Santa Croce di Magliano, mercoledì 12 aprile 2006

     

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elezioni politiche 2006    COMMENTI


Il voto in Regione è lo specchio fedele dell'esito elettorale nel resto del Paese;
un testa a testa tra le due coalizioni che ha assegnato la vittoria all'Unione


CAMPOBASSO. La partita in Molise finisce tre a due per l’Unione che anche in regione vince per pochi voti sia alla Camera (50,9% pari a 106.369 voti) che al Senato (50,5% pari a 94.382 voti). Nelle precedenti politiche del 2001 fu l’esatto contrario. Oggi, però, primo partito l’Ulivo (Diesse-Margherita), secondo Forza Italia.
Il centrosinistra dunque elegge due deputati e un senatore. A Montecitorio torna l’onorevole Roberto Ruta (Ulivo) e con molta probabilità farà il suo ingresso ‘molisano’ anche Giuseppe Astore, coordinatore regionale dell’Italia dei Valori, da queste Politiche già inquilino a Montecitorio per le circoscrizioni di Campania ed Emilia Romagna. Entrambi provenienti dal Partito Popolare, Ruta e Astore nel 2001 entrarono in Consiglio regionale con la lista della appena nata Margherita.
Oggi le loro strade s’incrociano di nuovo. Bisognerà capire solo se saranno deputati per la stessa regione. Il compunto su base nazionale che tiene conto dei resti di tutte le circoscrizioni potrebbe infatti avvantaggiare in Molise anche Rifondazione comunista. Ma la previsione è del tutto aleatoria. Si saprà meglio. Al Senato, invece, verdetto prevedibile ma al di sotto delle aspettative: eletto Augusto Massa, segretario regionale dei Diesse ed ex presidente della Provincia di Campobasso.
La Casa delle Libertà sarà rappresentata sia alla Camera (49.1% pari a 102.601) che al Senato (49.5% pari a 92.420 voti). A Montecitorio potrebbe andare l’assessore Rosario De Matteis. Il ministro La Loggia, in lista davanti a lui, è stato eletto anche in Trentino. Bisogna vedere per quale seggio opterà. Vittoria netta per il governatore oggi anche senatore della Repubblica, già eletto deputato nel 2001 con Forza Italia. La sua elezione pone però un problema di compatibilità di cariche. Iorio dovrà scegliere cosa fare. Sui tempi non c’è certezza. L’unico dato nuovo è che stavolta, a differenza del 2001, il presidente non ha alleati al governo nazionale. L’Unione potrebbe mettere fretta sia a lui che agli altri governatori della Cdl (eletti anche Formigoni e Galan).
L’ipotesi più accreditata è che Iorio, qualora il pressing sia incalzante, decida di dimettersi da presidente della Regione per anticipare le elezioni di qualche mese sulla scadenza naturale fissata a novembre.
Il minimo scarto tra le due coalizioni rende imprevedibili anche le imminenti elezioni amministrative. Interessati alcuni grossi comuni, quali Termoli e Bojano, e la provincia di Campobasso che torna al voto in anticipo dopo le dimissioni di Massa.

 

 


articoli tratti da "Il Quotidiano del Molise", 12 aprile 2006


 

L'ANALISI - Vincitori, vinti e vincitori vinti

di ANTONIO SORBO

I risultati delle elezioni politiche nel Molise pongono una serie di questioni e di riflessioni che riguardano sicuramente il presente ma anche e soprattutto il futuro della regione.

Il primo dato, indiscutibile, è che finalmente il centrosinistra ha vinto e, seppure di poco, ha la maggioranza nel Molise. Sia al Senato che alla Camera l’Unione prende più voti del centrodestra con un vantaggio che va da un punto percentuale al Senato a quasi due punti alla Camera. Non è un dato di poco conto, visto che il Molise, come hanno dimostrato le elezioni europee del 2004 – le ultime che hanno una valenza “politica” regionale -, è stata finora considerata una regione di centrodestra. Il sorpasso del centrosinistra arriva dopo cinque anni di governo nazionale e di governo regionale della Casa delle Libertà e al termine di una campagna elettorale dove tutto il centrodestra, utilizzando impropriamente gli importanti ruoli istituzionali ricoperti dai suoi esponenti (presidente della Regione, assessori regionali ecc.), ha condotto una campagna elettorale all’attacco, legiferando, effettuando nomine, concedendo e distribuendo finanziamenti e contributi. Insomma per il centrosinistra era la situazione peggiore. Eppure ha vinto. Ed è strumentale e sicuramente contraddittoria l’affermazione di Iorio secondo il quale è “fisiologico” che chi governa perda consensi.
Non è vero, perché se fosse vero il presidente del governo regionale non avrebbe ottenuto al Senato il 33 per cento dei voti. Ed è contraddittorio con ciò che Iorio e i suoi amici, a partire dal coordinatore regionale di Forza Italia, Ulisse Di Giacomo, hanno dichiarato in questi mesi, e cioè che il presidente ha ben governato cambiando il volto del Molise: quindi se fosse vero che il suo governo ha prodotto risultati positivi per il Molise, nessuno si sognerebbe di votare contro un così grande benefattore.
La verità è invece un’altra: i molisani hanno espresso un giudizio negativo sul governo regionale e il fatto che il 33 per cento degli elettori abbia votato per Iorio è la conseguenza di una questione aperta e tutta interna al centrodestra. Quel 33 per cento è quella parte del centrodestra che si è stretta intorno al suo presidente, per una serie di ragioni che non è difficile intuire, per dare una “lezione” a quelli che, anche all’interno della Casa delle Libertà, hanno osato criticarlo.
Iorio ha lanciato un messaggio: senza di me il centrodestra nel Molise non ha alcuna chances, perciò o con me o contro di me. Un "referendum" sul suo nome che ha vinto tra gli elettori del centrodestra ma ha perso tra gli elettori molisani. Il suo risultato personale è eclatante ed è, dal suo punto di vista, un dato di cui essere soddisfatti. Ma se dal suo “particulare”, Iorio allarga lo sguardo allo stato generale della sua coalizione si rende conto che con il suo 33 per cento (che non gli arriva solo dagli elettori di Forza Italia, come dimostra il dato alla Camera, dove Forza Italia ha preso molti meno voti, ma anche di altre componenti della coalizione), si rende conto che, in vista delle regionali il centrodestra ha poco di cui essere soddisfatto, L’Udc di Patriciello e di Di Giandomenico si è sfaldata rientrando nei binari della “normalità”. An regge ma in alcune zone, come Venafro, si sta sciogliendo come neve al sole, senza una guida sicura e senza una linea politica definita e certa. I “quattro moschettieri” della nuova Democrazia Cristiana, guardando i dati alla Camera, portano poco rispetto a quanto si potesse prevedere, almeno la metà dei voti che si attendevano. In alcune città importanti e spesso decisive per la vittoria del centrodestra a livello regionale, come Termoli o Venafro, il centrosinistra è in grande rimonta. Nel primo caso c’è un ulteriore motivo di preoccupazione, visto che tra un mese a Termoli si vota per eleggere il nuovo sindaco e ci sono buone possibilità che il Comune finisca nelle mani del centrosinistra. A Venafro già alle comunali dello scorso anno il centrosinistra aveva compiuto un bel passo in avanti, completato oggi dalle politiche, con buone prospettive per le regionali. Per cui, alla fine, Iorio ha ottenuto, oltre all’elezione al Senato, un altro risultato positivo: ha “distrutto” i suoi antagonisti interni al centrodestra ribadendo la sua leadership sul centrodestra e ipotecando la ricandidatura alla presidenza della Regione fra 7 mesi. Ma ha ottenuto anche un risultato negativo: personalizzando lo scontro e portandolo alle estreme conseguenze ha spaccato il centrodestra, ha messo in difficoltà gli alleati ed ha indebolito gli altri partiti della coalizione. Partiti che invece dovevano rimanere forti per essere decisivi alle prossime regionali. Con Udc e An in crisi, con la Dc che non decolla, è impensabile che Iorio da solo possa vincere le elezioni regionali. Senza un'Udc forte il centrodestra non vince. Il presidente ha poi un altro problema: ha promesso a Rosario De Matteis che gli avrebbe fatto fare il deputato. Oggi La Loggia, eletto in Molise, frena sull’ipotesi di optare per il collegio del Trentino Alto Adige, anche perché in quella circoscrizione Forza Italia prevedeva di eleggere due deputati, il numero 2 La Loggia e il numero 3, un candidato locale. Il candidato locale rimarrebbe fuori se La Loggia optasse per il collegio del Trentino Alto Adige e perciò sono già iniziate le pressioni e i “mal di pancia”. Perciò La Loggia e Forza Italia stanno pensando bene sul da farsi a proposito del seggio molisano. Se De Matteis non dovesse entrare si creerebbe nel centrodestra un altro scontento, che si andrebbe ad aggiungere ai vari Tamburro, Falcione, Di Sandro ecc. E soprattutto ci sarebbe un grave danno all'immagine del partito presso gli elettori. Aprendo una parentesi sulla situazione nel centrodestra, è sotto gli occhi di tutti la “debacle” dell’alleanza Udc-An al Senato. Il candidato di questa lista, Filoteo Di Sandro ha preso meno della metà dei voti di Iorio, facendo registrare una disfatta clamorosa che ridimensiona molto sia lo stesso Di Sandro sia il suo principale alleato, Aldo Patriciello. Il quale, candidato alla Camera per l’Udc, questa volta non è riuscito a fare il pieno delle preferenze, dimostrando che, almeno nel Molise, è iniziata la sua parabola discendente. E buon per lui che a breve, giusto in tempo, otterrà il seggio al Parlamento Europeo, visto che Cesa è stato eletto alla Camera e quindi sarà costretto a lasciare il suo seggio a Strasburgo. Patriciello e il suo partito sono usciti con le ossa rotte dallo scontro frontale con Iorio ed ora il politico venafrano ha due possibilità: o torna da Iorio cospargendosi il capo di cenere rimettendosi alle decisioni del presidente (e non è escluso che ciò accada), oppure cerca una nuova collocazione nell’area moderata del centrosinistra (ipotesi che non è impossibile). Il risultato elettorale per Patriciello ha comunque, sul piano regionale, una conseguenza diretta e chiara: il leader dell’Udc da oggi in poi non avrà più voce in capitolo sulle grandi scelte che si faranno nella politica regionale. Un’ultima annotazione per il centrodestra molisano. Il presidente della Regione Veneto, il forzista Giancarlo Galan, eletto parlamentare, ha dichiarato che nei prossimi giorni deciderà da quale dei due incarichi si dimetterà. Infatti la Costituzione prevede, all’art. 122, l’incompatibilità tra la carica di presidente di Regione e quella di parlamentare. Galan ha parlato di “rispetto della legge e della Costituzione”. Non abbiamo ancora sentito fare lo stesso discorso da Michele Iorio, che si trova nella stessa situazione del suo collega veneto. Iorio rischia che qualcuno, appena vi sarà la proclamazione degli eletti, con una semplice istanza possa rivolgersi al giudice ordinario per chiedere la decadenza di Iorio da presidente della Regione. Il tribunale, come già accaduto tre anni fa, sarebbe costretto a fissare l’udienza nel giro di pochi giorni, massimo un mese. Ma i collaboratori di Iorio si dicono tranquilli: ci sarebbe un “patto” con i vertici del centrosinistra, compresi quelli della sinistra cosiddetta “radicale” ma in particolare con i Ds e la Margherita, affinché nessuno di questi partiti prenda l’iniziativa per contestare la decadenza al presidente. Non sappiamo se sia vero ma non sarà difficile appurarlo: basterà aspettare qualche giorno e vedere cosa faranno gli esponenti del centrosinistra molisano relativamente a questa vicenda. Se non faranno nulla si avrò una conferma indiretta a queste voci di “inciucio” generalizzato tra Unione e Forza Italia.

Ma passiamo all’altro campo, quello del centrosinistra. L’Unione ha di che essere soddisfatta. Ha operato il sorpasso ai danni del centrodestra, ha eletto due parlamentari ed altri tre che, in un modo o nell’altro, rappresenteranno il Molise (ma ne parleremo dopo). E vi è la possibilità che, con il meccanismo dei resti, il centrosinistra possa eleggere un altro deputato molisano. Il centrosinistra si conferma in testa nettamente in provincia di Campobasso, dove alla Camera c’è una differenza di ben diecimila voti. Un confronto con le politiche del 2001, con le regionali del 2001 e con le europee del 2004 aiuta a capire quale sia stato il balzo in avanti dell’Unione. E se pensiamo alle ultime regionali, perse da Giovanni Di Stasi con uno scarto di 33 mila voti, ci rendiamo conto di come la situazione sia profondamente cambiata. Il centrosinistra, e questo è il rovescio della medaglia, conferma la sua debolezza in provincia di Isernia, dove tutta l’Unione arriva al 44 per cento grazie ai risultati dell’Italia dei Valori, che fa registrare un autentico exploit anche nella provincia pentra, di Rifondazione Comunista e con il contributo, seppure meno significativo di quanto ci si potesse aspettare, dell’Udeur di Alfredo D’Ambrosio (che però, ora, aspira a fare il sottosegretario in quota all’Udeur). Il punto debole è proprio l’Ulivo, che, nonostante le candidature “locali” di Candido Paglione alla Camera e di Maria Teresa D’Achille al Senato, si ferma al 25 per cento: una performance deludente, la peggiore tra le province italiane per la lista formata da Ds e Margherita. Quella isernina, per il centrosinistra, rischia di diventare una questione di vita o di morte, una “palla al piede” che potrebbe creare non pochi problemi all’Unione in vista delle elezioni regionali. Tutto ciò che il centrosinistra guadagna in provincia di Campobasso viene vanificato in provincia di Isernia, dove l’Unione continua a rimanere, nonostante tutto, ai minimi storici. E’ necessario che Ds e Margherita si interroghino per trovare delle soluzioni e recuperare consensi nella provincia pentra. Di rilievo, come detto, il risultato della lista dell’Italia dei Valori, che dimostra di rappresentare una realtà importante per l’alleanza di centrosinistra anche in questa zona del Molise. Di Pietro, a livello nazionale, è riuscito a superare il 2 per cento e ad eleggere un significativo numero di parlamentari. Farà il ministro e ha già prenotato, proprio per Astore, il posto di sottosegretario alla Sanità. Anche Ruta – che però, a questo punto, diventa il principale “papabile” per la candidatura alla presidenza della Regione per il centrosinistra – spera in un incarico di governo. Con Di Pietro ministro, Astore e Ruta e forse anche Alfredo D’Ambrosio sottosegretari, il Molise potrebbe contare su una rappresentanza al governo senza precedenti. Ma alla fine bisogna vedere se le aspirazioni di tutti saranno soddisfatte. Anche Cinzia Dato, senatrice uscente del Molise rieletta in Sicilia, dovrebbe entrare a far parte del governo. Prodi ha annunciato la presenza di diverse donne nel suo governo: nella Margherita, oltre a Rosy Bindi, si punta proprio sulla Dato. Bisognerà vedere se lei, però, dopo essere stata un po’ “maltrattata” dai vertici molisani del centrosinistra, vorrà mantenere i rapporti con la nostra regione, nella quale comunque conserva diversi amici ed estimatori, tra i quali va annoverato senz’altro Giuseppe Caterina, consigliere regionale in carica della Margherita.
Dopo Astore e la Dato, c’è un altro nuovo parlamentare molisano che siederà in parlamento: si tratta di Franco Narducci, candidato dalla Margherita nella circoscrizione degli italiani all’estero. Narducci, pur vivendo da molto tempo all’estero, è un molisano a tutti gli effetti. Torna spesso nella sua terra d’origine. Per effetto della nuova legge elettorale, che in Parlamento è stata votata anche dai rappresentanti molisani del centrodestra, il Molise rischia di perdere uno dei tre seggi alla Camera, a vantaggio forse proprio del Trentino Alto Adige. Il quadro che si presenta è dunque incoraggiante. Il centrosinistra, con queste premesse e senza commettere errori, a partire dalle prossime elezioni amministrative di maggio alla Provincia di Campobasso (già scelto dai vertici di Ds e Margherita il candidato alla presidenza, sarà Antonio D’Ambrosio dei Ds) e al Comune di Termoli, può lavorare in questi sette mesi per preparare la “conquista” della Regione. Dovranno essere i neoparlamentari e i loro partiti a darsi da fare per consolidare questa vittoria risicata ma importante. Nella consapevolezza che la partita per le regionali è tutt’altro che vinta. E’ una partita dura, il cui risultato non è affatto scontato.

 


articolo tratto da AltroMolise.it


 

 

 

 



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