Termoli.
Abituati a credere che quello della parrucchiera sia un mestiere
frivolo, relegato alle vanità superflue, restiamo spiazzati vedendo la
passione e la tenacia straordinarie che possono stare dietro a due mani abili
nel tagliare e massaggiare i capelli. Ecco perché la storia di Annamaria
Alfieri è una doppia sorpresa. Lei è una di quelli che ce l’hanno
fatta, che è arrivata al traguardo: ex ragazza di campagna (la definizione è
sua) ce l’ha messa tutta per raggiungere il suo sogno: aprire un negozio. Ed
è anche una di quelli che ha scelto di restare. Qui, in BassoMolise, dove è
nata e dove oggi gestisce un salone in cui lavorano sette dipendenti.
In autunno aprirà una scuola professionale per coiffeur, la prima della
città di Termoli. «Così chi vuole imparare questa professione non dovrà
più andare a Campobasso, a Pescara o a Foggia» dice con un grande sorriso,
gli occhi che scintillano sotto i capelli d’un rosso brillante. Li porta
così da sempre, ed è quel colore che ha ispirato il nome al negozio, “Rouge”,
in via Vanoni.
E’ finita un’altra giornata di lavoro frenetico, e mentre le clienti
escono ammirandosi un’ultima volta nello specchio, Annamaria si accomoda sul
divanetto di pelle rossa per una chiacchierata.
Hai
solo 41 anni, eppure fai questo lavoro da 27. Ma scusa, hai cominciato da
bambina?
«Più o meno. Sono nata a Santa Croce di Magliano, la mia famiglia vive lì.
Origini molto umili, ho cominciato a lavorare in campagna, durante l’estate,
a 11 anni. Quindi, figurati! Quando ho cominciato a trafficare con pettine e
bigodini non mi sembrava vero…avevo 14 anni e un unico pensiero fisso: fare
la parrucchiera».
E come hai
fatto?
«Prima di tutto ho convinto mio padre, che avrebbe preferito per me un lavoro
più intellettuale, tipo la maestra, a iscrivermi a una scuola professionale
di Campobasso. Ho frequentato il corso dai 14 ai 16 anni. Andavo in pullman,
mi svegliavo alle 5 e 30 del mattino e rientravo a casa alle 8 di sera. E la
sera, il sabato e la domenica, sistemavo i capelli alle amiche di mia madre,
nel bagnetto di casa».
Una vita
dura...
«Ma questo è niente. I sacrifici, quelli veri, sono arrivati dopo, quando
decisi di perfezionarmi in una grande città. Scelsi Bologna, perché era lì
che andavano le ragazze e i ragazzi di Santa Croce che frequentavano l’università.
Avevo un’amica che viveva in uno studentato, e convinsi i miei a farmi
partire. “Se non trovo lavoro entro una settimana – promisi – torno a
casa”».
Così hai
preso il treno, come si dice
«Già. Avevo 16 anni, non mi ero mai allontanata dal Molise, e avevo una
paura matta. Ho viaggiato 5 ore col cuore in gola, lo zainetto appiccicato
alle gambe per paura che me lo rubassero. Sono rimasta tutto il tempo in piedi
in corridoio, con l’incubo di non fare in tempo a scendere in stazione. Se
ci ripenso, provo una grande tenerezza per quella ragazzina…mia madre mi
aveva preparato dei panini, ma io non ho toccato cibo e non ho aperto un
giornale. E’ stato un viaggio incredibile».
Sembra una
storia d’altri tempi
«E’ vero. E lo sembra anche il seguito. Arrivata a Bologna, accolta dalla
mia amica, ho letto sull’autobus che ci portava alla casa dello studente che
in via Ugo bassi c’era la scuola per parrucchieri Orea Malià. Il giorno
dopo mi sono iscritta: costava 250mila lire al mese, me lo ricordo benissimo,
e per me era una follia. Visto che non avevo un soldo, che i miei non potevano
aiutarmi e che addirittura avevo detto loro che avrei trovato un lavoro! Però
quella scuola la volevo fare a tutti i costi, e così ho mentito per la prima
volta ai miei genitori, dicendo che avevo trovato un lavoro..».
E invece
dovevi trovare soldi per pagare la scuola, oltre che per mangiare… ma come
hai fatto?
«Ho avuto fortuna. Alla scuola era abbinato un salone per capelli, e una
delle clienti era la proprietaria di una fabbrica di confezioni che realizzava
maglie per Moschino. Il mio accento tradiva le mie origini meridionali, e lei
mi chiese se sapevo ricamare. Così ho cominciato a ricamare a mano i maglioni
di Moschino per pagare i corsi. Mi davano settemila lire a maglia, a me
sembrava di poter diventare ricca. Rientravo allo studentato alle 8 di sera,
mangiavo qualcosa e alle 9 cominciavo a ricamare seduta sul letto, tirando
fino alle 3 o alle 4 del mattino. La domenica e il lunedì la scuola era
chiusa, e io facevo il giro delle case per studenti di Bologna, dove facevo
tagli e messe in piega alle ragazze a prezzi molto competitivi. Così sono
riuscita a finire la scuola, che è durata un anno».
Avevi meno
di 18 anni e facevi una vita che nemmeno una suora di clausura. E le uscite la
sera, gli amici?
«Semplicemente, non uscivo. Non avevo bisogno di divertirmi, pensavo solo che
se avessi continuato a fare sacrifici per un po’ sarei riuscita ad aprire un
negozio mio. Questo pensiero mi faceva andare avanti e un giorno, finito il
corso, ho deciso che ero pronta per tornare. Vedi, io non avevo l’ambizione
di vivere fuori dal Molise, a Santa Croce non sono mai stata male. E pur
avendone avuta la possibilità, perché alcuni parrucchieri e lo stesso
direttore della scuola di Bologna mi hanno offerto di restare, ho scelto di
tornare giù. E a Santa Croce, l’anno dopo, ho aperto il mio primo negozio».
Raccontaci
«In via Lepore, con un nome ingenuo: “Il fascino dei capelli”. Un po’
di clientela già l’avevo, quella affezionata alla quale facevo i capelli d’estate
o durante le vacanze. Mi mancavano i soldi però, e mio padre non poteva
aiutarmi. Così ho chiesto un prestito, mi sono presentata al banco di Roma di
Bonefro con il proprietario di un supermercato presso il quale a sorella
faceva la cassiera, come garanzia. Ho detto al direttore che mi servivano 25
milioni di lire, e che non potevo offrire niente in cambio se non la mia
determinazione. Credo di averlo convinto...».
Un mutuo da
25 milioni sulle spalle a 18 anni?
«Non me ne sono pentita. Ho affittato un bugigattolo davanti casa dei miei, l’ho
rimesso a nuovo, ho chiamato un arredatore e ho aperto il mio primo negozio.
Mi sembrava un sogno, anche perché le clienti arrivavano numerose da Santa
Croce e dai paesi vicini e l’attività andava bene. Certo, lavoravo tanto,
non mi fermavo mai, nemmeno la domenica, a volte nemmeno a Pasqua. Niente
uscite notturne, niente vacanze... pensa che la mia prima vacanza è stata il
viaggio di nozze!».
“Annamaria
non sa dire no a nessuno” mormorano le ragazze che oggi lavorano per
lei. E la sorella Giuseppina, anche lei dipendente del salone “Rouge”
ricorda un inverno di 15 anni fa, quando con l’agenda piena zeppa di
appuntamenti alla vigilia di Natale una nevicata formidabile si è abbattuta
su Santa Croce, facendo saltare la corrente elettrica. «Siamo rimaste in
negozio, al lume di candela e al freddo, dalle 7 del mattino alle 6 di sera,
quando la luce è tornata. Se avessimo chiuso, gli appuntamenti sarebbero
saltati tutti. E invece Annamaria, quando tornò la corrente, chiamò le
clienti affezionate e si mise all’opera. Lavorò fino a mezzanotte, e le
signore erano contentissime: avevano i capelli a posto per Natale!».
Una storia
fatta di costanza, sacrifici e soprattutto passione.
«Non mi ha mai spaventato il lavoro, e nemmeno l’idea di rinunciare a
qualcosa – continua Annamaria Alfieri - Quattro anni dopo aver aperto il
negozio, ho chiesto un altro mutuo per acquistare un appartamento e avere,
finalmente, un posto di proprietà. La banca si è fidata ancora una
volta...».
Oggi i
debiti non ci sono più: il mutuo è stato restituito fino all’ultimo
centesimo. Poi, dieci anni fa, il grande ‘salto’: dal paese alla città.
Da Santa Croce a Termoli.
«Il fatto è che mi sono sposata. Lui viveva a Termoli, e quindi mi sono
trasferita qui. Per due anni ho fatto sopra e sotto tra il paese e la costa
tutti i giorni, poi però ho avuto una minaccia d’aborto durante la
gravidanza e il medico mi ha costretto a letto».
Quindi
niente più lavoro?
(ride) «E’ durato poco, giusto il tempo di partorire e mettere al mondo due
splendidi gemelli. Tre mesi dopo il parto ho aperto un negozio a Termoli. Un
posto vicino casa, dietro la chiesa di San Timoteo. Scappavo a casa ad
allattare, poi di corsa in negozio per continuare. L’ho chiamato Rouge, su
consiglio di un amico, Michele Macchiagodena, che si è ispirato al rosso dei
miei capelli. Anche questo negozio è andato benissimo da subito, e cinque
anni dopo la sistemazione definitiva in via Vanoni».
E i
riconoscimenti nazionali e internazionali: tu sei stata selezionata per il
look di Miss Italia e Miss Mondo.
«Sì, anche quest’anno tornerò a Salsomaggiore. Ora, a dire la verità,
viaggio spesso. Ma soprattutto viaggi di lavoro, anzi: di aggiornamento, per
scoprire le nuove tendenze e perfezionarmi. Una volta all’anno vado a
Londra, cuore delle novità che riguardano il look. L’importante, secondo
me, è non smettere mai di studiare».
Il segreto
del successo di Annamaria è questo?
«Non so se sia un segreto. Però io ci credo profondamente. Ora ti dico una
frase che ho letto un giorno e che mi è rimasta nel cuore: “Quanto più
duro è l’allenamento, tanta più fortunato sei”. E io sono stata
fortunata. La gavetta è fondamentale. Magari dico una banalità, ma oggi i
ragazzi sono abituati a volere tutto e subito. E non va bene. Bisogna avere
pazienza, allenarsi sempre, studiare più degli altri, e non arrendersi mai. E
poi non essere avidi: chi lavora solo per guadagnare, non farà mai un buon
lavoro. E un’ultima cosa, questa ci tengo a dirla. Posso?».
Prego
«Quando uno sbaglia, perchè tutti sbagliamo, bisogna avere l’umiltà di
riconoscerlo. Anche a me è capitato di sbagliare a tagliare i capelli o a
fare un colore. L’ho ammesso, non mi sono fatta pagare nemmeno se ero piena
di debiti, e la cliente è rimasta. E’ una cosa bella».
Sogni nel
cassetto?
«Il progetto di una scuola di formazione professionale a Termoli, che aprirò
in autunno. Una sfida che non vedo l’ora di cominciare. Per il resto, che
desiderare di più? Faccio un lavoro bellissimo, ho una famiglia meravigliosa
e vivo in un posto che adoro. Sono a posto».
(Pubblicato su primonumero.it
il 01/03/2008)