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Intervista all’attore termolese Giandomenico Sale, 28 anni. Che qui racconta il suo esordio sul palcoscenico e il suo percorso artistico, dal teatro alle fiction al cinema alla danza. Vive a Roma ma è molto legato alla sua città e suggerisce: “Termoli ha potenzialità straordinarie, ma manca la volontà di educare il pubblico alla
cultura”.
di Alessia Mendozzi
da primonumero.it
Termoli. Giandomenico Sale è un attore termolese di 28 anni. Il suo percorso artistico inizia dopo la maturità quando, incuriosito da un manifesto su un laboratorio teatrale di Ugo Ciarfeo, realizza le sue prime esperienze. Da allora numerose partecipazioni a progetti e laboratori, con la voglia di fare qualcosa anche a Termoli, a cui è molto legato. Un legame non solo affettivo – alimentato da una ricca collezione di cartoline e foto d’epoca della città, e di libri di storia locale e poesie in vernacolo - ma anche dalla volontà di vederla evolvere... «da tre anni, pur vivendo a Roma, collaboro con il Cinema Sant’Antonio nella programmazione dei film, cercando di far passare a Termoli quello che è il vero cinema, con la speranza di riuscire ad attirare sempre un maggior numero di ragazzi che, vedendo proiettate delle pellicole di un certo livello artistico e culturale, arrivino da soli a preferire questi ultimi ai film di cassetta che ci vogliono rifilare attraverso il bombardamento mediatico».
Dopo le prime esperienze teatrali ti iscrivi a Roma al Centro di formazione per attori e registi diretto da Beatrice Bracco. Hai detto che questa esperienza ti ha insegnato a ’non recitare’ ma a vivere l’esperienza del personaggio che porti in scena. Cosa intendi di preciso?
«Il lavoro di Beatrice Bracco si basa sullo studio e sulla rielaborazione degli insegnamenti di Stanislvskij e degli insegnanti e registi che hanno continuato la sua ricerca come Vactangov, Suler, Strasberg, Peter Brook, Growtowsky. E’ dai loro insegnamenti che viene fuori il metodo recitativo di buona parte degli attori contemporanei. Entrare in un personaggio non significa per me - e per chi crede in questo metodo - mettersi una maschera e “fare la parte” del triste, dell’allegro, dell’arrabbiato, ma significa provare veramente quelle emozioni. In altre parole, per dar vita ad un personaggio hai la necessità di creare un altro te stesso».
Nel 2002 entri a far parte della compagna del C.R.C. Abraxas di Santa Croce di
Magliano. L’incontro con Nicola Macolino è stato, per te, un punto di svolta...
«Grazie a Nicola sono venuto a contatto con il teatro di sperimentazione. Capisco che un teatro non è più formato solo da un palco e da una platea, ma esso può essere un capannone, un convento sconsacrato. Si utilizza, in pratica, il “non luogo” teatrale, annullando la distanza tra attore e pubblico. Questo avviene anche attraverso il fatto che molti di questi lavori sono itineranti nello spazio e non statici sul palco. Nascono in questi posti: nel 2002 “Ritorno notturno del rimosso” (lungo strade cittadine), nel 2003 “Solo andata” (in un capannone edilizio) e “Salomè” (in un ex convento), nel 2004 “EVNI” (in una tensostruttura)».
Hai preso parte ad alcuni cortometraggi andati in onda su Sky e ad una fiction per Mediaset...
«Sono state le prime esperienze che ho avuto durante il periodo in cui frequentavo il Centro della Bracco. Per quanto riguarda i corti, sono nati dalla collaborazione con gli studenti dell’Istituto Europeo del Design che hanno realizzato, alla fine del corso di studi, dei cortometraggi passati poi nei circuiti televisivi che li proponevano. La fiction, invece, era all’interno del programma ’Invisibili’, dove veniva mostrata la vita del protagonista della puntata».
Il percorso artistico al “Centro Professionale Danzaricerca” - che frequenti nel 2003 - pone l’accento sull’espressività del corpo ma anche su altri linguaggi espressivi. Questo tipo di formazione cosa ti ha insegnato?
«L’ho voluto fare per scoprire, attraverso la danza contemporanea, tutte le possibilità di movimento che può avere il mio corpo. Lavoro che si è rivelato molto utile e che mi si è riproposto, ultimamente, nel training fatto con Giovanna Summo, che ha curato le coreografie e i movimenti di scena de “Il sonno di Macbeth”. A mio avviso, un attore che non conosce il suo corpo può risultare inespressivo».
Nel 2008 sei coprotagonista nel film "Dange" di Roberto Lippolis. Chi interpreti?
«Il film parla della storia di Gabriele, un ragazzo con una complessa malattia psicologica in cura da uno psichiatra, che insieme ad altri due pazienti del medico - Francesco (interpretato da me) e Luca - ordisce il piano per vendicarsi dello psichiatra colpevole di aver peggiorato, con assurdi esperimenti, la loro situazione. Il film è stato fatto con una produzione indipendente e uscirà al cinema presumibilmente nel prossimo autunno».
Hai preso parte anche ad un laboratorio teatrale con Emma Dante. Nei suoi lavori emergono personaggi ’accesi’, ’coloriti’ e radicati nella sua terra. Com’è stato lavorare con lei?
«Dopo aver visto alcuni suoi lavori sono rimasto molto colpito dal suo modo di fare teatro e dal suo amore profondo per la sua terra. Lei ha fatto la scelta coraggiosa di restare in Sicilia e creare lì i suoi lavori e per questo l’ammiro tantissimo. Lavorare con Emma è stata un’esperienza molto interessante. Abbiamo lavorato molto sul ritmo, sull’ascolto e sulla cognizione dello spazio».
C’è un attore che stimi particolarmente?
«Ce ne sono due che stimo profondamente: Giancarlo Giannini - per me sicuramente un punto di riferimento per le sue qualità interpretative - e Carmelo Bene, per la sua genialità sia nel dirigere che nel recitare».
Secondo te, invece, qual è un giovane attore emergente da tenere d’occhio?
«Ho visto ultimamente un festival di cortometraggi e sono rimasto colpito dall’espressività di Giglia Marra».
Che personaggio ti piacerebbe interpretare e cosa preferisci tra teatro e cinema?
«Sinceramente non ho un personaggio in particolare che vorrei interpretare. Mi piace accettare qualsiasi tipo di “sfida interpretativa”. Scegliere tra teatro e cinema per me è impossibile, sono troppo diversi tra loro e trovo in entrambi delle peculiarità. Inoltre, a mio avviso, non devono esserci distinzioni tra l’attore del cinema e quello di teatro, un attore deve essere versatile e deve essere in grado di esibirsi sia davanti ad un pubblico che davanti ad una telecamera. Quando sento dire “io non farò mai cinema perché tradirei il teatro” mi viene subito alla mente la favola di Esopo de “La volpe e l’uva”».
Il tuo legame con Termoli è molto forte. Ti piacerebbe realizzare qualcosa in particolare qui?
«Culturalmente Termoli ha un grosso potenziale: ha richiamo turistico, un Premio d’Arte Contemporanea che, volendo, potrebbe tornare agli “antichi splendori”, un’università. Del materiale su cui lavorare c’è! Soffermandomi sul mio campo d’interesse, quello che manca è la volontà di educare il pubblico a prendere parte agli eventi culturali e di proporre una stagione teatrale che si differenzi da quella proposta un po’ ovunque. Per far questo, secondo me, per prima cosa il Comune deve dotarsi di un vero teatro e con questo non intendo il classico teatro all’italiana - forse ormai obsoleto per gli spettacoli contemporanei di un certo livello - ma di uno spazio esclusivamente teatrale dove proporre una stagione o un festival che richiami pubblico anche da fuori regione. Per far questo c’è bisogno di un interesse degli organi istituzionali nell’investire in questo senso, perché bisogna guardare esclusivamente alla qualità del prodotto presentato e non al ritorno economico, che comunque con il tempo e con l’affermarsi dell’evento ci sarebbe. Parlo di teatro perché per quel che riguarda il cinema qualcosa si sta già facendo grazie alle rassegne d’autore del “Circolo La Penna” e alla programmazione del Cinema Sant’Antonio. Sarebbe, inoltre, inutile proporre un festival del cinema vista la presenza di Molise Cinema a Casacalenda e del Festival del Cinema di Vasto: si creerebbe una sovrapposizione. Mi piacerebbe veder realizzare a Termoli una crescita del livello di interesse verso l’arte e la cultura. Prendere parte ad un film ambientato a Termoli o portare uno spettacolo dove ci sono anch’io sarebbe gratificante, ma alla mia città darebbe solo qualcosa circoscritta a quel momento, a meno che non sia contestualizzato all’interno di uno degli eventi di cui parlo».
Nei prossimi mesi hai molti impegni: un workshop, uno spettacolo teatrale, un film per la tv ed uno per il cinema. Ci puoi anticipare qualcosa di più?
«Il workshop lo farò con la Compagnia Ricci – Forte, una compagnia che non si risparmia nello sperimentare. Del film che inizierò a girare quest’estate posso dire solo che è un action e che verrà girato tra Genova, Torino e Roma. Degli altri lavori, per scaramanzia preferisco parlarne più avanti».
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