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Vincenzo
Mascia nasce nel 1957 a Santa Croce di Magliano; nel 1982 consegue
la laurea alla facoltà di architettura di Roma.
L'attitudine all'investigazione del codice iconico, mediata dalla
lucidità critica dell'insegnamento di Filiberto Menna, presto lo
portano a coniugare le speculazioni del linguaggio concettuale con lo
smontaggio del sistema segnico dell'arte costruttivista, pervenendo nel
1986 a comporre i primi lavori concretisti.
Inizia l'attività espositiva in collettive di artisti molisani, ma già
nel 1987 e nel 1990 allestisce le personali presso la Galleria Civica di
Campobasso e il Centro Arte Termoli.
Negli anni '90 abbandona il lavoro inoggettuale sulla superficie per
realizzare le prime strutture estroflesse che reinterpretano, in modo
rigoroso e sempre innovativo, l'eredità storica del Neoplasticismo
olandese e del Suprematismo russo. La consapevolezza dei mezzi
espressivi conducono l'artista a riflettere e ad indagare le varianti e
le combinazioni delle forme elementari, a loro volta percettivamente
mutanti in relazione all'adozione dello spettro cromatico dei primari e
dei complementari. Il colore è assunto non tanto per le valenze
simboliche di kandinskiana memoria, quanto per la capacità di mutare
qualitativamente la resa visiva e di trasformare in campi di forza
sempre diversi gli elementi geometrici.
Una simile ricerca innesta quella sullo spazio, non inscrivibile
nell'ordine naturale prospettico rinascimentale ma nell'espansione
pluridirezionale della sua azione, capace di coinvolgere oltre le tre
dimensioni: il dentro e il fuori, il recto e il verso del piano di
riferimento.
Il ciclo "Sulle tracce di Fontana" condensa tali assunti
speculativi e immette l'opera dell'artista nell'ambiente di Arte
Struktura di Milano, partecipando, tra il 1992 e il 1996, a diverse
mostre organizzate dalla Galleria di Anna Canali.
Sempre nel 1996 aderisce al movimento Madì: è presente alla rassegna
milanese "Movimento Internazionale Madì Italia" e, l'anno
seguente, a "L'arte costruisce l'Europa".
La
sua attività entra nei circuiti artistici europei con l'invito
ad aderire, tra il 1997 e il 1998, a "Grands et jeunes d'aujourd'hui"
e a "Comparaisons '98" tenutesi a Parigi; al "Festival
Euro Madì" di Gyor in Ungheria, mentre s'infittiscono le presenze
alle esposizioni nazionali del gruppo Madì. (…) L'ultima produzione,
pur coerente con tutta l'attività artistica precedente, predilige
strutture minimali che occupano un ingombro fisico capace di sollecitare
l'attenzione visiva dello spettatore, di stimolarne la sensorialità e
d'immettere quindi nel circuito dell'opera valenze precipuamente
estetiche, di coinvolgimento percettivo e mentale. (…)
(Renata Casarin, in "Madì e realtà", Mantova 2002)
Dal
1981 Vincenzo Mascia ha esposto in Italia (Campobasso, Termoli, Bologna,
Bari, Milano, Avellino, Trieste, Roma, Sanremo, Napoli, Taranto,
Mantova, Forlì, Verona, Sassari, Venezia etc.), Francia (Parigi,
Maubege, Blayn), Ungheria (Gyor, Bratislava, Budapest), Germania (Solingen),
Russia (Mosca), Argentina (Buenos Aires, La Plata) e USA (Dallas)
Il
Movimento Madì nasce in Argentina nel 1944 nell'ambiente
dell'arte non-figurativa che si era creato intorno alla rivista
"Arturo".
La parola Madì significa MAterialismo DIalettico, proponendo con
Materialismo una geometria dove l'oggetto-opera non rappresenta, non
esprime, non significa, non è in rapporto con un soggetto, ma è vero
in sé, e Dialettico perché descrive in termini empirici lo sviluppo
storico del pensiero. Un'arte inventiva, originale, ludica che
dall'Argentina ha trasformato Madì in un movimento internazionale con
esponenti in Uruguay, Stati Uniti, Giappone, Francia, Spagna, Italia,
Belgio e Ungheria.
La prima mostra Madì si tenne a Buenos Aires nel 1946 mentre in Italia,
a Firenze, nel 1955.
Il
Sorbetto, maggio 2007 |