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Elezioni Regionali 2006: i commenti dei candidati del "cratere" |
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Regionali: i commenti I
commenti a caldo. Delusi Enzo Rosati (PdCI), Santoianni (Idv) e
Francesco Rosati (Rifondazione). Chieffo: rispetto la volontà degli
elettori. A poche ore dai dati definitivi diffusi dal
ministero dell’Interno, abbiamo raccolto i commenti dei candidati
locali. E come in ogni campagna elettorale che si rispetti, nei vari
Comuni c’è inevitabilmente chi ride e chi piange. di Fabrizio Occhionero i voti nel "cratere" tra i due candidati presidenti
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Sconfitta
elettorale, comincia il terremoto nella sinistra molisana Oggi l’assessore comunale
Giuseppe Aristotile e il consigliere Gianluca Ciliberto
hanno comunicato al Segretario cittadino di Rifondazione Comunista e al
Presidente del Consiglio comunale le rispettive dimissioni dal partito
della Rifondazione Comunista. L’assessore Aristotile e il consigliere
Ciliberto hanno rimesso le tessere di appartenenza al partito. La
contestazione è forte dentro Rifondazione comunista, dopo il disastro
elettorale che più degli altri ha interessato il partito guidato in
Molise da Mauro Natalini. Il PRC ha infatti ottenuto il minimo
storico e forse riuscirà a far entrare in Consiglio regionale uno suo
rappresentante soltanto grazie alle dimissioni da consigliere regionale
di Roberto Ruta. Poltrona che andrà al segretario regionale, Mauro
Natalini, che già siede su quelle di vicesindaco di Montenero di
Bisaccia e di consigliere provinciale. Un uomo-partito a capo di un
partito che, secondo i dati elettorali, non esiste praticamente più e
che ha subito per la seconda volta, a distanza di pochi mesi, l'onta del
sorpasso da parte dei Comunisti Italiani. In primavera il sorpasso aveva
riguardato soltanto la provincia di Campobasso, visto che si era votato
solo per le provinciali. Ora il sorpasso ha una dimensione regionale. E
allora tra coloro che erano stati critici nella fase preparatoria di
questa campagna elettorale e che avevano chiesto ai vertici del partito
di aprirsi ad un nuovo soggetto politico unitario con la presentazione
di una lista unitaria della sinistra radicale ora arriva l'atto d'accusa
nei confronti dei vertici di Rifondazione. I due importanti esponenti di
Guglionesi che lasciano il partito rappresentano soltanto la prima
scossa del terremoto che rischia di travolgere la sinistra molisana. Si
parla con insistenza di altre dimissioni dal partito a Campobasso, a
Termoli e in molti altri centri della provincia di Campobasso. Perchè
proprio qui, nella provincia di Campobasso, c'è stato il tracollo. Se in Rifondazione c'è malessere per come sono andate le cose e soprattutto per il repentino ma inesorabile crollo del partito, nei Comunisti Italiani ci sono mugugni perché il partito, pur avendo preso un consigliere regionale, ha eletto un ex democristiano come Michelangelo Bonomolo. E anche qui i già precari equilibri ai vertici del partito rischiano di saltare. Fuori dai giochi esponenti storici come Enzo Rosati e Rino Ziccardi, con il segretario regionale Nicola Macoretta che ha puntato tutto sul listino maggioritario, la classe dirigente del partito è finita ko e i mugugni potrebbero presto diventare un grido di protesta, a partire da Isernia, dove i Comunisti Italiani sono all'1 per cento, una presenza praticamente inesistente, avendo raccolto meno voti anche dei Verdi, fino a ieri "partito cenerentola" della sinistra alternativa. Un risultato, quello dei Verdi, dovuto in parte ai voti portati da Felice Ciampittiello, primo nella lista di Isernia, consigliere provinciale in carica dell'Udc che, secondo indiscrezioni, si prepara a tornare nella Casa delle Libertà. Questo sarebbe un grave danno di immagine per i Verdi, che avrebbero dovuto puntare tutto sul presidente regionale del WWF, Pina Negro, figura di spicco dell'ambientalismo molisano, che avrebbe dovuto ottenere senza problemi il primo posto e che invece si ritrova alle spalle di Ciampittiello che ha preso, tra l'altro, il doppio dei voti. I Verdi speravano di arrivare almeno a mille voti con queste due candidature ritenute "forti", ma la debolezza della lista ha fatto guadagnare, in provincia di Isernia, poche decine di voti al partito di Pecoraro Scanio. Che è andato meglio in provincia di Campobasso, superando il 2 per cento, grazie soprattutto alla performance del figliol prodigo Alfonso Mainelli che, dopo aver lasciato i Verdi, ha deciso di candidarsi tornando nel Sole che ride e ottenendo più voti del portavoce regionale Bartolomeo Terzano. In totale i tre partiti della sinistra radicale in Molise superano di poco il 6 per cento. Molti sono convinti, oggi, che presentandosi insieme in un'unica lista, con un programma condiviso e con candidati più rappresentativi della società civile avrebbero ottenuto molti più voti e qualche seggio in più. Un progetto al quale, ora, molti, dentro quei partiti, vogliono lavorare in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Ma sarà difficile ricostruire qualcosa dalle macerie di questo sisma elettorale. La situazione non è migliore nei Ds. A livello regionale il partito è sceso sotto l'11 per cento a causa anche della debacle registrata in provincia di Isernia, dove i Ds sono scesi al 9,48% mantenendo solo per una manciata di voti il primato tra i partiti del centrosinistra. Una debacle rispetto all'11,7 per cento di cinque anni fa, che pure venne considerato un dato negativo. In termini assoluti 750 voti in meno rispetto al 2001, un "crollo" che poteva essere ancora più pesante se non ci fossero stati i voti in gran parte "esterni" dell'indipendente Antonio Sorbo (850 voti) e di Rocco Peluso (594 voti), candidato all'ultimo momento, che hanno limitato i danni. Anche in questo caso il segretario provinciale del partito, Danilo Leva, nonostante il dato negativo, ha ottenuto la gratificazione dell'elezione in Consiglio regionale. In provincia di Campobasso i Ds sono passati dal 12,1 del 2001 all'11,5 per cento, facendo registrare una flessione dello 0,6 per cento perdendo, in termini assoluti, poco più di 300 voti. Sostanzialmente una tenuta, se si considera che in provincia di Campobasso ha votato il triplo degli elettori rispetto ad Isernia. Facendo le dovute proporzioni, se il trend fosse stato lo stesso di Isernia, in provincia di Campobasso i Ds avrebbero perso oltre 2.200 voti. Viceversa, se ci fosse stato il trend della provincia di Campobasso, i Ds in provincia di Isernia avrebbero perso appena cento voti. Tra l'altro tra le accuse mosse ai vertici diessini dall'interno del partito c'è anche quella di non aver voluto candidare nessuno dei sindaci diessini della provincia di Isernia. Ma è interessante
l'analisi del risultato dei Ds nei principali centri della regione.
Nelle quattro città che superano i diecimila abitanti il dato migliore
è quello di Campobasso che ha ottenuto il 13,13 per cento. Subito dopo
c'è Venafro, che ha ottenuto il 10,1 per cento, molto vicino al dato di
Forza Italia,che pure a Venafro esprime il sindaco facente funzioni. A
Termoli, nonostante la presenza di un candidato locale, i Ds hanno
totalizzato appena l',8,8 per cento. Ma la debacle più pesante i Ds
l'hanno fatto registrare ad Isernia dove la Quercia ha ottenuto appena
il 6,8 per cento: il minimo storico, un dato che nessuno avrebbe osato
immaginare alla vigilia delle elezioni in una città dove, anche nei
tempi più bui, i Ds hanno sempre mantenuto una presenza significativa.
Un dato che chiama direttamente in causa il segretario cittadino Carlo Veneziale,
che è stato tra i più stretti collaboratori di Danilo Leva in
questa campagna elettorale. Indiscrezioni parlano di sue imminenti
dimissioni. La sezione di Isernia non è riuscita ad esprimere un
candidato locale, visto che il candidato indicato, Alfredo Onorato, non
è isernino. Non si ha notizia di riunioni convocate dai Ds né della
sezione di Isernia né del direttivo di federazione. Ma non è difficile
prevedere che ci sarà una resa dei conti durissima, con gli uomini di
Paglione inviperiti. Proprio dall'entourage dell'ex capogruppo in
Consiglio regionale, primo dei non eletti per pochi voti, arriva la
durissima accusa ai responsabili politici del partito di aver condotto
una campagna elettorale finalizzata soltanto a sottrarre voti agli altri
candidati senza conquistare voti fuori dal partito e senza mantenere nel
partito i voti in uscita. Ma anche in basso Molise si parla di fughe e
di clamorose dimissioni. Sarebbe sul punto di dimettersi il segretario
della federazione del basso Molise, Cloridano Bellocchio. Che era
candidato e che a Guglionesi, paese dove è sindaco, ha ottenuto oltre
il 26 per cento dei consensi, facendo meglio di Santa Croce di Magliano,
dove pure era candidato il sindaco Pasquale Marino, dove i Ds
hanno preso il 24 per cento. Negli altri centri maggiori non è andata
male a Larino (14 per cento) e a Frosolone (11,4 per cento). Meno bene
ad Agnone, dove i Ds hanno ottenuto il 9,66% (ma dove ha
"sbancato" Forza Italia con oltre il 53 per cento), e a Riccia
(7,75%), nonostante in lista vi fossero candidati locali. Pesante il
dato di Bojano (5,58%), area in cui, però, non era presente un
candidato locale, e anche quello di Montenero di Bisaccia, dove il
sindaco è un diessino. Ma il terremoto rischia di travolgere anche la Margherita. Per la fine della settimana potrebbe essere ufficializzata la notizia delle clamorose dimissioni di Roberto Ruta da segretario regionale della Margherita. E tra qualche settimana nel centrosinistra bisognerà cominciare a discutere delle elezioni amministrative della prossima primavera quando sicuramente si voterà per eleggere il sindaco di Isernia e probabilmente si andrà alle urne anche per scegliere il primo cittadino di Venafro. Appuntamenti ai quali il centrosinistra, nella provincia dove Iorio ha sfiorato il 62 per cento dei consensi. Come dire: si giocherà a perdere. Si cercano kamikaze... |
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