Santa Croce di Magliano, martedì 16 settembre 2008

     

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Cronache


Sos amianto nella zona artigianale di Termoli: capannone abbandonato da 20 anni


 

Nel magazzino, attività avviata più di 50 anni fa, veniva imbustata l'argilla isolante trasportata dalla cava di Santa Croce di Magliano

 

 

Lo stabile di via dei Lecci, ex deposito per la lavorazione della bentonite è ricoperto di onduline di eternit, ed è stato dismesso da 20 anni. Il 5 gennaio del 2007 è stato anche sequestrato dalla Guardia di Finanza perché si è trasformato in una discarica di rifiuti. «Lavoriamo a due passi da quella struttura e respiriamo l'eternit tutti i giorni. Il Comune deve fare qualcosa per bonificarla», dicono i proprietari delle attività vicine all'edificio

Termoli. E’ uno dei fantasmi del passato: un capannone abbandonato da oltre venti anni, con decine di metri quadri di copertura di amianto, nel cuore della zona artigianale della città. 
Lo stabile si trova in via dei Lecci, e un tempo ospitava un deposito per la lavorazione della bentonite di proprietà dell’imprenditore Rocco Crema e dei figli, titolare della fornace di Termoli. 
Nel magazzino, attività avviata più di 50 anni fa, veniva imbustata l'argilla isolante trasportata dalla cava di Santa Croce di Magliano, utilizzata per coibentare gli alti forni, poi messa al bando perché classificata come materiale inquinante. Dopo la chiusura l'edificio si è trasformato in un deposito di auto della concessionaria della stessa famiglia Crema. 
Non c'è più vita in quella rimessa da oltre venti anni, come ricorda la titolare di un ingrosso di alimentari che si trova proprio a ridosso del fabbricato: «Siamo qui dal 1985 e la struttura era già nelle condizioni in cui è adesso». 
Una sezione è stata bonificata e al suo interno c’è una ditta di bevande. Il resto è una sorta di discarica di eternit. 
Sei campate, sui due lati, sono ricoperte di onduline che tra l’altro in parte si stanno anche sgretolando con l’usura e l’abbandono. Le particelle nocive quindi si liberano nell’aria, a stretto contatto con chi lavora nelle attività circostanti e anche chi vive nelle abitazioni vicine. 
Il 5 gennaio del 2007 il capannone è stato anche sottoposto a sequestro in quanto sono stati trovati all’interno della recinzione calcinacci e pneumatici accatastati. Al lato di una delle gradinate schermate da una saracinesca mangiata dalla ruggine c’è ancora il sigillo delle fiamme gialle. 
«Ci sono stati sopralluoghi nel corso degli anni, anche da parte della Asl. Lo stabile dovrebbe essere smantellato, ma nessuno si preoccupa. Non è stato mai abbattuto e se passa ancora del tempo sarà l’eternit ad abbattere noi, visto che lavoriamo a due passi da quel capannone... Se i proprietari non agiscono dovrebbe essere il Comune a occuparsi della bonifica», commenta un commerciante di via dei Lecci. 
Oltre all’eternit anche la zona intorno al capannone è un cumulo di rifiuti. Tra l’altro alla presenza del fabbricato malandato si unisce anche un altro edificio dismesso da due anni: l’hotel Rosa dei Venti, che è diventato il passatempo preferito dei vandali.

fonte: primonumero.it

 



 

 

 

 



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