Santa Croce di Magliano, venerdì 19 giugno 2009

     

    Imposta come pagina iniziale  Aggiungi ai preferiti  Segnala ad un amico  Stampa  Translate in English

sanità << 16/30 giugno << 2009 << home

 

 


Scaduto il tempo di sprechi e clientele: la sanità è al tracollo


 

Il 30 giugno scade l’ultimatum dello Stato a Iorio: nonostante i ripetuti inviti del Governo a ripianare i buchi della sanità, il deficit è ancora salito e le prestazioni diminuite. La Confcommercio: “I molisani pagano il doppio delle tasse per la spesa sanitaria rispetto ai lombardi". Assindustria: "No a nuovi prelievi fiscali per ripianare il deficit". Cronistoria di un disastro annunciato a cui si aggiunge la beffa del dirigente Asrem: Florio, in scadenza di contratto, non se ne vuole andare.

fonte: primonumero.it

Dopo anni di colpevole indifferenza, anche le cosiddette categorie imprenditoriali e produttive si sono finalmente accorte che il deficit sanitario è una piaga spaventosa e rovinosa per il Molise. Dopo aver assistito per anni senza muovere un dito agli sprechi, ai clientelismi, alle sconsiderate iniziative della Regione e delle Asl in materia di sanità pubblica, ora anche commercianti, imprenditori e quant’altri si accorgono che quel “buco” determinato da una politica scellerata ha costi altissimi per l’intera popolazione e di conseguenza anche per le categorie produttive. Meglio tardi che mai, si potrebbe dire. Ma il problema è che, probabilmente, il “tardi” ormai è “troppo tardi” visto che mancano pochi giorni al redde rationem e le disastrose conseguenze della allegra gestione della sanità perpetrata da Michele Iorio e dai suoi associati in questi ultimi cinque anni non possono più essere evitate.
A cominciare da un probabile nuovo innalzamento delle tasse per i cittadini e le imprese che hanno sede in Molise. L’unico fatto positivo è che se - a questo punto – l’allarme arriva da associazioni come la Confcommercio e l’Assindustria (da sempre molto vicine a Michele Iorio e al suo apparato di potere, anche mediatico) i responsabili di questo disastro non potranno più liquidare le critiche sostenendo – come hanno fatto fino a oggi con il supporto dei media votati al servilismo – che le critiche stesse arrivano esclusivamente da un’opposizione politica incattivita o da organi di informazione accusati di disfattismo ogni volta che si premurano di denunciare il cattivo funzionamento di un sistema sanitario utilizzato come bacino elettorale a suon di sprechi e clientelismi. Sprechi e clientelismi ancor più gravi se si considera che quello della Sanità è il capitolo di spesa più consistente e importante per le Regioni, quello su cui i Governatori e le loro maggioranze si giocano la faccia e la patente di buongoverno. Non in Molise, evidentemente.

Oggi ogni molisano spende mediamente quasi duemila euro l’anno (1960 euro, per l’esattezza) per finanziare il sistema sanitario regionale: una delle cifre più alte d’Italia, in cambio di servizi lacunosi e inefficienti. La Confcommercio di Campobasso (e non gli oppositori politici) documenta e mette nero su bianco che «a parità di busta paga, per un importo netto di poco superiore ai 1.050 euro, un cittadino della Lombardia ha già subito una detrazione di 65 euro mensili di addizionali regionali mentre un cittadino del Molise ha già subito una detrazione di 139 euro, ossia il 112 per cento in più». E non solo il lavoratore molisano paga oltre il doppio rispetto al lavoratore lombardo: se gli capita di andare – tanto per fare un esempio – all’ospedale di Termoli rischia molto spesso di sentirsi dire che i soldi per i farmaci non ci sono e che quindi si deve arrangiare da solo per comperarseli. Dal 2006 i residenti e le aziende della regione devono subire il salasso di addizionali su benzina, Irpef, Irap. Quando questi ulteriori balzelli vennero imposti dalla Regione Molise ai contribuenti si disse che il sacrificio sarebbe servito per ripianare il deficit e per favorire una ristrutturazione in senso efficentista e moderno della sanità locale «sempre più vicina alle esigenze dei cittadini e ai loro bisogni» è stato il ritornello di Iorio per tutti questi anni. Il risultato è che quel deficit anziché diminuire è cresciuto in modo esponenziale, fino a diventare incontrollabile e spaventoso. La Regione Molise parla di 92 milioni di debito solo per il 2009, la Confcommercio che ha rifatto i suoi calcoli sostiene che a fine anno il deficit arriverà a 166 milioni di euro, oltre trecentoventi miliardi di lire, quasi un miliardo al giorno che va in fumo per un’assistenza sanitaria malandata. In tutto questo tempo, inoltre, sono proseguite senza sosta assunzioni di amici degli amici per ricoprire ruoli e mansioni del tutto superflue (come dimenticare il correttore di bozze assunto a tempo indeterminato dalla Asl di Termoli per curare la pubblicazione di un giornaletto che è durato una stagione?), sono stati elargiti premi di produzione da decine di migliaia di euro a infermieri, medici e amministratori raccolti sotto l’ala protettrice del centrodestra, sono state garantite consulenze strapagate come quella graziosamente donata da Iorio a Mario Verrecchia. E i cittadini, nonostante la voragine economica e il continuo ingrandirsi del buco finanziario, invece che con una maggiore efficienza si sono trovati e si trovano a fare i conti con chiusure di reparti, liste d’attesa sempre più lunghe, servizi scarsi, farmaci mancanti, assistenza precaria.

L’Assindustria – cioè l’associazione degli industriali, e dunque non i Cobas o la Cgil - nei giorni scorsi si è mobilitata per far sapere alla Regione Molise che questo andazzo deve finire, che cittadini e imprese non possono permettersi un ulteriore aumento delle tasse dovuto al deficit sanitario. Ma l’ulteriore aumento del prelievo fiscale, malgrado il tardivo allarme degli industriali, è dietro l’angolo, difficilmente evitabile. La Confcommercio, per mano del suo presidente Spina, in un documento ufficiale scrive: «Il punto è che il servizio sanitario molisano, dalle diverse classi politiche succedutesi negli anni, è stato pensato più per offrire guarentigie e opportunità per chi ci lavora che non supportare al meglio gli utenti del sistema». E sempre Confcommercio afferma che «la sanità nel Molise è lontana da standard minimi di efficienza e di oculata gestione dei propri costi».

Una anno fa già esistevano tutte le condizioni per inviare un Commissario e togliere la gestione della sanità dalle mani dell’assessore regionale (cioè lo stesso Michele Iorio) e dei vertici della Asrem. Ma il governo Berlusconi, ammansito dalla vicinanza politica con la giunta di centrodestra, diede ulteriori sei mesi di tempo, chiedendo al Molise di presentare e di attuare un efficace piano di rientro entro la fine dell’autunno 2008. I sei mesi sono diventati undici, “l’efficace piano di rientro” chiesto dal Governo a Iorio si è concretizzato in uno sgangherato piano di riordino la cui unica evidenza è stata quella di chiudere qua e là in giro per la regione qualche reparto e di promuovere invece l’ospedale di Isernia, roccaforte del sistema di potere dello stesso Iorio (lì lavorano il figlio e altri familiari) e del coordinatore di Forza Italia Ulisse Di Giacomo, ora senatore del Pdl. Riforme strutturali: zero.

Nel mese di maggio da poco concluso il presidente del Consiglio, Berlusconi, ha inviato un ulteriore ultimatum a Iorio, con una lettera formale e ufficiale. La sua lettura offre la misura della scelleratezza con cui la Regione ha gestito e sta gestendo l’intera vicenda: «Con una nota dell’11 marzo scorso» scrive Berlusconi «avevo invitato la Regione Molise a produrre, entro il 21 marzo, ulteriori atti e provvedimenti utili a generare effetti significativi e sequenziali in relazione sia agli obiettivi del Piano di rientro, sia al coordinamento strutturale della spesa. Come emerge dal verbale che Le allego, Tavolo e Comitato hanno ulteriormente valutato che, dallo stato di attuazione degli obiettivi del piano, permangono criticità e inadeguatezza tali da confermare la grave situazione già manifestatasi nel mese di ottobre 2008, mentre la gestione per l’anno 2008 presenta un disavanzo non coperto - comprensivo di un rischio pari a circa 12 milioni di euro - per circa 42 milioni di euro. Tavolo e Comitato hanno anche verificato una situazione di inaffidabilità dei dati, gravata a sua volta da una situazione di non adeguatezza delle procedure amministrative-contabili e di integrazione e controllo dei dati e, dopo aver completamente evidenziato che la verifica annuale per l’anno 2008 ha avuto esito negativo, hanno valutato che la manovra necessaria per il 2009, pari a 91 milioni di euro, risulta non garantita».

Tuttavia, vista la vicinanza politica fra Berlusconi e Iorio e vista l’imminenza delle elezioni Europee e Amministrative (ripetiamo: la lettera è di maggio), il premier ha ritenuto di spostare ancora in là di qualche settimana il redde rationem probabilmente per non turbare la campagna elettorale: «In questa situazione» si concludeva infatti la missiva del premier al presidente della Regione Molise «ritengo di dover invitare la Regione Molise ad approvare e trasmettere, entro il 15 giugno 2009, ulteriori atti e provvedimenti inerenti la effettiva situazione del piano di rientro in grado di modificare strutturalmente la quantità e la qualità della spesa sanitaria regionale, anche per consentire lo sviluppo del disavanzo dello stesso anno». Al 15 giugno la Regione, malgrado la ruvidezza dell’ammonimento del Governo, non aveva ancora trasmesso nulla di nulla, né deciso nulla di nulla. Solo il giorno 16 Iorio ha riunito la giunta per approvare una delibera dai toni quantomai vaghi annunciando «il varo, nella seconda metà del 2009, di un piano di riduzione di oltre 28 milioni di euro dei costi strutturali del Sistema Sanitario del Molise». Il tutto senza specificare nulla, né i settori da colpire, né le opere di intervento per ridurre le spese. Una vaga dichiarazione d’intenti, insomma, fra l’altro corredata da una cifra (28 milioni di euro) di gran lunga inferiore a quella richiesta dal Governo. Tanto da rendere beffarda e per certi versi insultante la chiosa di accompagnamento con cui lo stesso Iorio ha annunciato il futuro e ipotetico varo dei tagli: «Questo al fine di mantenere stabile la spesa sanitaria regionale e avviare la rimodulazione completa del settore all’interno di una logica tesa al miglioramento e all’ampliamento dei servizi offerti ai cittadini e alla parallela riduzione, se non completa eliminazione, di costi inutili». Francamente, parlare di “logica tesa al miglioramento e all’ampliamento dei servizi offerti ai cittadini” in un contesto così altro non è se non una supponente presa in giro delle persone e del buon senso. A meno che non si tratti dell’ennesimo gioco di prestigio di un uomo politico che a questo punto preferisce che la situazione venga presa in mano da un Commissario, così da poter scaricare su di lui agli occhi dei cittadini le colpe di prossimi tagli drastici e chiusure di ospedali: come se il problema fossero i tagli che ci aspettano, e non la politica fallimentare di questi cinque anni che li ha resi inevitabili.

Il 30 giugno, dunque, sta per arrivare. L’ultimatum è in scadenza. Molti, a Campobasso e dintorni, scommettono sul quasi certo arrivo di un commissario. Altri pensano invece che “l’amico Silvio” alla fine cercherà di evitare “all’amico Michele” uno smacco simile. Ma l’una soluzione o l’altra non cambiano la sostanza delle cose. I prossimi mesi e i prossimi anni saranno mesi e anni di lacrime e sangue per i contribuenti molisani e per gli utenti del sistema sanitario regionale. Dopo aver danzato allegramente per anni sulla tolda del Titanic, ora gli amministratori si preparano a far calare la mannaia sul più importante sistema assistenzialistico regionale. La chiusura definitiva degli ospedali di Larino e Agnone viene ormai data per scontata, improcrastinabile e inevitabile, così come la chiusura e il ridimensionamento di molti reparti a Termoli e Campobasso. I servizi ai cittadini, già scarsi, diminuiranno ancora, il personale non verrà rimpiazzato. E, beffa delle beffe, quasi sicuramente le tasse addizionali per ripianare il deficit saranno ancora aumentate.

Peggio di così non si potrebbe. Ma invece si può perché, nonostante la drammaticità della situazione, l’assenza di pudore non ha limiti. E’ proprio di questi giorni, infatti, una grottesca iniziativa di Sergio Florio, direttore dell’Azienda sanitaria regionale voluto da Iorio e principale responsabile, insieme con Iorio e con gli assessori alla Sanità che si sono succeduti negli anni (Luigi Velardi e Ulisse Di Giacomo), del disastro. Il mandato di Florio alla guida dell’Asrem era scaduto lo scorso anno ma, visti gli “eccellenti risultati”, aveva ottenuto una proroga di dodici mesi. A breve dovrebbe lasciare l’incarico. Però, in barba a ogni evidenza delle cose, ha fatto sapere di voler impugnare la situazione perché, sulla base di una clausola contenuta nel suo contratto, fino al 2011 nessuno – a detta sua – può sottrargli l’incarico. E quindi vuole rimanere dov’è. A meno che la vicenda non venga sanata bonariamente con una sostanziosa buonuscita. 

(Pubblicato il 18/06/2009)


LA NOTA - Sanità, a fine anno una cambiale da 166 milioni di euro

di PAOLO SPINA*

La conferenza stampa sul deficit della sanità molisana organizzata congiuntamente dalle organizzazioni del partenariato economico unitamente alla loro massima espressione istituzionale, Unioncamere Molise, segna indiscutibilmente un momento di grandissima rilevanza nei rapporti tra politica, istituzioni e organizzazioni dei ceti produttivi.

Per la prima volta, in modo coeso, le rappresentanze degli imprenditori hanno chiesto alle istituzioni di rendere trasparente la loro azione gestionale, di renderla pubblica e di evitare inasprimenti di tassazione che le stesse imprese e le loro organizzazioni dichiarano essere inaccettabili. La Confcommercio che è stato probabilmente antesignana nel recepire la profonda preoccupazione delle imprese locale non può valutare con estremo favore l’iniziativa, anche per l’importante segnale di unità e di condivisione a temi fondanti della collettività che le categorie economiche hanno così espresso. Quello che oggi però è indispensabile è ottenere in tempi rapidi le risposte sia da parte del governo regionale, sinora silente sul delicato argomento, sia dallo stesso governo nazionale che certamente ha con sé una fetta non indifferente di responsabilità nell’aggravarsi delle condizioni economiche della sanità molisana. I numeri, tra i tanti che sono stati affacciati nel corso della conferenza stampa, d’altronde non lasciano dubbi. A parità di busta paga, per un importo netto di poco superiore ai 1.050 euro, un cittadino della Lombardia ha già subito una detrazione di 65 euro mensili di addizionali regionali mentre un cittadino del Molise ha già subito una detrazione di 139 , ossia il 112% in più. Va poi considerato come il cittadino molisano usufruisca, a fronte di questo costo più che raddoppiato, di servizi regionali (sanitari, scolastici, di trasporto e sociali) non certo paragonabili a quelli del cittadino lombardo. E’ evidente del pari che un sistema, quello sanitario regionale in cui esistono 11 chirurgie, nelle quali l’80% degli interventi è programmato con largo anticipo, sopporta costi spropositati. Il punto è che il servizio sanitario molisano, dalle diverse classi politiche succedutesi negli anni, è stato pensato più per offrire guarentigie e opportunità per chi ci lavora che non supportare al meglio gli utenti del sistema. Una metodologia di chiara impronta clientelare che, oggi, con un deficit 2007-2009 di ben 104 milioni di euro annui ma che secondo dati certi e inconfutabili in nostro possesso giungerà al 31 dicembre 2009 a 166 milioni di euro, semplicemente non ci possiamo più permettere, ne è pensabile di scaricare questo onere sulle imprese e sul tessuto produttivo, già spremuto da un fisco, incluso quello locale, fin troppo vorace. Altri dati ci dicono di quanto la sanità nel Molise sia lontana da standard minimi di efficienza e di oculata gestione dei propri costi: abbiamo 4 reparti di ostetricia di cui solo due raggiungono numeri giudicati sufficienti anche sotto il profilo di sicurezza del paziente dall’Organizzazione Mondiale della sanità. L’Oms pone infatti a 500 il numero di parti minimo per garantire il corretto funzionamento delle apparecchiature. Ad Agnone ostetricia registra solo 120 parti annui. L’Università e la Facoltà di medicina incide tutta sul bilancio della Regione Molise, ed anche questo è un fardello insostenibile per i costi del sistema. Abbiamo poi 90 guardie mediche e 102 medici del 118, che a volte non intervengono nemmeno quotidianamente (vedi a mo’ di esempio il caso di Castelmauro). Nonostante tutto abbiamo un tasso di ospedalizzazione abnorme, perché si usa impropriamente l’ospedale, al costo di 700 euro al giorno, quale succedaneo della casa di riposo per anziani. Tutto questo è francamente inaccettabile, così come è inaccettabile che nessuno si prenda la briga di intervenire e si continua ad accumulare deficit su deficit, per milioni di euro. In questo senso sono enormi le responsabilità anche del governo nazionale. Il nuovo Piano sanitario Regionale fu approvato dal Consiglio regionale a luglio dell’anno scorso, e sin da allora l’esecutivo nazionale doveva bocciarlo perché totalmente insufficiente rispetto allo stato di decozione dei conti del sistema sanitario molisano. Questo non è invece accaduto e dopo un anno un nuovo fardello che oggi ha superato i 104 milioni di euro e che a fine anno come già detto giungerà a 160 milioni di euro (tra deficit Asrem, deficit dei privati, partite liquidatorie e fatture non contabilizzate) appesantisce il debito di tutti i cittadini della regione. Perché non si è intervenuto? Solo ora apprendiamo che la Giunta regionale avrebbe disposto, con propria delibera, tagli strutturali per 28 milioni di euro in risposta alle sollecitazioni del presidente del Consiglio dei Ministri. Ma anche se tutti e 28 i milioni di euro diventassero effettivi, e bisognerà conoscere in dettaglio le misure per esprimere un giudizio fondato, l’intervento sarebbe sempre assai parziale, insufficiente e non certo risolutivo. Intanto invito il partenariato economico e sociale a formulare una lettera aperta al presidente del consiglio Silvio Berlusconi, a quello del’economia Giulio Tremonti nonché al ministro del welfare Maurizio Sacconi per chiedere conto di questi ritardi gravissimi e dannosi. Una cosa è certa: per colpe o inefficienze dei vari livelli amministrativi e gestionali locali ma anche nazionali non possiamo pagare certo noi, aziende e contribuenti tutti del Molise, una cambiale da 166 milioni di euro.

*Presidente Confcommercio Campobasso

 


 


 

 

 



© Copyright www.santacroceonline.com - Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.   

disclaimer