Santa Croce di Magliano, giovedì 17 gennaio 2008

     

    Imposta come pagina iniziale  Aggiungi ai preferiti  Segnala ad un amico  Stampa  Translate in English

sant'antonio abate << 16/31 gennaio << 2008 << home

 

 


17 gennaio: BASSO MOLISE IN FESTA PER LA RIEVOCAZIONE DI SANT'ANTONIO


E' stata una giornata dedicata ai festeggiamenti per Sant'Antonio Abate in tanti paesi del Basso Molise. Tradizionale rievocazione in tanti paesi, come a Petacciato, che si é divisa fra le rievocazioni di due diversi i gruppi che hanno girato in lungo e in largo le contrade del paese per rappresentare la storia della tentazione del diavolo ai danni di Sant'Antonio. A Palata invece il Santo é stato rappresentato in sella ad un asino attorniato dai figuranti e da tanti animali, fra i quali anche numerosi cavalli provenienti da Montefalcone del Sannio. La popolazione ha inoltre allestito numerosi falò per le vie del paese, fino alla conclusione avvenuta in piazza del Popolo.
primonumero.it


Festa di Sant'Antonio Abate
Sant'Antonie ru nemiche de ru dèmonije... - così una volta echeggiavano nell'aria frizzante e nel fumo dei camini le note di una vecchia filastrocca in onore di Sant'Antonio Abate, patrono delle tralle e degli animali.
Vinchiaturo rispolvera per il giorno 17 gennaio la tradizionale festa paesana dedicata al santo con la benedizione degli animali dopo la Santa Messa vespertina. Segue poi l'accensione de "lu laute", un enorme catasta di legna in lode del Patrono degli animali per poi stare insieme intorno al fuoco degustando una pietanza annoverata nella locale gastronomia - ri sciusce -. Un antico piatto legato all'inizio del nuovo anno, oggi purtroppo in disuso sulle tavole di Vinchiaturo. "Ri sciusce" sono un composto di prodotti della terra lessati con l'aggiunta di cereali conditi con olio novello, sale e pepe nero, offerto ai presenti come rito propiziatorio di abbondanza per l'anno appena iniziato, un piatto povero che per decenni le famiglie locali si sono scambiati in segno di amicizia o dato in dono ai poveri. Così, tra animali domestici, qualche canto tradizionale, un piatto de "ri sciusce" e un buon bicchiere di rosso vino nuovo, il fuoco ingoierà pian piano la legna e le preghiere di un popolo legato alle tradizioni di un tempo mentre, un alito di fredda bora inviterà tutti a stringersi intorno al fuoco nella fredda serata che la cultura vinchiaturese ha inteso di restituire alla memoria di tutti.


Colletorto - I fuochi accesi in onore di Sant'Antonio Abate, presenti in numerosi paesi del Molise, sono espressione di una antica e profonda religiosità popolare, attorno ai fuochi si intrecciano storie, ricordi, fantasie e previsioni per il futuro. La festa, con il cosiddetto "giro", ossia una visita a tutti i fuochi per determinare il più bello, si svolge con canti, balli, e degustazione di prodotti tipici.


Colletorto: la tradizione accensione dei falò di Sant'Antonio

Il culto del fuoco, una fiamma che viene da molto lontano, con tanti simbolismi arcani Colletorto, paese dell'olio e degli ulivi, ma anche luogo della tradizione, dove il rituale del fuoco è al centro di un'esperienza festosa, intrisa di tanti valori cristiani, tipicamente socializzante.
Si celebra mediante l'accensione di tanti falò, la festa di Sant'Antonio Abate. Il fuoco, simbolo di una rinascita primordiale, è il protagonista della giornata di festa. La tradizione si rinnova secondo dettami senza tempo, per coinvolgere gruppi appartenenti a varie fasce sociali, in un contesto che in serata assume una veste diversa. Il calore è il riverbero di una iconografia antica si riafferma in presenza del parroco che, all'imbrunire, dà il via all'accensione del primo falò. Poi i focolai fiammeggianti distribuiti in angoli e spiazzi dell'abitato, si moltiplicano per suscitare emozioni nuove e particolari.
La tradizione religiosa vuole che Sant'Antonio Abate, padre dei monaci e protettore degli animali, avrebbe rapito il fuoco dall'inferno per mostrare all'uomo la potenza straordinaria del fuoco eterno, che punisce, distrugge e arde per sempre dopo la morte, chi non crede e si macchia di peccati orrendi. Il valore religioso in questo caso s'impone. Aiuta a seguire la retta via. Nel caso del Santo pellegrino, accompagnato da un maialino, i poteri si estendono anche per curare fastidiose malattie.
E' il caso del terribile bruciore prodotto dell'herpes Zoster, conosciuto meglio come "Fuoco di Sant'Antonio" curato appunto, invocando il Santo, mentre si applicava sulla pelle malata del lardo di maiale. Si spiega così la presenza del porcellino, un tempo protetto e difeso in un momento dell'anno ben preciso. Questo immaginario tradizionale, ricco di tanti simbolismi, per molti versi ritorna e resiste nei ricordi.
La forma conica della legna che arde fino all'alba rinnova una dialettica esistenziale che orienta il cammino verso l'alto dei cieli. Le fiamme bruciano poi tutto ciò che sa di vecchio, che ha disturbato e prodotto danno nel corso dell'anno passato, per propiziare una situazione migliore. I bagliori, animati dalle scintille custodiscono un concetto vitale sapiente. Il fuoco rinnova e protegge. Per questo nel passato era solito prelevare dal fuoco un po' di brace per portarla a casa in modo da scacciare eventuali spiriti maligni presenti nell'ambiente domestico. Oggi l'attaccamento alla forma enigmatica del fuoco, con tutti i suoi simbolismi arcani, passa in secondo piano tra le nuove generazioni. Perché prevale soltanto una forma di socializzazione legata ad esigenze di tipo consumistico. E' bene recuperare la sacralità dell'ospite nel "giro dei fuochi" e lo spirito di accoglienza.

Luigi Pizzuto da Nuovo Molise Oggi


A Santa Croce di Magliano la tradizione del fuoco è stata da tempo spostata al 19 marzo, in occasione della festività di San Giuseppe. La data del 17 gennaio segna l'inizio del carnevale.

 

17 gennaio: "E Sand’Anduón«, iè cap« d« Carn«vàl«..."

 

E Sand’Anduón«, iè cap« d« Carn«vàl«,

e quéss« iè a fèst« di viècchj« e di quatràr«.

E c« r«cuòrd« a ggiuv«nézz«,

c« égn’u còr« chjin« d« ll«grézz«

 

Ma quéssa ggiuv«nétta bbr«ugnós«,

ca quann« bball« fa a cund«gnós«.

E quann« a sò iut« p« cacciàn«

pòv«r« e quill’òm« ch« l’à da r«paràn«.

 

À ccis« u puórc«? Bbij« e taglià, 

e šcign« e bbašc« e ccung« da magnà.

E p« ciend’ànn« sèmb« eccuscí,

c« égn’u còr« chjin« d« ll«grij«.

 

U pap« iè iut« e Róm«,

iè iut« ca p«llicc«,

s« ng« dét’a sav«cìcc« 

v« rumbém« tùtt’i mbicc«.

 

A palummèlla róšc«, z’à vìv«t’u vin« rušc«,

m’à p«zz«càt’u muss« e m’à fatt« mbriacà.

A palummèlla ghiangh«, z’à vìv«t’u vin« ghiangh«

m’à p«zz«càt’u hiangh« e m’à fatt« mbriacà.

 

Teresina sotto il portone 

con le mani sotto il grembiale,

s’affaccia l’ufficial: 

Teresina che cosa fai?

 

Risponde la nonnina

con la lingua di serpentina: 

Nella casa di Teresina 

non ci voglio un burattino. 

 

Non sono un burattino,

nemmeno un mascalzone, 

sono figlio di un gran signore 

e son venuto per far l’amore.

 

T«r«sì ng« vèngh« ecchiù,

T«r«sì nd« vòglj« ecchiù,

p« l’amór« d« Gesù. 

 


SCARICA IL TESTO IN FORMATO PDF

 

CANTA LA CANZONE NELLA SEZIONE KARAOKE

 

SCARICA LA CANZONE IN FORMATO KARAOKE


 

 

 

 



© Copyright www.santacroceonline.com - Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.   

disclaimer