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GLI
ANNI SESSANTA A SANTA CROCE DI MAGLIANO NELL'OBIETTIVO DI LUIGI
SEBASTIANO
a
cura di Enzo Sebastiano
Proiettando
la memoria: Un paese in posa
Una vecchia valigia di metallo
ritrovata qualche anno fa in soffitta con centinaia di pellicole
fotografiche in bianco e nero ammassate alla rinfusa. Sono tutti
negativi risalenti al periodo compreso fra il 1961 e il 1968 circa,
quando mio padre, Luigi Sebastiano, iniziò il mestiere di fotografo a
Santa Croce di Magliano. Da questa circostanza e dall'entusiasmo che ne
è seguito ho maturato l'idea di organizzare delle mostre e un libro
fotografico con questo materiale. Una prima mostra si è finalmente
concretizzata, il libro per ora aspetta. Il mio entusiasmo era dovuto
alla continua scoperta di fotogrammi, di scatti realizzati con l'impulso
della novità, con la passione non ancora appiattita dalla routine del
mestiere: frammenti di tempo e di spazio congelati e chiusi in scatola
per anni, pezzi di esistenza, di vita quotidiana, persone, emozioni,
luoghi, case, strade, mestieri, feste, modi di vivere, di vestire, di
stare insieme. Fotografie a mio parere spontanee e istintive ma con
evidente senso dell'inquadratura, della composizione e della scelta del
momento migliore e più significativo, quello che Henry Cartier-Bresson
avrebbe chiamato "l'attimo decisivo".
Nella maggior parte dei casi i soggetti erano ritratti in posa, disposti
con ordine e serietà, come si conveniva ad una foto che spesso doveva
testimoniare un evento importante e sostenerne la memoria. Ma la posa
non significa necessariamente ritratti freddi e inespressivi (poco veri)
perché, come ci hanno insegnato i grandi fotografi, anche nella posa ci
può essere originalità, verità e arte.
Il paese descritto in queste fotografie è nel bene o nel male, molto
diverso da quello di oggi, ormai radicalmente trasformato dal punto di
vista sociale, economico, culturale e politico...
Negli anni Sessanta anche a Santa Croce si avvertivano gli stimoli
culturali, le mode e i comportamenti giovanili dell'epoca (il cinema, la
musica, le chitarre elettriche, lo stile beat ecc.). Il televisore, la
moto, l'automobile diventano i nuovi oggetti del desiderio e i feticci
da esibire in ogni occasione, anche nelle fotografie.
Attraverso una selezione di fotografie in bianco e nero la mostra vuole
anche contribuire alla configurazione di una sorta di
"microstoria" del paese, di quella storia sempre trascurata,
fatta di intimo, di quotidiano e di familiare. A questo proposito, il
linguaggio fotografico è un eccellente strumento di indagine, una vera
e propria memoria storica, un racconto visivo della realtà e spesso
sintesi incomparabile di notizie, di fatti, costumi, modi di vivere.
La fotografia è si un linguaggio, ma un linguaggio particolare,
"alternativo", un linguaggio con cui è possibile considerare
diversa mente la realtà, accostarsi alle cose in maniera più umana e
riflessiva.
Nella fotografia emerge una dimensione più consona alla riflessione e
al pensiero. Lo spazio fotografico non è solo uno spazio che riproduce
la realtà ma è uno spazio aperto, incantato, un vero e proprio spazio
dell'immaginario. Alla fotografia ci si deve avvicinare con un
atteggiamento più attento e concentrato, con una disponibilità a
perdersi, ad allontanarsi dal reale e a viaggiare nella memoria: è
propria della fotografia infatti quella qualità che Roland Barthes ha
chiamato pensosità. Ma le fotografie non sono solo documento storico o
testimonianza del passato, sono anche immagine viva del presente,
sguardo personale sulle cose, oggetto estetico e sono, come le ha
definite Susan Sontag, "valutazione del mondo".
Luigi
Sebastiano è nato a Montelongo nel 1932. Da giovane le sue passioni
sono disegnare e dipingere. Tra il 1960 e il 1961 inizia a fotografare
con una macchina fotografica di famiglia, ma ben presto, sollecitato da
un amico, compra la sua prima fotocamera 35 mm, un'Agfa manuale.
Sviluppa e stampa in proprio le pellicole in bianco e nero. Alla fine
del 1961 prende la licenza di fotografo ambulante. Nel 1964, mentre
lavora in Svizzera, acquista finalmente una Rolleicord bi-ottica medio
formato (6x6), sorella minore della più celebre Rolleiflex. A Basilea
lavora per sei-sette mesi come fotografo insieme ad un collega lombardo,
documentando soprattutto cerimonie e matrimoni all'interno della
numerosa comunità italiana. Nel 1968 a Santa Croce di Magliano inizia
la collaborazione con Domenico Montagano, già fotografo in paese, un
sodalizio che durerà per più di vent'anni. Negli anni Settanta gli
impegni di lavoro aumentano sempre di più: battesimi, comunioni,
cresime, matrimoni, compleanni, ritratti in studio e fototessere per
documenti (queste ultime ritoccate a mano su pellicola negativa) e anche
le fotografie seguono maggiormente gli standards professionali e il
gusto della committenza. Il lato creativo del lavoro di Luigi Sebastiano
si svolgerà sempre più in studio, con l'uso del banco ottico e delle
pellicole piane 6x9 , nei ritratti e nelle stampe in bianco e nero
spesso colorate a mano, delle vere e proprie fotopitture. Ma questa è
un'altra storia. |