Santa Croce di Magliano, giovedì 24 aprile 2008

     

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SANTA CROCE DI MAGLIANO



 

E' un brutto momento per Santa Croce di Magliano. Si salutano persone troppo giovani per andare via. E si riflette sul bene più importante dell'esistere, la salute, che quando si ha la si considera un'appendice e quando la si perde qualcosa di troppo prezioso.

In pochi giorni due morti molto diverse tra loro, praticamente la sintesi della fine, del non ritorno.
La riflessione, che troppo spesso non si fa e che diventa un momento decisivo per quanti dicono di vivere e molto spesso non lo fanno. Tempi moderni impongono velocità alle cose e ai pensieri e così non dovrebbe essere.
Togliersi la vita volontariamente e perderla senza volerlo è la sintesi perfetta di due momenti che comunque vivono in simbiosi, uniti da uno strano e invisibile filo che lega un mistero che ingloba e racchiude tutto.
In casi simili bisognerebbe fermare il tempo, la vita stessa anche se è davvero impossibile farlo. Ma un momento, un piccolo momento, bisognerebbe dedicarlo a temi così decisivi e importanti. A situazioni che sfuggono quasi al presente e che invece dovrebbero far pensare. Soprattutto in comunità come le nostre. Ma simili realtà, ormai, sembrano condomini di Milano, dove neanche il vicino di pianerottolo ti saluta e spesso ti guarda strano.
Recuperare il senso delle piccole cose, della vita elementare e pensare che abbiamo sbagliato tutto e che magari anche una piccola carezza al cane può servire a salvarti la vita. Rancorosi come siamo diventati basta un funerale veloce a farci dimenticare che siamo poveri di tutto e che rimane poco quando a sera rientriamo in case meno calde di quando non c'erano nemmeno i termosifoni a riscaldarci. Di quando c'era fuoco di legna e pane rancido a rianimarci. Acqua di fontana e freddo dalle finestre.

Eppure quel tempo non ricorda di suicidi e morti assurde, né veleni tra le strade, né ipocrisie tra le mura. Si soffriva ma era una sofferenza strana, sorrisi e canzoni molto spesso alleggerivano le cose e gli animi in particolare. I tempi più belli dell'esistere sono stranamente quelli dove la vita regala guerre e pestilenze, calamità e veleni. Come i primi giorni del 31 ottobre 2002. I primi perché dopo si torna normali, cattivi e brutti. Ma lì in quei primi giorni la solidarietà e le lacrime erano felicità e abbracci.

Morire decidendo di farlo è un gesto che rappresenta il buio più nero, di qua e di la non c'è più nulla, spariscono gli affetti, si perde il senso delle cose, si percepisce solo il gesto che lucido si farà da lì a poco. Chi decide è già morto quando l'ha deciso. Molti giorni prima. Noi che siamo qui a pensare non potremo mai capire un gesto simile, una simile volontà. Sotto molti aspetti è un gesto ipocrita ed egoista, sotto molti altri un gesto coraggioso ed eroico, senza ritorno.
Ogni gesto eroico ha un solo percorso, un'unica traiettoria: quella di una decisione ormai irrevocabile e definitiva. Non si pensa che a quello. Affetti, famiglia, non esistono più. Addolora pensare che una vita così possa decidere di lasciarci, ma è così. Senza attenuanti.
Chi decide di farlo già è morto tempo prima, la sua vita, per lui, non ha più senso, né ragione di essere. Farla finita è solo il compimento di un pensiero dominante da tanto. Il kamikaze che si butta imbottito di esplosivo sulla folla innocente o con un aereo pensa di essere un eroe, nato per quel gesto e nessuno potrà mai convincerlo del contrario. Nessuno.
Così per chi decide di andare senza aspettare il destino. E' lui il destino di se stesso in quel momento. Ragionarci sopra non porta a nulla, solo l'impossibilità sempre più nera di capire. Non si capirà mai. Occorre semplicemente accettare, farsi capaci che è così. Non è facile soprattutto per quanti l'hanno amato e conosciuto, voluto bene, ma è così. Nient'altro.

La morte che ti sorprende nel pieno della vita, invece è l'altra faccia del destino, quello più indecifrabile e inafferrabile. Anche qui bisogna farsi tanto coraggio, riuscire a capire gli strani disegni che la vita dissemina sul tracciato e capire, finchè si può capire.
Nella mia vita di Bibliotecario, molte persone sono passate da me a chiedere libri e prestiti librari. Tra loro un'amica e moglie di un amico. Lei ci ha lasciato troppo presto, quasi a non crederci. Lui da domani è un altro uomo, nudo e stanco, senza quasi più voglia di andare avanti. Lei leggeva tanto ed io a consigliarle libri. Lui con un sorriso e una voce che chi l'ha conosciuto non vedrà più. Sarà un altro uomo. Perché la morte oltre all'assenza di chi muore ammazza chi resta e gli fa vedere le cose come mai le aveva viste prima.
Un cronista non dovrebbe farsi prendere dai sentimenti, dalle lacrime, dalla gioia o dal dolore, ma qui non posso non farlo. Ci sono persone che hanno una dolcezza dentro, una delicatezza nel loro essere e senza parlare ti danno serenità e leggerezza.
La presenza la percepisce con gli occhi e senza altre cose. Così come ci sono persone che non vedi, neanche ad impegnarti a fondo. Chi legge tanto in genere vede le cose come nessuno e lascia parlare gli altri perché la poesia che si impara non può essere insegnata.
Ci sono persone così che tu le vedi e capisci quanta dolcezza si nasconde in quell'animo e quanta sofferenze per notti passate sui libri e a lume di candela. Ogni tanto vanno via.

Mi piace salutare queste persone dalle pagine di un giornale, così magari qualcuno leggerà e si fermerà un istante, si fermerà per capire che stiamo correndo troppo e non ha alcun senso. Stiamo correndo e non sappiamo più in quale direzione. Stiamo correndo quando invece dovremo fermarci. Magari passeggiare, respirare, guardarci negli occhi e capire che la vita regala momenti bellissimi se l'assecondiamo nel desiderio.
La vita regala momenti dolcissimi se a consolarci ci sono amici veri e valori immortali. E magari capiamo che correre e affannarci non serve a niente, che i soldi non sono tutto e che si può vivere anche senza qualche elettrodemistico.

E la morte, Madre di tutto, dovrebbe insegnare ai fortunati che restano che abbiamo capito poco o niente dell'esistere e che un ricordo, una sensazione può avere un valore molto più grande di qualsiasi cosa, di qualsiasi potere. Perché l'unico potere è l'emozione e se vivi senza puoi dire di esser morto prima di esser nato.

 


di Pasquale Licursi


 

 

 

 



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