Santa Croce di Magliano, martedì 01 maggio 2007

     

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manifestazioni popolari


Primo Maggio 2007 a Santa Croce di Magliano


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Santa Croce di Magliano. Chieste misure certe per contrastare il sommerso e dare prospettive ai giovani
Primo maggio nel segno del lavoro Storico e partecipato corteo per le strade del paese. Poi i comizi in piazza
di Fabrizio Occhionero
SANTA CROCE DI MAGLIANO. L’immagine di Nicola Crapsi, non può parlare, ma c’è. C’è, ma può parlare, tanta gente comune, di ogni età. Cittadini di Santa Croce e di altre parti della regione, da Brescia. Con loro amministratori, sindacalisti, politici che non hanno, anzi non possono mancare a un appuntamento che da decenni si ripete in paese. E’ la festa del primo maggio a Santa Croce, un evento che fa parlare di sè con lo stesso spirito di tanti anni fa.
Come momento di lotta di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, nè sociali; un’occasione per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione. Oggi più che mai. Con i problemi che si chiamano precarietà, sfruttamento, lavoro nero, morti bianche, povertà. Allora l’Italia non può che ripartire da lavoro. Di chi ce l’ha, di chi lo cerca, di chi non può dirlo. Problemi ribaditi anche nella giornata di martedì attraverso i tre momenti chiave: il concentramento presso la Camera del Lavoro in corso Umberto I, il corteo per le vie cittadine e il comizio conclusivo in piazza Marconi.
Questa la voce che si è fatta sentire, con un occhio alla ricostruzione post-terremoto che muove ancora piccoli passi a quattro anni e mezzo dai tragici eventi.
Il corteo pregno di ‘rosso’ alza la voce e l’Internazionale scandisce il passo. In piazza Marconi quelli che salgono sul palco chiedono un concreto voltare pagina, misure certe per i giovani che ancora sono costretti a ‘fuggire’ dove il lavoro non è una chimera. A chiudere gli interventi è il segretario regionale della Cigl, Italo Stellon: rispetto a ieri c’è maggiore consapevolezza ma è necessario conquistare anche in Molise una legislazione contro il lavoro nero, assumendosi le responsabilità per promuovere un modello di sviluppo in tutta la regione.
Il primo maggio non è solo lotta ma anche confronto e proposta. Verso le istituzioni, i palazzi del potere, chi può decidere le sorti di un territorio. A Santa Croce si respira l’atmosfera più autentica della manifestazione. Segno che le idee, i valori, il coraggio ci sono sempre. E anche quest’anno, ad ascoltare i comizi conclusivi, anziani e bambini, con gli occhi rivolti al palco della piazza.


Primo Maggio, contro la violenza verso i lavoratori

di TIZIANO DI CLEMENTE*

Ricordiamo l'attualità della storia del "Primo Maggio" come storia di violenza del "democratico" stato borghese-capitalista contro le masse lavoratrici e come esempio per costruire un governo che rappresenti i lavoratori, per il socialismo, cioè per la costruzione di un mondo di liberi ed eguali ove le sorgenti della ricchezza siano socializzate.

1° maggio 1886: scade l'ultimatum dettato dalla Federation Trade and Labor Unions e vengono proclamati i primi scioperi a oltranza per l'orario lavorativo di otto ore. In dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400mila lavoratori incrociarono le braccia. A Chicago scoppiarono disordini, la polizia sparò sui dimostranti, che manifestavano contro i licenziamenti punitivi, e uccise quattro scioperanti. Proprio la vicenda dei "martiri di Chicago" portò a considerare il 1° maggio una giornata nella quale il lavoro si ferma e i lavoratori manifestano per i propri diritti : "Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire".

1° maggio 1891. La prima celebrazione della Festa del Lavoro in Italia, con scontri, morti e feriti dello stato "liberale" con il nefasto sistema elettorale maggioritario che ci ripongono come "moderno". Durante il barbaro ventennio fascista la Festa del Lavoro venne abolita, in quanto manifestazione operaia, quindi politicamente avversa al regime di Mussolini che era il fantoccio-braccio armato dei capitalisti del Nord e dalla grande borghesia agraria del Sud. Ciò spiega perché specialmente nel dopoguerra ed ancora oggi, per reazione, la destra avversa la Festa del 1 maggio.

1° maggio 1947: a Portella della Ginestra, nel Palermitano, circa 2.000 contadini siciliani, donne, uomini, bambini, anziani si riuniscono per manifestare. Dopo secoli di sottomissione ad un potere prima feudale e poi della borghesia agraria, perpetratosi durante il barbaro regime fascista, finalmente il movimento dei lavoratori siciliano alza la testa e stava per conquistare il diritto della terra per chi la lavora, facendo fruttare i latifondi incolti. La vittoria della sinistra siciliana (Pci-Psi) alle amministrative, al di là dei limiti involutivi di tali partiti in senso "socialdemocratico", era comunque il frutto dell'avanzata delle lotte dei lavoratori; ma i latifondisti reazionari, che nel ventennio si erano serviti dei lecchini fascisti, armarono la nuova banda di Giuliano, in un intreccio di potere tra Nato, monarchici, D.c., con nuova manovalanza neo fascista e mafiosa reintrodotta dallo sbarco dell'esercito Usa. Dalle colline che dominano la piana di Portella, aprirono il fuoco: 11 morti e più di 50 feriti. Il Ministro dell'interno Scelba "depista" le indagini escludendo in partenza la strage politica.

1° maggio 2007: Missioni di guerra, salari da fame, nuovo colpo annunciato alle pensioni; tagli a scuola, sanità, ferrovie, continuità del precariato e dei morti sul lavoro, nuove privatizzazioni di servizi essenziali (acqua, comunicazioni, trasporti ecc.). La condizione denunciata dai lavoratori della Tibermec del nucleo industriale di Isernia-Venafro è l'emblema dell'arretramento subito dal movimento dei lavoratori in questi anni anche nel Molise: esternalizzazione senza limiti per spremere come limoni i lavoratori: più orari, meno salario, meno sicurezza, meno formazione. Questo è lo scenario risultante dalla devastante "concertazione sindacale" a partire dai nefasti accordi del luglio '93 e delle politiche liberiste dei governi Ulivisti e di Berlusconi negli ultimi 15 anni, sino al primo anno del governo Prodi-D'Alema-Ferrero, sostenuto dalle grandi banche. C'è da costruire una sinistra finalmente coerente, autonoma dal Centrosinistra e realmente alternativa alla destra reazionaria, che lavori a costruire un polo dei lavoratori anticapitalistico, per costruire l'unità sociale sulle rivendicazioni e le lotte dei lavoratori. Per questo siamo impegnati nella costruzione del Partito Comunista dei Lavoratori, che terrà in autunno il proprio congresso fondativo. A tutti i lavoratori combattivi, a tutti gli attivisti di movimento, a tutti i militanti critici delle sinistre di governo, diciamo: costruiamo insieme questo partito, costruiamo insieme finalmente una sinistra che non tradisca.

*coordinatore regionale Partito Comunista dei Lavoratori (tratto da altromolise.it)

 


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