Santa Croce di Magliano, domenica 02 marzo 2008

     

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Gente che va, gente che resta...
Dalla gavetta a Miss Italia: "Il mio segreto? Coraggio e sacrifici"


 

Annamaria Alfieri, parrucchiera, aveva un sogno, e l'ha realizzato a Termoli: "Aprire un salone tutto mio senza essere costretta a lasciare la mia terra". Un'impresa iniziata giovanissima con molte rinunce: "A 16 anni studiavo a Bologna e per mantenermi ricamavo i maglioni di notte". In autunno aprirà la prima scuola di coiffeur di Termoli.

di Monica Vignale

Termoli. Abituati a credere che quello della parrucchiera sia un mestiere frivolo, relegato alle vanità superflue, restiamo spiazzati vedendo la passione e la tenacia straordinarie che possono stare dietro a due mani abili nel tagliare e massaggiare i capelli. Ecco perché la storia di Annamaria Alfieri è una doppia sorpresa. Lei è una di quelli che ce l’hanno fatta, che è arrivata al traguardo: ex ragazza di campagna (la definizione è sua) ce l’ha messa tutta per raggiungere il suo sogno: aprire un negozio. Ed è anche una di quelli che ha scelto di restare. Qui, in BassoMolise, dove è nata e dove oggi gestisce un salone in cui lavorano sette dipendenti.
In autunno aprirà una scuola professionale per coiffeur, la prima della città di Termoli. «Così chi vuole imparare questa professione non dovrà più andare a Campobasso, a Pescara o a Foggia» dice con un grande sorriso, gli occhi che scintillano sotto i capelli d’un rosso brillante. Li porta così da sempre, ed è quel colore che ha ispirato il nome al negozio, “Rouge”, in via Vanoni.
E’ finita un’altra giornata di lavoro frenetico, e mentre le clienti escono ammirandosi un’ultima volta nello specchio, Annamaria si accomoda sul divanetto di pelle rossa per una chiacchierata.

Hai solo 41 anni, eppure fai questo lavoro da 27. Ma scusa, hai cominciato da bambina?
«Più o meno. Sono nata a Santa Croce di Magliano, la mia famiglia vive lì. Origini molto umili, ho cominciato a lavorare in campagna, durante l’estate, a 11 anni. Quindi, figurati! Quando ho cominciato a trafficare con pettine e bigodini non mi sembrava vero…avevo 14 anni e un unico pensiero fisso: fare la parrucchiera».

E come hai fatto?
«Prima di tutto ho convinto mio padre, che avrebbe preferito per me un lavoro più intellettuale, tipo la maestra, a iscrivermi a una scuola professionale di Campobasso. Ho frequentato il corso dai 14 ai 16 anni. Andavo in pullman, mi svegliavo alle 5 e 30 del mattino e rientravo a casa alle 8 di sera. E la sera, il sabato e la domenica, sistemavo i capelli alle amiche di mia madre, nel bagnetto di casa».

Una vita dura...
«Ma questo è niente. I sacrifici, quelli veri, sono arrivati dopo, quando decisi di perfezionarmi in una grande città. Scelsi Bologna, perché era lì che andavano le ragazze e i ragazzi di Santa Croce che frequentavano l’università. Avevo un’amica che viveva in uno studentato, e convinsi i miei a farmi partire. “Se non trovo lavoro entro una settimana – promisi – torno a casa”».

Così hai preso il treno, come si dice
«Già. Avevo 16 anni, non mi ero mai allontanata dal Molise, e avevo una paura matta. Ho viaggiato 5 ore col cuore in gola, lo zainetto appiccicato alle gambe per paura che me lo rubassero. Sono rimasta tutto il tempo in piedi in corridoio, con l’incubo di non fare in tempo a scendere in stazione. Se ci ripenso, provo una grande tenerezza per quella ragazzina…mia madre mi aveva preparato dei panini, ma io non ho toccato cibo e non ho aperto un giornale. E’ stato un viaggio incredibile».

Sembra una storia d’altri tempi
«E’ vero. E lo sembra anche il seguito. Arrivata a Bologna, accolta dalla mia amica, ho letto sull’autobus che ci portava alla casa dello studente che in via Ugo bassi c’era la scuola per parrucchieri Orea Malià. Il giorno dopo mi sono iscritta: costava 250mila lire al mese, me lo ricordo benissimo, e per me era una follia. Visto che non avevo un soldo, che i miei non potevano aiutarmi e che addirittura avevo detto loro che avrei trovato un lavoro! Però quella scuola la volevo fare a tutti i costi, e così ho mentito per la prima volta ai miei genitori, dicendo che avevo trovato un lavoro..».

E invece dovevi trovare soldi per pagare la scuola, oltre che per mangiare… ma come hai fatto?
«Ho avuto fortuna. Alla scuola era abbinato un salone per capelli, e una delle clienti era la proprietaria di una fabbrica di confezioni che realizzava maglie per Moschino. Il mio accento tradiva le mie origini meridionali, e lei mi chiese se sapevo ricamare. Così ho cominciato a ricamare a mano i maglioni di Moschino per pagare i corsi. Mi davano settemila lire a maglia, a me sembrava di poter diventare ricca. Rientravo allo studentato alle 8 di sera, mangiavo qualcosa e alle 9 cominciavo a ricamare seduta sul letto, tirando fino alle 3 o alle 4 del mattino. La domenica e il lunedì la scuola era chiusa, e io facevo il giro delle case per studenti di Bologna, dove facevo tagli e messe in piega alle ragazze a prezzi molto competitivi. Così sono riuscita a finire la scuola, che è durata un anno».

Avevi meno di 18 anni e facevi una vita che nemmeno una suora di clausura. E le uscite la sera, gli amici?
«Semplicemente, non uscivo. Non avevo bisogno di divertirmi, pensavo solo che se avessi continuato a fare sacrifici per un po’ sarei riuscita ad aprire un negozio mio. Questo pensiero mi faceva andare avanti e un giorno, finito il corso, ho deciso che ero pronta per tornare. Vedi, io non avevo l’ambizione di vivere fuori dal Molise, a Santa Croce non sono mai stata male. E pur avendone avuta la possibilità, perché alcuni parrucchieri e lo stesso direttore della scuola di Bologna mi hanno offerto di restare, ho scelto di tornare giù. E a Santa Croce, l’anno dopo, ho aperto il mio primo negozio».

Raccontaci
«In via Lepore, con un nome ingenuo: “Il fascino dei capelli”. Un po’ di clientela già l’avevo, quella affezionata alla quale facevo i capelli d’estate o durante le vacanze. Mi mancavano i soldi però, e mio padre non poteva aiutarmi. Così ho chiesto un prestito, mi sono presentata al banco di Roma di Bonefro con il proprietario di un supermercato presso il quale a sorella faceva la cassiera, come garanzia. Ho detto al direttore che mi servivano 25 milioni di lire, e che non potevo offrire niente in cambio se non la mia determinazione. Credo di averlo convinto...».

Un mutuo da 25 milioni sulle spalle a 18 anni?
«Non me ne sono pentita. Ho affittato un bugigattolo davanti casa dei miei, l’ho rimesso a nuovo, ho chiamato un arredatore e ho aperto il mio primo negozio. Mi sembrava un sogno, anche perché le clienti arrivavano numerose da Santa Croce e dai paesi vicini e l’attività andava bene. Certo, lavoravo tanto, non mi fermavo mai, nemmeno la domenica, a volte nemmeno a Pasqua. Niente uscite notturne, niente vacanze... pensa che la mia prima vacanza è stata il viaggio di nozze!».

“Annamaria non sa dire no a nessuno” mormorano le ragazze che oggi lavorano per lei. E la sorella Giuseppina, anche lei dipendente del salone “Rouge” ricorda un inverno di 15 anni fa, quando con l’agenda piena zeppa di appuntamenti alla vigilia di Natale una nevicata formidabile si è abbattuta su Santa Croce, facendo saltare la corrente elettrica. «Siamo rimaste in negozio, al lume di candela e al freddo, dalle 7 del mattino alle 6 di sera, quando la luce è tornata. Se avessimo chiuso, gli appuntamenti sarebbero saltati tutti. E invece Annamaria, quando tornò la corrente, chiamò le clienti affezionate e si mise all’opera. Lavorò fino a mezzanotte, e le signore erano contentissime: avevano i capelli a posto per Natale!».

Una storia fatta di costanza, sacrifici e soprattutto passione.
«Non mi ha mai spaventato il lavoro, e nemmeno l’idea di rinunciare a qualcosa – continua Annamaria Alfieri - Quattro anni dopo aver aperto il negozio, ho chiesto un altro mutuo per acquistare un appartamento e avere, finalmente, un posto di proprietà. La banca si è fidata ancora una volta...».

Oggi i debiti non ci sono più: il mutuo è stato restituito fino all’ultimo centesimo. Poi, dieci anni fa, il grande ‘salto’: dal paese alla città. Da Santa Croce a Termoli.
«Il fatto è che mi sono sposata. Lui viveva a Termoli, e quindi mi sono trasferita qui. Per due anni ho fatto sopra e sotto tra il paese e la costa tutti i giorni, poi però ho avuto una minaccia d’aborto durante la gravidanza e il medico mi ha costretto a letto».

Quindi niente più lavoro?
(ride) «E’ durato poco, giusto il tempo di partorire e mettere al mondo due splendidi gemelli. Tre mesi dopo il parto ho aperto un negozio a Termoli. Un posto vicino casa, dietro la chiesa di San Timoteo. Scappavo a casa ad allattare, poi di corsa in negozio per continuare. L’ho chiamato Rouge, su consiglio di un amico, Michele Macchiagodena, che si è ispirato al rosso dei miei capelli. Anche questo negozio è andato benissimo da subito, e cinque anni dopo la sistemazione definitiva in via Vanoni».

E i riconoscimenti nazionali e internazionali: tu sei stata selezionata per il look di Miss Italia e Miss Mondo.
«Sì, anche quest’anno tornerò a Salsomaggiore. Ora, a dire la verità, viaggio spesso. Ma soprattutto viaggi di lavoro, anzi: di aggiornamento, per scoprire le nuove tendenze e perfezionarmi. Una volta all’anno vado a Londra, cuore delle novità che riguardano il look. L’importante, secondo me, è non smettere mai di studiare».

Il segreto del successo di Annamaria è questo?
«Non so se sia un segreto. Però io ci credo profondamente. Ora ti dico una frase che ho letto un giorno e che mi è rimasta nel cuore: “Quanto più duro è l’allenamento, tanta più fortunato sei”. E io sono stata fortunata. La gavetta è fondamentale. Magari dico una banalità, ma oggi i ragazzi sono abituati a volere tutto e subito. E non va bene. Bisogna avere pazienza, allenarsi sempre, studiare più degli altri, e non arrendersi mai. E poi non essere avidi: chi lavora solo per guadagnare, non farà mai un buon lavoro. E un’ultima cosa, questa ci tengo a dirla. Posso?».

Prego
«Quando uno sbaglia, perchè tutti sbagliamo, bisogna avere l’umiltà di riconoscerlo. Anche a me è capitato di sbagliare a tagliare i capelli o a fare un colore. L’ho ammesso, non mi sono fatta pagare nemmeno se ero piena di debiti, e la cliente è rimasta. E’ una cosa bella».

Sogni nel cassetto?
«Il progetto di una scuola di formazione professionale a Termoli, che aprirò in autunno. Una sfida che non vedo l’ora di cominciare. Per il resto, che desiderare di più? Faccio un lavoro bellissimo, ho una famiglia meravigliosa e vivo in un posto che adoro. Sono a posto».

(Pubblicato su primonumero.it il 01/03/2008) 

 



 

 

 

 



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