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A 5 anni dal crollo della scuola a San Giuliano di Puglia, manca ancora il denaro per la ristrutturazione Alla ricerca dei fondi perduti |
Oggi l’anniversario della strage, in cui sono morti 27 bambini e un’insegnante
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di Sergio Menicucci da www.opinione.it E’
giorno di lutto a San Giuliano di Puglia. Sono trascorsi cinque anni dal
crollo della scuola Francesco Jovine che alle ore 11.32 del 31 ottobre
2002 causò la morte di 27 bambini e di un’insegnante. Cosa è rimasto, cosa è avvenuto in questi cinque anni? C’è ancora emergenza, centinaia di famiglie sono ancora nelle casette di legno o in sistemazioni provvisorie. Qualche giorno fa a Colletorto è ancora crollato un tetto, per fortuna senza conseguenze per gli abitanti. Le ferite non sono state rimarginate, anche perché il processo per il controllo della scuola Jovine si è concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati. E mentre le famiglie dei piccoli di San Giuliano si stringono ancora una volta tutti insieme per piangere i loro bambini la politica si è scatenata in un balletto alla ricerca delle responsabilità sulla gestione dei fondi assegnati. Tanti? Pochi? I sindaci del “cratere” hanno voluto manifestare davanti Palazzo Chigi, a metà ottobre, la loro delusione per lo stanziamento di soltanto 60 milioni di euro nella Finanziaria 2008. Al di là del colore politico (in prevalenza comunque di centrosinistra) il Ministro molisano delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, leader anche dell’Italia dei valori, non poteva non essere sensibile al richiamo dei compaesani. Ha raschiato il bilancio del suo Ministero e ha chiesto al premier Prodi di inserire nella Finanziaria, in discussione in Parlamento, un emendamento con altri 60 milioni che aggiunti ai 35 di quella del 2007 ancora non spesi alla fine fanno 160 milioni. Possono essere sufficienti, se spesi bene e subito a partire dai primi mesi dell’anno prossimo, per fare cessare l’emergenza. Non sufficienti, tuttavia, per completare i programmi pluriennali di interventi diretti a favorire la ripresa produttiva del Molise. E’ soprattutto su questo secondo versante che si appuntano le critiche dell’opposizione al Governatore Michele Jorio, commissario straordinario per il sisma del 2002 e le alluvisioni del gennaio 2003. In realtà tutti i provvedimenti della coalizione della Casa delle libertà, anche se certificati, sono contestati, in Consiglio regionale, al governo da parte dei Ministri di Rifondazione e del Partito comunista spinti dagli esponenti locali e da alcuni organi di stampa regionali, con in testa il giornale del gruppo di Peppino Ciarrapico. Gli ultimi ad intervenire sono stati il consigliere diesse ed ex segretario della Cgil Michele Petraroia che ha presentato una denuncia alla Corte dei Conti in merito all’ipotesi di stanziare 16 milioni di euro per avviare un collegamento rapido tra Termoli e i porti croati di Spalato, Ploce e Dubronic (nel Molise esistono tre Comuni che vantano una popolazione di origine croata) e il ministro Ferrero che vuole una commissione d’inchiesta per accertare come sono stati spesi i fondi erogati. Da luglio 2007, comunque, Michele Iorio deve operare d’intesa con il Ministro Di Pietro (ordinanza della Presidenza del Consiglio n. 3600). Secondo le accuse, 123 milioni di euro dei 550 sarebbero stati dirottati con la scusa del terremoto su Comuni e iniziative che non hanno avuto nulla a che fare con i disastri del sisma dell’ottobre 2002 e le alluvisioni del gennaio successivo. Per la sinistra Michele Jorio (detto il re) avrebbe poteri assoluti in base all’art.15 del decreto di nomina. In realtà non è così perché in Regione è operativa una commissione di cui fanno parte esponenti della sinistra come il diesse D’Alete, Pampia e Totaro della Margherita. Inoltre i capigruppo di Rifondazione natali, dei Comunisti Bonomolo e dell’Italia dei valori Niro hanno chiesto l’elenco delle opere e degli interventi di spesa e i pagamenti effettuati prelevando le somme dal conto corrente 3098 della contabilità speciale presso la tesoreria provinciale della Banca d’Italia. La lezione che si ricava dal terremoto di San Giuliano è, però, che dopo 5 anni sono ancora a rischio tante scuole italiane. |
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