Santa Croce di Magliano, sabato 03 maggio 2008

     

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Primo Maggio: l'opinione


Attuare oggi i valori del Primo Maggio


 

di TIZIANO DI CLEMENTE*

Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi quando la Seconda Internazionale proclama che "Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore": quella data perché il primo maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue.

Il movimento di Napoli nell'aprile del 1890 annuncia che "In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte".

La straordinaria partecipazione al 1 maggio 1891 rese permanente la "festa dei lavoratori di tutti i paesi". La manifestazione riuscì nonostante le repressioni: "Il proletariato d'Europa e d'America passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito" - affermò un entusiasta Engels.

Anche nel Molise, nonostante la repressione dello regime liberale prima e del regime fascista poi, si svilupparono importanti lotte. Ad esempio nel 1912 ad ISERNIA scioperarono i lavoratori dei sei pastifici presenti (Maddalena, Sciarra, Marino, Fantini, Orlando, Perpetua) contro le barbare condizioni di lavoro: 12 ore al giorno per una paga di otto soldi per gli apprendisti e di un lira e mezza per i pastai; i lavoratori con famiglia subivano ritorsioni; il compagno Formichelli che dirigeva l'azione sindacale ottenne l'aiuto dei compagni della CGIL di SANTA CROCE DI MAGLIANO: così resistettero e vinsero. I padroni dei pastifici tentarono di eliminare le conquiste ottenute ma i lavoratori si organizzarono e scioperarono nuovamente e nel 1913 riuscirono a vincere. Così per lotte dei lavoratori della terra nei paesi del basso Molise (S. Croce, Ururi, S. Giuliano di Puglia ecc., che continuarono nonostante la repressione fascista sovvenzionata dai latifondisti. 

In Italia si resistette alla repressione sanguinaria attuata dello stato liberale contro i manifestanti, sino all'avvento del barbaro ventennio fascista quando la Festa del Lavoro venne abolita, in quanto manifestazione operaia, quindi politicamente avversa al regime di Mussolini, il regime fantoccio-braccio armato dei magnati dell'industria, della grande finanza e dei latifondisti. 

Ricordiamo il Primo maggio 1947: la strage di Portella della Ginestra, il movimento dei lavoratori siciliano alzò la testa e stava per conquistare il diritto della terra per chi la lavora, facendo fruttare i latifondi incolti. I latifondisti e i possidenti, che nel ventennio si erano serviti delle squadracce fasciste, armarono ora la banda Giuliano, (Nato, monarchici e D.c. con nuova manovalanza neofascista e mafiosa reintrodotta dallo sbarco dell'esercito Usa): 11 morti e più di 50 feriti. Il Ministro dell'interno Scelba "depista" le indagini escludendo in partenza la strage politica.

Dopo la grande stagione di conquiste sociali e civile lanciate dal 1968 e dal 1969, dalla seconda degli anni '70 un nuovo arretramento: sino agli ultimi 15 anni di nefaste politiche della destra e del centrosinistra, espressione dei poteri padronali e delle grandi banche, di concertazione sindacale, sono state man mano cancellate le conquiste dei lavoratori ottenute con la lotta e con tanto sangue versato: missioni e spese di guerra, salari da fame, precariato e dei morti sul lavoro, tagli allo stato sociale e alle scuole, privatizzazioni di servizi essenziali e quant'altro.

Per questo tutto il movimento dei lavoratori è chiamato a riprendere i grandi insegnamenti della "storia del Primo Maggio": 

- la necessità di rifondare l'Internazionale dei Lavoratori, per salvaguardare i diritti di tutti i lavoratori di qualsiasi nazionalità nella prospettiva socialista, contro il capitalismo GENERATORE DI disuguaglianze e guerre, che spinge alla guerra tra poveri tra la manodopera supersfruttata dei paesi più poveri e quella occidentale, innestando la barbarie e anche la mina del razzismo. 

- la lotta, oggi, per destinare l'aumento di produttività derivante dall'enorme sviluppo tecnologico alla riduzione dell'orario di lavoro, l'aumento del salario e la distribuzione a tutti del lavoro esistente liberando spazi di vita a milioni di persone e legandosi alla prospettiva di trasformazione socialista, rompendo le regole del capitale che invece destina lo sviluppo tecnologico al profitto e alle rendite dei ceti dominanti affamando intere masse di popolazioni. 

*coordinatore regionale Partito Comunista dei Lavoratori

fonte: Altromolise.it

 


PRIMO MAGGIO A SANTA CROCE DI MAGLIANO


 

 

 

 



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