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lettera << 16/31 marzo << 2008 << home |
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riceviamo e pubblichiamo Gentile Redattore Mi chiamo Michele Cicora e scrivo da Londra dove risiedo e lavoro da alcuni anni. Siamo in clima elettorale e, dal momento che gli emigrati italiani all'estero possono eleggere i loro rappresentanti sia al Senato che alla Camera, veniamo bombardati e sommersi da volantini di tutte le coloriture politiche. Questo successe anche nelle scorse elezioni, però da quelle elezioni in poi nessuno si è fatto più vivo. Tuttora non so chi siano i miei rappresentanti della Circostrizione Europea eletti nelle ultime elezioni. Ricevo volantini da tutti i paesi dell'Unione Europea nei quali vengono declamate le doti di tutti gli emigrati definiti da Berlusconi "i primi ambasciatori nel mondo dell'Italia per il loro impegno e creatività". Ma io aggiungerei "per sacrificio" dal momento che mio padre, come tanti altri, è rimasto sepolto nella miniera di Mercinelle, Belgio; nell'agosto del 1956. Da tutti questi politici vengono promesse tante soluzioni come si fa di solito durante le campagne elettorali. Premesso che non vedo la necessità di avere un Ministero per gli Italiani nel Mondo e di fare elezioni all'estero per eleggere rappresentanti degli emigrati (dato anche l’ingente costo che ne deriva – stipendi, rimborso spese, alloggio, ecc.), mi chiedo se non sia sufficiente che siano i politici locali eletti in Italia ad interessarsi dei problemi che riguardano anche gli emigrati italiani all’estero. D'altronde i paesi della nostra regione, come la maggior parte delle altre regioni, specialmente meridionali, devono ringraziare gli emigrati all'estero se sono migliorati economicamente e se tanti giovani hanno potuto studiare e conseguire titoli di studio. Senza dimenticare il fatto che andando via, questi emigrati hanno lasciato aperta a chi è rimasto in loco la possibilità di un impiego. E' tempo
di elezioni e quindi riceviamo tutti promesse di un futuro roseo
e siamo tutti nei pensieri dei politici i quali dedicano la loro vita al
benessere di tutti i cittadini siano essi in Patria o sparsi per il mondo.
Io sono originario di San Giuliano di Puglia, paese, come ormai
tutti sanno, gravemente colpito dal terremoto di 5 anni e
mezzo fa. Avrei un semplice quesito da rivolgere ai politici locali e
regionali dal momento che noi emigrati siamo così importanti. Perché
noi emigrati per avere la nostra casa danneggiata dal terremoto
restaurata, dobbiamo contribuire con l'80% del costo per il
completamento dei lavori interni se facciamo completare i lavori alle
ditte che hanno messo in sicurezza i muri esterni e le strutture
portanti – (oppure in alternativa possiamo scegliere di
completare noi i lavori e pagare di tasca nostra tutto l'importo;)
mentre la gente del posto paga soltanto il 20% per il
completamento dei loro lavori? Forse il terremoto è stato più clemente
con le case degli emigrati / o perché gli emigrati sono tutti ricchi?
Almeno l’80% delle case dei nostri paesi sono state costruite e
restaurate negli anni con le rimesse degli emigrati. Se così non fosse
stato adesso avremmo ancora case fatiscenti come quelle dei Paesi del
terzo mondo. Cari politici, poche chiacchiere e fatti concreti. Datevi una mossa altrimenti chi potrebbe e vorrebbe tornare portando la loro esperienza e professionalità per contribuire allo sviluppo della zone non lo farà e, chi è del luogo e non ha prospettive, andrà via. A voi le conclusioni.Grazie dell'attenzione MICHELE
CICORA cicora@blueyonder.co.uk |
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