|
Dal 1
luglio ticket sanitari più cari in Molise
L'aumento, deciso dalla giunta regionale nello scorso mese di marzo, è scattato per coprire il "buco" nel bilancio della sanità molisana. Una misura che ha anche l'obiettivo di scongiurare l'ormai imminente commissariamento da parte del governo regionale. Le stime parlano di un maggiore introito per le casse regionali di un milione di euro, poco rispetto al disavanzo accertato per il 2008 che si aggira intorno ai 40 milioni di euro e che per il 2009 potrebbe accumulare altri 100 milioni di deficit. Ecco nel dettaglio i principali aumenti. Il contributo fisso per specialistica ambulatoriale e Apa passa a 4 euro, 15 euro il contributo fisso per Tac e risonanza, 5 euro a ricetta per Fisiokinesiterapia. I nuovi ticket non si applicano ai pazienti esenti dal pagamento e si aggiungono a quanto già dovuto finora dai non esenti.
Ticket più caro, ma non servirà. Inevitabile il commissariamento
A partire dal primo luglio sono partiti gli aumenti dei ticket su alcune prestazioni decisi dalla Giunta regionale per far fronte al deficit sanitario. Ma non basta, il disavanzo ha raggiunto un livello tale che la Regione ha persino rinunciato a presentare un piano al Governo per la copertura. In queste condizioni è inevitabile il commissariamento. «E’ colpa della politica che non si rende conto della gravità della situazione e che non prende decisioni" spiegano gli addetti ai lavori.
di Manuela Iorio
da primonumero.it
Molise. A pagare gli sperperi e la cattiva gestione della sanità in Molise ancora una volta saranno i cittadini. Non basta infatti che già dal 2006 i molisani siano costretti a pagare il massimo delle addizionali Irpef, Irap, gas-metano e benzina per cercare di far fronte al pauroso deficit sanitario. Da oggi, anzi da ieri primo luglio per la precisione, la giunta regionale ha applicato anche l’aumento del ticket per alcune prestazioni sanitarie. E così se fino a qualche giorno fa fare una risonanza magnetica o una tac costava all’utente 36 euro, ora invece costerà 51 euro. Colpa del contributo fisso di 15 euro che si andrà a sommare all’importo del ticket previsto per la diagnostica per immagini, Tac e Risonanza magnetica appunto. Gli altri aumenti riguardano la specialistica ambulatoriale, per cui ogni ricetta costerà 4 euro in più, e le prestazioni di fisiochinesiterapia, ossia la fisioterapia fondata sul metodo della ginnastica terapeutica, il cui costo salirà di 5 euro a prestazione. Un provvedimento deciso dalla Giunta già nel mese di marzo, ma entrato in vigore solo il primo luglio, dopo tre mesi. Un ritardo secondo molti motivato dalla volontà di non turbare gli elettori prima delle elezioni del 6 e 7 giugno.
Dunque mentre per il resto d’Italia il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha annunciato che presto il costo del ticket verrà abbattuto, in Molise il balzello verrà aumentato: risultato di una politica che per anni ha sprecato in lungo e largo. Oltre al danno però c’è anche la beffa, perché si tratta di una misura che oltre ad andare a pescare nelle tasche dei molisani, non basterà a fronteggiare nemmeno in minima parte il deficit esistente, visto che il nuovo aumento dei ticket farà entrare nelle casse regionali appena un milione di euro in un anno: niente rispetto al mostruoso deficit accumulato.
Il perché lo spiega Roberto Fagnano, direttore generale dell’assessorato regionale: «E’ un provvedimento che fa molto scalpore e poca cassa visto che riguarda in realtà solo il 30 per cento dell’utenza, perché il 70 per cento è esente dal ticket per questioni anagrafiche, di reddito o di patologia. E’ comunque un provvedimento che la Regione ha dovuto prendere anche per mostrare al Governo che qualcosa si sta facendo per far fronte al disavanzo». Un disavanzo che cresce con il passare del tempo visto che all’indebitamento della Regione si aggiungono le spese di gestione, che sono tante.
Il 2008 della sanità regionale si è chiuso con una perdita di 80 milioni di euro, che in realtà sono 40 perché 25 milioni sono coperti dal “fondino” (così viene chiamato il contributo che il Governo da alle Regioni per colmare in parte il deficit sanitario), e i restanti 15 dalle tasse. Secondo le stime nel 2009 il disavanzo salirà a 100 milioni di euro, addirittura 166 milioni stando a una stima della Confcommercio regionale. Un vortice in cui la sanità molisana è stata risucchiata e da cui è praticamente impossibile uscire senza scelte drastiche e impopolari.
Solo gli ospedali privati accreditati con il servizio sanitario pubblico regionale, come l’istituto Neuromed di Pozzilli e la Cattolica di Campobasso costano alla Regione 100 milioni di euro all’anno e le prestazioni per cui chiedono il rimborso, stando ai ben informati, aumentano sempre di più. 100 milioni su 550 che il fondo sanitario molisano ha a disposizione sono una cifra enorme. Per gli ospedali pubblici, sei in tutto, e per tutto il resto rimangono spiccioli. «Con questo sistema il privato, che è una risorsa, si trasforma in un problema per la Regione – spiegano gli addetti ai lavori -. Ci sono troppi sprechi, troppe prestazioni sanitarie inappropriate, basti pensare che su 10 ricoveri in chirurgia solo 3 pazienti vengono operati, c’è un’eccessiva ospedalizzazione e una grossa mobilità passiva, ossia tanti molisani che vanno a farsi ricoverare fuori regione, nonostante qui ci siano sei ospedali pubblici che per una Regione di 300mila abitanti sono davvero troppi. E’ inevitabile che si debbano fare dei tagli, perché con le risorse che a disposizione l’attuale organizzazione non regge».
Che l’attuale organizzazione non regga lo sanno bene al Ministero, dove proprio due giorni fa si è tenuto il tavolo tecnico sulla verifica dei conti della sanità molisana. Dopo la diffida inviata a maggio dal presidente del consiglio Berlusconi che invitava nuovamente la Regione a presentare un piano che facesse fronte alle criticità, lunedì 30 giugno la Regione si è presentata all’incontro senza un progetto. Non è stato prodotto alcun documento e alcuna strategia per rimettere in piedi il sistema. Nemmeno l’ombra di una manovra strutturale per il 2009. Tutte le regioni invitate a coprire il disavanzo lo hanno fatto, impegnando anche il proprio bilancio. Il Molise no. Di recente dal cilindro, come un coniglio bianco, era saltata fuori anche la possibilità di vendere alcuni immobili di proprietà della Regione, ma poi il coniglio si è dileguato.
Insomma, a valutare i fatti sembra che la Regione Molise si sia arresa e stia aspettando solo il commissariamento, visto che un’idea di cosa fare non c’è. «La politica non vuole prendere decisioni, è inconsapevole della gravità della situazione e aspetta disincantata che arrivi qualcuno a sistemare tutto, ma la bacchetta magica non c’è e l’operazione avrà elevati costi sociali» si sbottonano gli addetti ai lavori. «La riorganizzazione della rete ospedaliera non si potrà evitare». Così come non si potrà evitare il commissariamento, anche se si tratta di una decisione politica che spetta in ultimo al presidente Berlusconi.
Guardando al Lazio, regione già esautorata dai poteri sulla sanità, il premier nominerà il governatore Michele Iorio commissario, e un sub commissario tecnico che verrà dal Ministero e che sarà colui che si occuperà personalmente della riorganizzazione. Cosa tagliare, dove investire, quali sprechi eliminare: tutto sarà impartito direttamente da Roma e il commissario dovrà semplicemente rendere attuative le delibere. In questa radicale operazione, secondo i ben informati, appare inevitabile che strutture come i nosocomi di Venafro e Larino dovranno essere riconvertite. D’altronde non può chiamarsi ospedale un posto dove si muore per una crisi respiratoria perché non ci sono mascherine per l’ossigeno e defribillatori. Un posto dove si continua a operare nonostante non sia mai entrato in funzione il reparto di terapia intensiva.
|