Santa Croce di Magliano, martedì 23 ottobre 2007

     

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terremoto


Dopo cinque anni nulla è cambiato


 

Marino: con la ricostruzione scuotiamo l’economia. Il sindaco diessino vuole il rilancio del territorio

SANTA CROCE DI MAGLIANO. "A cinque anni dal sisma ritengo che siamo ancora in piena emergenza". Così il sindaco di Santa Croce Di Magliano, Pasquale Marino che dopo il viaggio romano dei sindaci molisani afferma: "Dopo esserci recati nella capitale mi sono reso conto che il Governo regionale non conosce ancora bene l'entità dei danni che il sisma ha causato".
Ci sono delle responsabilità?
"Su questo farei una critica a quanti hanno buttato fango sul Molise con trasmissioni come 'Report' dipingendo un Molise accattone che cerca di fare una sola cosa: elemosinare. Ciò ha fatto in modo che fuori si avesse una visione distorta della realtà. Inoltre io non ho mai condiviso il modello Molise".
Perché?
"Forse in pochi se lo ricordano ma anche l'anno scorso come quest'anno siamo stati a Roma dal ministro Letta. E' la prova che il modello Molise auspicato come occasione di rilancio per il nostro territorio ha fallito su tutta la linea. Quello che occorreva era invece una legge specifica secondo la quale prevedere e stabilire appositi capitoli di spesa".
Con una legge non si sarebbe potuto correre il rischio di rallentare tutto il meccanismo burocratico?
"Assolutamente no. E' vero che il Molise si è servito del modello utilizzato per il terremoto delle Marche e dell'Umbria con l'intenzione di renderlo più snello, però, ho visto accadere esattamente il contrario. Investendo una sola persona di tutte le problematiche il carico che ne è derivato è stato troppo pesante".
Forse non c'erano altre persone in grado di dividere il 'carico'.
"No, non è stato questo. Ritornando a quel periodo si ricorderà che prima tutti i poteri erano stati demandati al capo della protezione civile poi con un provvedimento votato all'unanimità dal consiglio regionale, sono passati nelle mani del presidente della giunta regionale Michele Iorio. Il problema vero è stato proprio quello che non è stata fatta una specifica legge. E' la legge che disciplina compiutamente il tutto e se ci fosse stata oggi noi sindaci del cratere non avremmo avuto bisogno di andare a Roma perché le risorse per la ricostruzione. Ora, invece, viviamo tutti nell'incertezza. Quindi, occorre capire che non ha più un senso avere tutta la struttura commissariale. Basti pensare a quello che sta succedendo anche in ordine alla presentazione dei progetti. Purtroppo a distanza di anni si scopre che mancano i fondi. Senza poi parlare delle tante modifiche che sono state chieste nel corso di questi anni . L'ultima risale a poco più di un mese fa".
Per quale motivo si sono rese necessarie tali modifiche?
"Si è trattato di modifiche tecniche. L'ultima credo che abbia fatto appello al buon senso e penso sia stata l'unica forse ad essere veramente utile. Prima infatti accadeva che sul numero totale dei progetti che venivano presentati veniva presa una parte ed esaminata. Ebbene poteva accadere che il progetto venisse controllato quando i lavori erano già cominciati. E se, come in qualche caso è accaduto, il progetto non era ritenuto a norma i lavori dovevano ricominciare di nuovo e con criteri diversi. La modifica che è stata fatta adesso, stabilisce che i controlli devono essere effettuati prima che i lavori comincino. Intanto, però, ci sono ancora tutta una serie di cose che non vanno e di domande che attendono ancora una risposta".
Cioè?
"Ancora non sappiamo che fine faranno le autonome sistemazioni. Sembra che cesseranno al 31 dicembre 2007. Su questo si sta ancora discutendo come si sta ancora discutendo sulla sospensione dei tributi e dei contributi. Può sembrare un paradosso ma questo è un aspetto che diventa ancora più importante della ricostruzione in sé avendo aderito alla sospensione praticamente tutti dall'operaio all'impiegato al libero professionista alle imprese. Non essendoci ancora nessuna certezza si cominciano ad avere situazioni pericolose per la stessa sopravvivenza. A ciò si aggiunge che mentre siamo in regime di sospensione invece stiamo già restituendo con le imprese che lavorano per il pubblico e questo è un paradosso. L'economia che già è stagnante dipende dalla ricostruzione. Se la ricostruzione viene bloccata il rischio che si corre è il blocco dell'economia. Al contrario in tutte le altre realtà colpite dal sisma si è cercato di fare del terremoto un'opportunità per il rilancio territoriale".
Subito dopo il sisma questo era stato auspicato anche per il Molise.
"Purtroppo non è successo perché il sistema non ha dato le stesse opportunità. E questo è quello che è successo anche in merito all'articolo quindici. In passato sono stato tacciato di ragionare in un determinato modo perché ero di una collocazione politica diversa rispetto a quella del presidente Iorio. Ma non era questo il motivo che mi portava a fare presente determinate ragioni e a esporre alcuni problemi. Infatti è successo che il rilancio non c'è stato. Un esempio per tutti quello in merito alla sospensione dei tributi e contributi per le imprese. Ebbene ne hanno potuto beneficiare solo quelle aziende che erano presenti sul territorio prima del sisma. Questo è un assurdo giuridico e legale. E' stato un autogol di quelli grandissimi".
E' possibile che si sia trattato solo di disattenzione?
"Forse si tratta solo di un sistema congeniato male. Spesso si vanno a perorare delle cause senza guardare al futuro. Se puntiamo solo alla ricostruzione materiale non avremmo fatto nulla. A San Giuliano la costruzione è al novanta per cento così come si stanno ricostruendo abitazioni che molto probabilmente rimarranno vuote. Non è possibile fare dei capitoli di spesa solamente per alcuni centri. I fondi dovrebbero essere ripartiti in base alla percentuale dei danni".
Si è ancora in tempo per rimediare?
"Se si da un'accelerata sì. Per esempio piuttosto che pensare ad un altro articolo quindici che dovrebbe poi essere rinegoziato, tutte le economie dell'articolo quindici, i ribassi per i lavori pubblici, potrebbero essere recuperate e ridistribuite sul cratere. Quello che è fondamentale è che la ricostruzione viaggi di concerto con la ripresa del tessuto economico. Per Santa Croce un grosso cruccio che mi è rimasto è stato quello del progetto per la zona industriale che non mi è stato finanziato assieme a quello della mensa per gli anziani. Ambedue i progetti erano per lo sviluppo di tutto il territorio. Sono stati preferiti e finanziati altri due progetti uno per piazza Marconi e uno per la rete fognante. Non che non siano opere importanti ma avrei senz'altro preferito sviluppare dei progetti per tutto il territorio. Infatti già sono trenta le domande che abbiamo per la zona industriale mentre per la mensa degli anziani ci stiamo lavorando con il bilancio comunale".
Ma tra gli stessi amministratori non è che siete troppo divisi?
"No assolutamente. Era così una volta oggi non più, tanto è vero che proprio il progetto della mensa era stato fatto da Santa Croce assieme ai comuni di Colletorto, Bonefro e San Giuliano. Quello che manca è una maggiore concertazione e più dialogo tra la Regione e i comuni. Si dovrebbe condividere un percorso a prescindere dal colore politico facendo una pianificazione intercomunale di concerto con la Regione. Se la Regione prima della redazione del bilancio ascoltasse le varie comunità si lancerebbe un messaggio sicuramente positivo di politica partecipata. Solamente chi vive il territorio ne conosce bene tutti i problemi ed è quindi più di altri in grado di fornire i giusti suggerimenti per trovare le soluzioni".
Vir.Rom.
(Primo Piano Molise)


Dopo il sisma verifiche in corso
Verifiche in corso nei Comuni terremotati a pochi giorni dalla scossa sismica di 4.0 magnitudo Richter che ha colpito l’area più colpita dagli eventi del 2002. I tecnici sono al lavoro per controllare le condizioni dei fabbricati danneggiati e inagibili che potrebbero aver subito nuovi danni in seguito all’onda sussultoria.
Non a caso, a Santa Croce tre abitazioni sono state sgombrate e un tetto è crollato, mentre negli altri centri, come Morrone, alcuni edifici hanno risentito della scossa più forte e delle successive di lieve entità. Le verifiche sono molto importanti al fine di scongiurare possibili crolli e per mettere in sicurezza fabbricati a rischio cedimento.
Quotidiano del Molise


A Santa Croce di Magliano nuclei familiari costretti a lasciare abitazioni da poco restaurate
L’ultima scossa, ieri le due evacuazioni. Dopo cinque anni nulla è cambiato

SANTA CROCE DI MAGLIANO. Le ultime scosse di terremoto, insieme alla paura hanno portato nuovi disagi alla popolazione nel centro fortorino. Due famiglie sono così tornate a rivivere, come cinque anni fa, la paura del terremoto, il dover lasciare la propria abitazione, quella che in questi anni comunque era stata riparata, per trovare una nuova sistemazione, perché la scossa di quattro giorni fa, ha riaperto ferite nell'anima ma anche nelle abitazioni. E così, se una famiglia ha trovato casa presso i parenti, per un'altra occorrerà trovare ora una nuova sistemazione provvisoria. E se da un lato il primo cittadino Pasquale Marino ha già inviato alla struttura regionale una scheda dettagliata relativa ai nuovi danni causati dal sisma, nella popolazione resta alta la paura, quel non tornare alla normalità, quel constatare che a distanza di cinque anni, la ricostruzione pesante è sì partita, ma procede lentamente tanto che ancora tante famiglie sono costrette a ricorrere ai fondi dell'autonoma sistemazione.
Alla provvisorietà dunque mentre la terra continua a tremare per un incubo che sempre non voler allentare questa parte di Molise dove oggi il rischio maggiore è costituito, non soltanto dai ritardi, dalla carenza di fondi, quanto dalle situazioni emergenziali che potrebbero scaturire, ed è gia accaduto, in quasi tutti i centri del cratere, compresa Santa Croce, che gli edifici già dichiarati inagibili colassimo ulteriormente così da provocare ulteriori danni e mettere a repentaglio l'incolumità della popolazione.
NdF - Primo Piano Molise


 


 

 

 



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