solidarietà Alitalia e a tutti coloro che hanno collaborato al progetto e che ci hanno creduto fino in fondo, si sta per realizzare. Non è più un sogno, ma è un sogno che diventa realtà, domani 31 ottobre 2005, con la presenza della comunità cristiana – cattolica (rappresentata da Suor Lucia Maule e Padre Elias), e dei sigg. Roberto Sciortino e Luigi Sparapani (rappresentanti di Area Solidarietà Alitalia) e di Antonio Parodi (ideatore del progetto), verranno appoggiati su una lapide posizionata accanto alla nuova costruzione, una pietra della scuola crollata “F. Jovine”, e una targa (con scritto su un messaggio), questo, nella ricorrenza del 3° anniversario, a Tarshiha in Galilea significativamente, viene posata la prima pietra, ossia la prima pietra della speranza, della pace, della “gioia” e della “serenità”.

Comitato Vittime S. Giuliano di Puglia


SAN GIULIANO DI PUGLIA
"Ti ricordi dei pomeriggi passati insieme? Gianni era sempre felice ed allegro".

Ora sei diventato un Angelo del sorriso». Questo uno dei passaggi delle poesie che ieri mattina gli alunni della scuola «Jovine» hanno letto davanti alla folla di residenti assiepata nella zona dove prima si trovava l'edificio scolastico. Le letterine sono state scritte dagli allievi delle elementari e medie in ricordo dei compagni di scuola scomparsi tre anni fa. «Eravamo i più felici del mondo, avevamo le nostre piccole difficoltà ma ci volevamo bene. Ora è finito tutto». ha scritto un'altra bimba nella sua poesia dedicata ai 27 Angeli. «Sentimmo un rumore fortissimo - ha detto un altro alunno -, abbiamo avuto paura e dolore. Pensavamo di non uscire più dalla scuola. Quello è stato il momento più brutto della nostra vita>. Una delle ultime lettere ha voluto ricordare tre dei piccoli scomparsi. «Umberto non ti dimenticheremo mai. Luca e Giammaria vi ricorderemo sempre. Ora continuate a vegliare su di noi».
(Il Tempo Molise)

 



 

 

 

 



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