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Marino:
con la ricostruzione scuotiamo l’economia. Il sindaco diessino vuole il
rilancio del territorio
SANTA
CROCE DI MAGLIANO. "A cinque anni dal sisma ritengo che siamo
ancora in piena emergenza". Così il sindaco di Santa Croce Di
Magliano, Pasquale Marino che dopo il viaggio romano dei sindaci molisani
afferma: "Dopo esserci recati nella capitale mi sono reso conto che
il Governo regionale non conosce ancora bene l'entità dei danni che il
sisma ha causato".
Ci sono delle responsabilità?
"Su questo farei una critica a quanti hanno buttato fango sul Molise
con trasmissioni come 'Report' dipingendo un Molise accattone che cerca di
fare una sola cosa: elemosinare. Ciò ha fatto in modo che fuori si avesse
una visione distorta della realtà. Inoltre io non ho mai condiviso il
modello Molise".
Perché?
"Forse in pochi se lo ricordano ma anche l'anno scorso come
quest'anno siamo stati a Roma dal ministro Letta. E' la prova che il
modello Molise auspicato come occasione di rilancio per il nostro
territorio ha fallito su tutta la linea. Quello che occorreva era invece
una legge specifica secondo la quale prevedere e stabilire appositi
capitoli di spesa".
Con una legge non si sarebbe potuto correre il rischio di rallentare
tutto il meccanismo burocratico?
"Assolutamente no. E' vero che il Molise si è servito del modello
utilizzato per il terremoto delle Marche e dell'Umbria con l'intenzione di
renderlo più snello, però, ho visto accadere esattamente il contrario.
Investendo una sola persona di tutte le problematiche il carico che ne è
derivato è stato troppo pesante".
Forse non c'erano altre persone in grado di dividere il 'carico'.
"No, non è stato questo. Ritornando a quel periodo si ricorderà che
prima tutti i poteri erano stati demandati al capo della protezione civile
poi con un provvedimento votato all'unanimità dal consiglio regionale,
sono passati nelle mani del presidente della giunta regionale Michele
Iorio. Il problema vero è stato proprio quello che non è stata fatta una
specifica legge. E' la legge che disciplina compiutamente il tutto e se ci
fosse stata oggi noi sindaci del cratere non avremmo avuto bisogno di
andare a Roma perché le risorse per la ricostruzione. Ora, invece,
viviamo tutti nell'incertezza. Quindi, occorre capire che non ha più un
senso avere tutta la struttura commissariale. Basti pensare a quello che
sta succedendo anche in ordine alla presentazione dei progetti. Purtroppo
a distanza di anni si scopre che mancano i fondi. Senza poi parlare delle
tante modifiche che sono state chieste nel corso di questi anni . L'ultima
risale a poco più di un mese fa".
Per quale motivo si sono rese necessarie tali modifiche?
"Si è trattato di modifiche tecniche. L'ultima credo che abbia fatto
appello al buon senso e penso sia stata l'unica forse ad essere veramente
utile. Prima infatti accadeva che sul numero totale dei progetti che
venivano presentati veniva presa una parte ed esaminata. Ebbene poteva
accadere che il progetto venisse controllato quando i lavori erano già
cominciati. E se, come in qualche caso è accaduto, il progetto non era
ritenuto a norma i lavori dovevano ricominciare di nuovo e con criteri
diversi. La modifica che è stata fatta adesso, stabilisce che i controlli
devono essere effettuati prima che i lavori comincino. Intanto, però, ci
sono ancora tutta una serie di cose che non vanno e di domande che
attendono ancora una risposta".
Cioè?
"Ancora non sappiamo che fine faranno le autonome sistemazioni.
Sembra che cesseranno al 31 dicembre 2007. Su questo si sta ancora
discutendo come si sta ancora discutendo sulla sospensione dei tributi e
dei contributi. Può sembrare un paradosso ma questo è un aspetto che
diventa ancora più importante della ricostruzione in sé avendo aderito
alla sospensione praticamente tutti dall'operaio all'impiegato al libero
professionista alle imprese. Non essendoci ancora nessuna certezza si
cominciano ad avere situazioni pericolose per la stessa sopravvivenza. A
ciò si aggiunge che mentre siamo in regime di sospensione invece stiamo
già restituendo con le imprese che lavorano per il pubblico e questo è
un paradosso. L'economia che già è stagnante dipende dalla
ricostruzione. Se la ricostruzione viene bloccata il rischio che si corre
è il blocco dell'economia. Al contrario in tutte le altre realtà colpite
dal sisma si è cercato di fare del terremoto un'opportunità per il
rilancio territoriale".
Subito dopo il sisma questo era stato auspicato anche per il Molise.
"Purtroppo non è successo perché il sistema non ha dato le stesse
opportunità. E questo è quello che è successo anche in merito
all'articolo quindici. In passato sono stato tacciato di ragionare in un
determinato modo perché ero di una collocazione politica diversa rispetto
a quella del presidente Iorio. Ma non era questo il motivo che mi portava
a fare presente determinate ragioni e a esporre alcuni problemi. Infatti
è successo che il rilancio non c'è stato. Un esempio per tutti quello in
merito alla sospensione dei tributi e contributi per le imprese. Ebbene ne
hanno potuto beneficiare solo quelle aziende che erano presenti sul
territorio prima del sisma. Questo è un assurdo giuridico e legale. E'
stato un autogol di quelli grandissimi".
E' possibile che si sia trattato solo di disattenzione?
"Forse si tratta solo di un sistema congeniato male. Spesso si vanno
a perorare delle cause senza guardare al futuro. Se puntiamo solo alla
ricostruzione materiale non avremmo fatto nulla. A San Giuliano la
costruzione è al novanta per cento così come si stanno ricostruendo
abitazioni che molto probabilmente rimarranno vuote. Non è possibile fare
dei capitoli di spesa solamente per alcuni centri. I fondi dovrebbero
essere ripartiti in base alla percentuale dei danni".
Si è ancora in tempo per rimediare?
"Se si da un'accelerata sì. Per esempio piuttosto che pensare ad un
altro articolo quindici che dovrebbe poi essere rinegoziato, tutte le
economie dell'articolo quindici, i ribassi per i lavori pubblici,
potrebbero essere recuperate e ridistribuite sul cratere. Quello che è
fondamentale è che la ricostruzione viaggi di concerto con la ripresa del
tessuto economico. Per Santa Croce un grosso cruccio che mi è rimasto è
stato quello del progetto per la zona industriale che non mi è stato
finanziato assieme a quello della mensa per gli anziani. Ambedue i
progetti erano per lo sviluppo di tutto il territorio. Sono stati
preferiti e finanziati altri due progetti uno per piazza Marconi e uno per
la rete fognante. Non che non siano opere importanti ma avrei senz'altro
preferito sviluppare dei progetti per tutto il territorio. Infatti già
sono trenta le domande che abbiamo per la zona industriale mentre per la
mensa degli anziani ci stiamo lavorando con il bilancio comunale".
Ma tra gli stessi amministratori non è che siete troppo divisi?
"No assolutamente. Era così una volta oggi non più, tanto è vero
che proprio il progetto della mensa era stato fatto da Santa Croce assieme
ai comuni di Colletorto, Bonefro e San Giuliano. Quello che manca è una
maggiore concertazione e più dialogo tra la Regione e i comuni. Si
dovrebbe condividere un percorso a prescindere dal colore politico facendo
una pianificazione intercomunale di concerto con la Regione. Se la Regione
prima della redazione del bilancio ascoltasse le varie comunità si
lancerebbe un messaggio sicuramente positivo di politica partecipata.
Solamente chi vive il territorio ne conosce bene tutti i problemi ed è
quindi più di altri in grado di fornire i giusti suggerimenti per trovare
le soluzioni".
Vir.Rom.
(Primo Piano Molise)
Dopo
il sisma verifiche in corso
Verifiche in corso nei Comuni terremotati a pochi giorni dalla scossa
sismica di 4.0 magnitudo Richter che ha colpito l’area più colpita
dagli eventi del 2002. I tecnici sono al lavoro per controllare le
condizioni dei fabbricati danneggiati e inagibili che potrebbero aver
subito nuovi danni in seguito all’onda sussultoria.
Non a caso, a Santa Croce tre abitazioni sono state sgombrate e un
tetto è crollato, mentre negli altri centri, come Morrone, alcuni
edifici hanno risentito della scossa più forte e delle successive di
lieve entità. Le verifiche sono molto importanti al fine di scongiurare
possibili crolli e per mettere in sicurezza fabbricati a rischio
cedimento.
Quotidiano del Molise
A Santa
Croce di Magliano nuclei familiari costretti a lasciare abitazioni da poco
restaurate
L’ultima scossa, ieri le due evacuazioni. Dopo
cinque anni nulla è cambiato
SANTA
CROCE DI MAGLIANO. Le ultime scosse di terremoto, insieme alla paura hanno
portato nuovi disagi alla popolazione nel centro fortorino. Due famiglie
sono così tornate a rivivere, come cinque anni fa, la paura del
terremoto, il dover lasciare la propria abitazione, quella che in questi
anni comunque era stata riparata, per trovare una nuova sistemazione,
perché la scossa di quattro giorni fa, ha riaperto ferite nell'anima ma
anche nelle abitazioni. E così, se una famiglia ha trovato casa presso i
parenti, per un'altra occorrerà trovare ora una nuova sistemazione
provvisoria. E se da un lato il primo cittadino Pasquale Marino ha già
inviato alla struttura regionale una scheda dettagliata relativa ai nuovi
danni causati dal sisma, nella popolazione resta alta la paura, quel non
tornare alla normalità, quel constatare che a distanza di cinque anni, la
ricostruzione pesante è sì partita, ma procede lentamente tanto che
ancora tante famiglie sono costrette a ricorrere ai fondi dell'autonoma
sistemazione.
Alla provvisorietà dunque mentre la terra continua a tremare per un
incubo che sempre non voler allentare questa parte di Molise dove oggi il
rischio maggiore è costituito, non soltanto dai ritardi, dalla carenza di
fondi, quanto dalle situazioni emergenziali che potrebbero scaturire, ed
è gia accaduto, in quasi tutti i centri del cratere, compresa Santa
Croce, che gli edifici già dichiarati inagibili colassimo ulteriormente
così da provocare ulteriori danni e mettere a repentaglio l'incolumità
della popolazione.
NdF - Primo Piano Molise
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