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Campobasso
2007:
ACTION
- STRAPPARE ALLA POLVERE
Arti visive, new media, installazioni, danza,
musica
21 Aprile - 21 Maggio 2007
Museo Provinciale Sannitico
Via Chiarizia, Campobasso
A cura di Emanuela De Notariis
::::::::::::::::::::::::::::::Inaugurazione:
21 Aprile, ore 17.30:::::::::::::::::::::::::::::::::
Nel Museo
Sannitico di Campobasso, resti di una civiltà dimenticata sono
testimonianze di vite di un passato la cui voce si è persa nella polvere
della dimenticanza, portandoci in una dimensione atemporale di cui l'oblio
è custode geloso.
Gli artisti partecipati all' edizione 2007 di Gemine Muse, prendendo
spunto dai reperti sanniti come oggetti con potenziale comunicativo,
creano azioni che portino nuova vitalità nel museo, nel tentativo di
"abitarlo". Abitare un luogo è stabilire con esso una relazione
di interscambio e fare in modo che esso comunichi la presenza di forze
vitali attive.
Gli artisti Gianni Mucci, Sara Pellegrini, Gianluigi Venturini,
creano nuove relazioni che strappino il museo alla polvere dell'oblio,
presentandone al pubblico una diversa possibilità di fruizione.
Il passato si relaziona al presente, gli artisti ai reperti, le opere
contemporanee al luogo, nell'intento di costituire un insieme organico in
cui coinvolgere il pubblico.
L'installazione di Gianluigi Venturini fa sì che lo spettatore si
insinui in un momento di intimità di una donna, osservandone l'immagine
proiettata su uno specchio (di cui rimarrà una fotografia), che la coglie
nel momento della toeletta. L'immagine è deformata, gioca con il concetto
di rappresentazione: la metamorfosi nel video ricorda che lo specchio
mostra sempre un solo aspetto di chi vi si guarda, che non è mai lo
stesso. Si crea così uno slittamento tra realtà e finzione, che mostra
come non esista una rappresentazione definitiva, assoluta, della realtà.
Lo specchio è menzognero quanto uno schermo, quanto una fotografia.
L'opera si ispira direttamente ad uno specchio sannita, appartenuto ad una
donna il cui spirito sembra evocato dalla figura del video, bambola
spettrale, donna e bambina che gioca alla seduzione. E noi osserviamo,
spogliati del pudore.
Sara Pellegrini lavora la materia in modo emozionale, imprimendovi
sensazioni incidendole sul metallo, che rende morbido, malleabile. I suoi
"totem" multicolore hanno invaso uno spazio del museo, in modo
che il pubblico possa interagire con la propria presenza. Il metallo
forgiato con la preziosità dei dettagli come nei monili o nei pugnali
sanniti, nelle opere della Pellegrini crea una dialettica di scambio
sinergico tra i colori vivaci della pittura e la materia dura, ma
plasmabile. Dialettica che trova un'unione nell'utilizzo di una foglia
d'oro come metallo sgretolato dal tempo, vivace, forte come il "blu
klein" in cui perdersi. Pittura e scultura si fondono in un insieme
in cui sensazioni vengono impresse nella materia dipinta e incisa, di
totem per rituali riequilibranti.
Giovanni Mucci opera all'interno e all'esterno del Museo, con
un'azione urbana.
All'interno, un'opera digitale presenta al pubblico la personificazione
femminile del museo, la Musa composta da pezzi di alcuni dei reperti
sanniti. Ogni pezzo è riconoscibile, mantiene intatta la propria
caratteristica di forza, eppure è fuso in un insieme organico. L'artista
ne offre una visione diversa, li porta a nuova vita un come novello
Frankenstein dell'arte. Il nome stesso, MuseOn, oltre a costituire un
elegante gioco di parole che mescola Greco e Inglese, idiomi universali
l'uno antico l'altro contemporaneo, dà l'idea dell'azione come fondante
del concetto dell'opera ("on" significa acceso, attivo). L'
azione di smembramento e unione viene attuata su un duplice piano: da un
lato c'è la possibile ricerca dei vari "organi" della Musa,
operabile osservando i vari reperti del museo, dall'altro entra in gioco
l'azione urbana: l'artista affiggerà dei manifesti del centro storico
della città, che stuzzichino la curiosità dei cittadini; in ogni
manifesto parti della Musa smembrata invitano al successivo
riconoscimento. Come fosse una sorta di caccia al tesoro per strappare
alla polvere, con un'azione tra l'intellettuale e l'ironico (i manifesti
utilizzano un linguaggio pubblicitario in maniera divertente), perché il
museo sia vivo, sia "ON".
Benvenuti.
Emanuela De
Notariis
Critico d'arte, artista visiva.
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