Santa Croce di Magliano, lunedì 10 dicembre 2007

     

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CONTRIBUTI PREVIDENZIALI, IL CRATERE APPESO AL MAXIEMENDAMENTO


 

Larino. “I molisani sono condannati a vivere di speranze!”. È stato il secco commento del sindaco di Ripabottoni Michele Frena, nel corso dell’incontro che i primi cittadini del cratere hanno avuto presso la sede del Com di Larino, con la delegazione dei parlamentari molisani a Roma.
In verità, erano presenti solo nove sindaci sui quattordici che rappresentano i centri colpiti dal terremoto del 2002. Come dall’altra parte mancava il senatore Gino Di Bartolomeo, all’appello cui hanno invece risposto gli onorevoli Roberto Ruta e Giuseppe Astore ed il senatore Augusto Massa.
E le sorti dei soldi che i terremotati hanno incassato in più, grazie alla sospensione dei tributi e dei contributi previdenziali, restano appese al filo di una speranza che si chiama “maxi emendamento”. Quello che domani il governo Prodi presenterà in extremis in Parlamento, per soddisfare le ultimissime richieste finanziarie che piovono da tutta Italia, Molise compreso. Anzi, Molise speriamo.
Perché l’emendamento riguardante la sospensione dei benefici economici non è stato ancora inserito. Lo sarà stanotte o domattina all’alba. Dubbi non sembrano esserci, ma tutte le certezze nemmeno. I termini, poi, sono anche quelli ancora tutti da definire. Quindi, ricapitolando, a 24 ore (o forse meno) dall’ultima chance di inserire le parole “terremoto Molise” nella Legge Finanziaria, ancora non si sa se i molisani del cratere dovranno iniziare a rimborsare le somme non dovute allo Stato da cinque anni.
Poi, il secondo problema sta nella disparità tra dipendenti pubblici e privati, con i primi che per colpa di un perverso meccanismo fiscale, si vedrebbero obbligati alla restituzione in un periodo di temporale più stretto rispetto ai secondi. Sempre se nel maxi emendamento della speranza non sarà inserito il maxi correttivo della salvezza. Ha dovuto sudare il sub commissario alla Ricostruzione (e sindaco di Casacalenda) Nico Romagnuolo a moderare le bordate che parlamentari e sindaci si sono menati nella sala riunioni del Com di Larino.
Ma le saette più folgoranti le hanno scagliate i sindaci di Santa Croce di Magliano Marino e quello di Ripabottoni Frenza, ad accusare i big della politica molisana di contare meno del dovuto a Roma, mentre questi ultimi tentavano di difendersi, accapigliandosi, ma con far play, anche tra di loro. Soprattutto il primo cittadino di Castellino sul Biferno, Enrico Fratangelo, è arrivato provocatoriamente a chiedere a Massa di non votare la finanziaria se non saranno soddisfatte tutte le richieste del Molise. E si sa che di questi tempi di maggioranze risicate un senatore conta più del Presidente della Repubblica. Ma tant’è, i biblici tempi della politica hanno dovuto cedere all’impellenza del maxi emendamento della speranza. Così, dopo un paio d’ore di pubblica e passionale riunione, sono state indicate le tre priorità improcrastinabili da inviare come un lampo a Roma. Proroga dello stato di emergenza, rinvio al 2009 dell’inizio della restituzione e unificazione del trattamento tra dipendenti pubblici e privati. E poi ci sarà ancora un anno intero per chiedere, urlare e piangere sull’abbattimento delle somme da restituire e sulle altre mille questioni legate ad un terremoto che, non essendo regolato da una legge dello stato, non si sa bene come e quando dovranno essere risolte. Fino a domani è meglio concentrarsi sul maxi emendamento, incrociare le dita e, soprattutto, sperare.
(Ennio Di Loreto)

 


fonte: primonumero.it


 

 

 

 



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