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L'ANALISI - Vincitori, vinti e vincitori vinti
di
ANTONIO SORBO
I
risultati delle elezioni politiche nel Molise pongono una serie di
questioni e di riflessioni che riguardano sicuramente il presente ma
anche e soprattutto il futuro della regione.
Il
primo dato, indiscutibile, è che finalmente il centrosinistra
ha vinto e, seppure di poco, ha la maggioranza nel Molise. Sia al
Senato che alla Camera l’Unione prende più voti del centrodestra con
un vantaggio che va da un punto percentuale al Senato a quasi due
punti alla Camera. Non è un dato di poco conto, visto che il Molise,
come hanno dimostrato le elezioni europee del 2004 – le ultime che
hanno una valenza “politica” regionale -, è stata finora considerata
una regione di centrodestra. Il sorpasso del centrosinistra arriva
dopo cinque anni di governo nazionale e di governo regionale della
Casa delle Libertà e al termine di una campagna elettorale
dove tutto il centrodestra, utilizzando impropriamente gli
importanti ruoli istituzionali ricoperti dai suoi esponenti
(presidente della Regione, assessori regionali ecc.), ha condotto
una campagna elettorale all’attacco, legiferando, effettuando
nomine, concedendo e distribuendo finanziamenti e contributi.
Insomma per il centrosinistra era la situazione peggiore. Eppure ha
vinto. Ed è strumentale e sicuramente contraddittoria l’affermazione
di Iorio secondo il quale è “fisiologico” che chi governa
perda consensi.
Non è vero, perché se fosse vero il presidente del governo regionale
non avrebbe ottenuto al Senato il 33 per cento dei voti. Ed è
contraddittorio con ciò che Iorio e i suoi amici, a partire dal
coordinatore regionale di Forza Italia, Ulisse Di Giacomo, hanno
dichiarato in questi mesi, e cioè che il presidente ha ben governato
cambiando il volto del Molise: quindi se fosse vero che il suo
governo ha prodotto risultati positivi per il Molise, nessuno si
sognerebbe di votare contro un così grande benefattore.
La verità è invece un’altra: i molisani hanno espresso un
giudizio negativo sul governo regionale e il fatto che il 33 per
cento degli elettori abbia votato per Iorio è la conseguenza di una
questione aperta e tutta interna al centrodestra. Quel 33 per cento
è quella parte del centrodestra che si è stretta intorno al suo
presidente, per una serie di ragioni che non è difficile intuire,
per dare una “lezione” a quelli che, anche all’interno della Casa
delle Libertà, hanno osato criticarlo.
Iorio ha lanciato un messaggio: senza di me il centrodestra nel
Molise non ha alcuna chances, perciò o con me o contro di me. Un
"referendum" sul suo nome che ha vinto tra gli elettori del
centrodestra ma ha perso tra gli elettori molisani. Il suo risultato
personale è eclatante ed è, dal suo punto di vista, un dato di cui
essere soddisfatti. Ma se dal suo “particulare”, Iorio allarga lo
sguardo allo stato generale della sua coalizione si rende conto che
con il suo 33 per cento (che non gli arriva solo dagli elettori di
Forza Italia, come dimostra il dato alla Camera, dove Forza Italia
ha preso molti meno voti, ma anche di altre componenti della
coalizione), si rende conto che, in vista delle regionali il
centrodestra ha poco di cui essere soddisfatto, L’Udc di Patriciello
e di Di Giandomenico si è sfaldata rientrando nei binari della
“normalità”. An regge ma in alcune zone, come Venafro, si sta
sciogliendo come neve al sole, senza una guida sicura e senza una
linea politica definita e certa. I “quattro moschettieri” della
nuova Democrazia Cristiana, guardando i dati alla Camera, portano
poco rispetto a quanto si potesse prevedere, almeno la metà dei voti
che si attendevano. In alcune città importanti e spesso decisive per
la vittoria del centrodestra a livello regionale, come Termoli
o Venafro, il centrosinistra è in grande rimonta. Nel primo
caso c’è un ulteriore motivo di preoccupazione, visto che tra un
mese a Termoli si vota per eleggere il nuovo sindaco e ci sono buone
possibilità che il Comune finisca nelle mani del centrosinistra. A
Venafro già alle comunali dello scorso anno il centrosinistra aveva
compiuto un bel passo in avanti, completato oggi dalle politiche,
con buone prospettive per le regionali. Per cui, alla fine, Iorio ha
ottenuto, oltre all’elezione al Senato, un altro risultato positivo:
ha “distrutto” i suoi antagonisti interni al centrodestra ribadendo
la sua leadership sul centrodestra e ipotecando la ricandidatura
alla presidenza della Regione fra 7 mesi. Ma ha ottenuto anche un
risultato negativo: personalizzando lo scontro e portandolo alle
estreme conseguenze ha spaccato il centrodestra, ha messo in
difficoltà gli alleati ed ha indebolito gli altri partiti della
coalizione. Partiti che invece dovevano rimanere forti per essere
decisivi alle prossime regionali. Con Udc e An in crisi, con la Dc
che non decolla, è impensabile che Iorio da solo possa vincere le
elezioni regionali. Senza un'Udc forte il centrodestra non vince. Il
presidente ha poi un altro problema: ha promesso a Rosario De
Matteis che gli avrebbe fatto fare il deputato. Oggi La Loggia,
eletto in Molise, frena sull’ipotesi di optare per il collegio del
Trentino Alto Adige, anche perché in quella circoscrizione Forza
Italia prevedeva di eleggere due deputati, il numero 2 La Loggia e
il numero 3, un candidato locale. Il candidato locale rimarrebbe
fuori se La Loggia optasse per il collegio del Trentino Alto Adige e
perciò sono già iniziate le pressioni e i “mal di pancia”. Perciò La
Loggia e Forza Italia stanno pensando bene sul da farsi a proposito
del seggio molisano. Se De Matteis non dovesse entrare si creerebbe
nel centrodestra un altro scontento, che si andrebbe ad aggiungere
ai vari Tamburro, Falcione, Di Sandro ecc. E soprattutto ci sarebbe
un grave danno all'immagine del partito presso gli elettori. Aprendo
una parentesi sulla situazione nel centrodestra, è sotto gli occhi
di tutti la “debacle” dell’alleanza Udc-An al Senato. Il candidato
di questa lista, Filoteo Di Sandro ha preso meno della metà dei voti
di Iorio, facendo registrare una disfatta clamorosa che ridimensiona
molto sia lo stesso Di Sandro sia il suo principale alleato, Aldo
Patriciello. Il quale, candidato alla Camera per l’Udc, questa volta
non è riuscito a fare il pieno delle preferenze, dimostrando che,
almeno nel Molise, è iniziata la sua parabola discendente. E buon
per lui che a breve, giusto in tempo, otterrà il seggio al
Parlamento Europeo, visto che Cesa è stato eletto alla Camera e
quindi sarà costretto a lasciare il suo seggio a Strasburgo.
Patriciello e il suo partito sono usciti con le ossa rotte dallo
scontro frontale con Iorio ed ora il politico venafrano ha due
possibilità: o torna da Iorio cospargendosi il capo di cenere
rimettendosi alle decisioni del presidente (e non è escluso che ciò
accada), oppure cerca una nuova collocazione nell’area moderata del
centrosinistra (ipotesi che non è impossibile). Il risultato
elettorale per Patriciello ha comunque, sul piano regionale, una
conseguenza diretta e chiara: il leader dell’Udc da oggi in poi non
avrà più voce in capitolo sulle grandi scelte che si faranno nella
politica regionale. Un’ultima annotazione per il centrodestra
molisano. Il presidente della Regione Veneto, il forzista Giancarlo
Galan, eletto parlamentare, ha dichiarato che nei prossimi giorni
deciderà da quale dei due incarichi si dimetterà. Infatti la
Costituzione prevede, all’art. 122, l’incompatibilità tra la carica
di presidente di Regione e quella di parlamentare. Galan ha parlato
di “rispetto della legge e della Costituzione”. Non abbiamo ancora
sentito fare lo stesso discorso da Michele Iorio, che si trova nella
stessa situazione del suo collega veneto. Iorio rischia che
qualcuno, appena vi sarà la proclamazione degli eletti, con una
semplice istanza possa rivolgersi al giudice ordinario per chiedere
la decadenza di Iorio da presidente della Regione. Il tribunale,
come già accaduto tre anni fa, sarebbe costretto a fissare l’udienza
nel giro di pochi giorni, massimo un mese. Ma i collaboratori di
Iorio si dicono tranquilli: ci sarebbe un “patto” con i vertici del
centrosinistra, compresi quelli della sinistra cosiddetta “radicale”
ma in particolare con i Ds e la Margherita, affinché nessuno di
questi partiti prenda l’iniziativa per contestare la decadenza al
presidente. Non sappiamo se sia vero ma non sarà difficile
appurarlo: basterà aspettare qualche giorno e vedere cosa faranno
gli esponenti del centrosinistra molisano relativamente a questa
vicenda. Se non faranno nulla si avrò una conferma indiretta a
queste voci di “inciucio” generalizzato tra Unione e Forza Italia.
Ma
passiamo all’altro campo, quello del centrosinistra. L’Unione
ha di che essere soddisfatta. Ha operato il sorpasso ai danni del
centrodestra, ha eletto due parlamentari ed altri tre che, in un
modo o nell’altro, rappresenteranno il Molise (ma ne parleremo
dopo). E vi è la possibilità che, con il meccanismo dei resti, il
centrosinistra possa eleggere un altro deputato molisano. Il
centrosinistra si conferma in testa nettamente in provincia di
Campobasso, dove alla Camera c’è una differenza di ben diecimila
voti. Un confronto con le politiche del 2001, con le regionali del
2001 e con le europee del 2004 aiuta a capire quale sia stato il
balzo in avanti dell’Unione. E se pensiamo alle ultime regionali,
perse da Giovanni Di Stasi con uno scarto di 33 mila voti, ci
rendiamo conto di come la situazione sia profondamente cambiata. Il
centrosinistra, e questo è il rovescio della medaglia, conferma la
sua debolezza in provincia di Isernia, dove tutta l’Unione arriva al
44 per cento grazie ai risultati dell’Italia dei Valori, che fa
registrare un autentico exploit anche nella provincia pentra, di
Rifondazione Comunista e con il contributo, seppure meno
significativo di quanto ci si potesse aspettare, dell’Udeur di
Alfredo D’Ambrosio (che però, ora, aspira a fare il
sottosegretario in quota all’Udeur). Il punto debole è proprio
l’Ulivo, che, nonostante le candidature “locali” di Candido
Paglione alla Camera e di Maria Teresa D’Achille al
Senato, si ferma al 25 per cento: una performance deludente, la
peggiore tra le province italiane per la lista formata da Ds e
Margherita. Quella isernina, per il centrosinistra, rischia di
diventare una questione di vita o di morte, una “palla al piede” che
potrebbe creare non pochi problemi all’Unione in vista delle
elezioni regionali. Tutto ciò che il centrosinistra guadagna in
provincia di Campobasso viene vanificato in provincia di Isernia,
dove l’Unione continua a rimanere, nonostante tutto, ai minimi
storici. E’ necessario che Ds e Margherita si interroghino per
trovare delle soluzioni e recuperare consensi nella provincia pentra.
Di rilievo, come detto, il risultato della lista dell’Italia dei
Valori, che dimostra di rappresentare una realtà importante per
l’alleanza di centrosinistra anche in questa zona del Molise. Di
Pietro, a livello nazionale, è riuscito a superare il 2 per
cento e ad eleggere un significativo numero di parlamentari. Farà il
ministro e ha già prenotato, proprio per Astore, il posto di
sottosegretario alla Sanità. Anche Ruta – che però, a questo
punto, diventa il principale “papabile” per la candidatura alla
presidenza della Regione per il centrosinistra – spera in un
incarico di governo. Con Di Pietro ministro, Astore e Ruta e forse
anche Alfredo D’Ambrosio sottosegretari, il Molise potrebbe contare
su una rappresentanza al governo senza precedenti. Ma alla fine
bisogna vedere se le aspirazioni di tutti saranno soddisfatte. Anche
Cinzia Dato, senatrice uscente del Molise rieletta in
Sicilia, dovrebbe entrare a far parte del governo. Prodi ha
annunciato la presenza di diverse donne nel suo governo: nella
Margherita, oltre a Rosy Bindi, si punta proprio sulla Dato.
Bisognerà vedere se lei, però, dopo essere stata un po’
“maltrattata” dai vertici molisani del centrosinistra, vorrà
mantenere i rapporti con la nostra regione, nella quale comunque
conserva diversi amici ed estimatori, tra i quali va annoverato
senz’altro Giuseppe Caterina, consigliere regionale in carica
della Margherita.
Dopo Astore e la Dato, c’è un altro nuovo parlamentare molisano che
siederà in parlamento: si tratta di Franco Narducci,
candidato dalla Margherita nella circoscrizione degli italiani
all’estero. Narducci, pur vivendo da molto tempo all’estero, è un
molisano a tutti gli effetti. Torna spesso nella sua terra
d’origine. Per effetto della nuova legge elettorale, che in
Parlamento è stata votata anche dai rappresentanti molisani del
centrodestra, il Molise rischia di perdere uno dei tre seggi alla
Camera, a vantaggio forse proprio del Trentino Alto Adige. Il quadro
che si presenta è dunque incoraggiante. Il centrosinistra, con
queste premesse e senza commettere errori, a partire dalle prossime
elezioni amministrative di maggio alla Provincia di Campobasso (già
scelto dai vertici di Ds e Margherita il candidato alla presidenza,
sarà Antonio D’Ambrosio dei Ds) e al Comune di Termoli, può lavorare
in questi sette mesi per preparare la “conquista” della Regione.
Dovranno essere i neoparlamentari e i loro partiti a darsi da fare
per consolidare questa vittoria risicata ma importante. Nella
consapevolezza che la partita per le regionali è tutt’altro che
vinta. E’ una partita dura, il cui risultato non è affatto scontato. |