LE TEORIE DEL MADI
a
cura di
GABRIELLA BREMBATI - REALE
F.FRANGI - GINO LUGGI
GIANFRANCO NICOLATO - PIERGIORGIO ZANGARA
testo critico di
MATTEO GALBIATI

opere
di:
ARDEN
QUIN (Uruguay);
BENSASSON (Francia);
BERTOLIO (Italia);
BINET
(Francia); BLASZKO
(Argentina); BOLIVAR
(Uruguay); BOURMAUD
(Francia); BRANCHET
(Francia); CHARASSE (Francia);
CHAVEZ (Stati
Uniti); COADOU
(Francia) CORNOLO' (Italia);
CORTESE
(Italia); DRUGDA
(Slovacchia); DE JONG ORLANDO
(Olanda); FACCIO
(Argentina); FORLIVESI
(Italia); FRANGI
(Italia); FROMENT (Francia); FULCHIGNONI
(Italia); GALVAO (Brasile);
HERNANDEZ (Venezuela); HORVATH
(Belgio); HULIK
(Slovacchia); JOUET (Francia);
KIMURA (Giappone);
LAMBELE (Belgio);
LOMBARDI
(Italia); LUGGI
(Italia); MARINHO (Brasile);
MASCIA (Italia);
MILO
(Italia); MINORETTI
(Italia); MORI
(Giappone); NEYRAT
(Francia); NEM'S (Ungheria);
NICOLATO
(Italia); PASQUER
(Francia); PATAKI (Ungheria);
PERROTTELLI
(Italia); PILONE (Italia);
PINNA
(Italia); PRADE (Francia);
RIDELL
(Svezia); ROHR (Belgio);
ROSA
(Italia); SAXON SZASZ (Ungheria); SZARAZ (Ungheria);
SILVA (Venezuela);
THOMEN (Francia);
YOUSSEF
(Egitto); VACHER
(Francia); VAN LIER (Olanda);
ZANGARA (Italia)
Saranno
presenti gli artisti.

Vincenzo
Mascia - anno 2007 -
titolo: Struttura 33/07
Dimensioni cm.55x50
Tecnica: Acrilico su legno
"In
oltre sessanta anni di storia il Madì – nasce in Argentina nel 1946,
promosso dal pre-manifesto di Carmelo Arden Quin – ha visto pubblicati
numerosissimi saggi, testi, critiche e resoconti che ne hanno ripercorso
l’intera parabola, con analisi approfondite anche delle personalità che
compongono questo gruppo aperto di artisti, dalle sue origini ad oggi.
Molte sono le voci che si sono succedute, o alternate, nel dare il
rispettivo contributo critico, e aggiungerne una nuova non è certo
facile. Soprattutto in relazione all’anima stessa della cultura Madì.
Uno degli aspetti che ho trovato più rilevanti, nella lettura del Madì,
dei suoi artisti e delle loro opere, è sicuramente il configurarsi come
esperienze che hanno superato i limiti canonici delle temperie artistiche
[...]
[...] Il
movimento Madì ha avuto la straordinaria capacità di mantenersi aperto
non solo al tempo ma anche a chi quel tempo preciso, di volta in volta, lo
viveva. Il senso vero del suo esserci è quello di essere stato in grado
di comprimere le specificità del momento per mirare ad una più ampia e
significativa valorizzazione delle proprie opere e, con esse, del proprio
intendimento. L’apertura è oltre il limite del tempo circostanziato: le
opere sono valide ora e domani; hanno una vocazione più largamente
universale nell’attribuzione di senso e coinvolgimento innescato dalla
loro visione. Madì nasce in un tempo preciso quale libertà, mossa e
permessa dall’astrazione, contro l’arte propagandata ed ufficiale,
regolamentata e costretta, dal regime peronista. Ma, da subito, è andato
oltre questa situazione temporale. Si è allargato nella cronologia
storica fino ad arrivare a noi, rimanendo pur sempre qualcosa di nuovo e
vitale. In questo senso il Madì riesce a far superare all’artista
stesso il suo personalismo, ne estrae la radice vera che è la
quintessenza della sua opera. Non univocamente della sua persona.
[...] Tale
principio di limite, imposto al lavoro, pare essere quasi inconcepibile se
deve essere riferito ad un’opera d’arte, ma è indispensabile nel
prevenire efficacemente le derive senza meta e le ripetizioni formali. Di
maniera si direbbe in altra circostanza. La volontaria messa in esilio
dell’espressività, della rappresentatività e della significazione si
impone come possibilità per la salvaguarda tanto dell’opera, quanto del
suo autore, dal pericolo di declino inesorabile verso la sterilità
ripetuta della propria arte. Ciò che si fa come Madì si compie quale
opera sempre valida e, usando un’espressione poco felice pur efficace,
si mantiene fresca. Freschezza che è vita.
L’opera Madì, sempre però riferendosi a costruzioni geometrizzanti,
vince pure il limite della forma-contenitore di rettangolo e di cornice.
Estirpati questi concetti, associabili da sempre all’opera d’arte
pittorica, si rende partecipe di un divenire di forme nello spazio. Fin da
subito ha così scalzato e spodestato l’autorità iconica del rettangolo
e attuato l’annullamento della cornice. L’opera sconfina libera nel
Tempo e nello Spazio. Una temporalità senza scadenze, e una spazialità
che si fa pluridirezionale, a tal punto che le coordinate, che collocano
l’opera nell’ambiente, sono legittimate e connesse alla contingenza
del momento stesso in cui si rendono applicabili. Nulla è trattenuto in
una sospensione sacrale ed inviolabile in cui, spesso, si avvolgono le
opera d’arte. L’opera si incontra nel luogo ed in questo può divenire
secondo specifiche forze e dinamiche che suggeriscono un sapiente e
coscienzioso superamento del caso, dell’automatica o contingente
accidentalità. Nel momento si ricreano e rigenerano, si dispongono
diversamente da come erano, si rendono visibili in realtà sempre
inaspettate [...]
[...] Diventa
allora importante evidenziare quanto il Madì non si sleghi solo da un
passato esperienziale, storicamente vincolante per altre realtà, ma abbia
come obiettivo preminente il valore intellettuale proiettato nel futuro.
Torna così
l’uomo e il suo pensare al centro della loro poetica. L’uomo, il suo
fare e il suo comporre creativamente con ogni possibile capacità di
esprimersi e di intuire. L’uomo che non è solo l’artista ma, in
aperta sfida al condizionamento culturale delle mode del momento, è anche
lo spettatore ad essere persuaso e condotto a valicare ogni singolo limite
che lo lega a schemi mentali e pregiudizi. Madì è quasi una formulazione
liberatoria protesa verso l’intuizione prima, il raggiungimento poi,
della vera Arte. In questo senso diventa esperienza allargata e condivisa
oltre ogni limite.
Non rischiando ne cedendo all’autoreferenzialità, il Madì è
un’esperienza di moralità e spiritualità dell’arte. Si deve
ricordare: Madì innanzitutto è. Senza mezze misure si è Madì.
Afferma sempre – e comunque – la sua dimensione di essenza, o essente,
nella concezione più squisitamente filosofica. È e resta Arte
nell’Arte. Nel fare e nel vedere. Di chi opera e guarda oggi, non meno
di chi opererà e guarderà domani."
[Estratto dal testo critico in catalogo "Madi:
un'esperienza
oltre il limite" di
MATTEO GALBIATI - Aprile 2008]
La
Mostra resterà aperta fino al 30 maggio
Da martedì a venerdì dalle 17.00 alle 19.30
GALLERIA
SCOGLIO di QUARTO
direzione: GABRIELLA BREMBATI
via ASCANIO SFORZA, 3 - 20136 MILANO
tel. +39.02.58317556 +39.02.87390586 cell. +39.348.5630381
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ASSOCIAZIONE
ARTE MADI ITALIA - MOVIMENTO INTERNAZIONALE
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