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SANTA
CROCE DI MAGLIANO. Nei giorni scorsi, come annunciato dal vice sindaco
Francesco Di Falco, si è conclusa la terza campagna di scavo nel castello
di Magliano del centro fortorino.
Anche quest'anno alle indagini archeologiche, condotte dalla cattedra di
Archeologia Cristiana e Medievale all'Università degli Studi del Molise,
d'intesa con la Soprintendenza Archeologica del Molise, e patrocinate dal
Comune di Santa Croce di Magliano, hanno preso parte gli studenti del
Corso di Studio in Scienze dei Beni Culturali e Ambientali dell'Ateneo
Molisano.
Gli scavi hanno interessato un'abitazione costituita da tre ambienti che
era stata già parzialmente individuata lo scorso anno a nord della torre.
In particolare è stato completato lo scavo del vano occidentale che aveva
l'apertura rivolta a sud: un gradino in muratura agevolava la discesa
dalla soglia della porta al pavimento del vano che era sottoposto di circa
5 m rispetto al calpestio del livello inferiore della torre.
L'interno dell'ambiente era rivestito da uno strato di intonaco che legava
con il battuto pavimentale in malta; si tratta di una finitura di buon
livello, considerato che, ancora alla fine dell'Ottocento, a Santa Croce
di Magliano i pavimenti dei pianterreni delle case erano coperti di lastre
di pietra malamente commesse fra loro oppure costituiti da terreno
battuto. I muri perimetrali, caratterizzati da uno spessore di 60-70 cm,
presentano una tessitura irregolare costituita da pietre rustiche e rare
bozze lavorate a spacco e disposte ad incastro.
Il rinvenimento di un consistente quantitativo di coppi nell'ambiente
attesta che il tetto doveva essere protetto da coppi. L'associazione con
una grande quantità di mattoni lascia, tuttavia, supporre che, almeno in
parte, i coppi fossero impiegati per la costruzione di un cornicione in
aggetto con due o tre filari sovrapposti ad una fascia di laterizi. Il
vano orientale dell'abitazione, più grande ma parzialmente conservato a
causa dello smottamento a valle del perimetrale est, non è stato
completamente messo in luce: i lavori, che proseguiranno in occasione
della campagna di scavo prevista per l'estate del 2010, hanno, tuttavia,
evidenziato uno strato molto compatto ed omogeneo di malta mista a pietre
che sembra la preparazione di un battuto.
Resta da indagare anche l'articolazione dello spazio di circa 9 metri tra
la parete sud del vano orientale e la torre. Nel vano nord dell'edificio,
conservato in minima parte per lo scivolamento a valle delle strutture, è
stato individuato un tratto del paramento murario. Nel complesso gli scavi
nei tre ambienti della casa hanno consentito il recupero di manufatti
databili tra la fine del medioevo e la prima età moderna, a testimonianza
che l'abitazione, menzionata in un documento del 1531, venne utilizzata
fino agli inizi del Seicento.
Quest'anno le ricerche sono state estese all'area nord del costone
roccioso, sul lato opposto alla torre. Oltre ad un tratto del muro di
cinta con basamento a scarpa che cingeva il colle, è stato messo in luce
un muro lungo 13 m che, insieme ad una struttura ortogonale, recingeva un
ampio spazio (quasi 80 mq), la cui funzione verrà appurata nel corso
della prossima campagna di scavi.
L'imponenza delle strutture e la posizione consentono al momento solo di
ipotizzare l'identificazione con i resti della chiesa di Santa Maria di
Magliano che fu sconsacrata nel 1609. "Com'era accaduto al termine
delle precedenti campagne di scavo - riferisce Carlo Ebanista uno degli
archeologici impegnato negli scavi - le indagini archeologiche hanno
fornito nuovi e interessanti dati per la comprensione delle vicende
storiche che portarono all'abbandono dell'insediamento fortificato di
Magliano che nel 1446-47 ospitava 46 famiglie e che, dopo una graduale
riduzione a 42 nel 1644 e a sole 10 nel 1648, venne completamente
abbandonato anteriormente al 1669". Ora all'équipe di archeologici
spetta il difficile e paziente compito di studiare i reperti archeologici
(ceramica, mattoni, coppi, tegole, mattonelle, fuseruole, vetro, pietre
lavorate, metalli, ecc.) venuti alla luce nel corso degli scavi per
fornire gli elementi necessari alla datazione delle fasi di vita e di
abbandono del sito. Un'operazione questa che certamente darà i suoi
frutti e consentirà di ricostruire la storia del territorio santacrocese.
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