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Si
è conclusa la seconda edizione di Santa Croce Expò. La fiera-mercato,
oltre al ruolo di classico luogo d’incontro della domanda e
dell’offerta, è stata l’occasione per mettere in mostra le potenzialità
del nostro territorio, per fare il punto della situazione e soprattutto
per cogliere nuove spinte innovative.
In questo spirito, durante la rassegna, è stato dato spazio a momenti di
confronto e convegni. Tema dell’incontro/dibattito di lunedì 12 è stata
la ‘FRUTTICOLTURA’. Organizzato in collaborazione con la neonata
Associazione Frutticoltura “Frentana Fruit”, ha visto la
partecipazione di rappresentanti istituzionali, di operatori del settore
e di chi semplicemente voleva saperne di più sull’agricoltura
biologica. È stata così messa in luce la ricchezza e la qualità della
media e bassa collina dell’area frentana nella produzione di frutta
fresca: albicocche, mele, ciliegie, frutti di bosco, pere, uve da
vino.
La frutticoltura non è solo produzione di frutta fresca per il consumo,
ma anche preparazione di confetture ad opera di piccole realtà
industriali della regione.
Sicurezza igienico-sanitaria, contenuto nutrizionale e qualità
organolettica, in altre parole nutrirsi con gusto, è quello che ciascuno
di noi vuole dal cibo che porta a tavola. I prodotti biologici, proprio
per le tecniche agronomiche adottate, in particolare il non uso di
sostanze chimiche di sintesi, sono di norma più sicuri degli altri dal
punto di vista igienico-sanitario.
Una sequenza di immagini proiettate hanno accompagnato l’esposizione del
dott. Dante Rosati, funzionario ARSIAM (che ha ricevuto diverse
note di merito da parte degli altri relatori intervenuti), dando un’idea
visiva degli interventi tecnico-qualitativi effettuati sui terreni di
frutticoltura del nostro circondario. Le qualità nutritive di questi
meravigliosi prodotti sono stati illustrati dal dott. Pasquale Di
Biase, medico nutrizionista.
Presente il neo eletto presidente della provincia di Campobasso
Nicolino D’Ascanio che, in virtù di un’esperienza da ex assessore
all’agricoltura, ha auspicato una stretta collaborazione tra le
associazioni di produttori.

Rassicuranti le parole del
presidente dell’ARSIAM Pierluigi Lepore indicanti l’impegno
dell’ente a diffondere la conoscenza delle tipicità locali: ‘Promuovere
i prodotti tipici significa dare rilancio all’agricoltura in quanto la
diversità dei prodotti agroalimentari è collegata tanto al valore del
prodotto quanto al valore del territorio di cui è rappresentazione’. Le
diverse provenienze professionali dei relatori presenti hanno dunque
consentito un approccio variegato al prodotto biologico.
Tra tutti i tipi di frutta, indiscussa protagonista dell’incontro è
stata la ciliegia. Le più importanti varietà prodotte nella
nostra zona hanno incorniciato il tavolo dei relatori, ma non sono
rimaste esclusivamente un elemento decorativo, in quanto al termine
dell’incontro si è proceduto alla degustazione delle stesse.
Un’attenzione particolare è stata rivolta all’assaggio della ciliegia
“n’zert”, tipica ciliegia dell’agro di Colletorto, per la quale si sta
procedendo al recupero delle poche piante attualmente esistenti.

Quindi l’attività della
coltura biologica nel nostro territorio ha le carte in regola, ma
bisogna ancora affinare le politiche di commercializzazione e di
distribuzione. Il movimento per l’agricoltura biologica sta ponendo con
forza l’esigenza di avvicinare città e campagna, agricoltori e
consumatori, con vantaggi per entrambi.
Nelle sue diverse forme, infatti, la “filiera corta” consente
all’agricoltore di vendere a prezzi migliori e al consumatore di pagare
meno avendo prodotti più freschi; comporta minori costi ambientali e
contribuisce a realizzare un modello di sviluppo più sostenibile per la
società e per l’ambiente. Le strade possibili per realizzare filiere
corte sono tante, c’è solo l’imbarazzo della scelta: gruppi di acquisto
e cooperative di consumatori; vendita diretta in azienda, anche con
spacci di aziende associate; mercati urbani gestiti direttamente dai
produttori; vendita su prenotazione; commercio elettronico.
Così come una ciliegia tira l’altra, all’incontro di lunedì scorso
dovrebbero seguirne altri; in fiera sono state evidenziate le spinte
innovative del settore che meritano ora di essere trasformate in
attività concrete capitalizzando le sinergie fra i diversi operatori.
“Cerascia tost, cerascia majat’che, cerascia d’ n’ziert… cerascia da
uardialfier’”, da maggio a giugno era questo il grido che risuonava
nelle nostre strade diversi decenni fa. E forse ieri l’altro è tornato
in mente a molte delle numerose persone intervenute
all’incontro/dibattito.
testo e foto a cura di Enza
Mucci |