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Elezioni politiche 2008: analisi del voto in Molise |
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CAMPOBASSO. Il verdetto delle urne non lascia scampo al Pd: Massa e Ruta affondano. Mentre il ministro Di Pietro naviga in acque sicure. L’ex pm coglie un successo che va oltre ogni più rosea previsione. L’Italia dei Valori in Molise diventa il secondo partito ed elegge sia il ministro uscente che Astore. Il primo a Montecitorio, il secondo al Senato. Massa e Ruta costretti dal responso popolare a rimanere a casa. Successo dal doppio sapore anche nel Popolo della Libertà che per la prima volta nella storia della regione elegge una molisana: Sabrina De Camillis ottiene il seggio alla Camera, Ulisse Di Giacomo quello a Palazzo Madama. Attesa per il terzo scranno di Montecitorio. Modesti i risultati di Udc e Mpa. Malissimo la sinistra radicale. (Quotidiano del Molise)
Molise
all’incontrario: vince la sinistra, ma “batosta” per il Pd Per quanto riguarda Palazzo Madama, dei due senatori eletti già si conoscono i nomi. Giuseppe Astore dell’Italia dei Valori (il quale, se optasse per il seggio ottenuto in Lombardia, lascerebbe il campo all’ex sindaco di Isernia Giuseppe Caterina) e Ulisse Di Giacomo per il Partito della Libertà. Perde dunque il suo scranno romano il senatore Augusto Massa: se qualcuno lo avesse raccontato in giro qualche giorno fa sarebbe stato preso per un matto. Ma c’è di più: a fargli compagnia nel limbo dei “disoccupati illustri” potrebbe essere Roberto Ruta, vero e proprio ras del partito in Regione, il quale non ha alcuna certezza di rioccupare il suo posto a Montecitorio. Vediamo perché. Alla Camera i seggi a disposizione del Molise sono teoricamente tre. Con questi risultati, due hanno già la certezza di poterci andare: Antonio Di Pietro per l’Idv (il quale se optasse per uno degli altri seggi in cui è stato eletto lascerebbe il posto alla sindaca di Campomarino, Anita Di Giuseppe) e Sabrina De Camillis per il Pdl (che è seconda in lista ma preceduta da Silvio Berlusconi che opterà sicuramente per un’altra Regione). Rimane un terzo seggio a disposizione, e la faccenda si fa complicata. Il terzo posto, infatti, dovrebbe spettare a un esponente del Pd, secondo partito della coalizione che ha vinto la competizione in regione. Quindi dovrebbe spettare a Roberto Ruta. Ma come si sa la distribuzione dei seggi per la Camera avviene sulla base di un calcolo fatto a livello nazionale, e visto che in Italia ha vinto il centrodestra, gli spettano molti più seggi di quelli conquistati sul campo grazie al premio di maggioranza. Quindi è possibile che il terzo seggio molisano venga assegnato ancora al Pdl, e cioè a Quintino Pallante, il cui nome viene dopo quello della De Camillis. Se così fosse, Ruta rimarrebbe a bocca asciutta e senza un incarico, visto che nell’autunno 2006 aveva rinunciato al seggio in Regione privilegiando il ruolo di onorevole. Insomma, per il Pd molisano la piccola consolazione della vittoria della coalizione in Regione non può certo lenire il dolore per la severa lezione impartita dagli elettori ai suoi due principali esponenti, e cioè Massa e Ruta (anche se quest’ultimo dovesse poi conservare il suo ruolo di deputato) che in questi mesi hanno guidato il partito in modo autoritario, sordi alle critiche giunte ai loro metodi di gestione, sicuri di un potere che invece è svaporato nello spazio di poche ore con un risultato elettorale da cui escono personalmente sconfitti, malgrado il buon risultato della coalizione. E’ probabile che nelle prossime settimane nel centrosinistra molisano (e in quello termolese) se ne vedranno delle belle. Rimane da dire degli altri partiti, a cominciare dall’Udc. Che se in regione ha ottenuto un risultato deludente (appena il 5,7 per cento) a Termoli – città del segretario regionale Montano - è sprofondato al 4,7 per cento. Una sconfitta su cui, oltre alla difficoltà della corsa solitaria, pesa molto il passaggio di Remo Di Giandomenico al Pdl. Male, malissimo anche la Sinistra Arcobaleno, che probabilmente è stata prosciugata di molti consensi finiti alla coalizione Pd-Idv. Appena il 3,6 in regione ma soprattutto a Termoli un drammatico 1,7 che sa di tracollo se si considera che alle elezioni del 2006 in città Rifondazione Comunista da sola aveva ottenuto quasi il 7 per cento. Per dare un’idea: stavolta ha preso più voti della sinistra radicale perfino la Destra di Daniela Santanché. (Primonumero.it) Elezioni politiche: Di Pietro sbaraglia il PD. Il PDL vince ma non sfonda L'Italia dei
Valori surclassa il Partito Democratico e tiene in piedi il centrosinistra nel
Molise. Il partito di Di Pietro alla Camera ottiene quasi il 27 per cento dei
voti, con un vantaggio di oltre 7 punti percentuali rispetto al Partito
Democratico. Il primo partito del Molise è il Popolo delle Libertà che però
si ferma al 37 per cento. Buon successo del Movimento per le Autonomie che
ottiene il 5 per cento. Disastroso risultato per la Sinistra l'Arcobaleno che si
ferma ad appena il 2 per cento. Eletti Ulisse Di Giacomo per il Pdl e Giuseppe
Astore per l'Italia dei Valori al Senato, Silvio Berlusconi per il Pdl e Antonio
Di Pietro per l'Italia dei Valori alla Camera. Berlusconi opterà per un'altra
circoscrizione consentendo a Sabrina De Camillis, numero due in lista, di
entrare a Montecitorio. In bilico il terzo seggio alla Camera, che finisce nel
calderone nazionale. Ruta spera di rientrare. C'è attesa anche per Giuseppe
Caterina e Anita Di Giuseppe che potrebbero entrare il primo al Senato e la
seconda alla Camera entrambi per l'Italia dei Valori. Primapaginamolise.it Per Ruta e
Massa c'è il capolinea: troppi errori, Pd a pezzi Lo "sfondamento" però non riesce in provincia di Isernia, dove i dipietristi ottengono sì un buon risultato, ma non "tracimano" come avvenuto altrove. Qui evidentemente i dirigenti locali non sono riusciti a mettere all'angolo il Partito Democratico che infatti non solo regge il confronto, totalizzando praticamente gli stessi voti, ma nei due principali centri della provincia, cioè Isernia e Venafro, seppure di poco, batte il partito di Di Pietro. Una piccola soddisfazione per il PD, un risultato, quello della provincia di Isernia, del capoluogo pentro e di Venafro, che un po' fa storcere il muso ai vertici regionali dell'Italia dei Valori. Ad Agnone, invece, il sorpasso c'è stato. I dipietristi soltanto qui, in questa parte del Molise tra Isernia e Venafro, non sono riusciti a sfondare lasciando al PD spazio e consenso. Ma, a parte questa piccola nota relativamente "dolente", Di Pietro ha calato il suo asso. Da oggi è lui il padrone del centrosinistra in Molise. Ha spazzato via Ruta e Massa in un colpo solo e anche i vertici del Partito Democratico che, di fronte alla disfatta, stanno decidendo il da farsi. Annamaria Macchiarola, segretario regionale del PD, potrebbe nelle prossime ore rassegnare le dimissioni. Si fanno avanti, per raccoglierne in testimone, i consiglieri regionali Massimiliano Scarabeo e Danilo Leva, che tutto sommato nei territori "di competenza", Venafro e Isernia, si sono difesi abbastanza bene. Fuori gioco tutti gli altri, compresi gli esponenti del basso Molise. A Termoli per il PD è arrivata una "scoppola" clamorosa che rafforza la posizione del sindaco, Vincenzo Greco, e "punisce" quelli che nel PD volevano fargli le scarpe. Una posizione non gradita ai termolesi. L'Italia dei Valori, come detto, vince la sfida con il Pd in quasi tutti i Comuni più grandi. Vince a Campobasso, dove prende il doppio dei voti del Partito Democratico, a Bojano, a Campomarino, a Casacalenda, a Guglionesi, a Larino, a Montenero di Bisaccia (dove l'IdV supera il 50 per cento), a Petacciato, a Portocannone, a Riccia, anche a Santa Croce di Magliano, a Termoli (oltre nove punti di differenza), a Trivento, ad Agnone. Il Partito Democratico, seppure di poco, vince invece la sfida a San Martino in Pensilis, a Ururi, a Venafro e a Isernia. Qui "l'effetto Di Pietro" è stato in qualche modo "attutito". Segno che c'è stato, in queste quattro situazioni locali, qualcosa che non ha funzionato. Restano fuori dal Parlamento Roberto Ruta e Augusto Massa. Per il secondo è certa la non elezione. Una sconfitta cocente, visto che Massa - tra i due uscenti del PD - era considerato quello più forte. Potrebbe essere per il senatore campobassano l'ultima apparizione anche se c'è chi è pronto a giurare che non si rassegnerà a ritirarsi a vita privata. Il prossimo anno c'è l'appuntamento con l'elezione del sindaco di Campobasso e il suo nome potrebbe rispuntare nuovamente. Roberto Ruta spera in un "ripescaggio" con l'attribuzione del terzo seggio alla Camera al Pd molisano in modo da poter rientrare dalla finestra. Ma non è facile. Il Molise potrebbe anche questa volta perdere il quinto seggio in parlamento. Per Ruta potrebbe essere la fine di una carriera politica che in pochi anni lo ha portato dal Consiglio regionale alla Camera dei deputati e che oggi, a 40 anni, potrebbe vederlo già avviato verso la pensione. Anche per lui l'unica possibilità di rientrare in gioco potrebbe essere la candidatura a sindaco di Campobasso. Ma tra i dirigenti del PD e anche tra molti militanti comincia a serpeggiare malumore e malcontento. Ruta e Massa, insieme ad Annamaria Macchiarola, sono ritenuti i responsabili del crollo verticale del PD in Molise. Quello che è stato definito "l'effetto Di Pietro" solo in parte può spiegare il disastro del Partito Democratico. Per Ruta è la seconda sconfitta consecutiva, dopo quella delle regionali del 2006. L'etichetta del perdente comincia a pesare. Ma anche lui, nato per fare politica, non si arrenderà facilmente. In attesa delle mosse dei due sconfitti, dietro le quinte si muovono quelli che sperano di ereditare la guida del PD. Tra gli aspiranti vi sono Danilo Leva e Antonio D'Ambrosio, sui quali però pesa la condivisione della sconfitta visto che entrambi sono stati candidati alla Camera alle spalle di Ruta. Se Ruta ha perso, sostengono all'interno del PD, hanno perso anche Leva e D'Ambrosio. Al PD restano ben poche figure su cui puntare. A questo punto potrebbe toccare a Nicola D'Ascanio prendere in mano le redini del partito. Scalpita anche Michele De Santis, che, dopo aver guidato la "minoranza interna" nel congresso regionale, ha rifiutato la candidatura alla Camera ed ora seduto sulla riva del fiume aspetta di veder passare i cadaveri (politici) dei suoi avversari. Ma una soluzione che vedrebbe al vertice del partito De Santis o un esponente della sinistra come Michele Petraroia potrebbe provocare ulteriori spaccature. Nei prossimi giorni sono previste nuove "fughe" dal Partito Democratico verso l'italia dei Valori. Un assessore del Comune di Campobasso (Antonio D'Uva?) sarebbe pronto ad aderire al partito di Di Pietro. Ma in tutto il Molise sarebbero ormai decine gli amministratori in procinto di lasciare il PD per accasarsi altrove, nell'Italia dei Valori ma anche in partiti del centrodestra. La disfatta, dunque, potrebbe continuare anche dopo le elezioni politiche. Una disfatta iniziata nel 2001, con la sconfitta alle regionali. Una sconfitta che non è mai stata analizzata. Ds e Margherita, in questi anni, sono sempre più diventati partiti "blindati", gestiti dagli eletti e incapaci di stare tra la gente per dare risposte concrete ai problemi dei molisani. Dopo la nuova sconfitta alle regionali del 2006 c'è stato il colpo di grazia. Il centrosinistra nel Molise è rimasto senza una guida, senza un leader. Ruta ha preferito rimanere a Roma a fare il deputato rinunciando a guidare l'opposizione in Consiglio regionale. Un clamoroso errore. Un errore di valutazione, perché probabilmente riteneva che la legislatura parlamentare sarebbe durata cinque anni, e invece dopo due anni Prodi è caduto e si è tornati alle urne. Inoltre Ruta riteneva di non aver problemi comunque ad essere rieletto. Invece per ora resta fuori da Montecitorio in attesa del "ripescaggio". E resta fuori anche dal Consiglio regionale. Nel centrodestra esultano Ulisse Di Giacomo e Sabrina De Camillis: entrambi andranno a Roma. Il primo spera in un incarico di sottosegretario. Incarico che comporterebbe, però, le dimissioni da parlamentare - Berlusconi ha intenzione di introdurre l'incompatibilità tra cariche di governo e incarico parlamentare - consentendo di entrare a Palazzo Madama al secondo della lista al senato, vale a dire Adelmo Berardo. Nonostante la vittoria, però, non c'è euforia nel Popolo delle LIbertà. In Molise, a differenza praticamente di quasi tutte le altre regioni italiane, l'area veltroniana è più vorte di quella berlusconiana. Insieme Italia dei Valori e Partito Democratico totalizzano il 45,6% alla Camera contro il 41,8 del Popolo della Libertà (36,4%) e il Movimento per l'Autonomia (5,3%) di Molinaro, De Matteis, Chieffo e Di Bartolomeo. Una nota stonata che è stata sottolineata anche a Roma, dove dal Molise ci si attendeva una vittoria schiacciante che non c'è stata. Sono mancati consensi, forse perché non tutti nel Pdl hanno digerito le candidature di Ulisse Di Giacomo e di Sabrina De Camillis. In vista dei prossimi appuntamenti elettorali proprio il Movimento per l'Autonomia potrebbe essere l'ago della bilancia all'interno del centrodestra. Il MPA ha già rivendicato la candidatura a sindaco di Campobasso per Gino Di Bartolomeo e se il Pdl non dovesse accettare il Movimento di Lombardo è pronto a correre da solo. Nonostante la situazione generale sia negativa, a Campobasso città Pd e Italia dei Valori, insieme, superano abbondantemente il 51 per cento, senza contare il 2 per cento della Sinistra Arcobaleno. Se il centrodestra vorrà tentare di vincere le comunali del prossimo anno non potrà permettersi di presentarsi diviso. E alla fine il Pdl potrebbe essere costretto ad accettare la candidatura di Di Bartolomeo. L'Udc ha subito un ulteriore cedimento. A livello regionale il partito di Patriciello mantiene ancora quasi il 6 per cento, ma le quotazioni dei centristi sono in netto ribasso dappertutto. Per l'Udc è arrivato il momento di riflettere. Aldo Patriciello e i suoi fedelissimi sono arrivati ad un bivio: continuare la guerra con Michele Iorio potrebbe significare subire ulteriori "batoste", ma anche arrendersi al presidente potrebbe avere conseguenze negative per i centristi. Che fare, allora? Si aspettano le mosse di Casini e dei vertici nazionali, ma intanto in Molise si pensa di avviare un percorso di dialogo con il centrosinistra. Dialogo difficile, visto che l'Italia dei Valori, azionista di maggioranza del centrosinistra molisano, non ha buoni rapporti con i vertici dell'Udc, come dimostra l'alleanza tra i dipietristi e Iorio a Venafro. Eppure l'Udc, nella prospettiva delle prossime elezioni regionali e anche per le provinciali di Isernia del prossimo anno potrebbe essere determinante. Con i voti dei centristi il centrosinistra in provincia di Isernia sarebbe praticamente alla pari del centrodestra. Il futuro dell'Udc dipende in Molise dalla sorte politica di Aldo Patriciello il quale, il prossimo anno, si giocherà forse l'ultima carta, quella delle elezioni europee. Cercherà di confermare il seggio a Strasburgo per restare aggrappato alla politica che conta. A dare un'accelerazione al cambiamento del quadro politico regionale potrebbe essere lo stesso Michele Iorio. Alla Regione si profila una maggioranza senza Udc, con l'arrivo di consiglieri regionali di centrosinistra pronti a sottoscrivere con Iorio "intese programmatiche". Prima di passare a questa delicata fase, il presidente dovrà però risolvere i problemi con il Movimento per l'Autonomia che conta tre consiglieri regionali e chiede maggiore visibilità. Trovato l'accordo con i vari De Matteis, Molinaro e Chieffo, Iorio potrà mettere alla porta l'Udc, o meglio, parte dell'Udc, visto che alcuni attuali inquilini centristi di Palazzo Moffa resteranno al fianco del governatore. Altromolise.it
Una macchina da guerra. Che ha fatto morti e feriti soprattutto fra gli alleati. L'Italia dei Valori fa il botto, conquista l'elettorato del Partito democratico ma non solo. Attinge voti anche dai moderati, anche da chi ha sempre votato a destra. La macchina da guerra incassa il risultato, senza nemmeno aspettare il dato definitivo. Troppo facile, i conti tornano già nel pomeriggio. Al Senato Giuseppe Astore straccia il 'generale' Augusto Massa. Alla Camera il ministro Antonio Di Pietro incarta l'onorevole Roberto Ruta. E così i nuovi deputati molisani sono Tonino Di Pietro e Sabrina De Camillis. I senatori Giuseppe Astore e Ulisse Di Giacomo. Con la possibilità nemmeno remota che il ministro opti per altro seggio e quindi lasci il via libera anche al sindaco di Campomarino, Anita Di Giuseppe. L'analisi del voto, della applicazione territoriale della scelta politica dei molisani è argomento da trattare a bocce ferme. Con i dati sicuri alla mano. Oggi la realtà è questa. E come ogni 'generale' degno di questo nome, l'ex senatore Augusto Massa rende l'onore delle armi. Passeggia lungo il marciapiedi davanti alla sede elettorale del Pd, sono quasi le nove di sera, ha il telefono incollato all'orecchio. <Peppino, ti volevo fare gli auguri> dice mentre continua a muovere passi. Dall'altro capo del filo, evidentemente, l'aria è migliore di quella che si respira nel Pd molisano. E forse l'interlocutore, che di nome fa Peppino e di cognome Astore, azzarda quasi una timida richiesta di scuse. <Di che - replica il 'generale' alzando il sopracciglio - hai vinto tu, è andata così. Auguri di nuovo>. Sorride ma è solo un modo per tenere su gli altri, quelli che in questi giorni difficili hanno lavorato perché la 'rivoluzione Partito democratico' potesse concretizzarsi anche in Molise. Così non è andata, l'Italia dei Valori ha preso voti a secchiate. Anche in quei seggi dove non c'era nemmeno da ipotizzare questo risultato scioccante per i vertici del partito. Campobasso ne è la prova. <Abbiamo fatto una campagna elettorale corretta - dice Annamaria Macchiarola che nel pomeriggio più lungo ha fatto la spola tra la sede di via Petrella e quella elettorale di via Roma - abbiamo sempre spiegato perché votare il Pd e non abbiamo mai posto l'accento sul perché non si dovevano votare gli altri. E nelle strategie elettorali il Molise era già un caso prima che il risultato fosse noto. Un ministro candidato certo che fa la differenza e c'è anche da dire che in tantissimi vedevano Di Pietro come il centrosinistra. Il suo è un risultato importante e questo non deve essere oscurato dal dato del Pd, l'Italia dei Valori è alleato non nemico. E' doloroso vedere che la vittoria della coalizione in Molise non abbia consentito a Walter Veltroni di diventare premier>. Il neo senatore Giuseppe Astore, ormai supercorteggiato dalle televisioni locali, non nasconde la gioia. <Sono contentissimo, non credevo in un risultato così netto - dice al telefono - ed è il sintomo delle speranze che i molisani hanno riposto nell'IdV. Certo, credo che per molti si sia trattato di un voto di protesta contro alcune candidature ma adesso occorre guardare avanti. Questo dato è per noi una grande responsabilità. E noi sapremo rispondere a questo appello con la nostra serietà>. L'onorevole Roberto Ruta ha scelto di restare in famiglia, collegato al sito del Ministero. Risponde al telefono, ammette la sconfitta. Margini di salvezza? <Nessuno> dice. Nuovo Molise Oggi L'ex Augusto Massa: 'La novità è il voto d'opinione' 'Di Pietro identificato con il centrosinistra' <Nel Molise c'è una novità - dice accennando ad un mezzo sorriso l'ex senatore Augusto Massa - e le preferenze espresse per l'Italia dei Valori sono la prova di un voto d'opinione. Per i molisani, votare Di Pietro e Astore significava votare per Veltroni. E poi non bisogna dimenticare che il ministro rappresenta per moltissimi il centrosinistra>. Una analisi del voto, alle 22, è ancora impossibile da affrontare. Ma il dato complessivo lascia poco spazio alle congetture. Il Partito democratico in Molise ha affontato la prova delle urne e ne è uscito sconfitto. Di più. Schiacciato dalla forza dirompente dell'Italia dei Valori. E' una bocciatura dei candidati del Pd allora? <Credo che chiunque fosse stato candidato con il Pd non avrebbe potuto reggere all'onda d'urto della candidatura di un ministro che oltretutto ha una delega importante>. Comunque la coalizione ne esce meglio che altrove. <E questo ci fa piacere soprattutto alla luce del 'discorso italiano' che ha decretato la nostra sconfitta>. Nella sede elettorale di via Roma, tra telefonini che squillano e il vociare dei presenti, non si azzardano parole. <Vado a prendere una boccata d'aria> dice. Dietro gli occhiali delusione e amarezza. Nuovo Molise Oggi La De Camillis è raggiante: adesso al lavoro E' la prima donna molisana eletta in parlamento E' raggiante e si sente visto che l'unico modo di raggiungerla è chiamarla al telefono. <Il risultato c'è, certo, ma preferisco aspettare la conferma dalle urne - dice l'onorevole Sabrina De Camillis, prima donna molisana del Molise che avrà l'onore di sedere sugli scranni della Camera dei deputati - per avere un quadro d'insieme definitivo. L'elemento dirompente di questa tornata elettorale? Di Pietro, ovviamente, che ha indebolito e non poco il Partito democratico. Il nostro è un buon risultato e da qui in poi ci aspetta un duro ma di sicuro avvicente lavoro di costruzione>. Nuovo Molise Oggi L'Italia ha scelto la semplificazione. Parola di Udc Montano: 'Saremo la sentinella della maggioranza' <L'Italia ha scelto la semplificazione> avverte Paolo Leva dell'Udc. E per il segretario regionale del partito di Casini, il dottor Alberto Montano, la faccenda si apre già ad altri scenari. <Senza l'Udc alla Camera il Pdl sarà meno forte ma noi, e di questo siamo già sicuri, non voteremo il governo Berlusconi>. E la chiave di lettura tutta molisana? <Saremo sempre la sentinella della maggioranza, certo siamo all'interno della coalizione di governo dale 2006 e continueremo ad esserci. Ma la politica dell'inciucio a noi non interessa>. Nuovo Molise Oggi Scompare
la sinistra radicale, l'agonia era annunciata Italo Di Sabato: <Siamo di fronte a una sconfitta elettorale cocente e di dimensioni catastrofiche per la Sinistra l'Arcobaleno>. Chiara, senza equivoci e soprattutto dolorosa l'analisi del voto fatta da uno dei militanti storici della Sinistra molisana, Italo Di Sabato. <L'intera coalizione dell'Arcobaleno (PRC, Pdci, Verdi e Sinistra democratica) ha raccolto meno di quando il Prc si è presentato solo contro tutti. La sinistra è stata ridotta in Italia a percentuali da testimonianza come quelle che si profilano. Occorre avviare immediatamente una riflessione sulle cause della sconfitta, che certo sono rintracciabili nel bipartitismo coatto di questa campagna elettorale, ma che affondano le radici anche nell'esperienza negativa dei due anni di governo e della linea politica che abbiamo seguito in questo periodo. La sfida più grande comincia adesso - avverte Di Sabato - ed è quella di una lunga marcia della Sinistra nella società. La Sinistra va unita dal basso, nelle lotte e nei movimenti, perché a questo punto sono evidenti i limiti di una costruzione solo dall'alto, essenzialmente basata sulla proiezione mediatica e istituzionale>. Nuovo Molise Oggi |
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