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E' un
brutto momento per Santa Croce di Magliano. Si salutano persone troppo
giovani per andare via. E si riflette sul bene più importante
dell'esistere, la salute, che quando si ha la si considera un'appendice e
quando la si perde qualcosa di troppo prezioso.
In pochi
giorni due morti molto diverse tra loro, praticamente la sintesi
della fine, del non ritorno.
La riflessione, che troppo spesso non si fa e che diventa un momento
decisivo per quanti dicono di vivere e molto spesso non lo fanno. Tempi
moderni impongono velocità alle cose e ai pensieri e così non
dovrebbe essere.
Togliersi la vita volontariamente e perderla senza volerlo è la
sintesi perfetta di due momenti che comunque vivono in simbiosi, uniti da
uno strano e invisibile filo che lega un mistero che ingloba e
racchiude tutto.
In casi simili bisognerebbe fermare il tempo, la vita stessa anche
se è davvero impossibile farlo. Ma un momento, un piccolo momento,
bisognerebbe dedicarlo a temi così decisivi e importanti. A situazioni
che sfuggono quasi al presente e che invece dovrebbero far pensare.
Soprattutto in comunità come le nostre. Ma simili realtà, ormai,
sembrano condomini di Milano, dove neanche il vicino di pianerottolo ti
saluta e spesso ti guarda strano.
Recuperare il senso delle piccole cose, della vita elementare e
pensare che abbiamo sbagliato tutto e che magari anche una piccola carezza
al cane può servire a salvarti la vita. Rancorosi come siamo diventati
basta un funerale veloce a farci dimenticare che siamo poveri di tutto
e che rimane poco quando a sera rientriamo in case meno calde di quando
non c'erano nemmeno i termosifoni a riscaldarci. Di quando c'era fuoco di
legna e pane rancido a rianimarci. Acqua di fontana e freddo dalle
finestre.
Eppure quel
tempo non ricorda di suicidi e morti assurde, né veleni tra le
strade, né ipocrisie tra le mura. Si soffriva ma era una sofferenza
strana, sorrisi e canzoni molto spesso alleggerivano le cose e gli animi
in particolare. I tempi più belli dell'esistere sono stranamente quelli
dove la vita regala guerre e pestilenze, calamità e veleni. Come i primi
giorni del 31 ottobre 2002. I primi perché dopo si torna normali, cattivi
e brutti. Ma lì in quei primi giorni la solidarietà e le lacrime erano
felicità e abbracci.
Morire
decidendo di farlo è un gesto che rappresenta il buio più nero, di qua e
di la non c'è più nulla, spariscono gli affetti, si perde il senso delle
cose, si percepisce solo il gesto che lucido si farà da lì a poco. Chi
decide è già morto quando l'ha deciso. Molti giorni prima. Noi che siamo
qui a pensare non potremo mai capire un gesto simile, una simile volontà.
Sotto molti aspetti è un gesto ipocrita ed egoista, sotto
molti altri un gesto coraggioso ed eroico, senza ritorno.
Ogni gesto eroico ha un solo percorso, un'unica traiettoria: quella
di una decisione ormai irrevocabile e definitiva. Non si pensa che a
quello. Affetti, famiglia, non esistono più. Addolora pensare che una
vita così possa decidere di lasciarci, ma è così. Senza attenuanti.
Chi decide di farlo già è morto tempo prima, la sua vita, per lui, non
ha più senso, né ragione di essere. Farla finita è solo il compimento
di un pensiero dominante da tanto. Il kamikaze che si butta
imbottito di esplosivo sulla folla innocente o con un aereo pensa di
essere un eroe, nato per quel gesto e nessuno potrà mai convincerlo del
contrario. Nessuno.
Così per chi decide di andare senza aspettare il destino. E' lui
il destino di se stesso in quel momento. Ragionarci sopra non porta a
nulla, solo l'impossibilità sempre più nera di capire. Non si capirà
mai. Occorre semplicemente accettare, farsi capaci che è così. Non è
facile soprattutto per quanti l'hanno amato e conosciuto, voluto bene, ma
è così. Nient'altro.
La morte
che ti sorprende nel pieno della vita, invece è l'altra faccia del
destino, quello più indecifrabile e inafferrabile. Anche qui bisogna
farsi tanto coraggio, riuscire a capire gli strani disegni che la vita
dissemina sul tracciato e capire, finchè si può capire.
Nella mia vita di Bibliotecario, molte persone sono passate da me a
chiedere libri e prestiti librari. Tra loro un'amica e moglie di un
amico. Lei ci ha lasciato troppo presto, quasi a non crederci. Lui
da domani è un altro uomo, nudo e stanco, senza quasi più voglia
di andare avanti. Lei leggeva tanto ed io a consigliarle libri. Lui con un
sorriso e una voce che chi l'ha conosciuto non vedrà più. Sarà un altro
uomo. Perché la morte oltre all'assenza di chi muore ammazza chi resta e
gli fa vedere le cose come mai le aveva viste prima.
Un cronista non dovrebbe farsi prendere dai sentimenti, dalle lacrime,
dalla gioia o dal dolore, ma qui non posso non farlo. Ci sono persone che
hanno una dolcezza dentro, una delicatezza nel loro essere e senza
parlare ti danno serenità e leggerezza.
La presenza la percepisce con gli occhi e senza altre cose. Così come ci
sono persone che non vedi, neanche ad impegnarti a fondo. Chi legge tanto
in genere vede le cose come nessuno e lascia parlare gli altri
perché la poesia che si impara non può essere insegnata.
Ci sono persone così che tu le vedi e capisci quanta dolcezza si nasconde
in quell'animo e quanta sofferenze per notti passate sui libri e a
lume di candela. Ogni tanto vanno via.
Mi piace
salutare queste persone dalle pagine di un giornale, così magari qualcuno
leggerà e si fermerà un istante, si fermerà per capire che stiamo
correndo troppo e non ha alcun senso. Stiamo correndo e non sappiamo
più in quale direzione. Stiamo correndo quando invece dovremo fermarci.
Magari passeggiare, respirare, guardarci negli occhi e capire che la vita
regala momenti bellissimi se l'assecondiamo nel desiderio.
La vita regala momenti dolcissimi se a consolarci ci sono amici
veri e valori immortali. E magari capiamo che correre e affannarci non
serve a niente, che i soldi non sono tutto e che si può vivere anche
senza qualche elettrodemistico.
E la morte,
Madre di tutto, dovrebbe insegnare ai fortunati che restano che abbiamo
capito poco o niente dell'esistere e che un ricordo, una sensazione
può avere un valore molto più grande di qualsiasi cosa, di qualsiasi
potere. Perché l'unico potere è l'emozione e se vivi senza puoi dire di
esser morto prima di esser nato. |