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LARINO.
Prosegue l’indagine sul terremoto avviata dalla Procura di Larino. L’inchiesta
batte in particolare sulla gestione delle risorse confluite nel programma dell’articolo
15 destinate anche alla ricostruzione post sisma. Nei giorni scorsi la Finanza ha portato
via dagli uffici regionali atti e decreti relativi ai finanziamenti erogati. Al momento non c’è
nessun iscritto nel registro degli indagati. I magistrati frentani vogliono capire se i quasi
500 milioni di euro assegnati al Molise dopo la tragedia del 2002 sono stati gestiti “allegramente”
come le tante inchieste giornalistiche, anche nazionali, hanno denunciato,
nonostante le continue smentite delle istituzioni.
di Nicola De Francesco da Primo
Piano Molise
LARINO. Nelle prossime settimane arriverà,
come del resto anticipato nei giorni scorsi un nuovo sostituto a rinforzare l'esiguo
numero di magistrati della Procura frentana, ma la notizia oggi è un'altra. Il
procuratore capo Nicola Magrone ha formalmente aperto un fascicolo di indagine
sul terremoto, o meglio sul come sono stati spesi in questi anni i tanti milioni di euro
arrivati nelle casse della struttura commissariale e distribuiti, attraverso l'ormai
famoso articolo 15, quello per la ripresa delle attività produttive, non esclusivamente
nelle aree del cratere ma in tutti i centri della regione. Tra i primi atti, di questa
nuova indagine legata ma non collegata ai tristi eventi tragici di quel 31 ottobre
2002, il procuratore ha dato mandato, nei giorni scorsi, alla Guardia di Finanza di setacciare,
di ricercare ed acquisire presso la sede della struttura commissariale in viale
Elena a Campobasso tutta la documentazione relativa al sisma, ed in particolar modo,
i vari e tanti decreti che in questi anni sono stati firmati dal presidente della regione
Michele Iorio, nella sua qualità di commissario delegato per la gestione dell'emergenza
e della ricostruzione. Decreti attraverso i quali sono stati gestiti i circa 500 milioni di euro che a vario titolo lo
Stato ha assegnato al Molise in questi anni del post sisma, fondi che, come detto, sono
giunti, attraverso l'articolo 15 anche lì dove il sisma, basti pensare alla provincia
di Isernia, è stato visto soltanto in televisione.
Una materia, quella relativa alla gestione dei fondi della ricostruzione e quelli
dell'articolo 15 che è finita anche sulle pagine della cronaca nazionale portando lo
stesso Iorio a smentire categoricamente che i fondi della ricostruzione siano stati
spesi per finalità diverse da quelle per cui erano state concesse e a sottolineare che i
fondi per la ripresa economica non erano destinati soltanto al cratere. Di certo, ora
l'indagine affidata dalla Procura frentana alla Guardia di Finanza farà definitivamente
luce su l'intera vicenda che certo a voler leggere i decreti firmati sembrerebbe
alquanto strana. Basti pensare, fermo restando le precisazioni fornite anche ad Italia
Nostra dal governatore Iorio, che di quei 500 milioni di euro buona parte sono
finiti in centri distanti anche 200 km dalla zona del frentano-fortore epicentro del sisma
dell'ottobre 2002 o assegnati a progetti che con il sisma non hanno davvero nulla
neppure a volersi inventare una connessione, un qualunque collegamento. Ma, come
detto, esistono le spiegazioni di Iorio.
Ora però la Procura frentana vuol vederci chiaro. Non ha iscritto nessuno nel registro
degli indagati, quello che vuole appurare è il dato oggettivo che se il terremoto di San
Giuliano fu un sisma di limitata entità (un dato riconosciuto anche dagli esperti) nonostante
i suoi effetti tragici per la comunità fortorina perché i benefici dei finanziamenti
arrivati sono stati estesi non soltanto a tutta la Provincia di Campobasso
ma all'intera Regione. Ma non c'è solo questo nel mandato affidato alla Guardia
di Finanza. Infatti, le indagini in corso sono tese anche ad appurare se, fermo restando
le deroghe alla normativa vigente, i vari appalti, gli incarichi sono stati assegnati
con procedure regolari e conformi alle norme.
Basta osservare i tanti cartelli delle imprese che operano in questo momento storico nel cratere, e fuori il cratere, per
rendersi conto che esistono imprese che hanno all'attivo decine e decine di appalti
ed altre, forse soltanto meno fortunate, tagliate fuori da ogni lavoro inerente la ricostruzione.
Ma l'indagine è solo agli inizi e, non è escluso, che il lavoro dei finanzieri
possa mettere in luce anche altre presunte irregolarità o procedure al limite. Come
detto, non c'è alcun nome nel registro degli indagati ma nel caso in cui venissero palesate
irregolarità, venissero palesati veri e propri reati ai danni dello Stato per comportamenti
o scelte, beh certamente in quel registro sarebbero iscritti i nomi dei maggiori
responsabili.
E' per ora un'inchiesta conoscitiva che porterà nelle prossime settimane sul tavolo del procuratore Magrone,
e prima ancora al vaglio degli esperti delle Fiamme Gialle, centinaia e centinaia
di carte, di progetti, di procedure d'appalto, per un'inchiesta destinata, da principio, a
durare quantomeno diversi mesi perché estesa non soltanto ai 14 Comuni del cratere,
ma come detto, a tutta la Regione.
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