Santa Croce di Magliano, martedì 23 gennaio 2007

     

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personaggi


Il professore della Denver University, partito cameriere dal Molise
La storia di Angelo Camillo, da Santa Croce di Magliano al Colorado attraverso quattro continenti! (Intervista da primonumero.it). Prossimo impegno del professore, una lezione in videoconferenza all'Università del Molise


Il prof. della Denver University partito cameriere dal Molise. Ha iniziato ai tavoli in un ristorante di Sorrento, per diventare poi direttore d’albergo e ora docente universitario.
Storia di un ragazzino di Santa Croce di Magliano che ha servito cene a presidenti del calibro di Reagan, Carter e Pertini e che grazie al lavoro ha imparato quattro lingue e conosciuto dieci Paesi. Partito 30 anni fa, torna oggi in Molise per iniziare una collaborazione con la facoltà di Scienze turistiche di Termoli

Una carriera partita da Santa Croce di Magliano: «Vorresti fare il cameriere?» gli propose il parroco. Lui disse sì. Cominciò quel giorno il suo lungo viaggio che, attraverso quattro continenti, ora l'ha portato a Denver, Colorado, su una cattedra del College of Business University. Il suo nome è Angelo Camillo, 52 anni. Non vive più in Italia ormai da 30 anni, ma i contatti con la sua terra non li ha mai persi, tanto che quest’anno ha deciso di presentarsi all’Università del Molise e conoscere i referenti del corso di Scienze turistiche a Termoli.

La sua è una di quelle belle storie che a raccontarle non ci si crede. Perché iniziò con la frequentazione della scuola alberghiera di Sorrento, continuò con un semplice impiego da cameriere in un ristorante della cittadina campana. E poi direttore di sala, quindi direttore generale d’albergo lavorando in dieci nazioni diverse per catene come Holiday Inn, Intercontinental e Sheraton, arricchendo nel frattempo il suo bagaglio formativo (laurea in Business, master e PhD, titolo quest’ultimo equivalente al nostro dottorato di ricerca). Infine la cattedra all’Università di Denver.

Dai suoi incontri con l’Università di Termoli sono nate interessanti opportunità che potrebbero aprire una corsia preferenziale verso l’America per l’ateneo molisano. Sono due i fronti su cui Angelo Camillo vuole muoversi: da un lato la possibilità do esperienze di studio all’estero attraverso lo scambio di studenti, e dall’altro una collaborazione per le attività di ricerca. Proprio in tal senso ha avviato alcuni progetti con il team di ricercatori termolesi sul tema del turismo enogastronomico in Molise, tema che secondo il professore è di notevole interesse sia nell’accademia che nella società americana.

Professore, come è iniziata la sua carriera?
«Mi ricordo che da ragazzo ero un tipo un po’ sovversivo. Un giorno don Peppe, il parroco di Santa Croce, che mi vedeva sempre giocare per strada a pallone, mi chiese se volessi imparare a fare il cameriere. Io gli risposi di sì e lui mi disse: “Allora devi andare a Sorrento e frequentare la scuola alberghiera”. Io ingenuamente gli dissi: “E dov’è Sorrento?” Da qui è nato tutto. Lui scrisse una lettera all’istituto per raccomandarmi e partii. Era il 1970, avevo 13 anni».

Cosa ha significato cambiare radicalmente realtà, passare cioè da un paese piccolo a tradizione agricola come Santa Croce di Magliano al cuore del turismo, Sorrento?
«A Sorrento ho visto qualcosa che nemmeno immaginavo esistesse. Ho visto i turisti, ma soprattutto quello che mi impressionò fu vedere i ragazzi sorrentini che parlavano tre, quattro lingue. Le avevano imparate stando a contatto con i vacanzieri. Frequentavo la scuola e lavoravo allo stesso tempo. La svolta è arrivata quando un turista mi ha chiesto se volevo andare a lavorare in Germania. Dopo alcuni mesi mi ha chiamato. Lì ho iniziato a imparare il tedesco, ma anche l’inglese e il francese. E’ stato il periodo del grande cambiamento, ho iniziato ad avanzare di carriera, diventando maitre d’hotel. Ho lavorato per un periodo nel palazzo presidenziale a Bonn. Ho servito molti presidenti; Jimmy Carter, Ronald Reagan, il re Fahad dell’Arabia Saudita, il presidente italiano Sandro Pertini».

Quanto tempo è stato in Germania?
«Circa 10 anni, durante i quali ho preso la laurea in Economia e Commercio. Subito dopo, era il 1982, sono partito per gli Emirati Arabi insieme con la mia famiglia, visto che nel frattempo mi ero sposato. Qui ho iniziato la carriera nel management, ero direttore di ristorazione. Ho lavorato all’Holiday Inn vicino Dubai. Mentre ero lì è passato un uomo, il direttore di un albergo nel Sultanato dell’Oman. Ha apprezzato il mio modo di lavorare e mi ha chiesto se volevo andare a lavorare per lui all’Intercontinental hotel. Mi trasferii a Mascate, la capitale dell’Oman. Il lavoro era lo stesso, ma guadagnavo di più e c’erano più opportunità. Ho imparato l’arabo, di cui però ricordo poco, ad esempio i numeri, che ancora oggi utilizzo: quando ad esempio non voglio far leggere un numero di telefono ad altri, scrivo le ultime cifre in arabo. All’Intercontinental dopo un po’ mi hanno promosso direttore e mi hanno trasferito a Londra. Dopo 3 anni, nel 1986, ho avuto la possibilità di andare a lavorare in Nuova Zelanda per la catena Sheraton».

Durante questi anni è mai tornato in Italia?
«Ci tornavo sempre, anche due o tre volte l’anno. Quando lavoravo con queste catene avevo la possibilità di viaggiare gratis. Lavorando in Nuova Zelanda chiesi il visto per entrare in Canada, dopo sei mesi l’ottenni e finalmente ho messo piede in America. Qui ho deciso di iniziare a fare l’imprenditore e ho preso in gestione un albergo a Niagara. Nel frattempo ho iniziato a insegnare Programmazione e Controllo e poi Enologia al College. Insegnare mi piaceva di più del mondo degli affari e così è iniziata la mia nuova vita. Ho insegnato all’Accademia di arte culinaria di San Francisco e nel frattempo ho conseguito tutti i titoli che servivano per fare il docente universitario. Ho insegnato tre anni all’Università dell’Oklahoma e uno a San Francisco. Poi è arrivata l’opportunità di Denver, e da un anno insegno Business management e turismo».

E il Molise ora come entra nel suo lavoro?
«Il Molise si inserisce nel mio lavoro per tanti motivi: è una terra ricca di spunti di ricerca, soprattutto nel turismo, giovane e sconosciuta ai più … e poi è la mia terra!».

Quindi si sente ancora molisano?
«Certo! Non mi sono mai scordato delle mie origini. Non manco mai di parlarne in giro per il mondo e quando invito amici per cena, successo garantito se propongo prodotti e ricette nostrane».

Che giudizio darebbe sul Molise?
«Quando sono partito 30 anni fa ho lasciato un Molise che dava poche possibilità. Sicuramente, anche se esistono ancora tanti problemi, molti passi in avanti sono stati fatti. L’Università gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella crescita della regione».

Pubblicato il 22/01/2007 su primonumero.it - intervista di Manuela Iorio


 

PROSSIMO IMPEGNO DEL PROFESSORE: LEZIONE IN VIDEOCONFERENZA ALL'UNIVERSITA' DEL MOLISE

 

CONVEGNO NAZIONALE
30/31 gennaio 2007
"IL TURISMO SCOLASTICO"
Università degli Studi del Molise - Sedi di Campobasso e di Isernia
(Collegate in videoconferenza)

www.unimol.it

 


http://www.daniels.du.edu/facultystaff/profile.cfm?ID=1144


 

 

 

 



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