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CASACALENDA.
I sindaci dei Comuni dell’ambito territoriale della Comunità Montana
“Cigno-Valle Biferno” di Casacalenda sono pronti a dare battaglia
contro ogni eventuale ipotesi di cancellazione dell’ente.
Nel pomeriggio di ieri il presidente Michele Liguori e il vice Michele
Giambarba hanno incontrato i rappresentanti dei 13 centri per fare il
punto della situazione e definire le azioni da portare avanti nei prossimi
mesi alla luce dei nuovi provvedimenti statali. E’ stato predisposto un
documento in cui si evidenziano i rischi esistenti.
I firmatari sostengono che “la nuova formulazione dell’art. 27 dell’Ordinamento
degli Enti Locali prevede che“Le Comunità montane sono costituite da
non meno di tre comuni situati per almeno l’80% della loro superficie al
di sopra di 500 mt. di altitudine sopra il livello del mare ovvero tra non
meno di 3 comuni situati per almeno il 50% della loro superficie al di
sopra di 500 mt sul livello del mare e nei quali il dislivello tra la
quota altimetrica inferiore e la superiore non è minore di 500 mt. è
iniqua, al punto di escludere Comuni che, pur collocati ad una altitudine
di 600/800 metri e con un dislivello tra le quote altimetriche superiori a
500 metri non si collocano per almeno il 50% della superficie al di sopra
dei limiti fissati”.
Ma sostengono anche che “la classificazione dei comuni montani non è
oggetto di modifica, per cui la proposta di riforma porterà a questa
evidente distonia: comuni classificati montani (non rientranti nel
criterio di cui all’art. 13 della Legge Finanziaria 2008) non potranno
far parte di alcuna Comunità montana. L’altimetria sarà l’unico
criterio “classificatore”. Se ciò dovesse andare in porto (vedi
tabella) gli unici Comuni idonei sarebbero Bonefro, Provvidenti e
Ripabottoni.
Per la Comunità Montana di Casacalenda, che a questo punto rischierebbe
la soppressione, ci sarebbero gravi conseguenze per i cittadini, dal
momento che l’ente gestisce in forma associata numerosi servizi che
abbattono i costi per le amministrazioni.
Non a caso l'Uncem (Unione Comunità Montane) nazionale intende far
sentire le proprie ragioni e dopo l’efficace manifesto: “la montagna
è una cosa seria “, in cui si evidenzia che “le comunità montane
costato allo Stato meno di 200 milioni di euro, ma attivano servizi per
2,2 miliardi di euro (di cui beneficiano gli enti locali) nella gestione
di: scuola, assistenza, viabilità, trasporti, difesa del suolo, assetto
idrogeologico, forestazione, tutela delle risorse idriche, prevenzione
incendi, servizi di protezione civile, sviluppo economico, cultura sport e
valorizzazione delle tradizioni. Di questa cifra solo il 12% è destinato
a spese di funzionamento e indennità per gli amministratori. A
dimostrazione che le Comunità Montane non sono un costo della politica.
Al termine dell’incontro di ieri si è deciso “di aderire alla
Manifestazione della Montagna italiana che si terrà a Roma, il prossimo
24 ottobre, quale unica e necessaria risposta ad una politica demagogica e
superficiale, che sacrifica gli interessi dei più deboli alle pressioni
dei media e di una opinione pubblica senz’altro disinformata”. Ma
anche di costituirsi in “conferenza permanente dei Sindaci della
Comunità Cigno Valle Biferno” per la difesa dell’istituzione a cui
hanno aderito per il bene delle comunità amministrate. E “di chiedere
alla delegazione parlamentare molisana di adoperarsi fattivamente
affinchè le norme in esame siano stralciate dal testo della Finanziaria
2008 e discusse in un separato disegno di legge, che nel rispetto del
Titolo V della Costituzione e della competenza legislativa concorrente
delle Regioni, contempli l’individuazione concertata e condivisa di
nuovi, appropriati ed esaustivi principi di montanità in base ai quali le
Regioni possano effettuare la classificazione dei Comuni montani e la
ridelimitazione appropriata delle Comunità montane sulla scorta di
rinnovati criteri.
uesto tenendo conto delle specificità socio-economiche e territoriali
delle singole realtà locali, ma nel contempo all’interno di una
condivisione uniforme e omogenea dei principi generali sulla nuova “montanità”.
Una presa di posizione forte e chiara che vuole evitare ogni ipotesi di
soppressione per una Comunità in prima fila per i servizi offerti alle
popolazioni.
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