Santa Croce di Magliano, mercoledì 05 agosto 2009

     

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attualità


Conclusa la nuova campagna di scavi al castello di Magliano, ora parte lo studio


 

SANTA CROCE DI MAGLIANO. Nei giorni scorsi, come annunciato dal vice sindaco Francesco Di Falco, si è conclusa la terza campagna di scavo nel castello di Magliano del centro fortorino.
Anche quest'anno alle indagini archeologiche, condotte dalla cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale all'Università degli Studi del Molise, d'intesa con la Soprintendenza Archeologica del Molise, e patrocinate dal Comune di Santa Croce di Magliano, hanno preso parte gli studenti del Corso di Studio in Scienze dei Beni Culturali e Ambientali dell'Ateneo Molisano.
Gli scavi hanno interessato un'abitazione costituita da tre ambienti che era stata già parzialmente individuata lo scorso anno a nord della torre. In particolare è stato completato lo scavo del vano occidentale che aveva l'apertura rivolta a sud: un gradino in muratura agevolava la discesa dalla soglia della porta al pavimento del vano che era sottoposto di circa 5 m rispetto al calpestio del livello inferiore della torre.
L'interno dell'ambiente era rivestito da uno strato di intonaco che legava con il battuto pavimentale in malta; si tratta di una finitura di buon livello, considerato che, ancora alla fine dell'Ottocento, a Santa Croce di Magliano i pavimenti dei pianterreni delle case erano coperti di lastre di pietra malamente commesse fra loro oppure costituiti da terreno battuto. I muri perimetrali, caratterizzati da uno spessore di 60-70 cm, presentano una tessitura irregolare costituita da pietre rustiche e rare bozze lavorate a spacco e disposte ad incastro.
Il rinvenimento di un consistente quantitativo di coppi nell'ambiente attesta che il tetto doveva essere protetto da coppi. L'associazione con una grande quantità di mattoni lascia, tuttavia, supporre che, almeno in parte, i coppi fossero impiegati per la costruzione di un cornicione in aggetto con due o tre filari sovrapposti ad una fascia di laterizi. Il vano orientale dell'abitazione, più grande ma parzialmente conservato a causa dello smottamento a valle del perimetrale est, non è stato completamente messo in luce: i lavori, che proseguiranno in occasione della campagna di scavo prevista per l'estate del 2010, hanno, tuttavia, evidenziato uno strato molto compatto ed omogeneo di malta mista a pietre che sembra la preparazione di un battuto.
Resta da indagare anche l'articolazione dello spazio di circa 9 metri tra la parete sud del vano orientale e la torre. Nel vano nord dell'edificio, conservato in minima parte per lo scivolamento a valle delle strutture, è stato individuato un tratto del paramento murario. Nel complesso gli scavi nei tre ambienti della casa hanno consentito il recupero di manufatti databili tra la fine del medioevo e la prima età moderna, a testimonianza che l'abitazione, menzionata in un documento del 1531, venne utilizzata fino agli inizi del Seicento.
Quest'anno le ricerche sono state estese all'area nord del costone roccioso, sul lato opposto alla torre. Oltre ad un tratto del muro di cinta con basamento a scarpa che cingeva il colle, è stato messo in luce un muro lungo 13 m che, insieme ad una struttura ortogonale, recingeva un ampio spazio (quasi 80 mq), la cui funzione verrà appurata nel corso della prossima campagna di scavi.
L'imponenza delle strutture e la posizione consentono al momento solo di ipotizzare l'identificazione con i resti della chiesa di Santa Maria di Magliano che fu sconsacrata nel 1609. "Com'era accaduto al termine delle precedenti campagne di scavo - riferisce Carlo Ebanista uno degli archeologici impegnato negli scavi - le indagini archeologiche hanno fornito nuovi e interessanti dati per la comprensione delle vicende storiche che portarono all'abbandono dell'insediamento fortificato di Magliano che nel 1446-47 ospitava 46 famiglie e che, dopo una graduale riduzione a 42 nel 1644 e a sole 10 nel 1648, venne completamente abbandonato anteriormente al 1669". Ora all'équipe di archeologici spetta il difficile e paziente compito di studiare i reperti archeologici (ceramica, mattoni, coppi, tegole, mattonelle, fuseruole, vetro, pietre lavorate, metalli, ecc.) venuti alla luce nel corso degli scavi per fornire gli elementi necessari alla datazione delle fasi di vita e di abbandono del sito. Un'operazione questa che certamente darà i suoi frutti e consentirà di ricostruire la storia del territorio santacrocese.

ARTICOLI DI PRESENTAZIONE

 


di NICOLA DE FRANCESCO da Primo Piano Molise, mercoledì 5 agosto 2009


 

 

 

 



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