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La Dr Motor di Macchia d’Isernia sponsorizza lo stand molisano alla Borsa del Turismo. Ma non è un atto di generosità.
L’azienda che produce fuoristrada ha infatti ricevuto dal presidente Iorio 2 milioni e 300 mila euro prelevati, con un gioco di scatole cinesi, dal fondo straordinario per il terremoto e
l’alluvione. Storia di un regalo d’oro che qualcuno ha voluto fare a tutti i costi. Tanto per pagare c’è il denaro pubblico…
Andando a scartabellare nelle delibere e nelle determine recenti della Regione Molise, si capisce perché Massimo Di Risio – fondatore della Dr Motor di Macchia d’Isernia – ha deciso di sponsorizzare lautamente lo stand della nostra regione alla Borsa del Turismo di Milano. La stessa Dr Motor, infatti, negli ultimi mesi ha ottenuto da Michele Iorio 2 milioni e 300 mila euro, e altrettanti ne riceverà prossimamente, per avviare la sua attività industriale. Ma c’è di più:
quei fondi (in lire quasi 10 miliardi) sono stato attinti da un pozzo senza fondo di cui Iorio stesso è unico custode, cioè il fondo per l’emergenza sismica e alluvionale che dovrebbe servire per rimettere in sesto le zone terremotate, che coincidono con il Basso
Molise. E Macchia d’Isernia, va detto, non solo non sta nel Basso Molise, ma col terremoto del 2002 e l’alluvione del 2003 non ha avuto proprio nulla a che fare.
La vicenda è complessa, come d’abitudine. E comincia addirittura nel ‘99 quando viene stipulato un cosiddetto “contratto d’area” intitolato “Molise Interno”. In sostanza è un programma di sviluppo, da finanziare con soldi pubblici, che riguarda quella parte di regione localizzata fra Isernia e Venafro. Nel 2006, d’imperio, Michele Iorio decide di inserire nel “contratto d’area” anche il progetto della Dr Motor, intenzionata a creare uno stabilimento dove assemblare telai provenienti dalla Cina e motori in arrivo dalla Powertrain di Temoli e farne dei Suv (in pratica: dei fuoristrada da città) “made in Molise”.
L’accordo è, nella sostanza, una semplice promessa di
finanziamento. Iorio dunque assicura a Massimo Di Risio – patron della Dr Motor – che gli affiderà quasi 5 milioni di euro per avviare l’attività. Una promessa non facile da mantenere, visto che i finanziamenti pubblici alle industrie private rischiano di cozzare con le regole europee sulla concorrenza e gli aiuti alle imprese. Ma ecco l’escamotage che risolve tutto: il generoso dono verrà fatto rientrare nel gran calderone dell’articolo 15, quello cioè del “programma di ripresa produttiva” pianificato in seguito alle calamità naturali del 2002-2003 (terremoto e alluvione).
Ma c’è un altro problema. Il programma di ripresa dell’articolo 15 prevede già finanziamenti alle imprese e alle industrie, solo che si tratta di finanziamenti (oltre 33 milioni di euro) che devono essere distribuiti sulla base di
graduatorie. Infatti la Dr Motor, che ha presentato domanda per accedere a quei fondi, figura nella graduatoria dei beneficiari: le spettano – secondo una tabella resa pubblica dal Commissario Iorio a fine 2006 – poco meno di 178 mila euro. Come giustificare allora, di fronte a tutti gli altri concorrenti, questi ulteriori 5 milioni di euro assegnati fuori dalle graduatorie?
La soluzione viene trovata con una determina dirigenziale del settembre 2007 (n. 62 del 12/9) grazie alla quale si ufficializza la prima tranche di finanziamento a Di Risio per un importo di 2 milioni e 342 mila euro che devono essere attinti dai capitoli 11933 e 11934 del bilancio regionale, non quindi dai “fondi sisma” dell’articolo 15.
Ma è una soluzione che non basta a nascondere l’inghippo. Perché i capitoli 11933 e 11934 del bilancio riguardano “opere per il miglioramento della dotazione idrica e della rete fognante”.
Che c’entrano con una fabbrica dove si assemblano motori e telai? Niente. E infatti a stretto giro di posta giunge una interrogazione del consigliere Petraroia (PD) che chiede
delucidazioni. Ma soprattutto, un paio di mesi dopo il responsabile del Servizio Politiche Finanziarie e Tributarie della Regione invia una nota (la n. 31436 del 9 novembre 2007) con la quale fa presente che l’importo da destinare alla Dr Motor è troppo elevato per essere sottratto al bilancio regionale e che quindi sarebbe meglio trovare altri canali di finanziamento “a disposizione del Commissario delegato per l’emergenza sismica”.
Suggerimento che viene accolto in men che non si dica. Infatti tre giorni dopo viene redatta una nuova determina dirigenziale (la n. 70 del 12/11) con la quale si stabilisce che i fondi da assegnare alla dr Motor verranno prelevati dal fondo emergenza del Commissario Iorio che, guarda caso, ha a disposizione, proprio in quel fondo, 1 milione e 634 mila euro di cui non sa che farsene. Certo, ne mancano ancora 707 mila per arrivare alla somma del finanziamento promesso. E così dal capitolo di bilancio 11934 (acquedotti e fogne) vengono presi 707 mila euro, dirottati al fondo sisma a disposizione del Commissario Iorio che insieme a quelli già in suo possesso gira 2 milioni e 341 mila euro alla nascente industria di Macchia d’Isernia. E ancora una volta, con la scusa del terremoto, si vanno a riempire le casse di chi col terremoto non ha avuto niente a che fare.
Insomma, un gioco delle scatole cinesi. Cinesi come i telai del Suv “made in Molise”.
(Pubblicato su Primonumero.it il 14/02/2008)
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