Santa Croce di Magliano, venerdì 25 gennaio 2008

     

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Cade il Governo Prodi. Anche la politica regionale in fibrillazione


 

Dopo 618 giorni, stasera 24 gennaio 2008 è caduto il governo. Prodi non è riuscito a superare la soglia dei 160 voti.
Solo 156 i senatori che hanno rinnovato la fiducia al Professore, troppo pochi per continuare. Sono cominciate subito le consultazioni dal Presidente della Repubblica Napolitano, che dovrà decidere il prossimo passo.
In tanti si dicono pronti alle urne, anche se un governo tecnico farebbe comodo a molti. Letta, Marini, Dini sono i nomi più pronunciati. Berlusconi è stato chiaro: vuole le urne. Veltroni invece punterebbe su un governo per le riforme, per poi andare al voto.
Esce sconfitto dall'aula ieri non solo Prodi, ma tutto il Pd, accusato dalla sua coalizione di aver lavorato per far crollare tutto. Solo sabato scorso Veltroni dichiarava che con qualsiasi legge elettorale il Partito Democratico avrebbe corso da solo.
Un'affermazione che avrebbe destabilizzato tutto il governo, tanto da creare la situazione che abbiamo visto tutti.
Intanto, in aula botte e sputi, urla ed insulti tra due senatori dell'Udeur. Il "traditore" Cusumanno, contro le linee di partito ha votato si alla fiducia, è stato aggredito verbalmente da Barbano, vicesegretario del campanile.
In regione già da ieri ci si è cominciati a muovere. Tutto dipenderà dagli sviluppi anche sulla legge elettorale. Certo è che il posto a Roma interessa a tanti.
Le poltrone disponibili sono quattro, a patto che vadano tutte ai molisani (caso La Loggia). In prima fila ci sarebbero, almeno per il Pd, Massa e Ruta. La ricandidatura, qualora si andasse alle elezioni, sarebbe riconfermata. All'interno del Pd non c'è nessuno che abbia una rilevanza politica tale da poter sfidare i due. D'Ascanio pare tra i pochi che potrebbe sfidarli.
Astore, IdV, ha lavorato bene, diventando la voce di Di Pietro nel Molise. Pare difficile che qualcuno possa impedirgli la riconferma. Bisognerà capire quali saranno le coalizioni che si sfideranno, se cioè la 'cosa bianca' alla quale faceva riferimento in passato il Ministro molisano avrà i tempi per nascere.

Nel centro destra la situazione pare più confusa. Di Bartolomeo è stato coerente. Aveva dichiarato nel suo primo giorno da senatore "vado a Roma per far cadere il governo Prodi". Così ha fatto, votando no alla fiducia ieri sera. Era un riconoscimento alla sua lunga carriera politica.
La posizione di Iorio appare ogni giorno sempre più forte, soprattutto a livello nazionale. Nel caso si andasse a votare e, come i sondaggi dicono, Berlusconi dovesse vincere, nessuno potrebbe negare al Presidente un ruolo importante all'interno di un esecutivo nazionale.
All'interno di Fi, ammesso e non concesso che sia questo il nome del partito, sono diversi che da tempo hanno i motori caldi: Vitagliano, Marinelli, Picciano. Bisognerà valutare le reali intenzioni di Iorio.
Il più quotato per la candidatura, considerando i dati delle regionali, pare essere l'ex Dc Chieffo. Un bagaglio di consensi da far pesare sulla bilancia delle decisioni. Ma non sempre i voti, soprattutto con questa legge elettorale, indicano il candidato.
Anche Alleanza Nazionale potrebbe avanzare un candidato. Dopo il successo alle elezioni regionali, portando in dote più di 9mila voti, il partito di FIni potrebbe ambire ad un senatore o ad un deputato. I nomi sono sempre gli stessi: Fusco Perrella, Pallante e Di Sandro (che già la scorsa volta provò a farsi eleggere con una lista autonoma).
Nell' Udc si muoverebbe anche l'eurodeputato Patriciello, anche lui esponente di rilievo del partito a livello nazionale, l'unico in grado di raccogliere un consenso numerico importante per il Parlamento in Molise tra i centristi.
Fatto sta che, comunque, bisognerà aspettare l'evoluzione dalla situazione per poter fare delle ipotesi.

fonte: Prima Pagina Molise


Prodi è caduto, i parlamentari molisani tremano

La caduta del governo Prodi rischia di avere importanti ripercussioni sul quadro politico regionale, sia nel centrodestra che nel centrosinistra. Soprattutto se, come sembra, si dovesse davvero andare al voto nel giro di qualche mese, addirittura nel prossimo mese di aprile.

Il terremoto politico provocato dal voto del Senato fa venire meno molte certezze e apre tanti interrogativi. Sarà dura per i parlamentari molisani tornare a Roma se davvero si tornerà a votare in primavera. Più difficile di quanto sarebbe se invece alle urne si dovesse tornare tra un anno, come tutti sperano, soprattutto tra i parlamentari al primo mandato, grazie ad un eventuale governo istituzionale.
Alle ultime elezioni politiche due posti sono andati al centrodestra (La Loggia alla Camera e Iorio al Senato, poi dimessosi per fare entrare Di Bartolomeo) e due al centrosinistra (Ruta alla Camera e Massa al Senato). Si voterà con lo stesso sistema elettorale e quindi, visto anche il numero di elettori e gli equilibri elettorali confermati anche nelle ultime regionali, è facile prevedere che ci sarà la stessa situazione: due eletti al centrodestra e due al centrosinistra.

Nel centrodestra il quadro è abbastanza chiaro. Uno dei due posti sarà occupato da Michele Iorio. Il presidente della Regione sembra ormai sempre più deciso a scendere nuovamente in campo per entrare in Parlamento e da lì, probabilmente, nel nuovo governo Berlusconi. Con la speranza di mantenere per un po' anche la poltrona di governatore, nonostante l'incompatibilità, almeno fino a quando qualcuno non deciderà di fare ricorso. Nell'entourage del governatore calcolano che il doppio incarico, anche in considerazione del periodo estivo nel quale la magistratura "riposa", potrebbe essere mantenuto minimo per 6-8 mesi ma si può arrivare anche ad un anno. Anche perché nel centrodestra si è sicuri che nessuno degli attuali consiglieri regionali del centrosinistra, alcuni dei quali sono anche leader dei rispettivi partiti, presenterà ricorso per l'incompatibilità di Iorio per non perdere la poltrona a Palazzo Moffa e per arrivare ai fatidici due anni e mezzo di mandato (che scadono nel maggio del 2009) per maturare la "pensione". Il secondo posto della CdL dovrebbe andare ad un esponente o di An (Filoteo Di Sandro) o dell'Udc (Aldo Patriciello). E' vero che Berlusconi in questi giorni ha promesso a tutti gli eletti che saranno riconfermati, ma per Gino Di Bartolomeo questa volta non sarà facile ottenere la candidatura. Troppi cani girano intorno a questo "osso parlamentare" e stavolta Iorio dovrà accontentare qualcun altro. Se quindi si dovesse tornare al voto nel giro di qualche mese l'esperienza parlamentare di Di Bartolomeo giungerebbe alla fine senza essere riuscito a maturare il minimo di due anni e mezzo per ottenere il vitalizio da senatore. La Casa delle Libertà tornerà unita. Casini e Fini hanno già messo da parte le polemiche con Berlusconi. E sul tavolo romano, nella spartizione delle candidature, potrebbero chiedere che nel Molise il centrodestra presenti candidati sotto un unico simbolo. Una eventualità che piacerebbe molto ad Aldo Patriciello, il quale tra poco più di un anno concluderà il mandato di parlamentare europeo.
Il suo partito, l'Udc, è pronto a ricandidarlo ma l'esito delle elezioni europee è molto incerto. Le circoscrizioni sono enormi, la concorrenza agguerrita e per essere eletti ci vogliono diverse decine di migliaia di preferenze. Più facile sarebbe essere candidato nel Molise al posto numero 1 di una lista unitaria del centrodestra o alla Camera o al Senato: l'elezione sarebbe garantita. Sulla base di queste considerazioni si potrebbe arrivare presto ad un accordo Iorio-Patriciello che, mettendo da parte la guerra di questi ultimi mesi, avrebbe poi effetti a cascata su tutto il resto, cioè alla Regione ed alle imminenti elezioni amministrative. Rosario De Matteis, esponente di Forza Italia, dal canto suo è pronto a farsi nuovamente avanti, dopo la "fregatura" di due anni fa quando, candidatosi con il numero 2 alla Camera con la promessa che La Loggia (numero uno in lista) avrebbe optato per un'altra circoscrizione in modo da farlo entrare a Montecitorio, rimase con un palmo di naso visto che invece l'ex ministro preferì optare proprio per il Molise facendo entrare alla Camera la sua amica Michaela Biancofiore, numero 2 in Trentino. Quindi le possibilità di candidatura di De Matteis sono uguali a zero. Dal canto suo Di Bartolomeo, naturalmente, cercherà di vendere cara la pelle, ma alla fine potrebbe accontentarsi dell'impegno di tutto il centrodestra a candidarlo a sindaco di Campobasso dove si tornerà alle urne nel 2009 per il rinnovo del consiglio comunale.

Nel centrosinistra la questione è più delicata. La frattura che si è creata nell'Unione a livello nazionale mette a rischio la rielezione sia di Roberto Ruta che di Augusto Massa. Se davvero, come ha annunciato Veltroni, il Partito Democratico dovesse correre da solo, allora ci sarebbe uno scontro fratricida in quanto i vari partiti del centrosinistra non farebbero parte tutti della stessa coalizione. In questo caso nell'Italia dei Valori sono convinti di riuscire addirittura a strappare al PD almeno uno dei due seggi. E le indiscrezioni parlano di una candidatura del leader nazionale del partito, Antonio Di Pietro, il quale, naturalmente, si candiderebbe anche in altre circoscrizioni. Nell'IdV sperano che la "cosa rossa", cioè la Sinistra Arcobaleno, che presenterebbe a quel punto propri candidati, riesca a rosicchiare consensi al PD in modo da garantire il sorpasso da parte dei dipietristi. I numeri delle ultime elezioni regionali, per la verità, non dicono questo. Margherita e Ds (che si presentarono separati) presero oltre il 23 per cento contro il 9 per cento dei dipietristi. Ma nonostante questo nell'Italia dei Valori vi è la convinzione che il PD nel Molise non riuscirà a sommare i voti di Ds e Margherita e che i dipietristi, in netta crescita, potrebbero ottenere un exploit capace di produrre addirittura l'agognato "sorpasso". Ovviamente chi sarà candidato al numero 2 della lista eventualmente guidata da Di Pietro (al senato o alla camera) avrà più possibilità di essere eletto nel caso in cui il ministro delle Infrastrutture, eletto anche in Molise, dovesse optare per un'altra circoscrizione. E nel partito di Di Pietro è già iniziato il duello tra Giuseppe Astore, deputato in carica (ma eletto in Emilia Romagna) e il capogruppo alla Regione, Nicandro Ottaviano. Quest'ultimo avrebbe già confidato a qualche suo stretto collaboratore di voler essere candidato al Parlamento per ripetere l'esperienza del 2006, quando, presentatosi alla Camera nel collegio di Isernia, non fu eletto ma ottenne un buon risultato personale. Anche lui, come Astore, sarebbe intenzionato a chiedere a Di Pietro un posto in lista in un collegio sicuro. Ma il ministro potrebbe accontentare uno soltanto dei suoi due "pupilli" e a quel punto potrebbe essere costretto a scegliere: Astore o Ottaviano? Con quest'ultimo che, nel caso in cui non dovesse essere accontentato, potrebbe scegliere altri lidi... D'altronde la caduta del governo avrà l'effetto di far cessare la "collaborazione istituzionale" tra Di Pietro e Iorio.
Con Di Pietro costretto a rinunciare alla poltrona di ministro (e anche a diversi consulenti e collaboratori molisani portati con sé a Roma) e ridotto, quindi, a semplice deputato, Iorio può "sciogliere il patto" e tornare alle antiche frequentazioni. Il Molise, per la verità, può sperare anche nel quinto seggio, svanito due anni fa per una serie di complicati calcoli numerici. E questo potrebbe dare qualche speranza anche a formazioni "minori". Per esempio la "Sinistra Arcobaleno", nel caso in cui dovesse riuscire non solo a sommare i voti dei partiti e delle forze che la compongono (vale a dire Rifondazione Comunista, PdCI, Verdi e Sinistra Democratica con i primi tre che alle regionali si assestarono complessivamente sul 6,5 per cento) ma a pescare voti anche nell'area del Partito Democratico, potrebbe ottenere un numero di consensi tale da poter nutrire qualche piccola speranza di piazzare un proprio uomo in Parlamento. Sarà però importante scegliere candidati autorevoli e possibilmente al di fuori del "recinto" della cosiddetta "sinistra radicale".
Ruta non dovrebbe avere problemi ad ottenere la ricandidatura alla Camera, visto che in buona sostanza nel PD comanda lui. Per Augusto Massa, invece, è un po' più difficile. Nell'area ex diessina molti scalpitano, a partire dal capogruppo alla Regione, Michele Petraroia e dal presidente della Provincia di Campobasso, Nicola D'Ascanio - legato da un patto di ferro con Ruta (D'Ascanio, nel caso in cui non dovesse essere candidato al Parlamento, sarà sicuramente il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione nelle prossime consultazioni regionali). Per cui all'interno della sua stessa area di riferimento più di uno chiede il definitivo "pensionamento" di Massa. Il centrosinistra, in evidente difficoltà, potrebbe offrirgli di candidarsi a sindaco di Campobasso (anche perché non ci sono in giro molti nomi in grado di competere con un centrodestra sempre più forte ed agguerrito, anche nel capoluogo regionale) purché lasci libera la casella parlamentare. Nel Partito Democratico, comunque, tutti aspettano di conoscere l'esito della resa dei conti che ci sarà già nei prossimi giorni a livello nazionale. Le dichiarazioni di queste ore dei "prodiani" come Parisi o di esponenti della minoranza interna, come Rosy Bindi, non lasciano presagire nulla di buono. E c'è chi non esclude addirittura clamorose scissioni. Su tutto il territorio nazionale si segnalano già situazioni a rischio di "fuga". Molti sarebbero pronti ad abbandonare la nave che affonda. In Molise qualcuno già si era mosso per tempo, come il consigliere regionale Massimiliano Scarabeo, dato ormai, da fonti vicine al presidente Iorio, già in quota a Molise Civile. Si starebbe sganciando dal PD anche l'altro consigliere regionale di area Margherita, Francesco Totaro, che avrebbe prima sondato il terreno nell'Italia dei Valori e poi si sarebbe orientato a partecipare al progetto di ricostituzione del Partito Socialista, tornando alle origini visto che il padre è stato leader nel Molise del PSDI. Inoltre numerosi militanti ed amministratori del PD, soprattutto in basso Molise e nell'area di Termoli, starebbero valutando il da farsi. Per il Partito Democratico questa situazione potrebbe avere come pesante conseguenza una perdita notevole di consensi. Ma il colpo di grazia potrebbe arrivare dagli elettori del centrosinistra, molti dei quali, delusi ed amareggiati per quanto accaduto in queste ultime ore, potrebbero decidere anche e soprattutto in Molise, di non andare a votare.

fonte: Altromolise

 



 

 

 

 



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