Santa Croce di Magliano, martedì 29 gennaio 2008

     

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“Andare sempre avanti, di speranza in speranza, senza arrendersi mai di fronte ai problemi di ogni giorno”


Padre Nicola Silvestri, esempio di vita


 Il sacerdote originario di Santa Croce missionario da anni nel Brasile più povero e abbandonato

 

 

SANTA CROCE DI MAGLIANO. Essere per gli altri. Ci sono delle persone, in questo mondo pieno di contraddizioni, che dedicano la loro vita al prossimo senza riserve. Che amano l’altro e basta, senza secondi fini, così come insegna il Vangelo.
Padre Nicola Silvestri è una di loro. Come poche ancora se ne trovano. Dall’infanzia a Santa Croce di Magliano, alla promessa di fedeltà a Dio, alla missione evangelica in Brasile. Oggi, a 67 anni, il sacerdote ci racconta la sua esperienza, insieme allo zio Vincenzo Mascia nella sede locale della Cisl Pensionati. Si tratta di un cammino di autentica Fede e servizio, di difficoltà quotidiane, di sfide da vincere con la speranza che appassiona e coinvolge l’interlocutore.
Sacerdote a 27 anni, padre Nicola ha coadiuvato le funzioni e le attività a Lugo di Romagna, nella Diocesi di Imola, per 12 anni. Qui ancora oggi lo ricordano con affetto tanti fedeli che seguono costantemente la sua opera in America Latina. A Lugo, infatti, padre Nicola maturò la decisione di partire in missione.
Destinazione: Brasile, quello più povero. Nelle “favelas” di San Paolo, a San Berardo do Campo, grazie a un progetto denominato “Chiese Sorelle”, una sorta di gemellaggio tra la diocesi di Imola e quella brasiliana.
“Era una presenza di chiesa nelle regioni più carenti, nelle periferie - spiega il sacerdote - dove mancava quasi tutto e c’era tanta povertà, tanti problemi, dall’acqua potabile alla delinquenza. Non è stato facile - dice padre Nicola - ma la gente povera è accogliente”.

Un’attività di assistenza spirituale e materiale svolta insieme a don Leo (purtroppo ucciso nel 1998), e don Sante, che puntava a costruire una chiesa non solo per le funzioni liturgiche, ma anche per una formazione religiosa e sociale verso tutta la comunità, dai più piccoli agli anziani.
Tra le molteplici iniziative, le donne, più sensibili ai problemi, si costituivano in associazioni dirette “a riscattare la loro dignità attraverso lavori artigianali e l’insegnamento degli stessi per migliorare la loro condizione”. Un’opera pastorale non facile, in una zona con una densità di popolazione altissima e circa quarantamila abitanti “ammucchiati” nelle baracche e in condizioni igieniche precarie.
“Oggi la situazione è cambiata - sottolinea padre Nicola - molte favelas sono state urbanizzate e dotate delle infrastrutture e dei servizi di base, tra cui le scuole”. Dopo la tragica morte di don Leo (quest’anno, il 21 giugno, ricorrerà il decimo anniversario), il sacerdote santacrocese ha ceduto la parrocchia alla diocesi, con il consenso del vescovo di Imola.
La seconda esperienza missionaria nel grande Brasile per padre Nicola Silvestri non è meno semplice della prima. E’ la prelatura territoriale (diocesi in costituzione) São Félix do Araguaia. Prende questo nome perché è situata sulle sponde del fiume Araguaia in Brasile ed è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell’ arcidiocesi di Cuiabá appartenente alla regione ecclesiastica Centro-Oeste. È stata costituita il 13 maggio 1969 e nel 2004 contava 129.000 battezzati su 150.000 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Leonardo Ulrich Steiner. Qui, nel Mato Grosso (“giungla fitta”), vi è una grandissima carenza di sacerdoti e ci sono anche molti movimenti religiosi legati al Cristianesimo.

Padre Nicola, che ovviamente non si è perso d’animo, ha accettato questa nuova sfida con impegno e dedizione, lasciando a San Berardo, dopo 23 anni, i frutti maturati. Nella prelatura di São Félix do Araguaia le distanze sono più grandi, e le infrastrutture insufficienti. Molti i conflitti sociali legati al problema della terra mai risolto, dove ci sono famiglie che chiedono un piccolo appezzamento rispetto ai grandi proprietari che non cedono quasi mai. Problemi amplificati da grandi multinazionali che vogliono rilevare i latifondi per produrre biocarburante, ad esempio con la soia.
L’opera pastorale è dunque associata anche a questa “battaglia” per i diritti dei più deboli. Una battaglia portata avanti insieme al ‘Movimento dei Senza Terra’ e al sindacato. “La chiesa svolge un’opera di sensibilizzazione per le famiglie, favorendo un’agricoltura sostenibile - dice padre Nicola - l’impegno è massimo e siamo ben voluti dalla comunità”.
Ma come è nata la vocazione per il sacerdote molisano? “Ognuno di noi va alla ricerca della propria realizzazione. Io non mi sono mai adagiato, mai accomodato ai conforti che la vita moderna offre. In me c’è una spiritualità che mi spinge a valorizzare l’essenza stessa della persona, anzichè le cose materiali, e l’esperienze che ho maturato mi hanno spinto a continuare questo cammino”. Parole sagge, in un mondo sempre più dominato dal materialismo e dalla distanza sociale.
Padre Nicola torna volentieri, quando può, a Santa Croce, dove vive l’amata mamma Filomena, lo zio Vincenzo, e dove permangono i ricordi della fanciullezza. “Non conosco molte persone - dice - ma quando incontro volentieri i miei concittadini mi chiedono ‘perchè non vieni a fare il prete, anche qui è una terra di missione”. Questo senza dubbio, ma c’è un abisso tra un paese del Molise e una grande comunità dove mancano servizi essenziali. Lui lo sa molto bene, così come sa che la società moderna, a tutti i livelli, impone tanti “cerchi” che padre Nicola dovrebbe “spezzare”.
“Anche qui fare il sacerdote è difficile - aggiunge - forse c’è troppa dottrina e poco Vangelo, che invece è più semplice, come Gesù ci ha insegnato”. Quale allora il prezioso consiglio per i suoi concittadini? “Beh, vorrei dire loro di non adagiarsi, c’è troppo pessimismo, tutti dobbiamo avere speranza e lottare contro ogni tipo di contaminazione. Questo è il mio motto: andare sempre avanti, di speranza in speranza”. E non fermarsi mai!

 


di Fabrizio Occhionero dal quotidiano Il Quotidiano del Molise


 

 

 

 



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