SANTA CROCE DI MAGLIANO. E’ il centro più popoloso del cratere
e anche quello dove l’economia sta riuscendo più di altri a superare la
crisi grazie al fermento di attività economiche.
Anche a Santa Croce di
Magliano l’amministrazione comunale si avvia alla scadenza del mandato.
Il
sindaco, Pasquale Marino, fa il punto della situazione con una “sicurezza”
che lo convince in tutte le affermazioni sull’operato della sua squadra.
Sindaco Marino, si sente di avere rispettato il programma presentato agli
elettori?
“Certamente la risposta per me è assolutamente positiva. La mia
maggioranza ritiene che in questo quinquennio abbiamo onorato gli impegni
assunti in fase programmatica, anzi vi dirò di più, sono convinto e
possiamo dimostrarlo con programma alla mano di essere andati oltre quella
che era la nostra proposta. Prima della campagna elettorale relazioneremo
alla cittadinanza tutto quello che abbiamo fatto in questi cinque anni”.
La ricostruzione post-terremoto è stata al centro dell’azione
amministrativa?
“Non direi al centro. E’ stato uno dei motivi che ci ha
portato via tantissimo impegno e tanto tempo dal punto di vista
amministrativo. Però non può essere una cosa, come dire, qualificante o
non qualificante per un’amministrazione, anche perché, sostanzialmente,
dipende poco dal Comune. L’amministrazione ha fatto tutti i passaggi che
doveva fare nelle sedi opportune. Ritengo alla stregua degli altri colleghi
sindaci di aver lavorato bene limitatamente a quelle che erano le
possibilità che venivano offerte dal governo regionale e da quello
centrale. Purtroppo, se ci sono i fondi si riesce ad amministrare, se i
fondi non ci sono non si amministra. Questa è la verità. Ritengo invece
che l’attività amministrativa vada valutata per altre cose, cioè per le
scelte programmatiche, di prospettiva, di sviluppo”.
Il piano delle opere
pubbliche è stato completato?
“A livello di opere pubbliche possiamo dire
tranquillamente che quello che siamo riusciti a fare in questi 5 anni, nell’ultimo
ventennio non era stato fatto. I lavori son sotto gli occhi di tutti.
Qualcuno ci ha contestato le strade sfasciate del nostro paesello. A quel
qualcuno vorrei ricordare che le strade sfasciate non lo sono per incuria,
abbandono o altro, perché si stanno facendo lavori pubblici, si sta dando
una sistemazione organica a tutto il paese. Parlo del rifacimento
complessivo di alcune zone, immagino Corso Umberto I e Piazza Marconi su cui
mi sono fortemente battuto. Lo volevo fare da tempo, dato che sto in
amministrazione da 14 anni, già dalla mia prima esperienza. Pensando al “salotto”
di Santa Croce, al cuore del paese maggiormente vivibile e fruibile. Tutto
questo sarà valutato, come giusto che sia, dalla cittadinanza. Mi rincuora
una cosa: alle critiche iniziali – quando si fanno dei lavori si creano
inevitabilmente dei disagi alle strade e agli operatori economici – si
assocerà un risultato finale di pregio. Le critiche ci sono state, ma sono
state accantonate anche per un altro importante lavoro, cioè le piste
ciclabili all’ingresso del paese verso via Principe di Piemonte.
Durante l’estate abbiamo scoperto che è stato uno dei lavori
più apprezzati dalla cittadinanza con afflusso continuo di gente. Ritengo
che sia un fiore all’occhiello per chiunque entri nel paese, un’immagine
in ragione di quello che trova. Il paese è stato sistemato e lo stiamo
sistemando in ogni zona, compresa la circonvallazione e la parte che va
nelle scuole: il tutto per un paese di cui si abbia una percezione di
organicità e regolarità. Questo è il tavolo di confronto che porteremo
alla cittadinanza e sul quale siamo pronti ad ascoltare gli abitanti”.
Santa Croce come centro più popoloso, ma anche come centro dove si avverte
di più, tangibilmente, un segnale di ripresa con le attività economiche
che ci sono.
“Io credo, e l’avevo già detto qualche tempo e
rappresentato un po’ dappertutto. Santa Croce è vero, è uno dei paesi
più popolosi, dove c’è un’imprenditorialità forte, capace e brava a
cogliere i momenti particolari. Questa del terremoto poteva essere e doveva
essere una grossa opportunità per il rilancio dell’area. Santa Croce
doveva essere punto di snodo anche per altre realtà dato che anche
territorialmente ci troviamo in una posizione abbastanza vantaggiosa
rispetto agli altri Comuni che ci circondano. Abbiamo determinati servizi e
attrazioni che ci circondano e vanno a beneficio di tutti i paesi. C’erano
tutte le possibilità per favorire questa ripresa, poi dopo una prima fase
positiva e dopo una serie di vicende, come quella negativa della strategia
regionale degli interventi qualcosa non è andato per il verso giusto.
Quando, infatti, si continua a prediligere l’isernino a svantaggio del
Basso Molise, quando si continua in ogni occasione a segnare il passo da
queste parti per favorire altre, allora sicuramente non c’è l’appoggio
necessario. Noi come amministratori ce la mettiamo tutta, così come le
imprese e gli operatori che lavorano sul territorio, ma certo a queste
condizioni diventa più complicato avviare i discorsi. Sono però convinto
che abbiamo i numeri, la possibilità in quanto a Santa Croce tutti hanno
creduto nel futuro e si può fare meglio. Come farlo è il problema. Le
difficoltà sono particolarmente serie e per questo saremo molto vigili e
attenti sulla programmazione poiché mentre non abbiamo potuto fare nulla
sulla programmazione precedente, dato che le scelte sono state calate sul
territorio senza che nessun amministratore abbia potuto valutarne le
conseguenze e la ricaduta occupazionale o di sviluppo. Stavolta le decisioni
non passeranno sulla nostra testa ma cercheremo di batterci per quelli che
sono i nostri giusti obiettivi per ridare ossigeno a queste realtà e
permetterne una crescita. Un ragionamento territoriale, non di Santa Croce,
i discorsi campanilistici non portano da nessuna parte”.
A livello
culturale, del coinvolgimento dei giovani, che cosa è stato fatto?
“Abbiamo
seguito tantissimi settori in questi anni. Qualcuno ci ha pure accusato di
aver trascurato dei settori a scapito di altri. Questo non è vero. Per
quanto riguarda le attività culturali penso siano di particolare pregio.
Anzitutto, abbiamo sbloccato e realizzato quei lavori nella vecchia casa
comunale destinandola a casa museale di arte contemporanea di cui si era
parlato da tempo senza averla mai realizzata. In poche parole abbiamo
investito sulla cultura e sull’arte dando soprattutto vitalità e
possibilità di sfogo a quelle che sono i nostri validissimi artisti locali.
In questa direzione abbiamo acquistato come Comune il vecchio silos del
Consorzio Agrario che sarò destinato alla realizzazione di un teatro. E
ancora laboratori d’arte, corsi, manifestazioni di alto livello durante l’estate
e non che hanno messo in atto un fermento culturale ancora più attivo.
Spero che questo possa essere motivo di ulteriore slancio non soltanto a
livello regionale e su questo puntiamo in alto. Sogniamo qualcosa di
diverso. Le possibilità concrete non mancano. Questa maggioranza, questa
amministrazione che io ho rappresentato ci credo e spero lo si faccia anche
in futuro. Mettere in piedi iniziative di questo tipo significa portare
anche risorse sul territorio”.
Per il sociale?
“Sono state avviate
numerose attività, anche in considerazione del Piano di zona. Alle
iniziative regolari di assistenza e coinvolgimento delle fasce più deboli
della popolazione, si è aggiunta l’apertura di un centro diurno per
diversamente abili aperto non solo agli utenti santacrocesi ma di tutti i
paesi della zona che non dispongono di una struttura così importante grazie
anche alle professionalità che vi operano”.
Com’è stato il rapporto
con l’opposizione?
“Posso dire che sostanzialmente nei primi anni è
stato buono. Gli atti del Consiglio comunale sono pubblici, ebbene, trovare
degli atti che recano voto assolutamente contrario da parte della minoranza
non si possono contare nemmeno sul palmo di una mano. Ritengo che l’amministrazione
ha lavorato bene anche perché la minoranza ha quasi condiviso il nostro
percorso soprattutto all’inizio. A volte delle frizioni si sono trovate
più su alleati della maggioranza che con la relativa opposizione.
Naturalmente anche questo sarà oggetto e motivo di confronto anche per la
prossima tornata elettorale”.
Ha intenzione di ricandidarsi?
“Beh, è
una domanda che mi stanno facendo in tanti, anche su sollecitazioni, anche
perché con la nuova legge elettorale e il famoso doppio mandato, tutti
danno per scontato il secondo periodo. Io dico un’altra cosa. L’amministrazione
pubblica, in special modo nei piccoli paesi, significa partecipazione,
coinvolgimento, impegno. Per la mia comunità ritengo di aver già dato
tantissimo. Sono quattordici anni (quattro anni il vicesindaco, cinque anni
il consigliere di minoranza e quindi cinque anni da sindaco). Con questo non
voglio dire che c’è da parte mia un disimpegno, ma ritengo che non si
possa sempre predicare la nuova partecipazione e il coinvolgimento e poi
imporsi. Io vorrei aprire un dibattito, una serie di incontri e confronti su
quelli che dovranno essere i futuri impegni della prossima amministrazione
con la mia o senza la mia partecipazione. Chiunque andrà a rappresentare il
paese e il territorio non deve dimenticare che un certo percorso è stato
fatto, il seme è stato buttato e quindi non possiamo perdere questa rotta.
Se Santa Croce ha assunto un ruolo riconosciuto e determinante sul
territorio, questa posizione – senza presunzione – deve essere mantenuta”.