Santa Croce di Magliano, mercoledì 24 ottobre 2007

     

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cronache


Troppo zelo, preside trasferito perchè ha fatto il suo dovere


 

Drammatica storia di Giuseppe Colombo, ‘reo’ di aver segnalato la scarsa sicurezza di tre scuole dopo il terremoto. La Procura ha chiesto l’arresto per tre sindaci e per il dirigente scolastico regionale, che avrebbero spinto l’attuale preside della Principe di Piemonte di Termoli al trasferimento coatto.

di Daniela Forilli da Primonumero.it

Se c’è una cosa che il terremoto ha insegnato a caro prezzo ai molisani è che alla sicurezza - soprattutto a quella nelle scuole - non si può e non si deve rinunciare. Eppure, a sentire la storia del preside Giuseppe Colombo, prima dirigente scolastico a Bonefro e oggi della Principe di Piemonte di Termoli, pare che la lezione del 31 ottobre 2002 non sia servita a molto. E’ una storia controversa, drammatica, che fa risaltare il malcostume di un modo di intendere le responsabilità pubbliche che sacrifica spesso l’interesse generale all’interesse particolare. Ma non solo: è una storia – quella del preside Colombo – che è pure divenuta materia di un fascicolo d’inchiesta aperto dalla Procura di Larino, arrivata al punto da chiedere l’arresto di tre sindaci di altrettanti Comuni del cratere sismico e di un dirigente scolastico, arresti che però sono stati negati dal giudice delle indagini preliminari. L’esito della vicenda giudiziaria – che è ancora in divenire – è comunque poco importante rispetto alla vicenda in sé, visto che i tre sindaci, stando alle accuse, dopo aver sperimentato sulla loro pelle la tragedia del sisma, la paura e l’incertezza, avrebbero tentato di ‘sbarazzarsi’ ugualmente di un dirigente scolastico troppo scomodo, perché troppo meticoloso e troppo attento, perché troppo preoccupato dell’incolumità dei suoi alunni.

Tutto comincia nel 2002, l’anno del terremoto. La scuola elementare di San Giuliano di Puglia crolla e 27 bambini e una maestra muoiono soffocati dalle macerie, l’Italia intera si commuove. La sicurezza diventa un tormento, ma anche un tormentone: e mentre i personaggi pubblici fanno a gara nel rilasciare dichiarazioni sul dramma del sisma e sulla necessità di proteggere gli studenti da altri incidenti simili, la Procura di Larino apre un fascicolo d’inchiesta sul crollo dell’istituto ‘maledetto’ ipotizzando che l’incuria umana, la leggerezza e il mancato rispetto delle leggi, piuttosto che la forza della natura, siano state la causa di quella carneficina. Sei persone vengono rinviate a giudizio per poi essere assolte. In quel processo viene tirato in ballo anche il preside Giuseppe Colombo – che dal 2002 è dirigente scolastico dell’istituto Comprensivo che riunisce le elementari di San Giuliano, Colletorto e Bonefro – e che al giudice racconta di aver segnalato i rischi della “Jovine” già in tempi non sospetti, cioè prima del sisma.

Nel 2005 Giuseppe Colombo è ancora preside dello stesso istituto comprensivo, ma le tre scuole che si trova a dirigere non sono più quelle di prima. Distrutte o lesionate dal terremoto vengono infatti sostituite da alloggi provvisori: i bimbi di San Giuliano finiscono in una tensostruttura e quelli di Colletorto e Bonefro in edifici privati riempiti di banchetti e seggiole sui quali i piccoli studenti riprendono le attività didattiche. Tuttavia, benché il terremoto sia storia recente e benché in tutta Italia sia ancora aperta la polemica sulla sicurezza, nessuno dei tre istituti provvisori assegnati ai bambini di Colombo rispetta le norme della legge 626.

Secondo il racconto che il preside fornirà più tardi alla Procura, i sindaci – Luigi Barbieri a San Giuliano, Antonio Mucciaccio a Colletorto e Tullio Perrotta a Bonefro - erano stati messi al corrente anche di questo. Niente era a norma, neanche la mensa dove i bambini di San Giuliano avevano pranzato per tre anni dopo il terremoto, neanche la tensostruttura realizzata con i fondi della solidarietà e inaugurata in pompa magna dal presidente della Regione Michele Iorio e dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Malgrado le segnalazioni, però, nulla succede e neanche il dirigente scolastico regionale, Giuseppe Boccariello, muove un dito per porre rimedio alla situazione. Ed è solo la Procura, sempre su segnalazione del preside Colombo, che decide di intervenire. Lo fa nel dicembre del 2005 quando dispone il sequestro delle tre scuole provvisorie ordinandone l’adeguamento alle norme di sicurezza. Cosa che viene realizzata con i soldi della solidarietà in poche settimane, in modo da consentire la regolare ripresa delle lezioni alla riapertura delle scuole dopo le vacanze invernali.

La cosa, però, evidentemente indispettisce qualcuno. Perché Colombo con le sue pressanti lettere ai sindaci, con le insistenti segnalazioni perché tutto sia in regola, con quella sua meticolosità nel verificare e accertare, comincia ad attirarsi addosso dei problemi. Un primo cittadino che si rifiuta di pagare la bolletta per il collegamento internet della scuola, poi un altro che gli lascia intendere chiaramente che deve smetterla di “dare fastidio”. Pressioni, «vessazioni» le definirà il pm Magrone che sul caso ha ritenuto di dover andare fino in fondo. Più il preside insiste nel chiedere sicurezza, più problemi crescono, tant’è che un giorno – emerge dalla denuncia – il direttore dell’ufficio scolastico del Molise, Boccariello, lo invita nel suo ufficio e gli spiega – secondo la versione fornita dallo stesso Colombo in una deposizione del febbraio 2006 - che mettersi contro tre sindaci significa ‘essere perdenti’: deve mettersi in malattia subito e farsi da parte. Poi gli viene prospettato il trasferimento, e Colombo non aspetta di essere ‘sloggiato’ dall’alto, ma fa subito domanda per essere collocato nella prima sede vacante e così viene assegnato alla Principe di Piemonte di Termoli. Consapevole di essere colpevole di eccesso di zelo.

(Pubblicato su Primonumero.it il 22/10/2007)


 


 

 

 



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