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SANTA
CROCE DI MAGLIANO. Essere per gli altri. Ci sono delle
persone, in questo mondo pieno di contraddizioni, che
dedicano la loro vita al prossimo senza riserve. Che
amano l’altro e basta, senza secondi fini, così come
insegna il Vangelo.
Padre Nicola Silvestri è una di loro. Come poche
ancora se ne trovano. Dall’infanzia a Santa Croce di
Magliano, alla promessa di fedeltà a Dio, alla missione
evangelica in Brasile. Oggi, a 67 anni, il sacerdote
ci racconta la sua esperienza, insieme allo zio
Vincenzo Mascia nella sede locale della Cisl
Pensionati.
Si tratta di un cammino di autentica Fede e servizio, di
difficoltà quotidiane, di sfide da vincere con la
speranza che appassiona e coinvolge l’interlocutore.
Sacerdote a 27 anni, padre Nicola ha coadiuvato le
funzioni e le attività a Lugo di Romagna, nella Diocesi
di Imola, per 12 anni. Qui ancora oggi lo ricordano con
affetto tanti fedeli che seguono costantemente la sua
opera in America Latina. A Lugo, infatti, padre Nicola
maturò la decisione di partire in missione.
Destinazione: Brasile, quello più povero. Nelle “favelas”
di San Paolo, a San Berardo do Campo, grazie a un
progetto denominato “Chiese Sorelle”, una sorta di
gemellaggio tra la diocesi di Imola e quella brasiliana.
“Era una presenza di chiesa nelle regioni più
carenti, nelle periferie - spiega il sacerdote - dove
mancava quasi tutto e c’era tanta povertà, tanti
problemi, dall’acqua potabile alla delinquenza. Non è
stato facile - dice padre Nicola - ma la gente povera è
accogliente”.
Un’attività
di assistenza spirituale e materiale svolta insieme a
don Leo (purtroppo ucciso nel 1998), e don Sante, che
puntava a costruire una chiesa non solo per le funzioni
liturgiche, ma anche per una formazione religiosa e
sociale verso tutta la comunità, dai più piccoli agli
anziani.
Tra le molteplici iniziative, le donne, più sensibili
ai problemi, si costituivano in associazioni dirette “a
riscattare la loro dignità attraverso lavori
artigianali e l’insegnamento degli stessi per
migliorare la loro condizione”. Un’opera pastorale
non facile, in una zona con una densità di popolazione
altissima e circa quarantamila abitanti “ammucchiati”
nelle baracche e in condizioni igieniche precarie.
“Oggi la situazione è cambiata - sottolinea padre
Nicola - molte favelas sono state urbanizzate e dotate
delle infrastrutture e dei servizi di base, tra cui le
scuole”. Dopo la tragica morte di don Leo (quest’anno,
il 21 giugno, ricorrerà il decimo anniversario), il
sacerdote santacrocese ha ceduto la parrocchia alla
diocesi, con il consenso del vescovo di Imola.
La seconda esperienza missionaria nel grande Brasile per
padre Nicola Silvestri non è meno semplice della prima.
E’ la prelatura territoriale (diocesi in costituzione)
São Félix do Araguaia. Prende questo nome perché è
situata sulle sponde del fiume Araguaia in Brasile ed è
una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell’
arcidiocesi di Cuiabá appartenente alla regione
ecclesiastica Centro-Oeste. È stata costituita il 13
maggio 1969 e nel 2004 contava 129.000 battezzati su
150.000 abitanti. È attualmente retta dal vescovo
Leonardo Ulrich Steiner. Qui, nel Mato Grosso (“giungla
fitta”), vi è una grandissima carenza di sacerdoti e
ci sono anche molti movimenti religiosi legati al
Cristianesimo.
Padre
Nicola, che ovviamente non si è perso d’animo, ha
accettato questa nuova sfida con impegno e dedizione,
lasciando a San Berardo, dopo 23 anni, i frutti
maturati. Nella prelatura di São Félix do Araguaia le
distanze sono più grandi, e le infrastrutture
insufficienti. Molti i conflitti sociali legati al
problema della terra mai risolto, dove ci sono famiglie
che chiedono un piccolo appezzamento rispetto ai grandi
proprietari che non cedono quasi mai. Problemi
amplificati da grandi multinazionali che vogliono
rilevare i latifondi per produrre biocarburante, ad
esempio con la soia.
L’opera pastorale è dunque associata anche a questa
“battaglia” per i diritti dei più deboli. Una
battaglia portata avanti insieme al ‘Movimento dei
Senza Terra’ e al sindacato. “La chiesa svolge un’opera
di sensibilizzazione per le famiglie, favorendo un’agricoltura
sostenibile - dice padre Nicola - l’impegno è massimo
e siamo ben voluti dalla comunità”.
Ma come è nata la vocazione per il sacerdote molisano?
“Ognuno di noi va alla ricerca della propria
realizzazione. Io non mi sono mai adagiato, mai
accomodato ai conforti che la vita moderna offre. In me
c’è una spiritualità che mi spinge a valorizzare l’essenza
stessa della persona, anzichè le cose materiali, e l’esperienze
che ho maturato mi hanno spinto a continuare questo
cammino”. Parole sagge, in un mondo sempre più
dominato dal materialismo e dalla distanza sociale.
Padre Nicola torna volentieri, quando può, a Santa
Croce, dove vive l’amata mamma Filomena, lo zio
Vincenzo, e dove permangono i ricordi della
fanciullezza. “Non conosco molte persone - dice - ma
quando incontro volentieri i miei concittadini mi
chiedono ‘perchè non vieni a fare il prete, anche qui
è una terra di missione”. Questo senza dubbio, ma c’è
un abisso tra un paese del Molise e una grande comunità
dove mancano servizi essenziali. Lui lo sa molto bene,
così come sa che la società moderna, a tutti i
livelli, impone tanti “cerchi” che padre Nicola
dovrebbe “spezzare”.
“Anche qui fare il sacerdote è difficile - aggiunge -
forse c’è troppa dottrina e poco Vangelo, che invece
è più semplice, come Gesù ci ha insegnato”. Quale
allora il prezioso consiglio per i suoi concittadini?
“Beh, vorrei dire loro di non adagiarsi, c’è troppo
pessimismo, tutti dobbiamo avere speranza e lottare
contro ogni tipo di contaminazione. Questo è il mio
motto: andare sempre avanti, di speranza in speranza”.
E non fermarsi mai!
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