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Cosco, in
Ungheria con il Molise nel cuore
Da Santa
Croce di Magliano a Sopron per conservare un posto in serie A
di Mario Colalillo
Tra Santa Croce di Magliano e
Sopron ci sono 1200 chilometri di strada che attraversano mezza Italia,
tagliano l'Austria e sconfinano in Ungheria. Le bellezze del percorso non sono
solo quelle del paesaggio, che pure riserva piacevoli sorprese. Per chi è
arrivato con le proprie forze dall'Eccellenza molisana alla serie A ungherese,
passando per la C1 italiana, il viaggio diventa l'occasione per rivivere tutte
le tappe che hanno condotto a un traguardo del genere. E non solo.
Rappresentano anche il modo per guardare con sempre maggiore ambizione al
futuro. Perché Vincenzo Cosco non è il tipo che sa accontentarsi. Vive il
calcio con passione spasmodica, riesce a entusiasmare con la sua grinta anche
la situazione più apatica. E' un molisano doc, che è partito dal proprio
paese prima come calciatore e poi come tecnico. Delle esperienze in panchina
nella sua regione parla sempre con piacere. Le due cavalcate trionfali con la
sua Turris gettate al vento per questioni societarie, le emozioni di Bojano, i
record di Termoli.
"E la breve parentesi di Isernia - ricorda lui -. Quell'esperienza è
stata spesso sottovalutata. Ho conquistato 10 punti in 5 partite, una media
superiore rispetto a quella mantenuta da Pensabene che ha poi vinto quel
campionato".
Il calcio è fatto di decisioni importanti, spesso immediate. Lui ha sempre
scelto basandosi sull'istinto. Come quando lasciò la stessa Isernia, dove
aveva avuto qualche attrito, per poi andare a Vasto pur sapendo di incappare
in una squalifica. Fu la prima svolta. Dal terz'ultimo posto portò i
biancorossi alla finale playoff, conquistando la C2 l'anno dopo con gli
spareggi.
L'altro momento topico in questa stagione, dopo l'esordio in C1 a Pagani. Le
dimissioni alla terza giornata, la necessità di dover restare a casa fino a
giugno in Italia. E uno così chi lo mantiene fermo? Poi arriva una chiamata
dall'Ungheria. È serie A, pur sempre serie A. E un torneo di grandi
tradizioni come quello magiaro.
"Cinque o sei squadre - spiega Cosco ai lettori che lo stuzzicano su
questo punto - potrebbero fare la nostra serie B alla grande. Hanno ottimi
giovani, alcuni dei quali sono già in Italia, ma manca qualcosa a livello di
professionalità. Pensano solo alla fase di possesso, non hanno regole
nell'alimentazione".
Una sorta di brasiliani dell'Est Europa, fa notare un attento Claudio che
chiama da Campobasso. I telefoni si fanno a un certo punto bollenti. Diverse
le e-mail che arrivano. Lui ascolta tutti con attenzione e pondera ogni
risposta. Gli attestati di stima sono tanti, qualcuno chiede di entrare in
aspetti tecnici. E Cosco apre il proprio personale manuale del calcio. Il
credo tattico è rimasto sempre lo stesso, quel 4-4-2 perfezionato nel corso
degli anni con tutta una serie di accorgimenti. La sua maniacalità nella cura
dei particolari non conosce categorie. In più c'è maggiore attenzione per
l'aspetto comunicativo.
Tra qualche giorno ripartirà per l'Ungheria. Deve traghettare il suo Sopron
verso la salvezza. L'impresa è difficile ma non impossibile. Le sfide
complicate lo appassionano. Il campionato riprende il 23 febbraio, c'è la
complicata gara interna con la quinta in classifica Kaposvar. L'uscita dalla
zona rossa è a due punti, nel giro di quattro lunghezze ci sono altre cinque
squadre.
Quanta strada c'è tra Santa Croce di Magliano e Sopron. Ma per chi ama il
calcio le distanze non esistono.
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