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articoli "Scuole sicure" fu la promessa. Ma la legge è stata insabbiata |
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Il 23 novembre si celebra la giornata della sicurezza nelle scuole. Ma a cinque anni dal terremoto resta fermo in Parlamento il provvedimento, chiesto a gran voce dal Comitato vittime di San Giuliano, che doveva garantire sicurezza agli studenti di tutta Italia. Una ricognizione degli istituti dice che il 45 per cento è pericoloso, e per il Molise mancano addirittura i dati. Il presidente del comitato vittime Morelli: «Presidi e politici non ci hanno sostenuti». di Daniela Fiorilli da Primonumero.it In dodici città italiane oggi si celebra la “giornata della sicurezza nelle scuole”. L’iniziativa è arrivata alla sua quinta edizione perché l’associazione “cittadinanzattiva” la propose proprio all’indomani del terremoto che colpì il Basso Molise. Ed è l’occasione per fare il punto su ciò che è stato fatto, e non è stato fatto – per rendere davvero più sicuri gli edifici frequentati da scolari e studenti. «Mai più un’altra San Giuliano» aveva detto Nunziatina, madre di uno dei 27 bambini morti sotto le macerie della “Francesco Jovine” il 31 ottobre del 2002. Le sue parole erano risuonate forte durante i funerali a cui partecipò anche l’ex Capo dello Stato Ciampi, tanto forte che il Presidente della Repubblica promise più sicurezza in tutte le scuole italiane e incaricò il Parlamento di affrontare la questione in modo vigoroso e rapido. Gli stessi genitori delle vittime fecero partire una campagna che avrebbe dovuto portare ad una legge a garanzia degli studenti: ‘Mai più scuole insicure’. Quarantaseimila firme – poco meno di quanto sarebbe necessario per un referendum popolare - spinsero politici di destra e sinistra a stilare una proposta di legge. Quel documento, dopo cinque anni, è ancora bloccato nei meandri del Parlamento, mentre una ricognizione avviata da Cittadinanzattiva dice che solo il 55 per cento degli istituti italiani ha un certificato di staticità, mentre più di una scuola su dieci è pericolosa, e più di un quarto degli edifici non raggiunge nemmeno la sufficienza nell’ ‘anamnesi’ dei fattori di pericolo. Quella stessa ricognizione – e questo è il fatto più incredibile - esclude proprio il Molise: sul sito dell’associazione sono stati pubblicati i dati relativi a un’indagine specifica eseguita su ogni regione, ma mancano i numeri che riguardano quel territorio che con la morte dei piccoli studenti sollevò il problema. Una casualità ‘sospetta’ secondo il presidente del comitato vittime Antonio Morelli. Che dice: «Guarda caso proprio in Molise non è stata compiuta nessuna ricerca. Perché? Perché vogliono boicottare l’associazione, vogliono mantenere il silenzio». Morelli rivela di non avere ormai più nessuna fiducia nella possibilità che la proposta di legge possa essere approvata: «Noi ce l’abbiamo messa tutta, anche perché da ogni parte d’Italia ci chiamano per chiederci aiuto, per risolvere una situazione che è drammatica, ma evidentemente l’attenzione si è spostata su altro, su cose molto più futili e francamente io non ci credo più….Non credo che questa legge verrà mai approvata anche perché non è stata fatta neanche una sola discussione». La sfiducia del presidente del comitato di San Giuliano deriva anche dal mancato sostegno al disegno di legge che, come esplicitato nelle premesse, dovrebbe assicurare sicurezza e consentire – in caso di incidenti - di individuare con chiarezza le responsabilità e assicurare il risarcimento: «I presidi molisani non ci hanno creduto» E perché? «Francamente non lo capisco. Di certo non hanno colto la novità che permetteva loro di chiudere la scuola in caso di pericolo piuttosto che limitarsi soltanto alla segnalazione. Il fatto è che secondo me sono quella dai capi di istituto è una lobby che ha legami con gente più forte di noi e per questo non se la sentono di sostenerci». La proposta di legge che vede come primo firmatario l’onorevole Giuseppe Astore dell’Italia dei Valori, originario proprio di San giuliano, ha però l’appoggio dell’Associazione Italiana Presidi. Il presidente è Giorgio Rembado, anche lui demoralizzato dall’inspiegabile immobilismo dei politici: «Lo scopo era ottenere una nuova legge che potesse essere tagliata addosso alle esigenze della scuola, perché la legge 626, quella che già esiste, è limitata e riguarda le soluzioni più disparate, mentre non tiene conto dei fabbisogni della realtà scolastica». La legge post tragedia di San Giuliano, insomma, doveva rappresentare una piccola rivoluzione nel campo della “sicurezza scolastica”, in grado di rendere più chiare le responsabilità dei mancati controlli: «Quando tutti sono responsabili e come se non lo fosse nessuno e questa è una cosa assai grave soprattutto quando di mezzo ci sono scolari e studenti» dice Rembado « E poi abbiamo inserito una norma per rendere più agevoli i risarcimenti». |
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