Santa Croce di Magliano, mercoledì 16 gennaio 2008

     

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Articolo 15, la Procura di Larino indaga. Acquisiti atti e documenti


 

LARINO. Prosegue l’indagine sul terremoto avviata dalla Procura di Larino. L’inchiesta batte in particolare sulla gestione delle risorse confluite nel programma dell’articolo 15 destinate anche alla ricostruzione post sisma. Nei giorni scorsi la Finanza ha portato via dagli uffici regionali atti e decreti relativi ai finanziamenti erogati. Al momento non c’è nessun iscritto nel registro degli indagati. I magistrati frentani vogliono capire se i quasi 500 milioni di euro assegnati al Molise dopo la tragedia del 2002 sono stati gestiti “allegramente” come le tante inchieste giornalistiche, anche nazionali, hanno denunciato, nonostante le continue smentite delle istituzioni.

di Nicola De Francesco da Primo Piano Molise

LARINO. Nelle prossime settimane arriverà, come del resto anticipato nei giorni scorsi un nuovo sostituto a rinforzare l'esiguo numero di magistrati della Procura frentana, ma la notizia oggi è un'altra. Il procuratore capo Nicola Magrone ha formalmente aperto un fascicolo di indagine sul terremoto, o meglio sul come sono stati spesi in questi anni i tanti milioni di euro arrivati nelle casse della struttura commissariale e distribuiti, attraverso l'ormai famoso articolo 15, quello per la ripresa delle attività produttive, non esclusivamente nelle aree del cratere ma in tutti i centri della regione. Tra i primi atti, di questa nuova indagine legata ma non collegata ai tristi eventi tragici di quel 31 ottobre 2002, il procuratore ha dato mandato, nei giorni scorsi, alla Guardia di Finanza di setacciare, di ricercare ed acquisire presso la sede della struttura commissariale in viale Elena a Campobasso tutta la documentazione relativa al sisma, ed in particolar modo, i vari e tanti decreti che in questi anni sono stati firmati dal presidente della regione Michele Iorio, nella sua qualità di commissario delegato per la gestione dell'emergenza e della ricostruzione. Decreti attraverso i quali sono stati gestiti i circa 500 milioni di euro che a vario titolo lo Stato ha assegnato al Molise in questi anni del post sisma, fondi che, come detto, sono giunti, attraverso l'articolo 15 anche lì dove il sisma, basti pensare alla provincia di Isernia, è stato visto soltanto in televisione.
Una materia, quella relativa alla gestione dei fondi della ricostruzione e quelli dell'articolo 15 che è finita anche sulle pagine della cronaca nazionale portando lo stesso Iorio a smentire categoricamente che i fondi della ricostruzione siano stati spesi per finalità diverse da quelle per cui erano state concesse e a sottolineare che i fondi per la ripresa economica non erano destinati soltanto al cratere. Di certo, ora l'indagine affidata dalla Procura frentana alla Guardia di Finanza farà definitivamente luce su l'intera vicenda che certo a voler leggere i decreti firmati sembrerebbe alquanto strana. Basti pensare, fermo restando le precisazioni fornite anche ad Italia
Nostra dal governatore Iorio, che di quei 500 milioni di euro buona parte sono finiti in centri distanti anche 200 km dalla zona del frentano-fortore epicentro del sisma dell'ottobre 2002 o assegnati a progetti che con il sisma non hanno davvero nulla neppure a volersi inventare una connessione, un qualunque collegamento. Ma, come detto, esistono le spiegazioni di Iorio.
Ora però la Procura frentana vuol vederci chiaro. Non ha iscritto nessuno nel registro degli indagati, quello che vuole appurare è il dato oggettivo che se il terremoto di San Giuliano fu un sisma di limitata entità (un dato riconosciuto anche dagli esperti) nonostante i suoi effetti tragici per la comunità fortorina perché i benefici dei finanziamenti arrivati sono stati estesi non soltanto  a tutta la Provincia di Campobasso ma all'intera Regione. Ma non c'è solo questo nel mandato affidato alla Guardia di Finanza. Infatti, le indagini in corso sono tese anche ad appurare se, fermo restando le deroghe alla normativa vigente, i vari appalti, gli incarichi sono stati assegnati con procedure regolari e conformi alle norme.
Basta osservare i tanti cartelli delle imprese che operano in questo momento storico nel cratere, e fuori il cratere, per rendersi conto che esistono imprese che hanno all'attivo decine e decine di appalti ed altre, forse soltanto meno fortunate, tagliate fuori da ogni lavoro inerente la ricostruzione. 
Ma l'indagine è solo agli inizi e, non è escluso, che il lavoro dei finanzieri possa mettere in luce anche altre presunte irregolarità o procedure al limite. Come detto, non c'è alcun nome nel registro degli indagati ma nel caso in cui venissero palesate irregolarità, venissero palesati veri e propri reati ai danni dello Stato per comportamenti o scelte, beh certamente in quel registro sarebbero iscritti i nomi dei maggiori responsabili.
E' per ora un'inchiesta conoscitiva che porterà nelle prossime settimane sul tavolo del procuratore Magrone, e prima ancora al vaglio degli esperti delle Fiamme Gialle, centinaia e centinaia di carte, di progetti, di procedure d'appalto, per un'inchiesta destinata, da principio, a durare quantomeno diversi mesi perché estesa non soltanto ai 14 Comuni del cratere, ma come detto, a tutta la Regione.



 

 

 

 



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