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Larino.
“I molisani sono condannati a vivere di speranze!”. È stato il
secco commento del sindaco di Ripabottoni Michele Frena, nel corso
dell’incontro che i primi cittadini del cratere hanno avuto presso la
sede del Com di Larino, con la delegazione dei parlamentari molisani a
Roma.
In verità, erano presenti solo nove sindaci sui quattordici che
rappresentano i centri colpiti dal terremoto del 2002. Come dall’altra
parte mancava il senatore Gino Di Bartolomeo, all’appello cui
hanno invece risposto gli onorevoli Roberto Ruta e Giuseppe Astore
ed il senatore Augusto Massa.
E le sorti dei soldi che i terremotati hanno incassato in più, grazie
alla sospensione dei tributi e dei contributi previdenziali, restano
appese al filo di una speranza che si chiama “maxi emendamento”.
Quello che domani il governo Prodi presenterà in extremis in Parlamento,
per soddisfare le ultimissime richieste finanziarie che piovono da tutta
Italia, Molise compreso. Anzi, Molise speriamo.
Perché l’emendamento riguardante la sospensione dei benefici economici
non è stato ancora inserito. Lo sarà stanotte o domattina all’alba.
Dubbi non sembrano esserci, ma tutte le certezze nemmeno. I termini, poi,
sono anche quelli ancora tutti da definire. Quindi, ricapitolando, a 24
ore (o forse meno) dall’ultima chance di inserire le parole “terremoto
Molise” nella Legge Finanziaria, ancora non si sa se i molisani del
cratere dovranno iniziare a rimborsare le somme non dovute allo Stato da
cinque anni.
Poi, il secondo problema sta nella disparità tra dipendenti pubblici e
privati, con i primi che per colpa di un perverso meccanismo fiscale, si
vedrebbero obbligati alla restituzione in un periodo di temporale più
stretto rispetto ai secondi. Sempre se nel maxi emendamento della speranza
non sarà inserito il maxi correttivo della salvezza. Ha dovuto sudare il
sub commissario alla Ricostruzione (e sindaco di Casacalenda) Nico Romagnuolo
a moderare le bordate che parlamentari e sindaci si sono menati nella sala
riunioni del Com di Larino.
Ma le saette più folgoranti le hanno scagliate i sindaci di Santa Croce
di Magliano Marino e quello di Ripabottoni Frenza, ad
accusare i big della politica molisana di contare meno del dovuto a Roma,
mentre questi ultimi tentavano di difendersi, accapigliandosi, ma con far
play, anche tra di loro. Soprattutto il primo cittadino di Castellino sul
Biferno, Enrico Fratangelo, è arrivato provocatoriamente a
chiedere a Massa di non votare la finanziaria se non saranno soddisfatte
tutte le richieste del Molise. E si sa che di questi tempi di maggioranze
risicate un senatore conta più del Presidente della Repubblica. Ma tant’è,
i biblici tempi della politica hanno dovuto cedere all’impellenza del
maxi emendamento della speranza. Così, dopo un paio d’ore di pubblica e
passionale riunione, sono state indicate le tre priorità
improcrastinabili da inviare come un lampo a Roma. Proroga dello stato di
emergenza, rinvio al 2009 dell’inizio della restituzione e unificazione
del trattamento tra dipendenti pubblici e privati. E poi ci sarà ancora
un anno intero per chiedere, urlare e piangere sull’abbattimento delle
somme da restituire e sulle altre mille questioni legate ad un terremoto
che, non essendo regolato da una legge dello stato, non si sa bene come e
quando dovranno essere risolte. Fino a domani è meglio concentrarsi sul
maxi emendamento, incrociare le dita e, soprattutto, sperare.
(Ennio Di Loreto)
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