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Gino
Lamolle
Qualche
mese fa mi telefona, Stefano Patrizi, un
mio amico di Bologna, mi dice che Gino è ricoverato in un ospedale per
malati terminali…
La
settimana scorsa lo stesso amico mi informa che Gino è deceduto alle
sei di mattina.
Chi
era Gino Lamolle?
Molti santacrocesi del mondo dell’arte e della musica lo conoscevano,
ed è l’immagine di un eccellente musicista, un uomo dotato di una
voce incredibilmente potente e seduttiva di cui voglio parlare.
Ci vuole un fisico bestiale per poter bere e per fumare, diceva
l’inciso di una canzone di Carbone. Gino aveva un fisico paragonabile
alle statue del foro romano che inneggiano alle varie discipline
atletiche delle Olimpiadi.
Il destino con lui non aveva manifestato molta generosità; suo padre
morto in un incidente gli aveva lasciato l’eredità di capofamiglia
mentre lui era ancora
adolescente.
La madre, impiegata ATA nelle scuole, aveva
dovuto provvedere alla famiglia composta da tre figli. Suo fratello
scompare anni dopo in un incidente
stradale come il padre.
Ma la natura, al contrario del destino, gli
aveva donato un talento formidabile: la voce, la presenza scenica, la
forza. Aveva cominciato come bassista e cantante nei gruppi che negli
anni settanta facevano vibrare il paese della sua magnifica qualità
inventiva; la musica;
Led Zeppelin, gli Hurian Heep, Cream, King Crimson,
i Pink Floyd, i Deep Purple,
i Rolling Stones, Soft Machine, ma anche Frank Zappa e Tim Buckley,
Genesis oltre Lou Reed, Kiss e Jim Morrison dei Doors.
Insomma , tutto il genere musicale dal
Rock allo psichedelico, dal Pop al funky per
arrivare ai nostrani come Battisti, Mina, Orme, Banco, Pfm, Nomadi e
molti altri.
Tanti quanto le potenzialità della voce di Gino Lamolle permettevano
di interpretare e riproporre al numeroso pubblico che nei locali della
Bologna post-rivoluzionaria
accorreva a sentirlo e amarlo con fede e devozione.
Perché Gino affascinava ed era capace con la voce di ammaliare
qualunque demone entra in noi nelle giornate tristi di questo complesso
tempo storico.
Gino era un Bruce Springsteen italiano, un magnifico uomo dalle doti
santacrociane più formidabili e belle.
Uno di noi che se ne è andato in silenzio. Voglio immaginarlo così
mentre la morte gli arriva alle sei di mattina di un giorno qualunque di
un tempo qualunque, di una anno qualunque mentre lui canta
sottovoce:
“Cavalli
corpi e lance rotte
si tingono di rosso,
lamenti di persone che muoiono da sole
senza un Cristo che sia là.
Pupille enormi volte al sole
la polvere e la sete
l'affanno della morte lo senti sempre addosso
anche se non saprai perchè.
Requiescant in pace.
Requiescant in pace.
Requiescant in pace. Requiescant in pace.
Sui sogni spenti di chi muore
hai eretto la tua gloria
ma il sangue che hai versato su te è ricaduto
la tua guerra è finita
vecchio soldato.
Ora si è seduto il vento
il tuo sguardo è rimasto appeso al cielo
sugli occhi c'è il sole
nel petto ti resta un pugnale
e tu no, non scaglierai mai più
la tua lancia per ferire l'orizzonte
per spingerti al di là
per scoprire ciò che solo Iddio sa
ma di te resterà soltanto
il dolore, il pianto che tu hai regalato
per spingerti al di là per scoprire ciò che solo Iddio sa.”
Ciao
vecchio soldato. Gli amici non ti dimenticheranno mai….
di Antonio Picariello
critico d'Arte
www.criticart.it
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