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Un
unico, grande, parco eolico. E’ questo lo scenario che si
prospetta, in tempi relativamente brevi, nell’area del
Cigno-Fortore. Quasi tutti i Comuni, infatti, hanno deciso di
intraprendere la via del vento. Gli ultimi iscritti a questo
prestigioso ‘club’ sono Casacalenda e Colletorto.
Nel primo caso, è stata già pubblicata la gara d’appalto per l’affidamento
delle opere, sette pale in contrada La Montagna. Nel secondo, invece,
è stata approvata una bozza di convenzione che successivamente sarà
stipulata con una società specializzata. Si tratta di una quarantina
di tralicci, almeno così sembra. Non è tutto.
Anche per i Comuni di Montelongo e Bonefro l’istruttoria
propedeutica ai cosiddetti parchi è partita; Montorio nei Frentani e
Rotello corrono sulla stessa lunghezza d’onda. Al ‘club’ si sono
già iscritti i Comuni di Ripabottoni (in attività), Santa
Croce di Magliano, San Giuliano di Puglia e Sant’Elia a
Pianisi (in fattibilità). Altri stanno valutando. Insomma, la
prospettiva è ad ampio raggio e continua a tenere banco tra le
popolazioni interessate.
Dalle colline di Colletorto, a quelle di Sant’Elia, di Bonefro,
passando per Montelongo e così via. Sarà, presto, tutto un
proliferare di impianti. E questo è un dato, in un fazzoletto di
terra. I motivi? Ce n’è uno in particolare, e forse è l’unico: le
casse comunali sempre più vuote. Sono proprio le difficoltà dei
municipi a far quadrare i conti a spingere tutte le amministrazioni ad
iscriversi al club dell’eolico. Con le convenzioni, ogni paesino
può assicurarsi un’entrata pluriennale elevata, a cinque zeri.
Risorse - si motiva - che eviterebbero di aumentare le tasse sui
cittadini e di riconsegnare, eventualmente, le chiavi al Prefetto. Ma
anche di offrire altri servizi ai cittadini o di fare investimenti per
le comunità.
La contropartità? Una, ma fondamentale. Il territorio. Lo
schiaffo visivo che i pali daranno all’ambiente incontaminato. Ma
anche alla fauna, come la Lipu ha più volte rilevato. Su due
aspetti poggia il ragionamento. Da un lato gli introiti e dall’altro
il paesaggio. Il terzo aspetto, la quota di energia alternativa,
sembra secondario. Un ragionamento che comunque appare già chiuso. L’eolico
approda, anzi, s’impone sul territorio.
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